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Shinedown - Us and Them
03/10/2015
( 2543 letture )
Domanda per i lettori (e soprattutto per gli ascoltatori): cosa si intende, esattamente, per post-grunge? Come buona parte delle definizioni musicali nate dagli anni 90 ad oggi, non è sempre agevole rispondere ad un quesito apparentemente così semplice: senza voler tediare eccessivamente chi ci legge, potremmo azzardare rispondendo che la definizione post-grunge individua un vasto calderone di band, che hanno ripreso i riffoni tipici del grunge, mescolandoli a tratti con rock alternativo (ed anche qua le possibili descrizioni si sprecano), a volte con sonorità più metal, altre volte con mero pop mascherato da rock. Nel pentolone, difatti, sono finite band dal background totalmente differente come Nickelback, Creed, Staind, Breaking Benjamin e persino Alter Bridge, indubbiamente fra i più dotati in assoluto di questo particolare filone musicale. La differenza, in sostanza, a tratti è fin troppo evidente, ma alle volte è sorprendentemente labile e basta pochissimo per differenziare una band sciatta da una che, anche cercando smaccatamente il successo commerciale, si dimostra comunque valida. In questa seconda categoria rientrano indubbiamente i floridiani Shinedown: formatisi a Jacksonville nel 2001, hanno venduto da allora sei milioni di copie dei loro cinque album, esplodendo in particolare con The Sound of Madness, targato 2008. La loro ricetta, per l’appunto, viaggia al confine fra rock da classifica e passaggi più pesanti e, se non gli ha fatto produrre veri e propri capolavori, ha comunque garantito ai loro album una qualità media sempre elevata.

Quest’oggi, in particolare, ci occupiamo di Us and Them, il loro secondo lavoro in studio, risalente al 2005 e che, pur non essendo a sua volta un lavoro destinato a far gridare al miracolo, preparò comunque il terreno per il boom del successivo The Sound of Madness: dopo una intro, le danze sono aperte da Heroes, che fa immediatamente intuire quali siano le principali influenze della band; musicalmente, ma soprattutto vocalmente, il brano ricorda infatti non poco i Soundgarden. Del resto, è noto come Brent Smith ed i suoi compagni di avventure amino profondamente le band della storica scena di Seattle, oltre a gruppi più classici come i Lynyrd Skynyrd, di cui eseguono spesso dal vivo Simple Man. Dopo la bella intro di basso ed i riff muscolari di Heroes, Save Me è complessivamente più melodica e gioca tutto su un bel ritornello, ottimamente interpretato dall’ugola “cornelliana” del cantante. Il terzo singolo, I Dare You, è tuttavia indubbiamente quello più smaccatamente commerciale, con una strofa ariosa che ricorda vagamente lo stile dei The Calling ed un ritornello che si stampa facilmente in testa; chiaramente gli amanti del post-grunge più pesante saranno difficilmente catturati da I Dare You, mentre i fan del lato più morbido del genere apprezzeranno indubbiamente il brano. La formula degli Shinedown, insomma, può accontentare tutti i palati! Con l’alternanza di stili per cui hanno appunto raggiunto il successo, i nostri fanno seguire ad un brano potente quale Yer Majesty una ballad malinconica come Beyond the Sun, che all’inizio si affida alla chitarra acustica, prima di lasciare spazio a quella elettrica. Old but good, verrebbe da dire. Molto interessante è anche Trade Yourself In, che gode di una strofa piuttosto particolare, quasi “nu metal” nel stuo stile sincopato, oltre che del classico ritornello ben congegnato cui ci hanno abituato i musicisti floridiani. La seconda metà dell’album sorprende complessivamente meno, probabilmente anche a causa dell’elevato numero di tracce che compongono Us and Them, ma presenta comunque almeno un paio di brani di notevole spessore: su tutti svettano indubbiamente la bella Shed Some Light, ma soprattutto Begin Again, forse il brano più pesante dell’album ed uno dei più tipicamente soundgardiani. Il trittico finale, invece, certifica il lieve calo di ispirazione di cui abbiamo poc’anzi parlato, con le due eccezioni a loro volta già segnalate.

Come detto, Us and Them non raggiunge ancora i livelli di The Sound of Madness, ma rappresenta un perfetto trait d’union fra l’intrigante, ma ancora acerbo Leave a Whisper ed il terzo, maturo album: presenta infatti tutti gli elementi classici del sound della band, tanto nei lati più melodici, quanto in quelli più oscuri e pesanti e si conferma come un lavoro davvero valido. Naturalmente, come abbiamo visto, ci sono anche alcuni difetti, come il calo nella seconda metà e le influenze che a tratti divengono davvero soffocanti, in particolare quella dei già citati Soundgarden. Nonostante queste sbavature, resta egualmente un album piacevole e perfettamente godibile, perfetto per chi volesse conoscere più da vicino la band e questo genere, il post-grunge, a tratti tanto insondabile e difficile da etichettare.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
84 su 3 voti [ VOTA]
Gianni B.
Giovedì 28 Giugno 2018, 18.25.07
3
Bel disco che mescola post grunge, alternative e southern rock, Heroes è fighissima e Shed Some Light è una delle più belle ballad degli anni 2000 (soprattutto la versione dal vivo del dvd). Qua ci sono anche pezzi sottovalutati come Beyond The Sun, Begin Again e Atmosphere. Il primo disco comunque rimane insuperabile. Mi stupisce un po che questa sia la loro unica recensione, possibile che siano così bistrattati? Eppure nel loro genere sono stati secondi solo agli Alter Bridge.
luca
Sabato 3 Ottobre 2015, 15.09.54
2
@Barry
luca
Sabato 3 Ottobre 2015, 15.09.41
1
cosa ne pensi invece dell'album Amaryllis(del 2012) e del nuovo album Threat to survival uscito il 18 settembre?
INFORMAZIONI
2005
Atlantic Records
Post Grunge
Tracklist
1. The Dream
2. Heroes
3. Save Me
4. I Dare You
5. Yer Majesty
6. Beyond The Sun
7. Trade Yourself In
8. Lady So Divine
9. Shed Some Light
10. Begin Again
11. Atmosphere
12. Fake
13. Some Day
Line Up
Brent Smith (Voce)
Jasin Todd (Chitarra)
Brad Stewart (Basso)
Barry Kerch (Batteria)
 
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