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The Black Dahlia Murder - Miasma
24/10/2015
( 1741 letture )
Il nome dei The Black Dahlia Murder è avvolto, quale ombra nascosta in eoni di oblio e nebbie, da un fitto velo d'indecisione e dubbi. Con Unhallowed avevamo visto questa creatura sorgere dalle fredde strade imbiancate delicatamente dalle dolci e varie nevicate che d'inverno accarezzano la contea di Oakland; Miasma è, invece, il susseguente erede, pubblicato a soli due anni di distanza dall'esordio nel 2003.
Con il precedente Unhallowed, Miasma dimostra di avere una continuità stilistica e lirica che è, da una parte, sicuro indice di un'idea musicale ben chiara e definita, mentre dall'altra una larva indisposizione al rinnovare la propria proposta che, nei momenti di fiacca creativa, non può che portare la composizione su un livello troppo omogeneo che non può che risultare noioso all'orecchio dell'ascoltatore. Ripescano a piene mani da alcune situazioni, beninteso le più estreme e meno melodiche, di natura tecnico/compositiva della scena musicale di Göteburg, in specie da gruppi quali At the Gates e i suoi eredi bastardi, i Soilwork (che, a onor di cronaca, provengono da Helsingborg, un poco più a sud, nella regione della Scania), o comunque, in senso più ampio, dal metal svedese in generale, rimescolandole in un calderone d'irrequieta, lasciva e oscura perversione e violenza. Il rapporto con l'omicidio della Dalia Nera, Elizabeth Short, è decisamente peculiare e indicativo in tal senso. L'efferatezza del crimine risveglia una nera pulsazione sessuale, trascina alla perdizione totale che è figlia, più che della deviazione in sé, d'un complesso sistema che porta l'uomo alla distruzione al culmine del suo sentimento, al punto massimo del proprio sforzo: egli è, dunque, l'Artista le cui mani hanno creato un'opera destinata rivivere, immortale e immutata, nella mente degli uomini che lo seguiranno. Vi è un che di romantico nel barbaro e primevo conseguimento della propria libidine che, ancora, si lega intimamente a quella frangia del metal svedese, capace di offrirci veri e propri spaccati di pura poesia.
Miasma, come ho appena detto, non svia affatto da questa proposta musicale e lirica. Rispetto al precedente Unhallowed, tuttavia, vi è una differenza sostanziale: l'ispirazione. L'intero lavoro sottostà a una vivida, pesante e oscura ombra di prezioso manierismo concettuale, musicale e lirico. Ritorniamo irrimediabilmente al concetto di cui sopra: questa offerta musicale necessita di essere veicolata da un genio fecondo, ferace e luminoso, capace così di smussare l'uniformità compositiva in raffinatezze dorate e le liriche in preziosi affreschi della subdola seduzione dell'umana distruzione. Questa è la grande differenza tra il padre e il figlio primogenito ed è questa, in fondo, la discriminante che va a far scemare nell'oblio d'un nero calderone d'indifferenza il susseguente lavoro del gruppo americano. Il gusto estetico è decadente: un manierismo, appunto, incapace di rinnovarsi non tanto per rispetto di fronte ai fulgidi esempi e alle brillanti stelle dei giganti del passato, quanto per un intrinseco piacere nel veder rinnovare la propria bellezza concettuale in situazioni riproposte eternamente, come un uomo che di fronte a uno specchio s'agghindi e si lustri l'abito con tanta cura, per poi rimanere a rimirarsi, come un uomo che si circondi d'arte e di libri che sa di amare e che, da questi, altra ispirazione non trovi al proprio genio che un mero stile ricalcato e ricopiato.

La strumentale Built for Sin serve all'ascoltatore per essere introdotto e trascinato tra le spire di I'm Charming. Il pezzo si spiega lento intorno all'ascoltatore, senza riuscire ad afferrarlo o stritolarlo. È compassato, quasi tenero nel suo svolgersi, incapace di pungere. È uno dei punti più bassi dell'intero lavoro, insieme a Novelty Crosses e a A Vulgar Picture. Totalmente incapace di afferrare l'ascoltatore, questi è trascinato da un patologico e incessante ricalco di precedenti schizzi e idee a una condizione di totale estraniamento di fronte ai pezzi. Non è la noia, dunque, quanto l'alienazione dei propri pensieri da quello che si sta ascoltando. Ancora, Statutory Ape, Miscarriage e Spite Suicide non sarebbero dei brutti pezzi, ma essi si muovono lungo binari che spesso tendono a incrociarsi anziché proseguire paralleli e, soprattutto tra gli ultimi due citati, sembra quasi impossibile definire quando finisca uno e cominci l'altro, se non ci fosse la rullata di Zach Gibson a rammentarcelo.
Invece, a risollevarci dalla torbida indifferenza, ci pensano Flies e Miasma, i due pezzi più riusciti dell'intero lavoro. Il manierismo compositivo, credo, non abbia bisogno di alcuna spiegazione: basta dare un ascolto attento a Flies per riconoscervi in esso una continuativa e infinita riproposizione di situazioni ritmiche e melodiche che, già nel precedente Unhallowed, avevamo apprezzato, intramezzandole con una punta di pura genialità, come nella sezione strumentale e solistica, o nel cambio di tonalità della strofa conclusiva. Il manierismo lirico e concettuale, invece, invece affonda ancora nella tematica della lasciva lussuria e dell'oscura pulsione sessuale.

The smell of vomit
Hangs in the air tonight.
Blush, eyeliner, lipstick –
It's all right, tonight.

You, filthy liar,
Septic tongue, shit eating grin,
Love me with your yellowed smile:
My flies are hungry for your kiss.

Poison me, my darling;
Graves grow deeper with each passing day,
This appalling love
Bask in your putrid revelry.

L'odore del vomito
rinfresca l'aria della notte.
Fard, eyeliner, rossetto –
va tutto bene, stanotte.

Tu, lurido bugiardo,
lingua settica, sorriso che mangia merda,
amami con quei tuoi denti ingialliti:
le mie mosche desiderano ardentemente i tuoi baci.

Avvelenami, mio caro;
le tombe sprofondano sempre più ogni giorno che passa
e questo tremendo amore
si crogiola nei tuoi putridi bagordi.


La situazione è la medesima di Closed Casket Requiem del precedente Unhallowed. Queste liriche anòdine che, tendendo all'intimismo, vogliono rispiegare come le origini della lasciva lussuria e delle deviate pulsioni sessuali risiedono, in realtà, nella stessa natura umana, nel covo delle sue passioni, dei suoi desideri, negli interrogativi delle angosce e dei suoi timori, risultano, proprio per la ricercatezza dei suoi termini, un manieristico calco dal quale non possiamo percepire alcuna differenza le une dalle altre. Dunque, un'unica situazione eternamente ripetuta che, similmente al lavoro compositivo, non può assolutamente essere scisso da un vivido intelletto creativo.
Ancora, con Miasma, la titletrack, la musica non cambia: la stessa situazione compositiva che si rinnova e si estingue nelle medesime intuizioni dell'ordito. Da un punto di vista lirico, invece, possiamo notare come, sinistramente, si vada a fare il calco in maniera quasi completa del testo di I'm Charming.

Insomma, in conclusione, il giudizio di questo Miasma non può che essere negativo. Al netto di una prova stupenda di Trevor Strnad, capace di animare i testi con sinistra e immaginifica abilità, con il suo schizofrenico sdoppiamento tra growl e scream, e il suo naturale talento nell'arrampicarsi su di un'impalcatura statica per rinnovarne l'intonacatura e addobbarne le stanze con un gusto prezioso e unico, e dell'indiscutibile abilità musicale dei chitarristi Eschbach e Kempainen e del bassista Lock, senza quel fertile fuoco che, incendiando l'animo, lo rinnova e vivifica in esso il fulgido e sublime genio dell'Artista, quest'Opera non può che risultare come un mera e appannata luce di fronte al sole.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
84 su 3 voti [ VOTA]
Malleus
Mercoledì 28 Ottobre 2015, 17.33.58
5
Mah, per quanto io non sia un loro fan questo non è un album da bocciare, avrà i suoi difetti, sarà ripetitivo, ma non è da bocciare.
Spirit
Domenica 25 Ottobre 2015, 20.09.58
4
Troppo severi! Un 70 ci sta tutto secondo il mio parere..
GreatesTiz
Domenica 25 Ottobre 2015, 18.01.58
3
No mai, anche perchè non ci sono dischi deludenti nella mia collezione. Sono selettivo e sul mio scaffale c'è solo il meglio. Secondo me è una recensione sprecata, fate voi....
Grindcore_Sensei
Domenica 25 Ottobre 2015, 16.57.50
2
@GreatesTiz: ti capita mai di tirar fuori dalla tua collezione di dischi un album che non ascolti da molto tempo, solo per scoprire che il suo contenuto è per più versi deludente? A me è successo, ed anche a molti altri. Probabilmente prima o poi capiterà anche a te.
GreatesTiz
Domenica 25 Ottobre 2015, 9.45.30
1
Che senso ha rispolverare un album per poi bocciarlo?
INFORMAZIONI
2005
Metal Blade Records
Melodic Death
Tracklist
1. Built for Sin
2. I'm Charming
3. Flies
4. Statutory Ape
5. A Vulgar Picture
6. Novelty Crosses
7. Dave Goes To Hollywood
8. Miscarriage
9. Spite Suicide
10. Miasma
Line Up
Trevor Strnad (Voce)
Brian Eschbach (Chitarra)
John Kempainen (Chitarra)
David Lock (Basso)
Zach Gibson (Batteria)
 
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