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Rush - Presto
03/10/2015
( 3375 letture )
Amo i Rush come poche altre band: ho ormai quasi completato la loro discografia, divorando album dopo album, ho apprezzato crescendo ogni loro evoluzione stilistica e sono arrivato a fare dei testi della band il filo conduttore della mia presentazione di maturità; non nascondo di reputarli tra i migliori musicisti in circolazione, certo per capacità tecniche ma soprattutto per coerenza e classe.
Mi permetto con questa apologia introduttiva di dichiararmi apertamente di parte, perché purtroppo non mi è consentito dare alla band un valido segno del mio apprezzamento nel voto a questo disco: Presto, com'è noto, è l'album che -insieme a Vapor Trails- concorre per il titolo di "disco meno amato dai fan", fortunatamente più per il suo essere senza infamia e senza lode che per l'effettiva carenza delle composizioni. Di album veramente brutti i Rush non ne hanno mai scritti e questo è un merito che pochissimi hanno, soprattutto dopo quarant'anni di carriera.

Nel 1989 i Rush si trovano chiaramente in un periodo di transizione: dopo tre album che hanno visto l'apice dell'uso di synth da parte della band, lungo buona parte del decennio, i tre canadesi decidono di tornare marginalmente sui loro passi, mettendo da parte le "diavolerie elettroniche" e tornando ad appoggiarsi principalmente alla sempre salda chitarra di Alex Lifeson. Ma nulla può mai essere come prima e i Rush l'hanno sempre capito bene: il nuovo sound del gruppo è più ovattato, serio; le influenze non sembrano più provenire dai grandi dell'hard rock o del prog, ma piuttosto dalla scena alternative ottantiana, sempre naturalmente filtrate dal particolare stile della band. L'evoluzione in corso sembra ravvivare l'interesse per la band ma tuttavia, di fatto, il povero Presto si trova orfano delle maestose tastiere di Hold Your Fire e allo stesso tempo nasce troppo "presto" per incorporare quel calderone di influenze alternative (non ultima quella dei conterranei Voivod, con i quali la band dividerà il tour di Presto) dei primi '90 che caratterizzerà il successivo Roll The Bones, restando così una specie di "No Man's Land" tra due mondi inconciliabili.

Veniamo introdotti al disco dal ritmo tribale di Show Don't Tell, su cui si innesta immediatamente un riff in tempi dispari decisamente Rush. La strofa si sviluppa in un chorus non memorabile, ma la sezione ritmica supplisce ad ogni altra carenza. Sebbene non riuscitissimo, il pezzo si stampa facilmente in testa e risulta molto piacevole. Chain Lightining sembra voler richiamare il recente passato dominato dalle tastiere, ma i riff dissonanti che le spazzano via sembrano porre una decisa parola "fine" a quello stile; si instaura un'atmosfera di tensione stemperata dal ritornello, ma l'applauso va al solo di Lifeson, primo del "ritorno alla chitarra" che la band non ha più abbandonato da allora. The Pass conferma l'attitudine composta, quasi minimalista della band: il sentore nostalgico e lo splendido quanto breve solo di chitarra sono sintomo di uno stile compositivo "maturo" di cui i tre fanno prova ancora oggi. War Paint risulta più energica nell'incipit, con un riff semplice e quasi punk, per quanto rallentato, ma si perde proseguendo nell'ascolto senza lasciare molto, se escludiamo l'ennesimo assolo ispirato. Scars, supportata da una aggressiva linea di basso con percussioni simil-tribali, ci presenta ancora una volta una linea vocale non propriamente memorabile, che sembra qui quasi aggiunta a forza sopra al contesto sonoro: Geddy Lee, per quanto ispirato con il suo basso, non sembra avere molta voglia di cantare e manca senz'altro una melodia da ricordare, non sembra esserci dialogo tra voce e strumenti. Presto sembra promettere molto nella strofa acustica, ma il ritornello anonimo la costringe ad essere salvata ancora una volta dall'assolo. Con Superconductor invece troviamo un pezzo finalmente completo, deciso, energico, su cui muovere la testa a ritmo e canticchiare. È una canzone riuscita dalla A alla Z, finalmente. In Anagram (For Mongo) colpisce la linea strumentale del chorus (che mi ricordi qualcosa della mia infanzia?) ma poco altro, mentre Red Tide è un altro colpaccio: l'intro come sempre coinvolgente si infrange anche qui contro una strofa calma, ma la ripresa non si fa attendere e ci regala una canzone ispirata, con un bellissimo testo (unico aspetto, insieme alla tecnica, che resta una costante assoluta nella carriera della band). Niente da segnalare su Hand Over Fist, se non la spiegazione del perché nel booklet ci siano tre foto di mani che fanno sasso-carta-forbice. La chiusura è affidata ad Available Light, che in un crescendo di sentimenti nostalgici si apre ad un radioso sorriso consolante, accommiatandosi dall'ascoltatore in modo più che degno della reputazione dei Rush.

Presto non è un disco facile: intimista e fragile, contiene in sé momenti di bellezza, nella gioia o nella tristezza. Tuttavia alcune pecche, principalmente in fase compositiva, ne abbassano il valore complessivo. La scelta di "isolare" la voce di Lee dal contesto non risulta fruttuosa e fa spesso desiderare all'ascoltatore che la seguente sia una traccia strumentale. Le idee non mancano infatti per basso e chitarra, né tantomeno per la batteria del sempre capacissimo Neil Peart, ma le melodie vocali sono spesso inconsistenti e volatili e i cinquantatré minuti di durata non risultano del tutto giustificati.
Presto è, più di ogni altro, un disco di transizione: vedremo "presto" i Rush destreggiarsi con sicurezza nel loro nuovo milieu sfornando ottimi dischi come Roll The Bones e Counterparts. E tuttavia, con le sue molte pecche, è Presto a compiere il grande passo, staccandosi con decisione dal passato per non rimanere ancorato ad un mondo in disfacimento ma permettere la rinascita, sullo stile dell'Araba Fenice, di quella grande band che mai ha smesso di rimettersi in discussione per andare avanti.

Onore al merito e viva i Rush!



VOTO RECENSORE
71
VOTO LETTORI
88.95 su 22 voti [ VOTA]
Mac1
Sabato 24 Ottobre 2020, 18.23.30
24
In effetti è probabile il punto più debole della loro incommensurabile carriera. Però Red Tide è bellissima!
Rob Fleming
Sabato 24 Ottobre 2020, 17.26.11
23
Che album strano...posso dire che per me è il loro disco pop? Pop come solo i Rush potevano concepire siam d'accordo, ma le linee di basso urlano anni '80 (penso al "funky" di Scars) e le soluzioni di War Paint mi hanno rimandato agli U2 di quel periodo. Red tide e Available Light le mie preferite. Al contrario ho le mie riserve su Superconductor, non capisco perché ci si scaldi tanto. Non mi sembra niente di che. 75
Luka2112
Domenica 11 Agosto 2019, 23.43.32
22
I Rush non hanno mai prodotto brutti dischi, ma personalmente trovo “ Presto” il meno convincente dell’intera produzione, insieme a Roll the bones, superiore a questo forse. Ci sono qua e là bei brani dove la classe si sente tutta, ma entrambi soffrono di una produzione non adeguata, Piatta è debole quella di Presto, troppo squillante e poco incisiva l’altra.
Luka2112
Domenica 11 Agosto 2019, 23.42.37
21
I Rush non hanno mai prodotto brutti dischi, ma personalmente trovo “ Presto” il meno convincente dell’intera produzione, insieme a Roll the bones, superiore a questo forse. Ci sono qua e là bei brani dove la classe si sente tutta, ma entrambi soffrono di una produzione non adeguata, Piatta è debole quella di Presto, troppo squillante e poco incisiva l’altra.
Lorenzo
Venerdì 13 Maggio 2016, 19.00.52
20
* che non ha mai smesso di sorprendere.
Lorenzo
Venerdì 13 Maggio 2016, 18.58.02
19
Presto... con questo disco ho un rapporto veramente particolare: ricordo che la prima volta che lo ascoltai mi lasciò abbastanza indifferente, certo non potei non notare il marchio Rush già dalla prima Show don't tell, con quell'intro al fulmicotone con basso e batteria stratosferici accompagnati da un riff micidiale di Lifeson, ma in generale mi suscitò un po' di reticenza nel voler approfondirlo, cosa che non avevo mai provato per un disco del Trio. Via via con gli ascolti e soprattutto negli anni, questo album si è poi rivelato in tutta la sua essenza. Sì, perché Presto è essenzialmente un album affascinante, che forse non tutti possono apprezzare, perché ti spiazza, subito dopo ti emoziona, e ancora ti stupisce. Un tourbillon di emozioni che si estrinsecano traccia dopo traccia, andando a dipanare una matassa molto articolata, un po' "scalfita" da una produzione piattina e poco incisiva in quanto a groove (l'esatto opposto rispetto al monumentale Counterparts uscito 4 anni dopo). Ma nonostante questa pecca di produzione Presto non si può relegare a disco di transizione o di passaggio, perché ha una sua personalità e carattere, nei toni grigi della copertina e del suo mood così malinconico ma anche solare a fasi alterne. Un lavoro da cui traspare il lato intimista e riflessivo di una band che non hai smesso di sorprendere.
robby
Martedì 8 Dicembre 2015, 9.08.07
18
disco enigmatico , ho imparato ad apprezzarlo molti anni dopo rispetto la sua uscita. mi ha sempre trasmesso uno strano feeling e tristezza. eppure ad oggi lo considero un gran bell'album che ascolto sempre volentieri, ma concorde con il recensore , resta un titolo di transizione. forse non da avere a tutti i costi, ma assolutamente da non scartare a priori in fase di acquisti musicali.
Hellion
Venerdì 9 Ottobre 2015, 18.59.18
17
Vinile consumato!
Screamforme77
Mercoledì 7 Ottobre 2015, 0.37.14
16
Concordo in pieno con la recensione, sia sul giudizio dell'album e sia sulla sua importanza per aver aperto la strada ad una loro grande epoca a mio giudizio. Album discreto ma non indimenticabile, di sicuro molto al di sotto di quello che possono dare anche se provo un amore smisurato per "The Pass". Tutti gli album che faranno in futuro saranno di gran lunga superiori.
metalraw
Lunedì 5 Ottobre 2015, 12.20.40
15
disco eccellente, per me. bella la disamina di Luca, ad ogni modo.
Mic
Lunedì 5 Ottobre 2015, 10.33.19
14
Io non ci vedo tutti questi aspetti negativi. I dischi dei rush li ho quasi tutti benché non siano la mia band preferita. Presto rientra tra i miei ascolti alla pari degli altri
ayreon
Lunedì 5 Ottobre 2015, 10.18.53
13
io quando arrivo a "superconductor" skippo di brutto, è il disco dei rush che riascolto meno volentieri tra gli ultimi,cosa che non succede per "counterparts",però "the pass" e "available light" lo salvano
Voivod
Lunedì 5 Ottobre 2015, 8.40.15
12
Mmm...71 a uno dei miei album preferiti dei Rush...dovrei uccidervi per questo...ma mi limiterò a riascoltare "Presto" su youtube!
chuckevil84
Domenica 4 Ottobre 2015, 10.10.50
11
per me a parte i primi due album (che cmq sono ok, ma molto debitori al rock dei led zeppelin) la restante discografia viaggia su livelli altissimi, incluso il sopracitato PRESTO.... La capacità dei Rush di sondare molte sonorità (vedi l'epoca ottantiana) senza cali di qualità è per me impressionate
Hard`n`Heavy
Sabato 3 Ottobre 2015, 23.33.44
10
x sandro metal TI STRA-QUOTO alla grande!!!!!!!
sandro metal
Sabato 3 Ottobre 2015, 22.15.14
9
chi parla male di questo disco si vede proprio che di prog rock o come altro volete chiamarlo non ci capisce un cazzo! questo cd è uno tra i migliori e non solo dei rush.
Testamatta ride
Sabato 3 Ottobre 2015, 14.57.15
8
@metal4ever: il povero Vapor Trails...per me basta il primo minuto di One little victory, e ancor di più l'intro di Peart a giustificarne l'acquisto
Metal4ever
Sabato 3 Ottobre 2015, 13.45.16
7
Condivido il discorso sul fatto che sia il disco meno amato dai fan. Anch'io non ritengo che sia brutto, e difatti "Superconductor" è veramente un buonissimo pezzo, a livello delle migliori tracce del loro periodo synth. Però, confrontato agli altri album, quelli precedenti e futuri (io gli preferisco di gran lunga "Vapor Trails), ne esce piuttosto maluccio. In ogni caso, è pur sempre superiore ai tanti dischi peggiori di moltissime altre band che ascolto, e ciò la dice lunga sul valore di questa immensa band, che riesce sempre a cadere a in piedi.
Nikolas
Sabato 3 Ottobre 2015, 12.51.47
6
L'unico disco dei Rush con cui ho veramente un problema.. (non a caso quando facevo recensioni della loro discografia questo non me la sono sentita); per me pochi pezzi sufficienti, molti mediocri, qualche momento terribile... giusto perché sono i Rush 65. Comunque niente di male, hanno fatto cose mostruose prima e cose ottime dopo, rimangono la mia band preferita!
Testamatta ride
Sabato 3 Ottobre 2015, 12.24.38
5
*inattaccabili non inattuabili
Testamatta ride
Sabato 3 Ottobre 2015, 12.22.58
4
La qualità compositiva e la bellezza della musica dei Rush è talmente alta, a livelli direi imbarazzanti, che anche un allbum meno ispirato come Presto in molti si sognerebbero di realizzare. Da profondo conoscitore e collezionista come fortunatamente ritengo di essere devo complimentarmi con Luca: recensione di un'onesta' e lucidità inattuabili.
therox68
Sabato 3 Ottobre 2015, 11.15.04
3
All'epoca dell'uscita questo disco mi piaceva di più di quello che razionalmente provavo: cioè mi autoconvincevo che era bellissimo solo perché erano "loro", sensazione che molti fan dei canadesi avranno provato.
Hard`n`Heavy
Sabato 3 Ottobre 2015, 11.07.54
2
''Presto'' è un album Di sostanza, caratterizzato da un grande Rock Progressive elegante & melodico VOTO: 90/100
robby
Sabato 3 Ottobre 2015, 9.20.24
1
in pratica la recensione rispecchia il mio "giudizio" su questo disco. recensione bilanciata ed obbiettiva nonostante l'essere di parte del recensore, ed io come lui amo i Rush per gli stessi ed identici motivi da lui descritti.
INFORMAZIONI
1989
Atlantic Records
Prog Rock
Tracklist
1. Show Don't Tell
2. Chain Lightning
3. The Pass
4. War Paint
5. Scars
6. Presto
7. Superconductor
8. Anagram (for Mongo)
9. Red Tide
10. Hand Over Fist
11. Available Light
Line Up
Geddy Lee (Voce, Basso)
Alex Lifeson (Chitarra)
Neil Peart (Batteria)
 
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