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Parkway Drive - Ire
23/10/2015
( 2933 letture )
Mi è sempre piuttosto complesso approcciarmi ad album come Ire: quando un gruppo lascia le sonorità che da sempre l'hanno caratterizzato, arrivando a lidi piuttosto distanti, la questione diventa delicata.
Delicata e spinosa, perché l'ascolto sarà di due tipologie: l'ascolto entusiasta del fan pronto ad accogliere il proprio gruppo in una veste diversa e l'ascolto sdegnato di chi si sente tradito.
Cercherò di affrontare la recensione nel modo più oggettivo possibile, valutando l'album come prodotto a se stante e solo strizzando l'occhio al suo passato -e per giusto rigor di cronaca.
Ireè il quinto album in studio del gruppo australiano Parkway Drive.
La stessa band in un'intervista definisce il rilascio come un cambiamento di stile, un allontanamento dal loro caratteristico metalcore: hanno lasciato che queste nuove influenze heavy metal, queste idee così lontane dal loro sound prendessero una forma precisa, si palesassero nella loro interezza, hanno fatto sì che tutto l'album formasse un concetto intorno al nuovo sound, anziché schiacciare queste nuove melodie nella preesistente formula.
È una scelta pensata la loro, non la soddisfazione di un capriccio né l'esecuzione di un istinto: lo stesso McCall, frontman dei Parkway Drive, si è interrogato sull'annosa questione del portare avanti ostinatamente lo stesso sound per anni: fino a che punto l'ascoltatore è disposto a seguIresempre le stesse voci, gli stessi passaggi, lo stesso groove che suona come il precedente lavoro?
Da queste riflessioni nasce Ire, un album che scioglie i legami dei Parkway Drive con il metalcore: i suoni sono più rallentati, l'anima metal che lo contraddistingue è più decisa, più autentica, le intenzioni più ambiziose.
Ogni elemento suona ad alti livelli, il sound tipicamente heavy metal è invitante. Sebbene si evidenzino spazi in cui è ancora visibile la possibilità di evolversi ulteriormente e maturare (innegabili i transiti ordinari, alcuni movimenti scontati, altri passi piuttosto insipidi) questo è un prodotto valido, dinamico, un album orecchiabile, con un forte potenziale di riuscita.
No, non è un album di trionfo (per le debolezze di cui sopra) né tanto meno ci si trova di fronte a un ascolto formativo: è un album corposo, consapevole, che al di là del passato metalcore sul quale è cresciuto il gruppo, riesce a sostenere senza sforzi il peso della saturazione del mondo metal.
Le chitarre suonano riff semplici ma efficaci: i passaggi sono contenuti in esecuzioni pulite, senza sfarzi, senza eccessi, effettuati con equilibrio e ben armonizzati.
Un'ottima simmetria strumentistica è definita dal basso, che amplifica il lavoro delle chitarre confermandosi parte integrante della corrispondenza tra gli strumenti: il suono è ben udibile, mai sepolto né pasticciato.
Stessa cosa mi trovo a dire per la batteria: il suono è pieno e colma l'intero patchwork; i tamburi trattengono le onde senza disperderle, evitando così suoni secchi e disturbanti: il drumming è ben legato, lavorato con il giusto mestiere.
La voce di McCall, per chi già la conoscesse, non delude nemmeno in questo album tanto distante dal loro classico sound: scorre senza grumi né difficoltà tra ringhi rabbiosi e vocalizzi caustici, transiti sussurrati e domini più levigati; la ferocia vocale si contrappone al quadro armonico descritto dalle chitarre: si crea uno strano effetto, che intensifica i risultati di impatto del rilascio.
Il vocalism contribuisce a consolidare la resa sonora e a restituire maggiore rilievo alle tematiche: la forza delle grida veste perfettamente i quadri cantati nelle liriche: la rabbia, la ribellione per un mondo che non cambia, la politica, anime schiavizzate dalla società.
È racchiuso tutto questo nei brani di Ire, release dal montaggio impeccabile: i suoni sono ben tarati, densi. Ne è creato un impianto compatto sul quale la voce di McCall trova ampio respiro per esprimersi liberamente. L'arrangiamento è tanto melodico quanto potente, ci si chiede chi sia il produttore, artefice di questo nuovo sound: i Parkway Drive non sono intenzionati a rivelarne il nome, "non riuscirete mai a indovinare di chi si tratta", dicono "vogliamo solo che i nostri fan si concentrino su questa nuova musica e ci valutino per questo suono diverso che abbiamo deciso di produrre".
E per onestà di recensione, volendo raffrontarsi ai precedenti lavori:
questo nuovo full-length punta a qualcosa di diverso (più grande?) rispetto ai precedenti lavori, una proiezione più artistica e audace finora mai rilasciata dai Parkway Drive. Se fino ad oggi si sono palesati come una delle realtà più influenti della scena metalcore, da questo lavoro vogliono affermarsi anche in sound da loro non ancora esplorati.
Quest'evoluzione segna la svolta della loro carriera: dieci anni dopo il loro primo rilascio, gli stessi ritengono questo album come una giuntura necessaria con il passato, un cambiamento essenziale per quanto coraggioso (molti fan considereranno questo lavoro come un fallimento professionale, una mossa scorretta nei confronti della loro dedizione).
Ireè la sfida più grande dei Parkway Drive, un cambio di rotta di cui ancora non si conosce la destinazione finale.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
71.81 su 16 voti [ VOTA]
earthformer
Giovedì 7 Giugno 2018, 23.22.41
6
@metal shock, ti dico che gli august burns red sono 10 volte più coerenti dei parkway drive, invece di cambiare genere perchè si vergognavano, hanno stratificato la loro formula con elementi vicini al prog(found in far away places è un mostro di progressive/melodic metalcore), rimodellandola sempre album dopo album. i parkway con i primi 3 album hanno fatto scuola ad un intero genere, ora sono solo la caricatura di loro stessi. potrei citarti anche band uscite ultimamente come i wage war che fanno una commistione di nu metal, metalcore e djent, e stanno spaccando un intera scena. o band come i forevermore, che passati da una fase un po banale agli inizii ora con l'album integral hanno creato un mostro di progressive metalcore che se li mangia gli ultimi parkway, o anche stillword degli invent, animate, un altra sassata di progressive/melodic metalcore.
Metal Shock
Giovedì 7 Giugno 2018, 20.25.55
5
Fino a qualche giorno fa questa band la conoscevo solo di nome e genere, metalcore, ma come tante altre dello stesso suono non l'avevo mai preso in considerazione. Poi ho ascoltato Ire, e subito mi è piaciuto tantissimo: partendo dal metalcore originario la band ha iniziato un percorso che la porta ad esplorare nuovi territori e nuovo sound proponendo un disco convincente che si lascia ascoltare benissimo. Promossi in pieno. Vorrei poi ritornare su una frase della recensione: lo stesso McCall, frontman dei Parkway Drive, si è interrogato sull'annosa questione del portare avanti ostinatamente lo stesso sound per anni: fino a che punto l'ascoltatore è disposto a seguire sempre le stesse voci, gli stessi passaggi, lo stesso groove che suona come il precedente lavoro? Ecco questo passaggio spiega benissimo cosa rappresenta per me la maggior parte del metalcore e perché non è mai arrivato chissà dove: il continuo ripetersi degli stessi riff, passaggi, vocals, soluzioni, disco dopo disco pietà ad una ripetizione che proprio non giova al genere. E difatti il loro nuovo album è ancor meglio.
Silvia
Giovedì 15 Febbraio 2018, 11.32.38
4
Molto bella la recensione e concordo con la chiusura, da qui non si puo’ prevedere che direzione prenderanno, ci sono aperture che mi ricordano addirittura i P.O.D. (sara’ la voce pulita in certe frasi? O i tempi rallentati?) come ad esempio in Crushed che risulta piuttosto cadenzata o in certe parti di Dedicated. La sensazione quindi è quella di un album di transizione, difficile da spiegare... L’anthem Vice Grip poi è davvero inaspettato x il loro stile pero’ devo dire che questo album (comunque aggressivo e suonato alla grande) si fa ascoltare con grande piacere se ci si dimentica di etichette e affini . Notevole anche il vibe positivo x un gruppo di solito molto cupo... Insomma non mi stupisce che in Australia abbiano fatto il botto in classifica e credo che sia tutto meritatissimo! Bella anche la produzione
ledb
Venerdì 30 Ottobre 2015, 21.32.54
3
Ricordo di una recente intervista nella quale McCall diceva che ultimamente gli era capitato di cantare e di sputare anche sangue, segno che il suo stile di cantato cominciava a farsi sentire anche a livello fisico. Ora, mi aspettavo un cambiamento di stile, pienamente comprensibile, bene anche un eventuale cantato meno aggressivo, tuttavia mi aspettavo qualcosina di più a livello compositivo. Concordo con quanto detto sotto: le chitarre, eccetto in qualche traccia ispirata, mi hanno un pochino lasciato una sensazione di incompiutezza, della serie "hanno fatto il loro compitino" e basta. Comunque l'ultima volta che li ho visti in concerto non mi hanno deluso, sono certo che certi pezzi di IRE spaccheranno di brutto live.
Michele
Venerdì 23 Ottobre 2015, 19.07.06
2
Mi ritrovo concorde con Malleus. Non che sia poi brutto, come disco, ma forse hanno fatto il passo più lungo della gamba.
Malleus
Venerdì 23 Ottobre 2015, 11.01.28
1
Ben venga l'evoluzione ma i Parkway Drive hanno toppato alla grande, più che svoltare sull'heavy hanno integrato al loro metalcore un aor acchiappone che non va da nessuna parte, passaggi legati malissimo, stacchi che fanno storcere il naso, mah. Se Horizons era un album praticamente perfetto, Deep blue ottimo e Atlas buono, questo secondo me fa fatica ad arrivare alla sufficienza. E di certo non per la virata stilistica.. 55
INFORMAZIONI
2015
Epitaph Records
Heavy
Tracklist
1. Destroyer
2. Dying to Believe
3. Vice Grip
4. Crushed
5. Fractures
6. Writings on the Wall
8. The Sound of Violence
9. Vicious
10. Dedicated
11. A Deathless Song
Line Up
Winston McCall (Voce)
Jeff Ling (Chitarra Solista)
Luke Kilpatrick (Chitarra Ritmica)
Jia O'Connor (Basso)
Ben Gordon (Batteria)
 
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