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Distruzione - Distruzione
( 2326 letture )
Avevo 14 anni quando mio fratello mi passò la cassetta -duplicata, avuta in eredità da chissà quale compagno di classe- dei Distruzione. Non c'era nemmeno scritto sopra il titolo dell'album. Era una TDK da 120, da un lato sull'etichetta mangiata c'era scritto Malignant Tumor e dall'altro lato Distruzione.
"Non ci crederai, cantano in italiano!" Mi disse. È vero, non ci credevo, pensavo mi prendesse in giro.
E invece fu un entusiasmo per me, completamente sorpresa dai testi in italiano. Divorai quell'album.
Poi, lo ammetto, li dimenticai, non so nemmeno perché. Li dimenticai per anni.
(A posteriori: quell'album era Endogena, 1996).
Mi ritrovo ad ascoltarli di nuovo oggi, dopo 19 anni da quella sorpresa, con una sensazione diversa: lasciato alle spalle il fervore dell'epoca, il mio approccio ha una consapevolezza più matura e un malinconico affetto verso questa band.

Parmensi, i Distruzione nascono nel 1990.
Band tra le più longeve nel panorama italiano, si insediano nel metal estremo nel 1992, registrando il loro primo mini-LP Olocausto Cerebrale, dall'unanime riscontro positivo.
Passeranno altri tre album, diluiti in 9 anni, prima di lasciarci con un'attesa di 10 anni.
Tornano quest'anno, nel 2015, a festeggiare 25 anni di carriera con l'omonimo album Distruzione.
Fedeli al loro sound (nonostante nel corso degli anni abbiano sperimentato diversi terreni metal), con quella convinzione inossidabile e orgogliosa di mantenere i testi in italiano: un principio che li ha portati ad essere una delle particolarità italiane nel mondo del metal estremo.
E voglio appunto soffermarmi qualche riga su quest'aspetto.
Una scelta, la loro, che li rende riconoscibili e unici.
Leggevo tempo fa una loro intervista e parlando proprio della scelta di cantare in italiano, rispondono con assoluta fermezza che i testi in inglese limiterebbero le emozioni che vogliono trasmettere e non riuscirebbero ad arrivare con la stessa intensità d'atmosfera. Come dar loro torto.
I Distruzione si dichiarano consapevoli di una scelta così ardita, che nonostante sia ammirevole e onesta, li pregiudica a livello commerciale.
"Ma il nostro scopo principale non è il commercio" ammettono, puntando tutto sul coinvolgimento emotivo dei loro brani: vogliono che l'ascolto non sia solo sonoro ma totale, un ascolto coinvolto anche per quel che riguarda i messaggi trasmessi: nessun compromesso modaiolo o per opportunismo, quindi, nessun pericolo (come dicono loro) di cantare frasi in una lingua non propria con il rischio di scivoloni grammaticali e pronunce imbarazzanti.
E ci si trova di fronte a testi carichi di emotività:

Quello che senti è il dolore della fine / lentamente ti strapperà la vita / Fragile mente senza memoria / vagano in te frammenti di luce

testi riflessivi, che toccano argomenti seri e significativi come l'eutanasia o il pianeta che si sta consumando, i rimpianti, lo scorrere del tempo. Testi espressi senza volgarità, senza violenza gratuita, senza sangue spruzzato al microfono. Intensi e mai sprecati.
Parole pensate, il sapore intimistico della poesia:

Sepolto nel mio essere / alla ricerca di un'illusione / Ora cerco le risposte / che non ho avuto mai

e anche laddove è la rabbia di un rimpianto a dettare le parole, permane la sottigliezza espressiva, la premura, il tono:

Reminiscenze nel rimpianto / Non posso oppormi a questo tormento
La mia rabbia e il mio dolore nell'inferno silenzioso / riprodotti senza fine nella vana speranza / Ombre tremanti si lanciano inutilmente / nell'impari battaglia contro il cielo.


Ascoltarli è un piacere, sia per chi, come me, ha il gusto della parola, sia per chi ha bisogno di un risultato più d'impatto e immediato: questi testi riescono a soddisfare le orecchie più estreme e quelle più esigenti.
L'album si presenta più inspessito rispetto ai lavori precedenti, varcando finalmente la soglia del death: in principio fu un thrash duro e ruvido, poi i Distruzione si spostarono più in là, un piede saldo al thrash e un altro che puntava al death; ora li troviamo dopo 25 anni con entrambi i piedi ben piantati nel death.
Ed è una proposta che convince, dall'approccio distruttivo ormai consolidato, con un sound rodato ma mai vecchio né noioso.
La loro formula funziona: l'innegabile abilità nel giostrare gli strumenti rende l'ascolto sempre nuovo e mai stancante, brani orecchiabili, riff ben costruiti ed efficaci, cambi di tempo accattivanti, un songwriting eccellente e il valore aggiunto di un groove possente e pieno.
Le chitarre esprimono un patchwork perfettamente cucito, senza sbavature né imperfezioni: i Distruzione non lo permetterebbero.
Le corde suonano potenti e perfettamente amalgamate con gli altri strumenti: il lavoro è stretto e serrato, i riff sono mirati e centranti, il sound è quello pulito e tecnico che siamo abituati a sentire ascoltando i Distruzione.
Il basso non viene meno: preciso, mai soffocato dal mix, bollente, intelaiato senza grumi su un drumming diretto e definito.
Questi nuovi brani hanno un retrogusto debitore nei confronti degli At The Gates e Dismember: il sound è quello serrato e risoluto del death metal; tutto è studiato nei dettagli e nulla lasciato al caso: gli stop 'n go posizionati nei momenti giusti, gli innumerevoli cambi di tempo espressi in modo sapiente che vivacizzano l'ascolto; alcuni transiti meno innovativi fanno riprendere il respiro, come un adagiare l'orecchio a qualcosa di conosciuto e sicuro.
Questo è il rilascio più pesante della loro carriera e il lavoro di mixaggio ne rende giustizia: la produzione è densa, carica. Le sezioni melodiche non lavorano mai separatamente, i suoni sono elastici e mai secchi. C'è una perfetta corrispondenza tra gli strumenti e nessun grip sonoro.

Niente da temere quindi per i Distruzione rispetto ad altri nomi della scena internazionale: ritornano senza far sentire il peso del tempo, con un album che nulla ha da invidiare ad altri rilasci dei giorni nostri.
E mi piace concludere con un pensiero degli stessi Distruzione: il metal è sacrificio e impegno, amore per questo genere musicale e piacere di suonarlo, al di là di ogni appeal commerciale.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
84.5 su 4 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Lunedì 21 Settembre 2015, 12.21.14
3
Loro sono dei grandi ,visti almeno una decina di volte live, l'ultima volta un paio di mesi fa. Di questo disco ho sentito solo un pezzo, finalmente registrazione che spacca tutto, spero di sentire presto tutto l'album poi dirò.
MetalFlaz
Lunedì 21 Settembre 2015, 9.56.44
2
davvero un bell'album, adesso spero di riuscire finalmente a vederli dal vivo
ObscureSolstice
Domenica 20 Settembre 2015, 16.24.23
1
difficilmente mi piacciono i testi italiani per certi generi..però devo dire che questo è fatto bene, perchè è sempre la musica quello che conta, quello che c'è sotto. Distruzione. voto 8
INFORMAZIONI
2015
Jolly Roger Records
Death
Tracklist
1. Il signore delle mosche
2. Verità e autorità
3. Homo mechanicus
4. La soglia
5. Oltre la soglia
6. Nel tuo nome
7. Stultifera navis
8. Minotauro
9. Cornice de' superbi
10. I tre vivi e i tre morti
Line Up
Devid Roncai (Voce)
Massimiliano Falleri (Chitarra)
Gianluca De Lillo (Chitarra)
Dimitri Corradini (Basso)
Dave Colombo (Batteria)
 
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