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Starsick System - Daydreamin`
29/09/2015
( 1551 letture )
Altro giro, altro viaggio, altra corsa!
Il metal, in quanto materia fluida e musicale, non si ferma mai. La musica è tale proprio perché non è ferma, sono tante e tante vibrazioni dell’aria che la producono. Rimanere fermi è dunque impossibile. C’è chi ha tentato di rallentarla senza volerla fermare (i gruppi doom metal, ad esempio); c’è chi, non volendo vedere il rallentamento inesorabile delle idee e delle mani, ha cercato di fermare questo “fluido” concettualmente in una teca che, dopo decenni di non rinnovamento, è diventato stagnante (come certi gruppi stra-blasonati). I primi sono una categoria musicale, etica e pratica a parte che non ci interessa analizzare, i secondi sono una triste realtà su cui moltissimo si è discusso e che non ci serve analizzare ulteriormente. C’è una terza parte però. Una terza categoria che io prediligo: i musicisti giovani di mani e di testa che hanno qualcosa di serio da dire e vogliono dirla. Sono quelli che fanno girare veloce la giostra, aggiungendo cavalli e note dal sapore sempre nuovo. Attingendo dal passato per dare nuova forma alla musica che hanno sempre amato e che vogliono fare amare agli altri.

Di quest’ultima categoria fanno parte gli Starsick System, tre ragazzi e una ragazza provenienti da Pordenone formatisi come band nel 2012, al loro primo album in studio. Nonostante il gruppo sia alla prima “sfida” seria dimostra di avere le idee chiarissime sulla propria identità, ma soprattutto di avere delle Idee musicali interessanti da proporci e suonarci in ottimo modo. Il genere da loro proposto è un groviglio di influenze che si sposano e fanno l’amore come due ragazzini che si vedono nudi per la prima volta: dunque in modo molto naturale e molto strano allo stesso tempo. Riffoni dal sapore hard rock in stile Aerosmith o Guns ‘N Roses si scontrano con ritmiche molto heavy e alternative dei Therapy, il tutto mostrando una sapiente padronanza dei propri mezzi tecnici e delle strutture dei brani. L’album conta dodici tracce, precisamente undici brani più Interlude: un piccolo intermezzo elettronico con richiami spaziali sintetici, dalla durata media di quattro minuti. Dal punto di vista della fluidità l’album scorre via che è un piacere grazie alla brevità dei brani ed alla ottima qualità degli stessi. Si parte subito col botto: Start Again è una mazzata sui denti guidata prima dal basso e dalla batteria e poi dalla chitarra tagliente di Marco Sandron. Merita di essere pluri-sottolineato il lavoro svolto nel corso del disco dal cantante e chitarrista che non solo sforna riff e assoli convincenti senza soluzione di continuità ma anche stupisce alla voce con un timbro potente e deciso, che ricorda vagamente quello di Axl Rose. Spit It Out è la naturale prosecuzione dell’opener, infatti i due sono i momenti più heavy di tutto il disco, ottimo lavoro da parte del batterista e ritornello da cantare a squarciagola, brano dal mood avvincente. Dopo un altro brano convincente dal piglio deciso come Believe si arriva al primo stacco: Tomorrow lascia spazio a vari armonici nella strofa per poi riprendere corpo e vigore nel ritornello, buon momento di musica anche se non a livello dei precedenti. Pull The Trigger è da segnalare come brano con il riff più bello di tutto l’album, massiccio e melodico, anche se si perde in un ritornello un po’ troppo leggero per l’andazzo del brano. Siamo comunque su standard molto alti. Continuando ci troviamo di fronte a Don’t Fly Away, una sorta di power ballad in stile Aerosmith molto tenera che mette in luce le doti già narrate del chitarrista, qui alle prese con un bellissimo assolo e anche con un ritornello meraviglioso. Da Last Goodbye si avverte la bella musica che scorre nelle vene di questi ragazzi, brano molto Zeppeliano, dalla carica potentissima (potete anche vedere su Youtube il video del brano). Sul finire troviamo Back in Time, un ottimo brano molto catchy supportato da un bel riff e un bell’assolo. Dopo aver terminato l’ascolto del disco la sensazione è di aver avuto nelle orecchie qualcosa di piacevole, molto piacevole.

Tirando le somme, Daydreamin’ è un album da ascoltare e gli Starsick System sono una bellissima realtà italiana da supportare per far crescere in loro la fama e la conseguente voglia di fare della musica un mestiere, dato che le capacità tecniche e compositive ci sono in abbondanza. Daydreamin’ è un album alla costante ricerca del riff di chitarra più convincente del precedente e del ritornello più bello che rimanga in testa. È uno di quei dischi che ti lascia indeciso sul brano migliore. Tecnicamente impeccabile, la sezione ritmica supporta alla perfezione il frontman che fa ciò che vuole con la propria voce e chitarra. Rimane un po’ da lavorare sulle ballad che per chi vuole fare questo genere sono uno scoglio importante, per il resto bisogna solo suonare tantissimo ed aprirsi a tutte le note che ti arrivano per poter inventare nuove soluzioni e crescere. Date una chance a questi ragazzi, non ve ne pentirete, sono giovani ma già sanno come trattare bene la musica e spargere felicità nell’aria. Ma soprattutto dategli una chance perché sanno far emozionare; e non è forse come la musica, la vita: un continuo flusso di vibrazioni chiamate emozioni?



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
86.75 su 8 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2015
Bakerteam Records
Hard Rock
Tracklist
1. Start Again
2. Spit It Out
3. Believe
4. Tomorrow
5. Interlude
6. Pull The Trigger
7. Don’t Fly Away
8. Let It Go
9. Last Goodbye
10. Strong
11. Back in Time
12. Daydreamin’
Line Up
Marco Sandron (Voce, Chitarra)
David "Dave D." Donati (Chitarra)
Valeria "Pizzy" Battain (Basso)
Ivan Moni Bidin (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Alessandro Del Vecchio (Piano nella traccia 10)
 
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