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Drudkh - Forgotten Legends
03/10/2015
( 1725 letture )
La pubblicazione nel 2003 di un album con le caratteristiche di Forgotten Legends avrebbe potuto rappresentare, per qualunque gruppo alle prese con l'opera prima, una seria condanna all'anonimato. Lungi dall'essere uno stilistico salto nel buio, in linea con il fermento di rinnovazione e di cambio di paradigma nel mondo dell'estremo che si respirava in tutta Europa, il debut album del nuovo moniker Drudkh (che già costituiva l'ossatura degli Hate Forest, con Thurios che contestualmente scandagliava pure le sei corde negli Astrofaes) persegue sulla scia di un solco artistico già plasmatosi per tocco dei demiurghi Burzum, Primordial e Ulver.
Liricamente, l'album si inserisce nel contesto della scena ucraina del tempo la quale, al volgere del nuovo millennio, andava spezzandosi a causa della virata ideologica verso lidi nazionalsocialisti di alcuni fra i suoi principali esponenti (quali Varggoth, Dub Buk e Lunar Onlooker), in opposizione a membri di Anthropolatri e Lucifugum, i quali immediatamente presero le distanze da tali asserzioni. Un po' come accaduto ai Kroda l'anno successivo alla loro prima pubblicazione, i Drudkh vengono allora collocati su quella sottile linea di confine tra il nazionalismo spinto, ostentato, e la convinzione della supremazia del proprio popolo sugli altri, o, per lo meno, su alcuni di essi. Il profilo di marketing assolutamente minimale del gruppo ha sempre lasciato la questione piuttosto disputata, ma provando a leggere tra le righe della oramai più che decennale carriera discografica del gruppo, risulta difficile immaginarsi Thurios e Roman Saenko poi così lontani da certe posizioni elitarie al confine con la legalità, pur se, e questo val bene sottolinearlo, nei testi del qui presente combo riferimenti alla 14esima Waffen-Granadier delle SS e simili sono assenti, mentre l'unica tensione intellettuale presente è quella verso il Romanticismo, la storia dell'Ucraina e i poeti ottocenteschi che le hanno dato identità.

L'opener è False Dawn, una fra le tracce più belle dell'intera discografia del gruppo. Gli overdrive delle chitarre accordate un tono sotto ronzano, i riff sono circolari e ritualistici e la strumentazione viene usata in chiave ambient come in Hvis Lyset Tar Oss. In questo caso, tuttavia, la proposta artistica viene diluita ulteriormente e alleggerita nell'approccio, anche grazie all'utilizzo di echo di tastiere e leggere distorsioni di chitarre acustiche che si sovrappongono a quel paio di accordi minori di quinta delle chitarre elettriche, e all"apertura" e "chiusura" delle melodie tramite pedaliere. Il melanconico growl di Thurios evoca le primigenie forze della natura, è la maestosità e la furia dei cinque elementi che si manifesta in tutta la sua indifferenza verso l'umano. Forgotten Legends viene così a costituire uno fra i primi, totali esempi di atmospheric black metal così come oggi concepito in tutti i suoi affinati elementi, dalla struttura bilanciata ed equilibratamente stratificata nel missaggio fra tutti gli strumenti, all'immutabile figura sullo sfondo della Natura che "nessun uomo e Dio fece", fino all'estrema circolarità ambient dell'esperienza musicale (i Wolves in the Throne Room devono probabilmente molto a quest'album). Di punti di contatto, invero, si potrebbe anche parlare con riferimento a certi frangenti della scena depressive di allora come Abyssic Hate o Xasthur, anche se sulla stessa linea di confine tra sottogeneri si muovono i momenti più slow-tempo dell'atmospheric black metal e quelli meno minimali e più stratificati del depressive. Emotivamente parlando, tuttavia, il canovaccio del disco non vira mai realmente verso tali cappe di oppressione.

Elemento degno di menzione nel mistico approccio alla musica dei Drudkh è un gusto melodico nelle linee di chitarra sui toni alti, capace di alterare anche la più nera strofa black tramite bridge in maggiore (vedasi la seconda Forests in Fire and Gold). Una scelta che certo li avvicina maggiormente a quanto già scritto dai Primordial, che alla scena norvegese, anche a motivo del sentore folk/epic che tinteggia i panteistici giri delle sei corde degli ucraini. Le lineari e fluide linee del quattro corde vengono anch'esse risucchiate dall'approccio piuttosto minimale e noise atmosferico del full-length pur se, soprattutto in Forests in Fire and Gold, si evidenziano come direttrici guida della composizione.
Visivamente parlando, la struttura di Forgotten Legends si dipana come un sogno. I dissonanti ed atonali vortici di delay ed echo delle chitarre che aprono Eternal Turn of the Wheel regalano sensazioni di inquieta trance, scevre da qualunque influenza post che farà poi capolino nel periodo mediano della storia del gruppo, in un'ovattata equalizzazione sonora, ove nulla è controintuitivamente lasciato al caso, ma ogni strumento è parte integrante degli stessi intrecci d'atmosfera, al servizio del medesimo fine comunicativo, con cambi di dinamica pressoché assenti. Le pelli brillano come un calzante esempio, non ritmicamente molto varie bensì intelligenti, le cui doppie casse, blast beat e rullante suonano chiari e distinti, concepiti come parti di un unico movimento.

“Every spring there's a different sky, every sunrise feels so right.
Every tree that falls in hate, every stream that swallows the day.
Every year that flows cyclelessly, every day flows so better”


Una pioggia scrosciante fa calare il sipario, dopo che richiami di uccelli nella foresta lo avevano spiegato in False Dawn, similmente a quanto avviene nel successivo Autumn Aurora, album il quale va necessariamente concepito in simbiosi col qui presente Forgotten Legends.

Il verbo tedesco dämmern significa al tempo stesso albeggiare ed imbrunire, fare buio, quindi solo l'interpretazione lessicale del contesto può dare il giusto significato al termine. Non si può trovare parola migliore per allacciarsi all'incantevole copertina del disco, tinteggiante una foresta forse in fiamme, sullo sfondo della quale non pare chiaro se la luce del giorno, della vita stia filtrando all'alba o svanendo al tramonto. Alla pari di quanto la musica dei Drudkh lasci emotivamente a metà del guado fra nostalgia e serenità.

In fin dei conti, un triste senso di bellezza è tutto ciò che permea l'album. Recuperarsi in queste prime giornate autunnali il più breve album dei Drudkh, Forgotten Legends, significa recuperarsi una splendida ode alla solitudine.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
88 su 1 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Lunedì 5 Ottobre 2015, 18.16.56
8
Uno dei miei gruppi preferiti in assoluto. Ho fatto la loro scoperta a ritroso (ero partito da Microcosmos) e li ritengo decisamente i capofila del genere back metal ambient/atmospheric che ha anche altri degnissimi rappresentanti. Qui il loro genio è stato proprio mettere assieme queste due parti che del resto mostrano una ottima simbiosi, il tutto sottolineato dagli stacchi con i suoni della natura a dare un senso di bellezza continua a tutti i brani. Un capolavoro, come molta parte della discografia degli Ucraini, Autumn Aurora su tutti. Au revoir.
andy usurper
Lunedì 5 Ottobre 2015, 17.26.39
7
Adoro questa band e tutto ciò che ha fatto Roman,vedi progetto con Neige,adoro questo album fermo restando che Autumn aurora,con la sua Glare of Autumn è irraggiungibile nel genere per tantissimi altri gruppi,il black che si fonde con una malinconia esasperata e splendente,assolutamente un capolavoro,da 99,questo un bel 80 se lo becca,pur odiando i voti nella maniera più assoluta,uno dovrebbe leggere la rece e poi farsi un idea da solo,i numeri sono per la matematica,per l'arte lasciamoli stare!Questo è il mio pensiero,non si può dare un numero ad un opera d'arte,e per me la musica è arte pura.
Doomale
Lunedì 5 Ottobre 2015, 9.41.58
6
Concordo con quasi tutti i commenti qui sotto...Bell'album che lasciava intravedere ottime idee che si sarebbero sviluppate meglio dopo. Anche io comunque apprezzo tutti i loro album...specialmente i successivi. Per me un buon 78
.:alekos:.
Lunedì 5 Ottobre 2015, 8.33.41
5
A questo pur ottimo debutto continuo a preferire Autumn Aurora, ma del resto, se non ci fosse stato questo primo passo, tutto il resto a seguire sarebbe rimasto evanescente, come la nebbia del primo mattino... Stupendo anche il più maturo e strutturato Blood in Our Wells.
Luca
Sabato 3 Ottobre 2015, 13.34.43
4
Disco assolutamente mostruoso nel senso positivo del termine.. i primi 3 lavori di questo gruppo sono capolavori, poi un leggero calo a parer mio.. ora recensioni degli hate Forest please
David De La Hoz
Sabato 3 Ottobre 2015, 10.31.59
3
Non li conoscevo, recupero subito. Grazie
Baron the Red
Sabato 3 Ottobre 2015, 10.05.17
2
D'accordo con il commento qui per il discorso stagionale...album molto bello...che allontana Saenko dallo stile Hate Forest (a proposito recensioni????😁...Non il mio preferito...ma per un semplice motivo...di loro sono tutti i miei preferiti...amo tutti i loro album nessuno escluso..ognuno ha una sua identità, anche se potrebbe sembrare il contrario ad un primo frettoloso ascolto. Il mio gruppo dell'est preferito. Grandi
Alex
Sabato 3 Ottobre 2015, 9.42.12
1
Uno degli album che in queste giornate di pioggia e depressione ascolto di più.. Stupendo (come, e forse leggermente di più, Autumn Aurora).
INFORMAZIONI
2003
Supernal Music
Black
Tracklist
1. False Dawn
2. Forests in Fire and Gold
3. Eternal Turn of the Wheel
4. Smell of Rain
Line Up
Thurios (Voce, tastiere)
Roman Saenko (Chitarre, basso)
Yuriy Sinitsky (Batteria)
 
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