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Mustasch - Testosterone
27/09/2015
( 1104 letture )
Due Gibson Flying V, un basso e otto mani orgogliosamente levate verso il cielo; le luci di un palco pronto per un concerto all’ultimo respiro, e un titolo inequivocabile come Testosterone; se gli svedesi Mustasch volevano mettere una chiara dichiarazione di intenti sin dalla copertina, non si può dire che abbiano fallito la missione. Il loro viaggio verso il cuore dell’hard rock più viscerale inizia nel migliore dei modi; d’altra parte, i nostri non sono esattamente di primo pelo. Il disco qui presente è infatti il loro sesto album full-length, cui aggiungere alcuni EP, e il supporto di una major importante come la Sony Music dimostra come in patria non manchi certo loro l’appoggio del pubblico e, probabilmente, anche della critica. I Mustasch si dichiarano apertamente hard rock, ma se la vostra idea di questo genere di musica si rifà direttamente agli anni 70-80, siete parzialmente fuori strada. Il filone in cui si inseriscono i nostri è infatti quel genere, definito in molti modi (post-grunge, hard rock 90, alternative…), ma abbastanza chiaramente identificabile, che si è sviluppato in particolare negli U.S.A. a partire dalla seconda metà degli anni 90, e che ha raggiunto la sua piena maturazione nel decennio successivo e in quello attualmente in corso. Se cito nomi come Creed, Alter Bridge, Black Stone Cherry, Shinedown, Stone Sour o Godsmack riesco probabilmente ad inquadrare meglio lo stile cui faccio riferimento, che è precisamente quello in cui i nostri cercano di entrare.
Quali sono le caratteristiche tipiche di questo genere, o sottogenere? Potenti riff di chitarra, in genere doppie e spesso sovrapposte, voce che alterna sapientemente le parti aggressive con i toni melodici di fondo, batteria molto in rilievo e spesso effettata in sede di produzione, basso al contrario sovente di puro sottofondo e di rinforzo per le chitarre, break improvvisi e sorprendenti, cambi di ritmo spiazzanti, produzione spesso molto compressa e densa di effettistica.

Di tutte queste tipicità, il disco in questione non ne evita nessuna; il che non è per forza un male, sia chiaro. Il problema vero di questo disco, è più di fondo: i Mustasch, forse troppo presi dal progetto di creare il “disco perfetto”, han finito per comporre e registrare un disco che ha tutte le caratteristiche per spiccare nel genere, salvo la più importante: la personalità. La sensazione che, purtroppo, emerge sin dalle prime note di Yara’s Song, e che accompagna sino alla conclusione, è di averlo “già sentito”: non che i nostri abbiano plagiato qualcuno o qualcosa, sia chiaro; tuttavia in molte parti vi è una evidente prevedibilità, dal punto di vista sia esecutivo sia compositivo, tale che si riesce sempre a capire in anticipo dove andrà a parare la musica. Questo probabilmente avviene perché si è voluto, appositamente, ricercare una fedele attinenza agli stilemi tipici del genere, sacrificando quella spontaneità e quella freschezza che invece sarebbero servite per spiccare maggiormente dalla massa. Questo disco non è suonato male (tutt’altro, anzi) né composto in maniera affrettata; vi sono diversi pezzi ben riusciti: la scatenata Down To Earth, il roccioso mid-tempo The Hunter, la malinconica Someone su tutti. Dal punto di vista strumentale, niente da dire né sugli strumentisti né sulla voce, la cui pronuncia tipicamente di stampo nordico e le cui linee vocali spiccatamente melodiche danno piacevolmente corpo a tutti i pezzi. Anche la produzione fa il suo dovere, per quanto (anche qui, seguendo pedissequamente il trend oggi in voga) punti decisamente su suoni compressi e ultramoderni, con tanto di basi tastieristiche spesso in evidenza, quando forse un suono più caldo e seventies avrebbe valorizzato maggiormente le esecuzioni.

Se dovessi giudicarlo a se stante, il voto complessivo sarebbe probabilmente più brillante. Il problema è che questo (sotto)genere non è nuovo; sono anzi quasi venti anni che viene declinato in varie forme, e i gruppi citati prima hanno prodotto diverse pietre miliari. Confrontato con queste, Testosterone non ne esce benissimo; la confezione è lucente, ma il contenuto manca di spessore, di brillantezza e di originalità; sembra una versione meno talentuosa dei grandi nomi del genere, e la cosa sorprende, visto che non stiamo parlando di un gruppo agli esordi bensì di un complesso che dovrebbe aver raggiunto ormai la piena maturazione compositiva. Per questo viene naturale pensare che si tratti di una scelta strategica di base; ma, se è così, è una scelta di corto respiro. Per una resa dal vivo, i pezzi di Testosterone hanno sicuramente una resa valida, e non nego che andrei volentieri a sentire i Mustasch dal vivo se suonassero nella mia zona; ma per il futuro discografico è assolutamente necessario che le prossime opere abbiano maggiore personalità e originalità; mettendosi pedissequamente nella scia dei grandi il rischio è di rimanerne per sempre nel cono d’ombra.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2015
Sony Music Sweden/Gain Music Records
Hard Rock
Tracklist
1. Yara´s Song
2. Breaking Up With Disaster
3. The Rider
4. Down To Earth
5. The Hunter
6. Dreamers
7. Be Like A Man
8. Someone
9. Under The Radar
10. Testosterone
Line Up
Ralf Gyllenhammar (Voce, Chitarra)
David Johannesson (Chitarra)
Stam Johansson (Basso)
 
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