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W.A.S.P. - Kill.Fuck.Die.
10/10/2015
( 2913 letture )
Si scrive W.A.S.P. ma si pronuncia Blackie Lawless. Ogni volta che viene pubblicato un album della band losangelina viene infatti naturale chiedersi se avremo a che fare con un'opera concepita ancora una volta dall'unica penna del frontman o se l'apporto di musicisti esperti che in tutti questi anni hanno sempre girato attorno alla sua orbita magnetica si farà finalmente sentire in fase di composizione. Con Still Not Black Enough, sesto lavoro in studio pubblicato nel 1995, sembrava che il dubbio potesse essere dissipato, in quanto quest'ultimo avrebbe addirittura dovuto essere pubblicato alla stregua di un album solista, mantenendo relegati sullo sfondo, in qualità di ospiti speciali, i musicisti che ci avrebbero suonato sopra. Ma visti anche gli scarsi riscontri giunti in seguito a quell'uscita (possiamo dire che si tratta di uno dei punti più bassi della carriera degli W.A.S.P.? Forse, ma non tutti -per primo il sottoscritto- concorderebbero con questa affermazione), il buon Lawless decise di smuovere decisamente le acque e richiamò a sé il chitarrista Chris Holmes (il quale venne precedentemente messo da parte dallo stesso Lawless nel 1989 dopo la pubblicazione di The Headless Children), rimpiazzò il bassista Johnny Rod (con lui dal 1986) con Mike Duda (presente ancora oggi) e sistemò dietro le pelli Stet Howland (già ospite nel precedente Still Not Black Enough). Quella che si andava delineando era una line-up affidabile e costituita da ottimi elementi, ma che avrebbe resistito intatta solo altri quattro anni. Non cambiarono solamente i nomi nel nuovo album degli W.A.S.P., ma anche lo stile proposto: ad un heavy metal tutto sommato sempre molto "grezzo" e diretto, Lawless affiancò sonorità che prendevano a piene mani dall'industrial, con suoni distorti e disturbanti da lui stesso realizzati tramite l'uso dei sintetizzatori. Holmes prese parte alla scrittura dei brani e il suo apporto alla chitarra fu fondamentale, ma come sempre la vera protagonista risultò la voce carismatica ed energica del leader Blackie Lawless. Prodotto dallo stesso cantante, con l'aiuto di Mikey Davis in cabina di regia, in modo tale da valorizzare l'aggressività e la ruvidezza dei singoli brani, il settimo album degli W.A.S.P., dal titolo emblematico Kill.Fuck.Die, uscì per conto dell'etichetta inglese Castle Records il 29 aprile 1997.

La partenza è delle più toste con la traccia che dà il titolo all'album che fin da subito ci getta in faccia le sue tossine velenose: i riff sono volutamente appesantiti e la sensazione di claustrofobia è accentuata da una sezione ritmica in costante movimento. Messo ormai alle spalle un album come Still Not Black Enough, siamo finalmente tornati nel territorio più consono agli W.A.S.P., caratterizzato da suoni duri e potenti ed un'attitudine principalmente sbarazzina ed aggressiva. I paragoni tendono per forza di cose verso lavori come i primi due album e The Headless Children, una vera manna per i tanti fan della prima ora del gruppo losangelino. Ma a differenza di questi titoli, Kill.Fuck.Die risente, come già detto, dell'influenza di un genere come l'industrial e di precise scelte stilistiche non da tutti ben accolte. Sulle stesse coordinate dell'opener si muove anche Killahead, ma il risultato è assai diverso: il caos creato dal vortice sonoro di chitarre, basso, batteria e voce non lascia via di scampo e se anche le intenzioni del brano erano probabilmente proprio quelle di metterci con le spalle al muro in tal modo, l'eccessiva ripetitività di fondo potrebbe rivelarsi deleteria ai fini dell'ascolto. La pur valida accoppiata costituita da Take the Addiction e My Tortured Eyes passa un po' in sordina, mentre di tutt'altro livello risulta invece l'ottima Kill Your Pretty Face, in cui una musica quanto mai inquietante riesce a dar vita a tutte le nostre paure tanto da farci scorrere persino un brivido lungo la schiena. Grandiosa l'interpretazione vocale di Blackie Lawless, mentre un crescendo strumentale dal sapore orientale fa evolvere pian piano il brano. Proseguendo nell'ascolto del disco, troviamo Little Death (preceduta da un breve intermezzo dal titolo Fetus) che, un po' come accaduto per Killahead, non ingrana mai del tutto a causa della prevalenza del lato industrial a scapito di quello heavy. U strizza invece l'occhio a Kill Your Pretty Face, più che altro per il suo andamento cadenzato e per l'approccio vocale del frontman, che sa essere ora pacato ora rabbioso. Il tutto è impreziosito da un gradevolissimo assolo di chitarra che contribuisce ad alzare i toni del brano nella seconda metà. Wicked Love è la canzone giusta al momento giusto: un classico pezzo alla W.A.S.P., agguerrito ed incalzante, quel che serve per prepararci al gran finale. The Horror, questo il titolo del brano posto in chiusura, dall'alto dei suoi otto minuti abbondanti, è la più adeguata conclusione per un lavoro di questo tipo. Una chitarra ipnotica, lievi accenni sui piatti della batteria, che aumenta pian piano d'intensità, e un basso dal suono molto corposo introducono questo particolare estratto heavy/industrial (accostamento che suona ancora strano, ma reso naturale dalle grandi capacità compositive degli W.A.S.P.). L'intero brano sembra come il vento prima della tempesta, capace di smuovere le foglie ma non ancora in grado di sradicare interi alberi. Il culmine viene raggiunto solo nelle fasi finali, in cui i ritmi aumentano costantemente d'intensità insieme alla velocità stessa del pezzo e alla voce di Blackie Lawless. Il pezzo ha però bisogno di più ascolti per essere assimilato per bene e nonostante tutto non è paragonabile ai veri capolavori della band losangelina.

In seguito a questa pubblicazione, piuttosto criticata all'epoca per via dei forti cambiamenti stilistici che presentava, gli W.A.S.P. diedero alle stampe un doppio live album, dal titolo Double Live Assassins, e nel 1999 fecero uscire Helldorado, un disco 100% W.A.S.P., che riappacificò anche gli animi dei fan più intransigenti. A distanza di quasi due decenni, però, Kill.Fuck.Die riesce ancora a scuotere le nostre orecchie e a suonare per quello che davvero è, ovvero un buonissimo disco assolutamente da non sottovalutare. D'accordo, Blackie Lawless ci aveva abituati -forse fin troppo bene- ad altri e più alti livelli qualitativi, ma all'interno della discografia degli W.A.S.P. quest'album trova tranquillamente il suo spazio ed è sempre in grado di regalarci qualche spunto per spingerci a riascoltarlo.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
84.55 su 18 voti [ VOTA]
Dee
Sabato 3 Giugno 2017, 15.46.52
12
Pur accettando i riferimenti al timbro "industrial", non lo ritengo per nulla tale. Se lo analizziamo per bene, troviamo un riff di synth all'inizio, un po' di tappeti qua e là dai suoni più classici che NIN e una certa spinta sulla distorsione applicata alla voce, che comunque dona particolarmente a Blackie. Le chitarre sono molto dure, ma comunque di matrice più classica che groove tipo -ad esempio- Fear Factory. Personalmente, lo ritengo l'ultimo vero disco creativo della band. Helldorado è scandaloso ed infantile, di certo lontanissimo dallo sbandierato ritorno alle "origini", da Unholy Terror in poi... beh stesso disco, stessi riff, stesse melodie e... Stessa foto del 1999 di Lawless photoshoppata nel Booklet. Non aggiungiamo poi la svolta da Cristiano Rinato.
blackiesan74
Lunedì 18 Luglio 2016, 11.18.03
11
Disco che all'epoca venne snobbato e criticato; secondo me è uno dei loro album migliori. Il riff della title-track ti trapana il cervello e ti si pianta subito in testa, ma tutto il disco è in generale una bomba.
ilfrancese899
Martedì 13 Ottobre 2015, 22.30.37
10
Disco x me bellisimo proprio xk molto sperimentale x una band come i Wasp che con Crimson Idol aveva raggiunto l apice. Lo ascolto sempre assiduamente...capolavoro x interpretazione e x coraggio
ilfrancese899
Martedì 13 Ottobre 2015, 22.30.35
9
Disco x me bellisimo proprio xk molto sperimentale x una band come i Wasp che con Crimson Idol aveva raggiunto l apice. Lo ascolto sempre assiduamente...capolavoro x interpretazione e x coraggio
lux chaos
Lunedì 12 Ottobre 2015, 19.30.04
8
Col ca##o che SNBE è il peggior album dei Wasp , a mio parere è pieno di pezzi straordinari, ed anche Helldorado mi piace di brutto! Per me i peggiori e unici fiaschi totali di Blackie sono i due The Neon God, mentre questo Kill fuck die è carino ma non certo tra i migliori
InvictuSteele
Lunedì 12 Ottobre 2015, 18.03.53
7
Il mio disco preferito dei wasp, il più sperimentale, un capolavoro. L'ho snobbato per anni reputandolo un fallimento e invece lo considero il migliore album della band dopo Crimson idol e Headless children. Voto 88
mic
Domenica 11 Ottobre 2015, 13.49.02
6
Dimenticavo. Per me il vero e unico album scandaloso e ridicolo è Helldorado, altro che Still Not Black Enough
mic
Domenica 11 Ottobre 2015, 13.47.33
5
come si fa a dire che questo disco richiama i primi due lavori + the headless children? aggiungo che il Riff di "Take The Addiction" è RUBATO da Johhny Blade dei Black Sabbath. Qundo lo comprai, da metallaro con i paraorecchi, non avendo mai udito sonorità simili pensai di aver beccato una copia fallata.
metallo
Domenica 11 Ottobre 2015, 8.42.20
4
Disco che mi spiazzo' molto per le sue influenze industrial, e per le scelte stilistiche anomale per loro, e come Al ne rimasi deluso, anche io in parte rivalutato, comunque Wicked Love e The Terror, mi piacciono molto, per me 73.
Dani3121
Sabato 10 Ottobre 2015, 21.35.23
3
Ho conosciuto i Wasp con questo disco,lo ricordo con piacere.Atmosfere malsane ed un Blackie in gran spolvero.Alla fine un piacevole diversivo nella loro discografia.
Sambalzalzal
Sabato 10 Ottobre 2015, 11.55.38
2
AL@ stessa cosa qui ahahahahah rimasi spiazzatissimo e non volevo farmene una ragione. di primo acchitto l'unico pezzo che riuscivo a salvare era My Tortured Eyes, poi col tempo invece sono riuscito a apprezzarlo. Parentesi stranissima per il gruppo ma a quel periodo ricordo che Lawless era andato in fissa per la techno tedesca ultra dura e questo fu il risultato
AL
Sabato 10 Ottobre 2015, 11.48.31
1
Mi ricordo quando lo presi. Volevo lanciarlo fuori dalla finestra! Ahahah poi l'ho rivalutato in parte. Direi un 70. Kill your pretty face gran pezzo. Però in generale un album troppo caotico e industrial
INFORMAZIONI
1997
Castle Records
Heavy
Tracklist
1. Kill.Fuck.Die.
2. Take the Addiction
3. My Tortured Eyes
4. Killahead
5. Kill Your Pretty Face
6. Fetus
7. Little Death
8. U
9. Wicked Love
10. The Horror
Line Up
Blackie Lawless (Voce, Chitarra, Sintetizzatore)
Chris Holmes (Chitarra)
Mike Duda (Basso, Cori)
Stet Howland (Batteria, Cori)
 
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