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Graal - Chapter IV
29/09/2015
( 1947 letture )
Sembra inutile spendere parole quando è la musica a parlare al posto nostro. Davvero, la sensazione è quella di poter scrivere tanto e allo stesso tempo niente, rischiando fortemente di non rendere onore alla band in questione. Tuttavia, mi è stata concessa l'occasione di firmare la recensione e la voglia di poter raccontare anche le mie impressioni è grande, specialmente quando tra le mani si ha un tesoro del genere. Quindi, iniziando a litigare con la tastiera del pc, posso onestamente scrivere che Chapter IV, quarto full-length dei Graal, non è una delle solite ciofeche che negli ultimi anni hanno iniziato a circolare beatamente in formato sia liquido che solido nei diversi canali di vendita, ma è un lavoro che merita un posto speciale nella nostra collezione speciale di dischi, quella collocata nella parte più alta della libreria e lontana da mani inesperte, per intenderci.
I dodici brani, catalogabili nell'hard rock progressivo, ricchi di idee, tecnica non invasiva, sound e atmosfere a cavallo tra anni settanta e ottanta, raffinatezza e profonda umiltà, sono la pace dei sensi. E pensare che viviamo in questa triste epoca, segnata dal decadimento dei grandi della musica e avara di buone uscite discografiche. Beh, una volta tanto una gioia la meritiamo anche noi, sciocchi ma coraggiosi amanti del rock che ogni santo giorno digeriamo così tanta di quell'immondizia che ormai siamo diventati esperti anche nella raccolta differenziata.

I Graal sono riusciti a tirar fuori qualcosa di così interessante da saziarmi fino alla fine dell'anno e forse più.
Impossibile, infatti, non lasciarsi catturare, sin dal primo ascolto, dalla malinconia acustica di Little Song, brano di apertura di un disco che già dalla tracce successive Pick Up All the Faults, Shadow Play e dalla perla Revenge mostra anche un carattere tosto oltre a quello romantico. I riff granitici ed i ricami delle chitarre del frontman Andrea Ciccomartino e di Francesco Zagarese, che tanto ricordano i Maiden degli anni in cui era Paul Di'Anno a gestire il microfono, ci faranno scendere qualche lacrimuccia nell'esaltazione. Ma non è finita perché i Graal, in Chapter IV, sono riusciti a mescolare le loro passioni perfettamente suonando quasi rivoluzionari. In realtà non è così perché Deep Purple, Pink Floyd e Jethro Tull li hanno anticipati abbondantemente creando veri e propri marchi di fabbrica, ma che dire, bisogna essere artisti anche nel prendere spunto e qui l'arte è riuscita ad emergere. Un perfetto esempio di quanto spiegato lo si trova nella clamorosa accoppiata The Day That Never Ended-Stronger che suona quasi come un medley zeppo di citazioni passate ma di grande fluidità ed eleganza. Sino a Last Hold, brano che è riuscito a ritagliarsi un posto importante nel mio cuore per la sua varietà stilistica, si può respirare anche qualcosa di più contemporaneo sempre in chiave prog, in cui il lavoro di tutti è pressoché perfetto. Non è nelle mie usanze lodare qualcuno in particolare, ma Danilo Petrelli ha svolto un lavoro davvero eccellente.
La sognante e delicata Goodbye, opera dal grande potenziale che poteva essere meglio concretizzato e le strumentali A Poetry for a Silent Man e Northern Cliff chiudono in maniera più morbida un gioiellino made in Italy. Sarà comunque molto difficile affezionarsi ad un pezzo in particolare. Chapter IV è un generatore di profondità emotiva che nella sua ora di musica, risulta più completo, maturo e diretto rispetto ai suoi predecessori, fermo restando che i romani non hanno sbagliato un colpo sino ad oggi. La sola vera critica riguarda la produzione che ha praticamente offuscato le parti di batteria.

Questa band merita tanto, molto più di quanto ha effettivamente ricevuto, ma per la consacrazione definitiva serve un pizzico di magia in più, magari una personalità maggiore. Per convincersi dell'enorme talento ancora non totalmente espresso che custodiscono i Graal, basta dare un'occhiata al loro sito ufficiale ed ascoltare liberamente ogni singolo album.
Chapter IV è un quasi miracolo tutto italiano. Da avere assolutamente, nonostante i piccoli difetti, e chissà se un giorno lo ritroveremo tra quelle chicche introvabili che tanto piacciono ai collezionisti. Promossi ancora una volta.



VOTO RECENSORE
81
VOTO LETTORI
87.33 su 3 voti [ VOTA]
Lizard
Venerdì 27 Gennaio 2017, 23.31.33
4
Trovato assieme a Tales Untold su una bancarella, entrambi ancora col cellophane e presi al volo per 5€ ciascuno, memore della bella e giustamente entusiasta recensione di Davide. Lo sto ascoltando a raffica: perfetto bilanciamento di prog settantiano, metal e hard rock, splendido senso della melodia, assoli spettacolari, canzoni emozionanti... davvero un grande disco, complimenti ai Graal, band di grande livello.
Voivod
Venerdì 2 Ottobre 2015, 9.24.39
3
Grande band e ottimo album! (e consiglio anche i 3 precedenti!)
Galilee
Mercoledì 30 Settembre 2015, 10.02.39
2
Interessante.
andy usurper
Mercoledì 30 Settembre 2015, 6.45.04
1
Davvero un ottimo album per un ottima band nostrana,lo comprerò sicuramente!
INFORMAZIONI
2015
Jolly Roger Records
Hard Rock
Tracklist
1. Little Song
2. Pick Up All The Faults
3. Shadow Play
4. Revenge
5. The Day That Never Ended
6. Stronger
7. Guardian Devil
8. Lesser Man
9. Last Hold
10 .Goodbye
11. A Poetry For A Silent Man
12. Northern Cliff
Line Up
Andrea Ciccomartino (Voce, Chitarra Ritmica e Acustica)
Francesco Zagarese (Chitarra Solista)
Danilo Petrelli (Tastiere)
Michele Raspanti (Basso)
Alex Giuliani (Batteria)
 
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