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Izah - Sistere
( 2838 letture )
Una strada lastricata di buone intenzioni ma spesso ostruita dalle sporte abbandonate dai (troppi) viaggiatori avventizi che l’hanno battuta e, sullo sfondo, tre torri che incombono maestose e minacciose ad ammonire i viandanti sui rischi di intraprendere un percorso segnato da cotali pietre di paragone…così, volendo far ricorso a termini “paesaggistici”, potremmo sommariamente descrivere lo stato del movimento post metal in questa seconda decade di millennio. Se poi al quadro aggiungiamo il fatto che le tre torri hanno proiettato le loro ombre quasi a tracciare il limite della percorribilità, ci sono elementi a sufficienza per approcciare con più che discreta diffidenza un genere che sembra aver consumato già gran parte del carburante originario in termini di originalità e capacità di coinvolgimento.
Con nomi come Neurosis, Isis e Cult of Luna in campo (eccole, le tre torri che segnano le colonne d’Ercole del genere), infatti, c’è da immaginare quantomeno una discreta circospezione da parte delle band che decidano di solcare la rotta post metal, sapendo di dover incappare prima o poi nel fatale accostamento a cotali maestri. Ma è altrettanto vero che chi riesce a sopravvivere a una simile scrematura elevandosi dalla banalità delle clonazioni seriali è destinato a occupare un posto di primo piano nel pantheon, aggiungendo bagliori e riflessi nuovi a un cielo tuttora illuminato da quelle tre supernove dalla storia antica. Facendo caso alla tempistica delle uscite, si può forse scomodare anche l’abbrivio di quell’antico adagio latino, “semel in anno…”, per cui, se nel 2014 ci siamo qualitativamente crogiolati al sole (si fa per dire) dell’ottimo Kali Yuga dei tricolori Kynesis, quest’anno la bussola punta decisamente a nord, verso la terra dei polder e dei mulini a vento fino a quella Tilburg che ha dato i natali a sei ragazzi dalle prospettive sconfinate, se sapranno confermarsi sui livelli di questo debutto. Stiamo parlando degli Izah, band approdata solo ora con questo Sistere al primo full length ma con alle spalle un EP ed uno split che già lasciavano presagire sviluppi decisamente interessanti.

Bastano pochissime note per rendersi conto del grado di arditezza e rischiosità della scommessa degli olandesi, ma 72 minuti dopo si scende dall’astronave convinti di aver vissuto un’esperienza mistica, dopo aver visto le tre supernove fondersi quasi in unità. Già, perché agli Izah riesce alla perfezione l’impresa di attingere al patrimonio dei titani della tradizione post metal senza mai nemmeno rasentare il rischio di un bieco plagio ma anzi aggiungendo spunti e suggestioni personali. Il risultato è un caleidoscopio pazzesco di forme e colori, dove le radici core dei Neurosis incontrano la propensione melodica e la circolarità delle strutture degli Isis e il gusto per la monumentalità delle architetture di classica scuola Cult of Luna. Il contributo personale è dato invece da una spinta a volte addirittura incontenibile verso tentazioni avantgarde, in grado di regalare all’insieme una teatralità anche “visiva”, arricchita, con le ovvie differenze tra generi ed epoche, da passaggi prog di queensrychiana memoria (nessun altro sente, nella suite finale, ancestrali richiami, tra gli altri, a una Roads to Madness?). Inevitabile e facilmente prevedibile, considerata la messe di spunti in gioco, la dilatazione temporale dei brani aggiunge forse ulteriori elementi di complessità per chi non sia abituato a destreggiarsi tra le sonorità post metal, ma non genera alcun effetto ridondante, risultando organicamente del tutto funzionale alla poetica della band.
In realtà, se pure l’involucro dei pezzi è in apparenza relativamente standard, con un continuo alternarsi di parti muscolari più o meno abrasive e di approdi melodici in cui la tensione si placa e ricarica contemporaneamente, a risultare sorprendente è soprattutto la capacità dei Nostri di dosare gli elementi, catapultando l’ascoltatore in quella dimensione onirica che, a ogni latitudine pentagrammatica, è terra di elezione per la nascita dei capolavori.
L’opener Indefinite Instinct è, in questo, paradigmatica, aperta da una cavalcata tellurica venata di consistenti reminiscenze core che si spengono all’improvviso, lasciando il campo alla rarefazione delle atmosfere. Giusto il tempo di apprezzare il cambio di prospettiva ed ecco piombare sulla scena le increspature dei sussurri di una voce precampionata, a generare inquietudini declinate in chiave elettro-psichedelica prima che l’onda travolgente dell’intro torni prepotente a riprendersi il proscenio. Gli stessi elementi e gli stessi dosaggi campeggiano nella successiva Duality, arricchiti da un incedere appena più marziale della melodia (come da consolidato canovaccio in casa Cult of Luna) e da un’ulteriore sperimentazione nell’uso delle voci in sottofondo, che evolvono ora in forma di dialogo aprendo veri e propri squarci di recitazione, ancora una volta impeccabilmente incastonati in una trama destinata a trasudare tensione da ogni anfratto.
Una dovuta nota di merito va riservata al cantato del vocalist Sierk Entius, alle prese con uno spettro quanto mai ampio di soluzioni, dallo scream abrasivo (con molte più affinità con la sabbiosità isisiana del timbro di Aaron Turner che con la potenza sprigionata a Umea dalla coppia Kihlberg/Rydberg) alle parti in clean, dove si intreccia alla perfezione col respiro lento dei passaggi atmosferici.
Detto di una Finite Horizon che i fans della band avevano già conosciuto nell’EP di esordio e che ritrovano ora rifinita e cesellata nei dettagli senza perdere un solo grammo dei pregi della ruvidezza originaria, si arriva alla gigantesca titletrack che chiude l’album e che, per durata e qualità, meriterebbe una recensione tutta per sé. Non è solo un riconoscimento da tributare al coraggio di aver proposto un brano di trentun (!) minuti, non è solo ammirazione per aver realizzato una sorta di compendio di tutti i punti di arrivo e delle potenzialità di un intero genere, è semplicemente il restare senza parole (e fiato) davanti a un gioiello destinato a durare nel tempo. L’avvio ipnotico dell’intro che pure conduce impercettibilmente a uno stato di ansia e tensione, la declinazione “liquida e circolare” di un tema melodico che si fa malinconia, l’ennesima incursione dell’anima hardcore della band, la batteria declinata in chiave dissonante, c’è, in questa Sistere, tutta la passione degli Izah per le costruzioni articolate in raggruppamenti omogenei che, proprio in forza della loro diversità, creano un insieme infinitamente superiore alle parti che lo compongono. Impossibile, con simili premesse, descrivere dettagliatamente gli antri magici scovati dai Nostri in questo viaggio, ma vale la pena concedersi una pausa di ammirazione contemplando i dieci minuti centrali della suite. Siamo in pieno furore drammatico/tragico, con voci precampionate di nuovo in campo su una base elettronica che lentamente si arricchisce e chiama in scena tutti gli strumenti e la voce di Entius, che va a morire su uno degli stacchi a più alto tasso di struggimento dell’album. Teatro allo stato puro, psichedelia che approda a una dimensione visiva, per un esito che rimanda alla visionarietà floydiana, con la differenza che qui alle prospettive offerte dalla caduta del muro al termine di Trial si sostituisce un languido stacco di tromba che non necessariamente metterà fine alle sofferenze dei Pink del terzo millennio.

Potente e spigoloso, ma capace contemporaneamente di innalzare eteree cattedrali melodiche; proiettato nel futuro con picchi di sperimentalità, ma senza rinnegare nulla del solco post metal tracciato dai grandi padri nobili, Sistere è un album che stordisce e commuove ma, soprattutto, scatena tempeste di emozioni, candidandosi a grande sorpresa di questo 2015. Con queste premesse, sarà difficile dimenticarsi degli Izah, in sede di consuntivo tra i top dell’anno.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
96 su 8 voti [ VOTA]
Macca
Giovedì 17 Marzo 2016, 10.01.43
12
L'ho riascoltato questa mattina: un lavoro veramente stupendo dall'inizio alla fine. Tutte le tracce sono bellissime, in particolare il finale di "Finite Horizon" è davvero commovente. Alzo il voto a 93.
Ubik
Giovedì 14 Gennaio 2016, 15.50.46
11
Scoperto, colpevolmente, in ritardo. Madonna, che esordio.
Macca
Lunedì 12 Ottobre 2015, 22.00.10
10
Che esordio hanno tirato fuori questi ragazzi! In un genere in cui lo spazio di manovra non è moltissimo questi Izah hanno preso il meglio dei numi tutelari riproponendolo in modo violento, personale ed emozionante. Momenti migliori per me la parte conclusiva di Finite Horizon e la title track. Decisamente uno dei migliori 10 dischi del 2015. Voto 88
Le Marquis de Fremont
Lunedì 21 Settembre 2015, 10.02.03
9
Sentito (più volte) durante il weekend. Album strepitoso e composizioni veramente belle. La suite si gusta in pieno e non pesa per niente la lunghezza. A parte per chi, come me, ascoltava l'elettronica degli anni '70, i pezzi lunghi erano la norma. Qui comunque, il sound è oltre che innovativo e veramente emozionante. Tra i migliori albume del 2015, fino ad ora. Au revoir.
waste of air
Venerdì 18 Settembre 2015, 18.32.52
8
@Galilee: il vinile c'è eccome, nella pagina bandcamp della band!
Galilee
Venerdì 18 Settembre 2015, 16.39.27
7
L'ho ascoltato oggi. Spaccano. Peccato non ci sia il vinile.
Macca
Venerdì 18 Settembre 2015, 16.18.13
6
Sono curioso: approfondirò senza dubbio, è già nel carrello.
AdeL
Giovedì 17 Settembre 2015, 23.36.08
5
Ho una bizzarra convinzione: il miglior post-metal deve essere rigorosamente strumentale (Russian Circles -Memorial). Scopro in realtà che la voce perfetta per queste ambientazioni risieda nello Sprechgesang soffocato di Sistere. E’ un lavoro notevole, eclettico e cangiante, nel complesso non facile. Trovo alcuni riferimenti Industrial e personalmente credo che gli Izah rappresentino quell’anello di congiunzione mancante tra i Voivod (padri indiscussi di certe atmosfere) e le lande del “post”. Davvero potente Finite Horizon. @Red Rainbow: recensione cristallina!
Ric & Roll
Giovedì 17 Settembre 2015, 15.13.48
4
L'autorevole recensore mi ha convinto Ascolterò in sequenza: Neurosis, Isis Cult of Luna e dopo Izah
waste of air
Giovedì 17 Settembre 2015, 14.29.09
3
L'avevo preordinato prima che uscisse, concordo, disco bellissimo.
Malleus
Giovedì 17 Settembre 2015, 12.51.59
2
Album rivelazione, interessantissimi
Galilee
Giovedì 17 Settembre 2015, 12.07.09
1
Interessante e bellissima copertina.
INFORMAZIONI
2015
Nordvis Produktion
Post Metal
Tracklist
1. Indefinite Instinct
2. Duality
3. Finite Horizon
4. Sistere
Line Up
Sierk Entius (Voce, Tastiere)
Roel van Oosterhout (Chitarre)
Twan Bastiaansen (Chitarre)
Michel de Jong (Chitarre, Tastiere)
Frans Terhorst (Basso)
Tijs van Wegberg (Batteria)
 
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