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Camel - Camel
24/10/2015
( 4105 letture )
Colori saturi e velluti nel retro copertina di Camel, primo omonimo album ufficiale dei leggendari Camel, che nel 1973 esordiscono con un potente connubio di classic e prog rock. Un album che ancora oggi vale moltissimo, sempre un passo avanti nel tempo pur rispecchiando i canoni stilistici dell'epoca. Una bevanda calda, un thè esotico e profumato, immerso nella spaziale salsa psichedelica di fine anni sessanta. Come han giustamente detto i veterani Mabel Greer's Toyshop in una recente intervista, all'epoca esistevano moltissime band con nomi grandiosi e altisonanti (Mothers of Invention su tutti), ma il quartetto di Guildford optò per qualcosa di semplice e immediato come una marca di sigarette. Un marchio storico, diretto come il fumo di prima mano. Un qualcosa di primitivo, destinato a diventare storico nel giro di breve tempo con pietre miliari del genere quali Moonmadness (1976) e Breathless (1978). Ma come ben sappiamo, tutto nasce dal molto piccolo, e così la band inglese parte in quinta con gli strumenti in spalle, visione chiara e definita e grande perizia tecnica.

La nostra mente è disturbata da echi di The Doors e Dire Straits durante l'opener Slow Yourself Down, brano snello con uno spaventoso crescendo ritmico-strumentale, un pacato rock settantiano proto-futuribile, che spazia dalle note piumate dei versi fino all'esplosione centrale, che culmina con un brillantissimo, sfarzoso e sferzante assolo elettrico al secondo minuto, spazzando via la quiete nella vostra stanza dei magmatici ricordi. Un inizio con il botto, che ci fa pensare e riflettere: 42 anni fa il combo inglese si preparava a far parte della storia del progressive rock, partendo da un cristallino biglietto da visita destabilizzante e, nel contempo, rassicurante. Slow Yourself Down è materia priva di ossatura, sinonimo di tradizioni, psichedelia, eleganza e ribellione. Organi che volano nel nostro cuore, Hammond rimbalzanti e sinuosi, eclettici come la traccia numero due: Mystic Queen, dal titolo tipicamente ''sixties'', con il suo incipit acustico da brividi, per un arpeggio non distante dalle venatura folk dei Jethro Tull. Il pezzo prende forma quando la voce calda del bassista-cantante Doug Ferguson entra in scena, dipingendoci di rosso e giallo in un flumen di sentimenti. I Camel funzionano così: sono un ensemble intercambiabile, in cui ogni pedina ha una sua dimensione e sotto-dimensione, ma sempre a disposizione delle canzoni. La sofferenza e la drammaticità del secondo brano in scaletta confermano l'eclettismo sonoro della band, a suo agio in ogni zona del campo, sempre in bilico tra acustico ed elettrico, pacato ed energico, pratico e ipotetico, nuovo e vecchio. Mi viene in mente un'ampia scala di grigi, di pennellate ad acquerello e sinfonie della storia, anche quando il rock atmosferico (quasi cinematografico) di Six Ate prende piede. La canzone è la prima strumentale dell'album ed è un inno al periodo storico, in cui echi esotici alla Santana prendono piede sulla tre quarti, con organi e sintetizzatori ''a spiovere'', contrappunti jazzati e semplici assoli fermentati da effetti speciali ben celati.
Mi concedo una breve pausa: apro la jewel-case e osservo con curiosità le vecchie foto ''live'' scattate allo storico Marquee tra il '72 e il '73, captandone l'energia in bianco e nero, il look e la magia dell'epoca, così ingenua e spontanea, potente e vera.

Il primo atto si chiude con un singolo diretto ed efficace, perfettamente collocato e grintoso il giusto. Parliamo della splendida Separation, con il suo assolo elettrico e il sali-scendi strumentale che eleva il bridge centrale in alto, per poi adagiarsi su un breve break emozionale. Il leitmotiv della canzone, interpretata magistralmente da Andrew Latimer viene ripetuto senza mai stancare, fino al codino strumentale esageratamente perfetto, con assoli incrociati di Hammond e chitarra, complici di traghettare il tutto verso un portentoso finale quasi metallico, decisamente avanti coi tempi. La breve durata di Separation ci lascia con la voglia di magia prog e così ecco l'arpeggio di basso/chitarra che introduce la grandissima Let It Go, a mio avviso canzone-manifesto dell'album. Una summa melliflua e suadente di misticismo e progressive, che vede impegnato alla voce Peter Bardens il quale, grazie a un'interpretazione personale, quasi stentorea nel suo incedere vocal-narrativo, porta il brano al suo ambiguo climax e break centrale, con un mellotron impazzito in gran spolvero. Veniamo catapultati come proiettili supersonici nel 1973, all'interno di qualche scena d'azione ''poliziottesca'', insieme a Tomas Milian e Luc Merenda, in un tripudio di azione fermentata, epoche passate, forse remote ai più, ma sempre dannatamente affascinanti. La melodia prende nuovamente piede nella seconda e ultima parte del brano, che dipinge affreschi melodici decisamente ipnotici e sorprendenti fino al solo di chitarra ad opera di un Latimer in fiamme, vero mattatore dell'opera, che guida il treno-Camel verso il finale in fading.

E se Separation e Let It Go ci avevano stupito con la loro cangiante energia di sostentamento, la successiva e penultima traccia Curiosity ci accarezza con il suo space-rock pregno di emozionalità e cambi di tempo, con il piano in sovrimpressione e il drumming di Peter Bardens in costante cambiamento. Pelli e sferzate, per un insieme stoico di carezze volanti, schiaffi elettrici e discese soft. Ritmiche intrusioni e sinfoniche parti alimentano il bridge strumentale, deciso nella prima parte e arioso nella seconda, per una scalata strumentale difficilmente ripetibile. I tocchi solisti di chitarra e basso sonno accomodanti e sinceri nel loro continuo alternarsi che profuma di nobili salotti e deliziose aurore. Ancora una volta i Camel lasciano la forma canzone facendosi trasportare dalla musica fino al finale dominato da delicati cori evocativi.

L'epilogo è affidato alla seconda strumentale, quella stra-famosa Arubaluba che la band ha spesso proposto dal vivo. Un arrembante dipinto di rock progressivo non distante dai numi Genesis, anche se il brano ha ovviamente una sua forte identità magnetica, soprattutto nelle parti più improvvisate e imprevedibili. Impossibile non notare, apprezzare e amare gli assoli di Latimer, gli organi spaziali di Bardens e, in generale, la prestazione e la passione della band inglese, che nel finale dell'Opera Prima si lascia andare, aprendosi alle divinità progressive, mai così rock e determinate a picchiare duro nel break centrale. Un up-tempo futurista, settantiano e assolutamente figlio dell'acido, con la batteria in levare, geniale accompagnatrice dei sintetizzatori VCS-3 e della voglia di riprendere il filo conduttore solo per il finale della storia, in un'incursione strumentale immediatamente riconoscibile, che fa del suo tripudio solista il proprio punto di forza primario. Un album stellare ed è solo il primo tassello: chapeau, inchino d'ordinanza e stretta di mano britannica.

I grandi solchi musicali del passato sono tali perché il lasso di tempo che divide la loro uscita dal momento in cui il nostro attento orecchio va a ripescarli e rianalizzarli è spesso piuttosto ampio. È il Tempo stesso, infatti, a creare i ''grandi classici''. Esattamente come Marty McFly e Doc Brown nella saga generazional-iconografica di ''Ritorno al Futuro'', abbiamo viaggiato a ritroso di 42 anni per poter ammirare più da vicino uno dei suoi tanti figli adorati, senza per forza cambiare il corso delle cose e scombussolare il continuum spazio-temporale. Camel è un debutto coi fiocchi: ricco, anzi ricchissimo di eventi da narrare nel corso del tempo, seduti al tepore della propria casa, oppure accomodati su avveniristiche vetture a vapore (come quella raffigurata in copertina), spensierati come non mai e un pizzico nostalgici.
Un viaggio bello e sincero e doveroso per comprendere le origini della nostra musica preferita. C'è tanto da scoprire.



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
79.5 su 26 voti [ VOTA]
Aceshigh
Domenica 31 Maggio 2020, 13.29.15
34
Rispolverato oggi l’esordio di questa grandissima band. Faranno di meglio con gli album successivi, ma lo spessore artistico di questi musicisti è qui già evidente. Basterebbe Never Let Go da sola per rendere imprenscindibile l’ascolto di quest’opera prima a chiunque ami il prog. Voto 85
mariner
Martedì 19 Maggio 2020, 11.55.03
33
Grandissimo gruppo prog di classe sopraffina, appartenente alla prima fascia con Yes, ELP, Genesis, Gentle Giant, ecc... Sono stati penalizzati rispetto agli altri dal non avere avuto un cantante di ruolo fino ai capolavori canterburiani di Rain Dances e Breathless con Richard Sinclair... Il voto a questo album non può essere < a 90...e il meglio doveva ancora venire...
.
Venerdì 6 Dicembre 2019, 17.11.12
32
Echi di Dire Straits? Sì, peccato che l'album dei Camel è del 1973 e il gruppo di Knopfler nascerà nel 1977.
Area
Mercoledì 4 Dicembre 2019, 12.21.58
31
Non ho mai capito perché siano considerati meno dei Caravan all'interno della scena di Canterbury... secondo me erano musicisti di grande talento e che hanno fatto dischi incredibili (almeno i primi 4)
gianmarco
Martedì 3 Dicembre 2019, 22.34.58
30
Benighted degli Opeth è molto influenzata dai Camel .
JC
Mercoledì 11 Aprile 2018, 22.25.10
29
Comprato una vigilia di Natale (2002?) e ascoltato aspettando la mezzanotte. Magico.
InvictuSteele
Mercoledì 6 Dicembre 2017, 16.13.30
28
Mio Dio quanto mi fanno impazzire i Camel. Nei loro dischi si respira una sensazione di malinconia che mi toglie il fiato (Breathless, citando uno dei loro capolavori). Io li trovo supremi. Questo omonimo album mi piace anche di più del seguente Mirage, anche se Moonmadness resta il mio preferito, una vera opera d'arte immortale. Questi non hanno mai sbagliato, anche gli album più recenti sono sublimi.
Miky71
Venerdì 16 Giugno 2017, 23.33.59
27
Questa bella rece rende onore ad un gruppo di super artisti troppo sottovalutati. Ascoltare i Camel, oggi, come ieri, per me è un'emozione che si ripete ogni volta, Latimer è grandissimo e, al suo cospetto, tantissimi dovrebbero inchinarsi.
nat 63
Venerdì 16 Giugno 2017, 21.12.13
26
A quanto detto nel post 24 aggiungo, dopo averlo sentito ultimamente, "Stationary traveller". MERAVIGLIOSO. L'assolo di chitarra di Latimer nel pezzo che dà il nome all'album è, semplicemente, sensazionale. A volte, alcune parti dei brani sono un pò più tecnologiche (siamo pur sempre negli anni '80) ma il prog rock dei Camel è sempre di squisita fattura, in quanto a tecnica e feeling. Melodie straordinarie. Mai sentito un album dei Camel che non sia straordinario.Andy Latimer e Peter Bardens musicisti veramente eccezionali. Come chitarrista,poi, Latimer ha davvero pochi rivali, forse pochissimi : molto sottovalutato, non riesco a spiegarmi il perchè. Per me è uno dei migliori di sempre, per tecnica, buon gusto e sentimento.
Rob Fleming
Domenica 10 Aprile 2016, 17.42.56
25
Forse i Camel saranno di seconda fascia rispetto ai soliti noti, come ogni tanto si legge in giro, ma di certo è che un chitarrista come Andrew Latimer non ce l'ha nessuno tra gli alfieri del prog (basti ascoltare Separation per rendersi conto di che razza di fuoriclasse sia). E quindi alla fine li preferisco a tanti altri.
nat 63
Domenica 8 Novembre 2015, 17.20.50
24
xVoivod : e "Moonmadness" , dove lo mettiamo "Moonmadness"? E lo stesso "Breathless"? Ed il first album? I Camel allo stesso livello dei più rinomati big del genere , poco da aggiungere.
Voivod
Martedì 27 Ottobre 2015, 8.39.41
23
Visti l'anno scorso a Vicenza: superlativi! Adoro Latimer (chitarrista che, a livello melodico, preferisco anche a Gilmour) e impazzisco per questa band, soprattutto per tre album incredibili quali Mirage, The Snow Goose e Rain Dances!
Galilee
Lunedì 26 Ottobre 2015, 12.35.53
22
Band derivativa rispetto ai Super big della scena, ma comunque super valida. Questo è un gran bel disco.
Le Marquis de Fremont
Lunedì 26 Ottobre 2015, 11.46.23
21
Band assolutamente di livello altissimo e sono proprio contento di averli (finalmente!) trovati su Metallized. Complimenti a Monsieur metalraw per la splendida recensione che coglie in pieno le caratteristiche, anche se qui al primo album, di questa grandissima band: songwriting eccelso, tecnica e fantasia, grande capacità di creare scenari e storie. Mi sembra siano la band progressive che ha fatto più concept-album di tutti: The Snow Goose, Stationary Traveller, Nude, Dust and Dreams, Harbour of Tears. Se qualcuno vuole farsi un'idea, più che un album, consiglio tre pezzi: Ice da I can See Your House from Here, Stationary Traveller dall'omonimo album e For Today, da A Nod and a Wink. Andy Latimer è senz'alto uno dei massimi compositori e chitarristi progressive. Consigliata ogni singola nota di tutta la loro discografia. Au revoir.
Steelminded
Domenica 25 Ottobre 2015, 19.28.58
20
Cari, non volevo dire che non sono memorabili, ma i meno memorabili del lotto che ho nominato, si quello lo penso. A me piacciono ma non tanto e non quanto gli altri che ho nominato. Comunque una band leggendaria, ma non una che mi fa esaltare. L'offesa non c'è.
ayreon
Domenica 25 Ottobre 2015, 19.20.20
19
mi permetto di spezzare una lancia a favore dei camel.latimer non avrà il carisma di gabriel o dei due anderson,ma quando parte con un un assolo per me non c'è neanche gilmour a stargli dietro,e adesso tiratemi tutto dietro,perchè in "harbour of tears","dust and dreams",Lady fantasy","never let go" ci sono parti di chitarra definibili solo con una parola: emozioni.a 30 anni di distanza posso non ascoltare più "90125","abacab",ma non un qualunque disco dei camel,dire che siano la band "meno memorabile" del prog è un'offesa nei loro confronti,e,per favore,teniamo anche conto di tutto ciò legato alla malattia di latimer negli ultimi anni
Steelminded
Domenica 25 Ottobre 2015, 16.26.15
18
jo-lunch, rispetto la tua opinione. Per l'elenco mi riferisco ai sacri numi tutelari quali Yes, King Crimson, Gentle Giant, Van Der Graaf Generator, Caravan, Genesis, Jethro Tull, Supertramp, Emerson Lake and Palmer, Pink Floyd e in Italia in Italia Area, PFM, Banco. E mi rendono conto che questi sono tanta roba ma i Camel non arrivano a competere ai livelli di questi. O sì? C'è poco da fare...
jo-lunch
Domenica 25 Ottobre 2015, 16.18.20
17
@Steelminded : Potresti farmi un elenco (non copiato da Wikipedia) di queste favolose band inglesi anni 70 più memorabili dei Camel? Ragazzo, sono passati ben 42 anni dall'uscita di questo album, eppure ancora oggi sono poche le band di quegli anni che suscitano così tante emozioni come i Camel. Se poi a te non dicono nulla, pazienza, ognuno è libero di pensarla come vuole, i gusti personali non si discutono, ma da qui a sminuire questo gruppo ce ne corre. Io possiedo tutti i cd più i vecchi vinili che conservo come una reliquia. Tra tutte le band oggi in circolazione vedremo chi sarà ricordato tra 42 anni!
Steelminded
Domenica 25 Ottobre 2015, 15.41.43
16
Hard`n`Heavy io ce l'ho con te, non con i Camel - che poi se proprio insisti sono tra le band meno memorabili della meravigliosa scena inglese degli anni 70.
Hard`n`Heavy
Domenica 25 Ottobre 2015, 13.56.24
15
x Steelminded: bello, bello, bello, bello datti una calmata io ho tutta la discografia dei CAMEL in cd originali con i rispettivi doppioni in mc cioè 'music cassetta' originali pure quelli solo che li ho letteralmente consumate a furia di ascolti. x Steelminded bello, bello, bello stai calmo wikipedia tienitela per te è trovagli pure spazio nella libreria di casa tua, io uso molto volentieri Prog-archivies. x Steelminded io i cd originali dei CAMEL li ho presi a prezzo pieno senza l'offerta € 20,00 quando i miei mi chiedevano be quando l'hai pagato il cd.... no mamma lo pagato poco l'ho preso solo perchè stava l'offerta BUGIA GRANDE QUANDO UNA CASA.......tanto i soldi erano i miei mi dicevo tra me e me e ci faccio c'è che voglio, io lavoro in campagna e i soldi li davo pure ai miei genitori. x Steelminded GRAZIE per avermi rovinato la DOMENICA, per me le emozioni dei CAMEL non hanno prezzo poi de gustibus.
ThreePieces
Domenica 25 Ottobre 2015, 13.26.12
14
Album fenomenale di una band poderosa. mi levo il cappello.
Steelminded
Domenica 25 Ottobre 2015, 12.09.17
13
Hard`n`Heavy tu vai su wikipedia e fai la lista degli album e poi ci spari capolavoro, emozioni in musica, lacrime agli occhi... così è facile... ti piacciono tutti tutti tutti, tanto tanto tanto
Hard`n`Heavy
Domenica 25 Ottobre 2015, 11.51.28
12
x ayreon ti prego ti prego oggi c'è l'hai contro di me vero, io vado letteralmente pazzo per i CAMEL e tutta la loro discografia. Hai citato ''1981 Nude'' Capolavoro, e ti faccio i nomi di altri titoli LEGGENDARI (da emozioni fortissime in musica) ''1977 Rain Dances'' ''1978 Breathless'' ''1979 I Can See Your House from Here'' ''1981 Nude'' ''1982 The Single Factor'' ''1984 Stationary Traveller'' ''1991 Dust and Dreams'' ''1996 Harbour of Tears'' ''1999 Rajaz'', QUESTO È IL PARADISO DEL PROG ROCK!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! alla faccia dei detrattori. "chapeau!"
ayreon
Domenica 25 Ottobre 2015, 7.48.05
11
live record ce l'ho in vinile,"co ming of age" per me è quello che più li rappresenta (anche come scaletta),comunque bacchetto i prog fans che non parlano mai abbastanza di loro,consiglio anche "nude".ieri mi sono riascoltato "dust and dreams"e "harbour of tears" ,ancora brividi.
Hard`n`Heavy
Sabato 24 Ottobre 2015, 18.13.55
10
x ayreon allora lo fai apposta oggi c'è l'hai contro di me live leggendari da lacrime agli occhi. Ti consiglio pure '' A LIVE RECORD 1978'' & ''NEVER LET GO 1993(sublime, meraviglioso da lacrime agli occhi)'' CAMEL= PERFEZIONE assoluta.
ayreon
Sabato 24 Ottobre 2015, 16.52.46
9
da segnalare che il drummer andy ward militò per breve tempo con i marillion prima dell'arrivo di ian mosley,venne mandato via perchè beveva troppo. imperdibili comunque i live "coming of age" ( ce l'avevo in vhs) e l'ultimo ( non ricordo il nome) comprato in dvd al concerto nel 2014,ma anche "pressure point" è bellissimo.
Lele 12 *DiAnno
Sabato 24 Ottobre 2015, 16.29.12
8
Ho visto Camel e speravo i Camel di Dave Sumner. Sarà per la prossima volta ...
jo-lunch
Sabato 24 Ottobre 2015, 14.52.37
7
Ragazzi, questa grandissima band, che ho avuto il piacere di vedere dal vivo per due volte, ancora oggi suscita emozioni che il tanto tempo trascorso non ha mai sopito. Genialità prog rock attualissima e mai superata. Ringrazio Metallizzed e Metalraw per averla ricordata in maniera così garbata, con una vena di nostalgia e uno sguardo sull'attuale. Grazie ancora.
Hard`n`Heavy
Sabato 24 Ottobre 2015, 14.37.56
6
x ayreon aahhhhhhhhhhh quando parli cosi godo come una bestia io per gli album citati da te vado letteralmente in estasi li adoro, li amo. x ayreon aahhhhhhhhhhh proprio a me hai deciso di farmi sto regalo oggi GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, infinite. Sono dalla tua parte io che ho sponsorizzato all'infinito un album SUPREMO come ''Dust and Dreams''. Anche ''Harbour of Tears'' & ''Rajaz'' sono due CAPOLAVORI ASSOLUTI del prog rock.
ayreon
Sabato 24 Ottobre 2015, 14.11.25
5
grandissima e sottovalutata band che a differenza di altre grandi del prog non si è mai venduta al commerciale,visti 2 volte live,latimer malgrado la sua malattia è ancora un grandissimo chitarrista e compositore.anche negli ultimi 20 anni hanno sfornato capolavori come "harbour of tears","dust and dreams","rajaz","a nod and a wink",grazie per averli ricordati
CK63
Sabato 24 Ottobre 2015, 12.30.37
4
Questa bellissima recensione mi ha riportato indietro di tanti anni e non nego di aver provato un pizzico di nostalgia. Grandi Camel, grande gruppo...quanti ricordi.
Hard`n`Heavy
Sabato 24 Ottobre 2015, 12.14.19
3
io dei CAMEL ho tutta la loro discografia non c'è un album brutto non esiste, sono semplicemente dei GENI DEL PROG ROCK punto e basta. Must Have
Riccardo
Sabato 24 Ottobre 2015, 10.54.31
2
Il primo dei Camel e' l'unico della discografia '70 che non conosco. Io ho i tre album successivi. Pero' ti ringrazio per aver portato sulle pagine di Metallized un po' di sano old time prog.
LAMBRUSCORE
Sabato 24 Ottobre 2015, 10.36.52
1
Ottimo strumentalmente, peccato che la voce non mi sia mai piaciuta troppo, un po' pacata per i miei gusti, preferisco timbriche diverse, più calde e potenti...
INFORMAZIONI
1973
MCA Universal
Prog Rock
Tracklist
1. Slow Yourself Down
2. Mystic Queen
3. Six Ate
4. Separation
5. Never Let Go
6. Curiosity
7. Arubaluba
Line Up
Andrew Latimer (Voce, Chitarra)
Peter Bardens (Voce, Tastiere)
Doug Ferguson (Voce, Basso)
Andy Ward (Batteria)
 
RECENSIONI
70
80
83
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90
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