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Antimatter - The Judas Table
22/10/2015
( 3362 letture )
Lo confesso, avevo grandi aspettative sulla nuova release degli Antimatter. Senza andare troppo lontano nel tempo fino a spingermi ai gloriosi tempi della collaborazione tra Mick Moss e Duncan Patterson, avevo apprezzato molto Fear of a Unique Identity, per come la sua ricercatezza e la densità emotiva si incastonavano nella nitida linearità della composizione. Non mi aveva stupito il fatto che per maturarne i lineamenti così unici fossero dovuti trascorrere ben cinque anni da Leaving Eden, il primo, splendido lavoro capitanato dal solo Moss che ancora risentiva, seppur parzialmente, delle suggestioni dark e delle atmosfere algide dell’era Patterson.

The Judas Table ha richiesto numerosi ascolti per essere metabolizzato, non tanto per la necessità di districarmi in un percorso ostico o forzoso, quanto per apprezzare a fondo la raffinata varietà degli arrangiamenti e la bellezza delicata e dolente delle melodie. Un’immersione lenta e reiterata in un universo musicale che non si dischiude in modo immediato, nonostante l’evidenza melodica delle song, che necessita di tempo ed attenzione concentrata per farsi sempre più avvolgente e totalizzante.
Il titolo dell’album è eloquente: il tradimento ne è il leitmotiv, esplorato nelle sue varie espressioni e fin nelle più intime pieghe, proprio come ci si aspetta da un gruppo che non ha mai voluto rimanere in superficie. La voce calda e vibratile di Moss sembra nata per descrivere, in perfetta sintonia con la musica, il doloroso senso di abbandono che si prova in tali, ardui frangenti. Questo il mood principale che le song emanano, la cui trama sonora rarefatta ma sempre emotivamente pregnante è affidata a pochi strumenti: una chitarra acustica foriera di un disarmante struggimento ed una batteria, sempre frugale e misurata nel suo incedere, impreziosite talora dal canto del violino e da inserti elettronici che mostrano una serica finezza. La voce femminile che dialoga con quella di Mick Moss e gli sporadici cori che giungono a punte di lirismo assoluto impediscono alla pur eccezionale interpretazione del singer di farsi totalizzante, dispotica.
Non mancano certo brani costituiti da una materia più aspra, come ad esempio Killer o Stillborn Empires, nei quali la chitarra elettrica si fa portavoce di una rabbia autodistruttiva, che sempre implode in un gemito lacerante.
Vi sono naturalmente episodi più ispirati di altri ed in questi ultimi si ha forse il primo sentore di una monotonia di fondo: come a dire che laddove la struttura compositiva manca di élan vital, il cantato di Moss si fa più soffocante. Ma questa impressione, pur nella sua verità, non lede il pregio di un disco che respira ancora a pieni polmoni l’aria rarefatta e pura delle grandi altezze.
In The Judas Table la musica degli Antimatter continua a sprigionare la sua immane forza evocativa, donandoci un album magari non miracoloso ma che non delude neppure in minima parte le aspettative che tutti noi fan abbiamo nutrito in questi anni di attesa.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
93.5 su 10 voti [ VOTA]
Awake
Mercoledì 28 Ottobre 2015, 1.04.23
8
Ho ascoltato solo una volta il pezzo di apertura e mi sembra buono, approfondirò sicuramente anche perché ho amato tantissimo Lights Out, un album che mi è entrato dentro in modo indelebile.
Canyon
Martedì 27 Ottobre 2015, 15.20.42
7
Concordo che ci vuole qualche ascolto prima di riuscire ad apprezzare le sensazioni che ciascun singolo pezzo riesce a trasmettere. E questa voce, sempre struggentemente unica....
AdeL
Lunedì 26 Ottobre 2015, 0.29.08
6
Ci sono persone autenticamente sensibili e straordinarie che riescono a trasferire emozioni intense nelle loro opere trasformandole in Arte. Gli Antimatter creano Arte.
Lo Struzzo
Venerdì 23 Ottobre 2015, 14.22.13
5
OHHHH gli Antimatter! Gli avevo colpevolmente persi di vista...rimedierò!
entropy
Giovedì 22 Ottobre 2015, 22.51.50
4
Anche per me leaving eden e stato il loro apice. Condivido la recensione, sia numericamente, sia perché anche secondo me si cominciano a intravedere delle tracce di "stanchezza" nei pezzi meno ispirati, ma cmq siamo ancora davanti ad un ottimo album
Red Rainbow
Giovedì 22 Ottobre 2015, 21.57.46
3
Album stupendo, ormai ho finito gli aggettivi per descrivere la magia che ad ogni uscita Mick riesce a sprigionare. Anche stavolta si viene travolti dall'apparente semplicità delle strutture e ci si trova immersi in un universo di riflessi e sfumature che coinvolge e commuove. Dal "minimalismo cantautorale" di Comrades agli accenni muscolari di Killer c'è un'intera tavolozza di ispirazioni che scorre sottopelle, in barba alle accuse di monotonia che alcuni continuano a levare contro questo finissimo cesellatore di emozioni. Vero, c'è qualche passaggio a vuoto (non ho apprezzato granchè la scelta di Stillborn come brano-traino da premiare con un video e Hole scorre via un po' insipida) ma poi ti piomba tra capo e collo una doppietta come Can of Worms/Integrity e si riprende quota... divinamente
mnx
Giovedì 22 Ottobre 2015, 18.07.47
2
Disco veramente ottimo, direi più o meno sui livelli del precedente (Leaving Eden rimane irraggiungibile). Moss non sbaglia un colpo e continua a regalare emozioni forti. Sull'assolo di Comrades, ad esempio, credo sia impossibile non avere i brividi. Voto: 85
ocram
Giovedì 22 Ottobre 2015, 17.28.40
1
gran bel disco e poi la voce di mick è straordinaria.
INFORMAZIONI
2015
Prophecy Records
Alternative Rock
Tracklist
1. Black Eyed Man
2. Killer
3. Comrades
4. Stillborn Empires
5. Little Piggy
6. Hole
7. Can of Worms
8. Integrity
9. The Judas Table
10. Goodbye
Line Up
Mick Moss (Voce, chitarre)
Jenny O'Connor (Voce)
Rachel Brewster (Violino)
Ste Hughes (Basso)
Liam Edwards (Batteria)
 
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