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Be the Wolf - Imago
17/10/2015
( 1304 letture )
Power trio proveniente da Torino i Be The Wolf si formano nel Settembre 2011 e pubblicano questo autunno, con l’etichetta Scarlet Records, l’album d’esordio dal titolo Imago, che porta inaspettatamente una ventata d’aria fresca nel panorama rock italiano, forse da un po’ di tempo abbastanza statico in questo segmento di mercato. La proposta musicale della band, infatti, è melodica ma aggressiva in giusta proporzione: pop rock, nel puro senso di commerciale, da un lato, ed hard rock americano dall’altro; il riferimento all’ americanità del sound non è un caso, perché la miscela che fuoriesce da questi dieci brani può ricordare l’odierna scena d’oltreoceano, quasi californiana ma con alcune tinte british ed anni settanta.

I Be The Wolf sanno certamente dove colpire e come fare buona musica, ma danno inoltre quella dose di eccentricità alla propria composizione che può farli oscillare in più sezioni del mercato attuale, un po’ come fu per Muse ed Incubus, giusto per citare nomi più altisonanti; esemplificative di questo carattere sono l’opener Si(n)gs, dove il cantante Federico Mondelli non perde tempo per sfoggiare le proprie capacità vocali, o la diretta The Comedian. Interessante a questo proposito la traccia The Fall dove un superfluo e leggero vocalizzo iniziale alla Maroon5 diventa uno dei catch più riusciti, anche come pre-ritornello ed accompagnamento. Jungle Julia e Chameleon ci riportano coi piedi per terra ad un hard rock più semplice, ma ben composto e ben posizionato nella scaletta. L’attenzione viene catturata nuovamente dall’intro con schiocchi di dita di 24, forse il brano più pop del trio, o comunque tra i più leggeri insieme a The House of the Dead Snow, in questo caso brano pregno di tinte blueseggianti che apre la strada alla conclusiva One Man Wolfpack, dalla band definita come la loro traccia più rappresentativa perché riassuntiva della loro filosofia dove l’individuo, o lupo nel loro caso, è un branco da un solo elemento; ottima conclusione del lavoro ad ogni modo, brano potente con un lungo ritornello che promette di far scuotere la testa e i fianchi, una volta sotto palco. Ad essere onesti, il tutto piace, convince e tira, ma in certi momenti rimane leggermente indietro rispetto alle capacità dimostrate in altri momenti che finiscono comunque molto rapidamente con un album che non arriva ai 35 minuti totali. Apprezzo gli eccessi stile Muse, apprezzo quando suona diretto e con pochi fronzoli, anche un po’ retrò; che in certi momenti sembri un buon compromesso tra Richie Kotzen e Le Vibrazioni, giusto per citare qualche collega in patria, o ancora di come trovi spazio il doppio pedale in un brano dall’ introduzione quasi country come Dust in Hoffman; ma non amo troppo quell’ aria cool/commerciale che traspare, volutamente o meno, dalla proposta musicale; per la quale sono certo che questi ragazzi saranno una gran fonte di hit per le generazioni più giovani.

Non mi si fraintenda, apprezzo questo Imago nella sua interezza e compattezza, compresa la copertina grafica così particolare, solamente spero che in futuro ci diano prova di saper essere ancora più incazzati quando serve. Ad ogni modo l’album suona a dovere, i membri sono ben amalgamati e chiaramente talentuosi sullo strumentale e la composizione; contando che il lavoro in studio è stato affidato ad Andrea Fusini, che già lavorò con band nostrane ben più dure, come Ready, Set, Fall o Upon This Downing, non ci meravigliamo che impatti con forza dove serve, ora resta la curiosità di sentire se dal vivo la promessa di spaccare altrettanto bene sarà mantenuta, o per ascoltare la versione in acustico di The End of Heartache dei Killswitch Engage, inclusa come bonus track nella versione giapponese, ma questa è una chicca per gli appassionati di un altro genere…



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
88.8 su 10 voti [ VOTA]
Raven
Martedì 21 Giugno 2016, 10.44.05
3
Mettetevi d'accordo
lucy
Martedì 21 Giugno 2016, 10.07.35
2
ho sentito due canzoni, ma non si recensiva metal qui? questo è pop
Satyrella
Lunedì 19 Ottobre 2015, 11.22.48
1
Nonostante tutti i pregi elencati, perché il voto così basso? Perché non sono abbastanza "incazzati"? E da quando essere catchy è una cosa negativa?
INFORMAZIONI
2015
Scarlet Records
Alternative Rock
Tracklist
1. Si(g)ns
2. Chameleon
3. The Fall
4. Jungle Julia
5. 24
6. The Comedian
7. Florinda’s Murderer
8. Dust in Hoffman
9. The House of the Dead Snow
10. One Man Wolfpack
Line Up
Federico Mondelli (Voce, Chitarra)
Marco Verdone (Basso)
Paul Canetti (Batteria)
 
RECENSIONI
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