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Trivium - Silence in the Snow
13/10/2015
( 4853 letture )
Tornano in studio dopo due anni di concerti in giro per il mondo, sempre sotto l’enorme egida della Roadrunner Records. Stiamo parlando dei Trivium di Matt Heafy, che quest’estate hanno portato a compimento il settimo album della loro discografia. Partiti cavalcando l’astro nascente del metal-core con i primi due album, Ember to Inferno e Ascendancy per poi iniziare la loro continua evoluzione verso un sound un po’ più catchy ed incline a fare presa su una frangia più estesa di pubblico. Esce così The Crusade, probabilmente una delle migliori prove del quartetto americano in un misto pressoché perfetto tra elementi thrashy (ed è distinto il richiamo del frontman verso i Metallica) ed il precedente sound -core. Quindi un’altra svolta, con la pubblicazione di Shogun che, se non riesce a superare i dischi precedenti a livello compositivo, sicuramente li surclassa per estro creativo e per il sound che viene ricostruito dalla band. Da qui, la discesa verso un sound sempre più commerciale, con In Waves, passando poi per Vengeance Falls sino a gettarsi tutto alle spalle e comporre il qui presente Silence in the Snow. Ebbene sì, perché alla stregua di band provenienti dallo stesso settore discografico (come Bring Me the Horizon et similaria) i Trivium cercano di cavalcare l’onda del successo con il loro lavoro più radiofonico, pur vantando un’ottima tecnica strumentale che li ha sempre contraddistinti dalle altre band metal-core.

A partire dalla copertina, si può notare come la band floridiana abbia optato per una matrice più semplicistica, senza tuttavia seguire il percorso di altre realtà inflazionate che hanno anteposto l’apparenza alla musica in sé. Qui non ci troviamo di fronte ad una brutta copia dei Trivium stessi, anzi possiamo ascoltare un’evoluzione che punta a sentieri più semplici e diretti, quasi mai scadendo nella noia o nell’inutilità compositiva. Ciò che potrebbe far storcere il naso ai puristi è la massiccia dose di post-produzione che si sente già dal primo ascolto, a rendere il disco perfettamente laccato e pronto a girare su qualsiasi piattaforma radiofonica sufficientemente hard da passare heavy metal moderno. In ogni caso, la presenza del signor Ihsahn come compositore del breve intro, è sufficiente a farci passare qualche piacevole brivido lungo la schiena. Il tema portante di questa composizione si rifletterà anche sulla successiva title-track, la cui struttura era già stata composta ai tempi di Shogun e poi esclusa visto che non rispecchiava i canoni di quell’album. Il pezzo è tirato, aggressivo e melodico al tempo stesso, capace di proiettarci nel nuovo universo costruito dai Trivium che è tutt’altro che negativo visto che è supportato da una struttura tecnico-compositiva di buon livello. In un periodo dove alcune tra le band sotto Roadrunner hanno ammorbidito il loro sound, la band di Matt Heafy non si è discostata da questo particolare cammino, ma ha mantenuto un certo rigore di fondo che li eleva, ancora una volta, tra i migliori del suddetto gruppo. Se passiamo a Blind Leading the Blind, tra un assolo esaltante e una ritmica catchy, per poi giungere a Dead and Gone, rimane l’immanente sensazione che accompagna i Trivium sin dal loro terzo album, ovvero quella tipica definizione scolastica del "suo figlio è bravissimo, ma non si applica come dovrebbe". Ebbene, la tecnica chitarristica di Matt Heafy, così come la preparazione dei compagni di band, è indiscutibile ed è superiore a musicisti ben più blasonati tra gli irriducibili amanti della musica metal; allo stesso tempo, il frontman dimostra anche di possedere una voce in clean davvero inebriante, abbandonando sia lo scream degli esordi, sia la timbrica graffiante che a molti ricordava James Hetfield. Allo stesso tempo, però, vi è da segnalare alcune cadute di stile sparse qua e là che fanno storcere un po’ il naso, come nel caso di The Ghost That’s Haunting You che è palesemente ispirata a Stay in Shadow dei Finger Eleven. Altro elemento che, nel caso in cui non venga apprezzato già dall’inizio, comprometterà la possibilità di godersi il disco, è la scelta di usare esclusivamente clean vocals. Certo, la musica si ammorbidisce e la personalizzazione aumenta e, questo, in una band fin troppo matura da cui ormai non ci si aspetta più il capolavoro, è un risultato più che soddisfacente; tuttavia la presenza di qualche sfumatura growl o scream avrebbe senza dubbio inflazionato il disco anche nei confronti dei fan storici della band, staccando un po’ da linee vocali ben intonate ed apprezzabili, ma a tratti anche mosce. Se consideriamo i refrain Pull Me from the Void o gli assoli melodici del calibro di Rise Above the Tides, possiamo comprendere quanto essi siano manna dal cielo per tutti gli amanti dell’heavy melodico che sta tornando a calcare le scene e, al contempo, bersagli di infinite lamentele da parte di coloro che non hanno mai apprezzato la band di Orlando e tutta la frangia musicale che essi rappresentano. In ogni caso, le principali influenze che si possono identificare lungo il disco spaziano dall’heavy classico come Dio o Judas Priest, allungandosi anche per qualche influenza più inattesa come gli Alice in Chains (in Beneath the Sun), così da fare di Silence in the Snow un disco all’apparenza molto semplice e lineare, ma al tempo stesso, se ci prendiamo la briga di scavare un po’ più a fondo, molto curato.

Sono passati ormai un bel po’ di anni da quando i Trivium potevano essere considerati "il futuro del metal". Nonostante la giovane età del frontman Matt Heafy che non ancora entrato nel suo quarto decennio di vita, già si trova con sedici anni di carriera alle spalle e sette album, uno diverso dall’altro, il che non è sempre un difetto. Da Shogun in avanti, i Trivium hanno cessato di rappresentare il potenziale futuro del metal, accontentandosi di essere una band dal tasso tecnico invidiabile, ma che non ha mai ricercato il vero salto di qualità compositivo, quello che permette di buttare un disco che spacca il mercato, rivoluzionandolo una volta per tutte e creando un seguito ben specifico per la band. Infatti, ciò che più manca al gruppo di Orlando è la capacità di tirare la zampata finale, il colpaccio che rende capolavori gli album ottimi e più che buoni quelli che fanno un po’ storcere il naso nella loro evoluzione. Stringendo un po’ con le parole, Silence in the Snow è un disco onorevolissimo, che si lascia ascoltare con piacere dagli amanti della musica heavy metal più orecchiabile, quello caratterizzato da clean vocals d’effetto ed assoli fulminanti, pur strizzando l’occhio in moltissimi frangenti agli standard radiofonici. Probabilmente, chi ha apprezzato gli ultimi due lavori della band, si troverà ad apprezzare ulteriormente quest’ultima fatica, anche se al primo ascolto ci si potrebbe trovare spaesati. In ogni caso, rimanendo ben lontani dai fasti di The Crusade e Shogun, questo disco si pone in parallelo alle ultime due uscite, probabilmente superiore a Vengeance Falls e paritario ad In Waves, sebbene le preferenze tra questi ultimi due album saranno un valore esclusivamente personale, viste le diverse sfaccettature che i nostri hanno inserito nel loro sound ad ogni pubblicazione. Concludendo, Silence in the Snow è consigliato a tutti gli amanti della band, a coloro che apprezzano il sound più semplicistico ma senza mai peccare di tecnica strumentale e ad arrangiamenti radiofonici pressoché perfetti. Chi si aspettava il fatidico salto di qualità, deve mettersi ancora una volta il cuore in pace. Probabilmente non avverrà mai. I Trivium non saranno mai una band di livello assoluto, né sforneranno un capolavoro degno di questo nome, ma il loro lavoro lo sanno fare bene e, soprattutto, hanno saputo dimostrare con questo ultimo lavoro che la qualità di un disco è indipendente dalla moda, dal vestiario, dalla capigliatura, dalla frangia di pubblico o dallo stile del cantato che vi viene impresso. Ci troviamo di fronte ancora una volta ad una band che potrebbe assurgere a valutazioni stellari, ma si limita a svolgere il compitino, senza mai scadere nel degrado più totale, ma nemmeno elevandosi al di sopra della media delle heavy metal band odierne. In ogni caso, musica radiofonica o no, se non si scimmiottano palesemente altri artisti e si mantiene una certa dignità strumentale lungo tutta la registrazione, basandosi anche su arrangiamenti certosini e alcuni spunti molto più che interessanti, la valutazione finale non può che essere positiva.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
65.26 su 38 voti [ VOTA]
Acasualdjentleman
Martedì 5 Settembre 2017, 10.59.04
23
Da album come shogun a sta cagata abnorme, se copi i breaking benjamin che fanno post grunge, allora vuol dire che avete raschiato il fondo del barile d'idee.
All I Was
Mercoledì 26 Aprile 2017, 0.52.17
22
Dopo anni che è uscito questo disco ho avuto il tempo per digerirlo per bene arrivando alla seguente conclusione: il concept del disco potrebbe essere anche interessante (soprattutto liricamente) come potrebbe essere interessante anche la nuova direzione "cantautorale" intrapresa dalla band (pezzi come Until the World Goes Cold sembrano essere stati pensati più per delle sessioni acustiche che per delle performance metal), il problema di fondo cmq è la fottuta produzione di MERDA fatta nel disco. Basso INESISTENTE, chitarre PIATTISSIME (sembra di sentire chitarre campionate), parti di batteria campionata (e ci sta, nn sono contro la tecnologia) ma prodotte di MERDA, parti di batteria ULTRA-STRA-RIPETITIVE, i cambi sono sempre uguali, l'attaccatura sui riff è praticamente INESISTENTE anche con chitarre a 7 corde (il riff iniziale della titletrack ne è una prova, il piattume e la MEGA compressione della produzione nn fa distinguere una nota dall'altra), la tecnica è ridotta a zero in favore di una semplicità applicativa per le linee vocali...lasciando perdere le stronzate del "vergogna nn sono più metal" il problema è che questo disco è INASCOLTABILE se si elimina le parti vocali. Peccato perchè poteva essere qualcosa di carino.
Boy Craft
Domenica 12 Giugno 2016, 19.44.34
21
Compreso l impegno. I concerti sembrano una cosa tanto per fare. P.S scusate ma ci sono cose che mi ricordo dopo il commento precedente😅
Boy Craft
Domenica 12 Giugno 2016, 19.39.36
20
Dico che shogun , the crusade, ascendacy e ember to inferno mi hanno emozionato tantissimo mentre in waves e vengeance falls, tranne qualche pezzo incredibile, erano semplicemente ascoltabili , mentre silence in the snow è il degrado , il segno che questa band sta diventando semplice come le altre senza quella differenza che li distingueva tra tutte le altre che ascolto. Voto 35 solo per qualche parte con la chitarra
Boy Craft
Domenica 12 Giugno 2016, 19.22.45
19
Io sento i trivium da mezzo anno e non ho ancora sentito alcune canzoni. Vengeance falls e in waves mi sono piaciuti nonostante le differenze con shogun e the crusade ma silence in the snow, parlando con decenza, non rappresenta le qualità che possono dimostrare di avere i trivium
Maurone
Lunedì 7 Dicembre 2015, 15.08.24
18
Fare Shogun parte 2 al posto di questo?
Andrea
Giovedì 5 Novembre 2015, 15.26.17
17
I tagli di produzione sono ridicoli...le canzoni prive di mordente...gli assoli per nulla ispirati ed i riff sembrano tutti uguali per 3/4 di disco... 39/100
AL
Giovedì 22 Ottobre 2015, 9.17.34
16
ascoltato ma come per In Waves sono arrivato alla fine del cd con grosse difficoltà. mi sembra un riciclo continuo delle solite idee. mi sono riascoltato Shogun e il confronto è impietoso... proverò a riascoltare questo per vedere se riesco a trovare qualcosa di buono. per ora siamo nell'insufficienza. anche a me sembra scritto e suonato per motivi contrattuali, è senza carica, senza la cattiveria giusta...
Numbered Days
Martedì 20 Ottobre 2015, 15.08.49
15
@ObeYM86 io infatti parlavo degli album precedenti! Ammetto che pure qui ci sta del buono, lo ascoltato a fondo e effettivamente dalla prima impressione sembra un album privo di mordente e con un riciclo continuo di idee, approfondendo devo invece dire che ci sono delle buone sfaccettature nel songwriting, come sottolineato in ogni caso molto semplice soprattutto in confronto ad altri loro album. E sicuramente ci sono alcuni pezzi sotto tono come quella che hai nominate te!
Metal Shock
Martedì 20 Ottobre 2015, 5.18.45
14
Dopo The crusade e soprattutto Shoghun pensavo che i Trivium facessero quel salto di qualita` per diventare una grande band, ma purtroppo sono andati sempre peggio e questo album e` veramente imbarazzante. Al di la dell`uso solo della voce pulita di Matt (fin troppo melodica, senza un minimo di aggressivita`), sono proprio le canzoni ad essere scarse. Dopo due ascolti non mi e` rimasto niente in testa, non un guizzo, niente. Forse Matt dovrebbe focalizzare meglio le sue idee e convogliarle su poche ma buone canzoni, le capacita` le ha.
ObeYM86
Lunedì 19 Ottobre 2015, 11.01.14
13
@Numbered Days se non è banale questo,è la fiera delle banalità,sopratutto nelle linee vocali.Una band senza identità che cerca il successo a tutti i costi,si sente lontano un miglio che la loro proposta non è la manifestazione di un espressione artistica ma qualcosa di costruito a tavolino,basta sentire i chorus che richiamano di continuo il titolo del pezzo per farlo memorizzare.si salva solo Blind leading the blind...the thing that's killing me invece ti uccide sul serio,mammamia che schifezza.Voto 50
Numbered Days
Lunedì 19 Ottobre 2015, 1.09.40
12
Li ascolto dagli inizi, mai pensato fossero il futuro del metal, semplicemente si tratta di un ottima band di metal moderno, godibilissima dal punto di vista del songwriting, sicuramente derivativo ma mai banale, ovviamente ascendency e shogun insuperabili e direi generalmente due tra i migliori album metal del nuovo millennio, qui abbiamo una maturazione del sound, che diventa più semplice e diretto, sicuramente molto commerciale ma in cui si nota la cura al dettaglio, alla fin fine disco che ho apprezzato, una band se non ha più niente da dire in un determinato genere deve evolversi, ed è quello che hanno fatto i Trivium, potevano fare meglio, viste le capacità, ma qui c'eè un buon Heavy, voto 73
lux chaos
Venerdì 16 Ottobre 2015, 20.51.26
11
Li ho amati con i primi 3 album (soprattutto Ascendancy e Shogun), li ho trovati ancora interessanti con In Waves, li ho supportati anche col discreto In vengeance falls....ma ora basta...per me sto disco è una cacatina di piccione inoffensiva, e la voce di Matt, cazzo, la preferivo mille volte quando non studiava ....questo timbrino pulito educato lo rende molto simile a tutto il metallino che va di moda ora...boh, gran peccato...che palle, mosci
Il Teo
Venerdì 16 Ottobre 2015, 10.32.55
10
Matt Heafy non è ancora entrato nel 3° decennio di vita credo..
Monky
Giovedì 15 Ottobre 2015, 19.36.04
9
Corretto, grazie della segnalazione
TheGodfather
Giovedì 15 Ottobre 2015, 17.27.42
8
ps, per il recensore: d'accordo che è giovane, ma Heafy ha 29 anni, non 19. Per cui il decennio della sua vita nel quale si appresta a entrare è il quarto, non il terzo..
The Godfather
Giovedì 15 Ottobre 2015, 10.45.08
7
Ennesimo lavoro senza infamia e senza lode... l'ascolto è piacevole e fila via senza intoppi, ma le emozioni sono davvero ridotte all'osso. I tempi di "Crusade" e "Shogun" purtroppo sembrano lontanissimi e non si capisce davvero come una band così giovane e promettente possa aver perso l'ispirazione così presto. Peccato... voto 65
metalraw
Mercoledì 14 Ottobre 2015, 15.44.35
6
Monky dici bene. Silence è un lavoro ben congegnato. Diverso da tutti gli altri, come d'altronde è di consuetudine in casa-Trivium.
Maurizio
Mercoledì 14 Ottobre 2015, 12.24.00
5
a me piace, e il fatto di non usare più voci estreme per me è un pregio. Apparentemente semplice, da non sottovalutare, voto 78
Mr.Darcy
Mercoledì 14 Ottobre 2015, 7.39.49
4
Lo sto ascoltando in questi giorni e trovo la recensione davvero ben fatta. Un disco che sembra molto semplice ma che se si ascolta con più attenzione rivela un sacco di buone ispirazioni (tra cui anche punk). Non giudico ancora ma a me pare un buon album, non sui livelli di shogun ma indeubbiamente sopra al precedente.
manaroth85
Martedì 13 Ottobre 2015, 22.18.03
3
Mi ricordo all uscita di crusade che parlavano dei nuovi metallica. Salvatori del metal. Giovani promettenti.. Shogun era un capolavoro sembrava fatta.. Ma.. In waves fu una delusione.. Poi più seguiti.. Questo devo sentirlo dal vivo cmq sono dei grandi non si può negare..
Followthecheater
Martedì 13 Ottobre 2015, 21.21.29
2
Sono più cariche le canzoni di Giorgio Vanni... Vabbe ragazzi, è un gruppo finito... Almeno ci hanno regalato 2/3 album notevoli all'inizio... Poi ovviamente si sono venduti il culo... RIP TRIVIUM
Christian
Martedì 13 Ottobre 2015, 19.46.21
1
Blando come pochi questo disco (tranne per qualche canzone)
INFORMAZIONI
2015
Roadrunner Records
Heavy
Tracklist
1. Snøfall
2. Silence in the Snow
3. Blind Leading the Blind
4. Dead and Gone
5. The Ghost that’s Haunting You
6. Pull Me from the Void
7. Until the World Goes Cold
8. Rise Above the Tides
9. The Thing that’s Killing Me
10. Beneath the Sun
11. Breathe in the Flames
Line Up
Matt Heafy (Voce, Chitarra)
Corey Beaulieu (Chitarra)
Paolo Gregoletto (Basso)
Mat Madiro (Batteria)

MUSICISTI OSPITI
Ihsahn (Composizione in traccia 1)
 
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