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Proxillian - But Sorrow Remains (Reissue)
( 1141 letture )
Germania, patria di alcune fra le band rock e metal più famose del globo. Un Paese che per moltissimi, soprattutto amanti di power metal, è una garanzia di qualità. E proprio dalla Germania provengono i Proxillian, una giovane formazione che si autodefinisce “Dark Melodic Metal”, ovvero, come spiega la descrizione sulla pagina Facebook del gruppo, si può tradurre come una miscela di heavy/power, con elementi ed atmosfere tipiche della corrente dark rock. Forti di questa inusuale, quanto curiosa, scelta stilistica, nel 2013 i Nostri danno alla luce But Sorrow Remains, full-length d’esordio ripubblicato oggi a due anni di distanza e al momento loro unico lavoro in studio.

Dopo la maideniana intro, Prelude to Tragedy, un acuto, seguito da riffing duro e ritmiche serrate, introducono l’ascoltatore alle note di Savior, brano piacevole, i cui cambi arpeggiati e ritornelli melodici si contrappongono ad una struttura, nel complesso, un po’ lineare. Con la seguente In Memories la situazione nel songwriting migliora lievemente, risolvendosi in un brano più articolato, ma sempre fortemente tendente all’immediatezza. Gli espedienti usati dalla band sono, nel complesso, piuttosto vari: si va dalle canzoni con una forte vena power degli anni d’oro, come When Two Worlds Collide, fino ad arrivare a sonorità più leggere e quasi tendenti all’alternative di In My Time of Sadness, passando per le epiche sperimentazioni orchestrali presenti nell’intro di Traveller in Time ed i malinconici cori femminili di Puppet Eyes. In generale, con lo scorrere della tracklist, si può osservare una sorta di calo in termini di potenza ed epicità, a favore di atmosfere sempre più cupe e malinconiche, che culminano con la conclusiva, But Sorrow Remains, un breve (appena due minuti) brano lento, triste, in cui voci maschili e femminili si intrecciano in una sorta di pessimistico canto, accompagnato dal sommesso arpeggiare di una chitarra classica e da bassi violoncelli. I buoni spunti ci sono, le atmosfere anche ed i Nostri possono persino vantare su di uno stile piuttosto esotico e personale. Dunque cosa non ha del tutto funzionato in questo album? Al di là della struttura dei brani, che comunque rimane molto legata al giudizio soggettivo di ogni ascoltatore, ma che, a conti fatti, è davvero facile percepire come poco bilanciata e troppo spesso oscillante fra l’essenziale e il prolisso, con alcune canzoni che paiono scritte in maniera frettolosa, ed altre che invece si protraggono a volte per minuti interi ripetendo la stessa melodia, essenzialmente il grande neo di But Sorrow Remains risiede nella controparte tecnica: il missaggio risulta essere molto confusionario e questo si riflette pesantemente sull’ascolto, arrivando purtroppo a minare, in alcuni casi, addirittura la completa comprensione di alcuni passaggi, nonché la qualità delle singole esecuzioni: sul fronte della sezione ritmica troviamo il basso di Sun totalmente (tranne in rari passaggi) eclissato dal resto della band, al quale si aggiunge la batteria di Andrian, caratterizzata da un’esecuzione piuttosto discreta e funzionale, con sporadici guizzi di fantasia che però non durano mai più di qualche battuta e, per di più, vengono appesantiti dal problema di cui sopra. E così tutto si traduce in un rullante molto secco, una grancassa poco profonda, che spesso addirittura si perde tra gli altri suoni, mentre a dare il colpo di grazia ci pensano piatti e crash che, nelle sezioni più concitate, tendono ad impastare il tutto. Andando avanti le cose non migliorano, con le chitarre di Basti ed Alex fautrici di riff e ritmiche dal sound “gracchiante”, oltre che assoli a volte poco udibili, in quanto non dotati di abbastanza “boost” di volume e quindi incapaci di emergere chiaramente come dovrebbero dal resto degli strumenti. Un vero peccato, considerando invece che l’esecuzione del duo chitarristico non è affatto male. Manca all’appello solo la voce di Marcel, che è anche l’unica a godere di qualche momento di chiarezza in più, ma a scapito di tutti gli altri. Il volume del cantato, infatti, soprattutto negli acuti, soverchia ogni altro suono, per poi impastarsi anch’esso sulle tonalità più basse, non rendendo giustizia così alla performance di un buon musicista, dotato di una lodevole estensione ed un’impronta alla Michael Kiske (con qua e là tracce che ricordano addirittura un giovane Sebastian Bach), un po’ acerba ma comunque promettente.

Purtroppo l’opera prima dei Proxillian non può dirsi pienamente sufficiente. Su alcune buone idee e spunti interessanti grava l’ombra di una produzione non all’altezza per un full-length. Nonostante questo, dalle performance traspare una gran voglia di fare e buoni propositi per il futuro. Perciò, con una produzione migliore ed un opportuno lavoro di crescita ed affinamento delle proprie capacità, sia compositive che esecutive, la band potrebbe ambire a costruirsi una carriera degna di nota. Si sa che la strada per la vetta è dura ed impervia, ma sono proprio le difficoltà incontrate durante il cammino che ci insegnano a saper apprezzare ciò che si trova in cima.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2015
RPM Music
Power
Tracklist
1. Prelude to Tragedy
2. Savior
3. In Memories
4. I Just Wanna Keep My Dreams
5. When Two World Collide
6. Traveller in Time
7. Silent Tears
8. Battlefield
9.In My Time of Sadness
10. Puppet Eyes
11. But Sorrow Remains
Line Up
Marcel (Voce)
Basti (Chitarra)
Alex (Chitarra)
Sun (Basso, Cori)
Adrian (Batteria)
 
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