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In Vain (SPA) - The Little Things That Matter
( 554 letture )
Devo ammettere che le band metal provenienti dalla Spagna mi hanno sempre affascinato e quasi mai deluso, spesso proprio l’uso della loro lingua madre esercitava quel non so che di esotico ed ipnotico, così come l’uso di elementi più folkloristici, un nome su tutti i Mago de Oz, ma anche Tierra Santa e Baron Rojo hanno sempre avuto elementi caratteristici distintivi, facili da ricondurre alla terra di origine. Ecco, gli In Vain invece, di tutto questo non hanno nulla. La band, pur provenendo da Madrid, suona più crucca di moltissime band tedesche. Heavy metal intransigente duro e puro, che spinge sull’acceleratore senza compromessi, cantato in inglese.

Da non confondere con la omonima band death metal, gli spagnoli In Vain giungono con il qui recensito The Little Things That Matter al terzo album ufficiale. Inizialmente autoprodotto, il disco viene ristampato e distribuito dalla tedesca Pure Steel Records. I quattro guerrieri spagnoli non si possono quindi considerare di primo pelo, ma una band con una discreta esperienza, il loro songwriting, pur puntando sull’assalto sonoro e sull’immediatezza, è maturo ed è evidente l’esperienza sopracitata. Arrangiamenti ridotti all’osso, con una sezione ritmica compatta e potente, un uso abbondante di doppia cassa, colate di metallo incandescente e ritmiche serrate. Le chitarre macinano riff tritaossa e soli veloci, magari non tecnicissimi, ma adeguati ai brani. Il risultato sono nove pezzi heavy che trovano indubbiamente la loro dimensione ideale in fase live, tra pogo e ritornelli cantati a squarciagola, decisamente efficaci e facilmente memorizzabili. Tra i brani che spiccano troviamo l’opener No Future for the World, decisamente esplicativa riguardo la proposta musicale del gruppo, la più epica e power Dragon Huntress e The Ballad of Lucifer (ballad? Se pensate ad una ballata siete fuori strada), in cui emergono influenze in stile Running Wild, soprattutto nel riffing di chitarra. In realtà tutti i brani si mantengono su un buon livello e non troviamo nessun riempitivo.

Fin qui sembrerebbe tutto bene, ma tutti i pregi finora elencati sono anche ed inevitabilmente i loro difetti; la proposta contenuta in questo album, infatti, è proprio un muro di metallo senza compromessi, senza una grossa varietà e con idee sviluppate a senso unico. Inutile anche parlare di innovazione o personalità, in quanto della prima non vi è traccia e riguardo alla seconda c’è ancora da lavorare per trovare una identità ben precisa, ma sappiamo quanto sia difficile. Un disco che non troverà molte vie di mezzo, e che è indirizzato ad un pubblico ben preciso: metallari che amate l’heavy metal di stampo teutonico pesante e veloce, quello dei primi Rage, Running Wild, Grave Digger o Angel Dust e compagnia metallica, questo disco fa per voi, non lasciatevelo sfuggire e godete sbattendo la testa in headbanging sfrenati. Se non cercate virtuosismi e band come Helloween e Gamma Ray sono troppo melodiche, mentre Blind Guardian ed Orden Ogan sin troppo articolate, allora gli In Vain potrebbero soddisfare i vostri palati.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
70 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2015
Pure Steel Records
Power
Tracklist
1. No Future for the World
2. Dragon Huntress
3. From Your Cradle to My Grave
4. Serenity Valley
5. The Ballad of Lucifer
6. Guardian Angels
7. King in the North
8. Pipa’s Song
9. The Last Waltz
Line Up
Daniel Cordón (Voce, Chitarra)
Daniel B. Martín (Chitarra)
Mario Arredondo (Basso)
Teo Seoane (Batteria)
 
RECENSIONI
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