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My Dying Bride - Feel the Misery
05/10/2015
( 5492 letture )
Mi accingo a scrivere questa recensione, dopo la lettura in anteprima dell’intervista rilasciata a Metallized da Aaron Stainthorpe, che presto pubblicheremo e che spero emozioni i nostri lettori almeno quanto ha commosso me che l’ho condotta.
Una conversazione di grande interesse che ha confermato, qualora ve ne fosse il dubbio, l’intatta forza e la genuinità dell’ispirazione dei My Dying Bride, che può certo aver passato fasi di minor nitore, ma che mai ha peccato di disonestà né si è piegata alle esigenze del mercato.
Dopo il prolisso, faticoso A Map of All Our Failures, sopraggiunge questa tredicesima release dal titolo essenziale e disperante, Feel the Misery. Essa ci dimostra la straordinaria vitalità di una band che trae il suo estro creativo da temi universali di grande arduità, come il dolore esistenziale e la morte, trattandoli con un’autenticità che scava fino al midollo, non risparmiando allo spirito alcun martirio, ma donandogli alfine una sorta di straziante, liberatoria consapevolezza.
Il processo catartico che usualmente si compie attraverso la fruizione di un’opera artistica, prevede che sia l’immedesimazione in essa e l’immersione negli stati emotivi che genera a produrre l’agognata liberazione. La contaminazione è dunque necessaria alla purificazione. Nella musica dei My Dying Bride, invece, la disperazione non è una palude da guadare per conseguire una sorta di rigenerazione; il dolore è semmai la più autentica dimensione dell’Umano, sconfinata ed imperante, e l’individuo nella sua assoluta solitudine può solo tentare con le sue fragili spalle di reggerne il peso, consapevole dell’inanità del suo sforzo. Facendo tuttavia appello alle sue risorse emotive, egli può giungere a sentire profondamente il tormento dell’esistere e trovare in esso la sua morbosa, definitiva alcova.
In Feel the Misery accade esattamente questo: aderendo senza filtri razionali ad un lirismo potente eppure nitido, feroce nella sua intensità, proteiforme nelle sue modulazioni, l’ascoltatore giunge ad una totale immersione nel dolore, in un hic et nunc vibratile e cangiante capace di generare una pienezza dalle tonalità cupe e melanconiche, ma anche profondamente estatica.
In Feel the Misery il sound tipico dei My Dying Bride è pienamente confermato: non c’è un’evoluzione marcata, tantomeno uno stravolgimento stilistico. Si osserva semmai un tratto più vigoroso nelle chitarre ed un suono in generale leggermente più sporco, che più di un recensore ha attribuito al ritorno in line up del primo, storico chitarrista Calvin Robertshaw. In generale, le atmosfere si fanno appena meno estenuate, più risolute e dirette e talvolta compaiono passaggi schiettamente melodici. Questo seppur lieve “snellimento” non attenua i tratti tipici del loro mood, anzi la maggiore fruibilità li rende ancor più incisivi.
Le innumerevoli declinazioni del dolore esibite in musica compongono un quadro vivido e complesso dalla raffinata stesura e dai toni saturi. Tutti gli espedienti rodati nel tempo dalla band, quali l’alternanza di parti lente e cadenzate a parti feroci, le aperture sinfoniche, i passaggi colmi di lirismo affidati alle tastiere e al violino di Shaun Macgowan, i cori, il cantato di Stainthorpe, raro gioiello di espressività e tecnica, tornano a rifulgere grazie ad un’ispirazione rinnovata, che sembra attingere in modo più diretto e con un affondo più schiettamente melodico alle proprie, carsiche fonti.
I primi due brani sono caratterizzati da un tono acre e violento: le chitarre taglienti, dure, ed il growl tormentoso descrivono perfettamente la vanità assoluta di qualsiasi forma di ribellione alla disperazione. Il resto dell’album ha un andamento più vario, sempre entro l’ambito di quel gothic doom che ha da sempre caratterizzato i My Dying Bride (come non citare, ma solo ed esclusivamente per una preferenza personale, il raffinato, decadente abbandono alla malinconia amorosa che viviamo attraverso la splendida I Almost Loved You) e che esprime, parafrasando il best seller di Peter Høeg, quel loro “senso per il dolore” così eccezionalmente fine.
Non entro in ulteriori particolari, in pedanti descrizioni delle singole tracce o in inutili tecnicismi, giacché Feel the Misery va provata sulla propria pelle, per sperimentarne l’atroce potere erosivo ed il piacere che al contempo ne scaturisce. Basti sapere che siamo di fronte ad un’altissima vetta nella produzione della Sposa Morente, appena inferiore ai grandi capolavori come Turn Loose the Swans e The Angel and the Dark River.

Nel suo Al di là del bene e del male, Nietzsche scriveva che, se guardiamo a lungo nell’abisso, anche l’abisso guarderà infine dentro di noi: con Feel the Misery entriamo nel cuore del tormento che ammorba l’intero universo fin nei suoi più reconditi anfratti e lo riconosciamo in noi, specchiandoci in esso con efferata voluttà.



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
84.89 su 29 voti [ VOTA]
Alessio
Giovedì 26 Aprile 2018, 15.18.01
33
A distanza di un paio d'anni e piu continua ad emozionarmi. Meglio del precedente. L'opener And my father left forever e la titletrack due capolavori assurdi. Dagli anni 90 ad oggi sono rimasti sempre dei grandi.
Steelminded
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 22.14.45
32
Molto deluso da questo ultimo lavoro... Alcuni pezzi sono prolissi, confusi e inspiegabilmente lunghi (1, 2, 3, e 10), altri sono senza alcun mordente (quelli più corti). L'unica che mi è sembrata valida è la title track. ma d'altro canto sono ormai sulla scena da molto e non è facile mantenersi a certi livelli specie in un genere come questo.
sans
Giovedì 11 Maggio 2017, 18.32.57
31
Premessa 1: i MDB sono il mio gruppo preferito; premessa 2: in generale, tutti i dischi dei gruppi con un sound così spiccatamente personale ai primi asscolti sembrano (a me, per lo meno) fighissimi. Quindi, alla fine, il parametro ideale oer valutare un lavoro come questo è la longevità. Ecco, io FTM lo sto ascoltando costantemente dall'uscita, e non mi stanca mai. Mio voto: 99.
Giasse
Domenica 4 Settembre 2016, 19.06.10
30
Capolavoro sotto solo a Turn Loose The Swan, The Angel And The Dark River. Sembra strano ammetterlo ma per me suona meglio di Like Gods Of The Sun e Songs Of Darkness, Words Of Light che sono 2 album che amo alla follia. Sentiti 3 pezzi dal vivo al Summer Breeze 2016: immersi negli altri capolavori le tracce di questo disco si amalgamano perfettamente. In particolare mi piacciono And My Father Left Forever, To Shiver In Empty Halls e I Almost Loved You. Geniali ancora una volta!
InvictuSteele
Giovedì 7 Gennaio 2016, 9.13.47
29
Grosso delusione, alla fine questo album l'ho ascoltato davvero poco. Tre pezzi meravigliosi (i primi tre) poi un calo evidente che si sposta su lidi troppo morbidi, belli ma che tendono a stufare e non mi invogliano a riascoltarlo più di tanto. Siamo sullo stesso livello dei due precedenti A map of our failures e For lies i sire, cioè discreto. Speravo in un grande ritorno, invece la Sposa morente non pubblicato capolavori dai tempi di Dreadful hours del 2001. Da Songs of darkness solo album buoni e nulla più. Voto definitivo: 70
the philosopher
Venerdì 20 Novembre 2015, 10.23.00
28
eh beh...De gustibus non disputandum est...album da ascoltare interamente per chi cerca di dare una sterzata alla propria vita...tipo giù da un precipizio
mario
Sabato 17 Ottobre 2015, 14.19.01
27
Le prime 3 buone, poi cala e non mi convince, lasciandosi l'amaro in bocca.Facciamo 60.
entropy
Venerdì 16 Ottobre 2015, 21.38.13
26
@marco per curiosità, hai ascoltato il disco? dal tuo commento approfondito non si capisce se ti fa schifo il genere, ti fa schifo la band, o questo disco in particolare. Ne ovviamente i motivi per cui ti fa schifo.. insomma hai fatto un intervento davvero illuminante .
marco
Giovedì 15 Ottobre 2015, 12.20.33
25
Maroonna che schifenza.
TheGodfather
Mercoledì 14 Ottobre 2015, 10.51.24
24
Struggente e stupendo, per me è tra i top dell'anno. Non noto un grosso calo nella setlist, anzi ascolto tutto il cd con attenzione e soprattutto emozione sempre elevati. Concordo con il voto del recensore.
InvictuSteele
Giovedì 8 Ottobre 2015, 10.10.55
23
Concordo con te Dorian Gray, la classe delle band che hai nominato è immensa (Virgin Steele per sempre nel mio cuore fino alla morte eheh). Non so, continuo ad ascoltare questo album e mi lascia con l'amaro in bocca, non mi piace la disposizione della scaletta, la prima metà è potente e la seconda moscia, più lo ascolto è più sento che manca qualcosa. Mi sembra che manchi di potenza ecco. I My Dying Bride rientrano tranquillamente tra le mie 6-7 band preferite in assoluto, li amo alla follia, però c'è qualcosa che non va. E poi non mi piace la produzione. Confermo il voto che avevo dato qualche giorno fa, meno di 80, forse anche 75.
DORIAN GRAY
Mercoledì 7 Ottobre 2015, 18.55.59
22
Cosa accomuna amorphis,savatage,virgin steele e katatonia ,ad esempio, con i my dying bride??LA CLASSE.sono tutti gruppi che hanno un filone diverso,ma dalle loro note escono solo esempi di classe cristallina e gusto,è la loro prerogativa.ennesima gemma autunnale del gruppo di aaron,bellissimo disco,fresco e ispirato.complimenti e obbligatoriamente mano al portafogli!
Malleus
Mercoledì 7 Ottobre 2015, 11.06.17
21
Grazie Gasta!
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 7 Ottobre 2015, 9.25.48
20
Personalmente mi sembra decisamente migliore degli ultimi due, soprattutto del pallosissimo Evinta. Concordo con la recensione e con parecchi interventi che mi hanno preceduto: le prime quattro canzoni sono veramente belle mentre poi scende di livello. Hanno (e lo ho segnalato in altri post) il difetto di essere sovraproduttivi e parecchio prolissi in molti casi (vedi Evinta). Se facessero di meno e selezionassero con più attenzione i brani, hanno indubbiamente classe da vendere. Forse il tutto è anche influenzato dai temi e dal mood delle loro canzoni, sentimenti rispettabilissimi, per carità, ma anche quelli poco sostenibili, se proiettati su tempi lunghi. Qui, comunque molto meglio, anche la copertina mi piace molto. Però pioggia, tristezza e nebbie dopo un po' tendono a stufare. Au revoir.
Gasta
Mercoledì 7 Ottobre 2015, 2.47.27
19
Per sentire la versione completa di "I Celebrate Your Skin", aggiungere "/watch?v=G0RVZBwNrz4" all'URL della homepage di youtube.
Gasta
Mercoledì 7 Ottobre 2015, 1.39.58
18
@Malleus: Non mi permette di postare link a pagine web. Fa' così: cerca su google "feel the misery master peaceville" e i primi due risultati della lista sono link al sito della Peaceville dove spiegano l'inghippo.
Ad astra
Martedì 6 Ottobre 2015, 20.49.58
17
Bello...molto bello...alcuni frangenti sono struggenti. Non a livello di altri nomi noti che quest'anno han rilasciato ma pur sempre un signor disco. Tanto di abisso!
Malleus
Martedì 6 Ottobre 2015, 20.37.34
16
Massì alla fine come progetto capisco che può anche risultare non facilissimo da digeribile, a me piace molto proprio perchè lo trovo etereo e rilassante nelle sue distensioni ampie... AMPIE, ma capisco perfettamente che potrebbe anche risultare noioso, dipende da ciò di cji hai bisogno di ascoltare, ecco tutto
Kenos
Martedì 6 Ottobre 2015, 20.21.46
15
Malleus guarda, Evinta per me aveva delle buone idee, dei momenti addirittura grandiosi, ma avrei fatto seriamente a meno di metà tracklist, o di un terzo, se contiamo anche il cd bonus di cui non salvo praticamente nulla. Fosse uscito come EP includendo solo i brani 1, 4, 5 e magari pure l'ultimo (40 minuti onesti) mi sarebbe piaciuto molto di più. Il resto l'ho trovato kitsch e insopportabile, sorry. :-|
Malleus
Martedì 6 Ottobre 2015, 19.48.15
14
Sentire un bellissimo progetto di musica classica come Evinta venir definito una sbrodolata pseudo-sperimentale fa male al cuore cristo ahahah. Poi vorrei capire l'avversione di molti nei confronti di AMOAOF, che a mio avviso è un altro disco spettacolare, benchè preceduto da due album non esattamente brillanti.. Comunque io la butto lì: Proprio in pezzi come A thorn of wisdom e I almost loved you si colgono ampiamente gli echi di Evinta.
Kenos
Martedì 6 Ottobre 2015, 19.03.07
13
Li avevo schifati con For Lies I Sire, snobbati con la sbrodolata pseudo-sperimentale di Evinta, appena tollerati con A Map of All Our Failures. Qui invece mi sembrano finalmente in forma. Certo nulla di miracoloso, l'ultimo vero discone che hanno fatto rimane Songs of Darkness: l'ho riascoltato di recente e a distanza di anni sembra aver perso ben poco del suo fascino, nonostante le mie orecchie si siano spostate su lidi ormai lontani da queste sonorità. I brani migliori mi sembrano i primi tre, in particolare To Shiver... la title track carina ma dopo un po' stanca, I Celebrate Your Skin noiosetta. I Almost Loved You sembra un seguito di For My Fallen Angel. Sto su un 70.
Malleus
Martedì 6 Ottobre 2015, 16.48.14
12
Gasta cortesemente potresti indicarmi la fonte della questione dei master?
Gasta
Martedì 6 Ottobre 2015, 16.06.38
11
Alcune note tecniche che non mi pare siano state toccate nella recensione. La Peaceville ha dichiarato che le prime stampe (CD, non vinile) hanno utilizzato un master non conclusivo, diverso dal master finale (la differenza maggiore sono nella traccia 6: all'inizio ci dovrebbero essere della campane, e verso la fine, ci dovrebbe essere un coro e altre campane, oltre alla batteria: tanti - me compreso - hanno la versione non definitiva; enorme cazzata della Peaceville). L'altra nota è sui suoni e il ritorno di Calvin: sul forum ufficiale Andrew ha dichiarato che, quando Calvin è rientrato in formazione, quasi tutte le parti di chitarra erano già scritte, e che il contributo di Calvin purtroppo è stato piuttosto marginale. Questo è quanto ha dichiarato Andrew. Per il resto, per ora il disco mi sta piacendo molto, lo trovo il più riuscito dai tempi di Songs of Darkness, Words of Light. Non a livelli stratosferici come altri loro dischi, ma una buonissima prova. L'unica pecca davvero grossa è la titletrack: una nenia noiosa, a mio avviso.
Ishgral
Martedì 6 Ottobre 2015, 13.44.01
10
Premesso che non amo molto il genere, neppure quando da ventenne giravano in cortile i milioni di cassette che ci passavamo peggio della peggior droga..conosco i MdB dall'epoca; ora ho provato a ripercorrere le tappe di allora, e devo dire questo album mi è piaciuto, ma mi trovo pienamente d'accordo con quanto detto da Salvo. Secondo me la prima è stupenda, ritornello che prende tantissimo.
ocram
Martedì 6 Ottobre 2015, 8.17.21
9
Per me è sicuramente superiore a Map, che non ho mi apprezzato fino in fondo. Partiamo già dall'artwork molto curato e dalla ricomparsa del veccho logo, che mi fece sperare ad un ritorno del vecchio stile, che in parte c'è stato. Album di una bellezza straziante, deprimente e "funereo" senza essere propriamente funeral doom. Trovo anch'io che ci sia un leggero calo nella seconda parte del disco, a parte la bellissima ballad I almost loved you in pieno stile My Dying Bride. Sicuramente inferiore ai due capolavori assoluti TAATDR e TLTS, ma si avvicina molto. Voto 80
Red Rainbow
Martedì 6 Ottobre 2015, 0.34.16
8
Grandissimo ritorno (anche se, dopo un primo impatto negativo, ho apprezzato molto anche A Map, dunque in realtà avevo rimosso eventuali segnali di un loro declino), siamo di fronte all'ennesimo miracolo della Sposa Morente proprio sulle coordinate nietzschiane a cui accenna Floriana. Forse è vero, come ha scritto Salvo, che la seconda parte cala un po', però dopo una A Cold New Curse, beh, mi sarei accontentato anche di molto meno, per tributargli comunque la lode e il bacio accademico finale...
InvictuSteele
Lunedì 5 Ottobre 2015, 23.09.47
7
Questi signori sono dei maestri assoluti. Feel the misery è sicuramente migliore dei due album precedenti (che erano comunque buoni) ed è un disco della madonna. Per metà sfiora la perfezione poi però nella seconda parte diventa troppo morbido. Sempre stupendo per carità però trovo strano che abbiano messo 3-4 ballad di seguito. Un vero peccato perché altrimenti sarebbe un capolavoro assoluto. Per ora mi fermo a 80, magari col tempo il voto salirà... Voto 80
Malleus
Lunedì 5 Ottobre 2015, 21.09.31
6
Un pelo sotto l'ultimo ma veramente un gran disco, 85
MrFreddy
Lunedì 5 Ottobre 2015, 20.21.57
5
Grandissimo disco
entropy
Lunedì 5 Ottobre 2015, 19.44.18
4
Davvero un gran disco, sotto i due capolavori citati da @enry (anche per la questione "effetto sopresa"), però davvero molto bello. Ispiratissimo, drammatico, potente in alcuni tratti, malinconico. Ci sono tutti i loro trademark al meglio. Un buon passoa vanti riseptto alle pur ottime ultime prove Voto 85
enry
Lunedì 5 Ottobre 2015, 19.09.26
3
Mi ci sto dedicando in questi giorni, molto molto bello. Dopo una manciata di prove appena discrete arriva il da me tanto atteso colpo di coda. In linea con la recensione, qui siamo sotto solo a capolavori monumentali come Turn Loose e The Angel.
Salvo
Lunedì 5 Ottobre 2015, 19.07.09
2
Il disco per me è idealmente diviso in due. Le prime quattro tracce mi hanno preso fin da subito, e più le ascolto più le apprezzo. In diversi passaggi mi ricordano The Dreadful Hours (album che amo alla follia). A questa prima parte do il voto di 90. Le altre 4 tracce non so, non mi invogliano molto all'ascolto, faccio fatica a completare l'album anche se poi alla fine trovo spunti interessanti anche in queste ultime. Voto 70 alla seconda parte. Media del disco 80.
Pacino
Lunedì 5 Ottobre 2015, 18.35.23
1
tutto molto bello, voto 86
INFORMAZIONI
2015
Peaceville Records
Gothic / Doom
Tracklist
1. And My Father Left Forever
2. To Shiver In Empty Halls
1. A Cold New Curse
2. Feel The Misery
3. A Thorn Of Wisdom
4. I Celebrate Your Skin
5. I Almost Loved You
6. Within A Sleeping Forest
Line Up
Aaron Stainthorpe (Voce)
Calvin Robertshaw (Chitarra)
Andrew Craighan (Chitarra)
Shaun Macgowan (Tastiera, violino)
Lena Abé (Basso)

Musicisti Ospiti:
Dan "Storm" Mullins (Batteria)
 
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