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Spettri - 2973 La Nemica dei Ricordi
27/10/2015
( 1769 letture )
Firenze, all’incirca attorno al 1964. Un gruppo si forma scegliendo il monicker Gli Spettri ed incamminandosi presto lungo la via del beat, salvo poi indurire progressivamente il proprio sound, incamerando nuove influenze derivanti dall’hard rock di Deep Purple e Black Sabbath, fino ad arrivare a lambire la via del nascente movimento progressive. Con la stabilità della line up e l’abbandono dell’articolo nel nome, arriva anche la volontà di proporre un repertorio originale che concretizzasse il percorso fin lì intrapreso e, tra il 1970 e il 1971, la band riesce a realizzare un lungo brano in forma di suite, che viene registrato come demo nel 1972, in cerca di un contratto discografico. La suite si muove lungo un vero e proprio concept, elaborato dal cantante Ugo Ponticiello, nel quale un uomo attraverso una seduta spiritica cerca di trovare se stesso, per poi invece finire in una sorta di incubo, nel quale alla fine riuscirà a trovare un se stesso afflitto dai mali dell’epoca moderna e senza alcuna pace. Pur trovandosi a suonare nei maggiori festival dell’epoca, la suite non trova un approdo discografico, l’operazione non riesce e la band entra in stallo, perdendosi nel ricordo.
E’ il 2011, quando la benemerita Black Widow Records decide di dare un futuro al passato e di pubblicare la suite, col titolo Spettri. Il successo dell’operazione conferma la bontà della musica della band e l’interesse nei suoi confronti e quindi gli Spettri tornano di fatto in attività a tutti gli effetti, mettendosi anche al lavoro su un nuovo album, il qui presente 2973 La Nemica dei Ricordi.

Il disco, anche in questo caso un concept, prende le mosse esattamente dalla fine del precedente, con lo stesso protagonista che dopo aver scampato gli abissi della follia, esattamente 1001 anni dopo la precedente avventura, si ritrova su una spiaggia, scoprendo che una misteriosa nave fantasma lo sta aspettando per portarlo in un lungo viaggio. Il viaggio per mare è una tematica in effetti famosissima nella letteratura e in particolare in quella ottocentesca, con i vari Conrad, London, Melville, Stevenson e perfino Poe ad averne fatto una vera e propria metafora della ricerca di se stessi e della propria identità, con le traversie e le tempeste marittime, specchio di quelle interiori e del tormento proprio di chi è alla ricerca di una meta e di una rotta.
Musicalmente, la band riesce nel delicato compito di parlare un linguaggio tipico del prog settantiano, italiano come inglese, unendolo a una forte componente hard rock, senza però apparire per forza derivativa o puramente citazionista della gloria che fu. Di fatto, la peculiare commistione portata avanti dagli Spettri pur senza nascondere le evidenti influenze, si rivela ancora oggi attuale e priva di forzature sia verso una eccessiva reverenza per il passato, che verso una modernità che sarebbe apparsa fuori luogo e lontana dall’anima musicale dell’ensemble. E’ difficile non riconoscere ad esempio l’evidente influenza dei King Crimson e ancora di più dei Deep Purple, così come dei Colosseum o dei Black Sabbath, ma l’oscura e gelida teatralità messa in campo dal gruppo finisce per apparire del tutto personale, così come l’uso stabile del sax o la modernità tecnica del chitarrismo di Raffaele Ponticiello. Più evidentemente legato allo stile settantiano finisce per essere il cantato di Ugo Ponticiello, che potrebbe essere definito come una sorta di “recitativo intonato”, più che un vero e proprio percorso melodico, pur senza rinunciare a strofe e ritornelli tipici. Allo stesso modo, appare davvero difficile non riconoscere lo stile di Jon Lord e perfino alcuni suoi tipici riff nel lavoro di Stefano Melani o ad esempio in un brano come La Stiva, tinto di profondo porpora dall’inizio alla fine o ancora nel riff della titletrack, il perfetto punto di incontro tra Perfect Strangers e 21st Century Schizoid Man. Ma la maestria del gruppo nella gestione delle trame prog hard rock che compongono 2973 La Nemica dei Ricordi testimonia quanto incredibile appaia il fatto che finora così poco riconoscimento si sia tributato a questi veri e propri maestri. L’intensità dell’avventura musicale contenuta nel CD, le fosche e tremende visioni contenute nelle parole di Ponticiello, che evocano in maniera vivida gli spettri e le tempeste, fino allo scontro con Morte nella stiva della nave e il finale e placido approdo, resta indelebile e affascinante come poche altre avventure musicali seguite negli ultimi anni. Un brano come La Profezia che riproduce in tutto e per tutto il rollio e il movimento instabile e periglioso del vascello sul mare, così come la successiva Onda di Fuoco, la stupenda voce di Elisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre) che interpreta una incredibile Il Delfino Bianco facendo venire i brividi all’ascoltatore, piuttosto che le riuscitissime fughe di chitarra e organo o ancora i riff a metà tra Deep Purple e Black Sabbath, i puntuali e perfetti incastri di sax, che come da scuola King Crimson, Black Widow, Hawkwind, Van Der Graaf Generator non fanno che aumentare la tensione, i raggelanti rintocchi che aprono Il Lamento dei Gabbiani, le tetre e paurose visioni che conducono il protagonista fino alla propria tormentata salvezza, tutto questo concorre a dipingere infine un gigantesco e splendido affresco di qualità superiore e di enorme potenza evocativa.

Sembra quasi incredibile commentare un disco del genere nel 2015 potendolo definire senza dubbio di essere smentiti come un lavoro ottimo, quasi eccellente, sotto ogni punto di vista. La produzione in primis, calda e profonda, con la registrazione in analogico presso gli storici Larione 10 Studios, che lascia galleggiare gli strumenti in una stratificazione peraltro tutt’altro che semplice considerando la quantità di strumenti in gioco. Infine anche l’artwork, dalla splendida cover, con le note esplicative della band che narrano in tutto e per tutto il percorso del disco e la storia della formazione, come lo spirito col quale tutto è stato affrontato. Difetti veri non ce ne sono, tutto è coerente con l’impostazione di base e con il background del gruppo, al quale non potrà certo essere imputato di essere troppo legato a sonorità tipiche dell’epoca nella quale è nato e che ne rappresentano il DNA. 2973 La Nemica dei Ricordi è un secondo passo coraggioso ed imponente per gli Spettri, ai quali va il merito di aver saputo cogliere l’occasione di ritornare a far parlare di sé, con un disco che lascerà una impronta profonda. Complimenti a loro, acquisto caldamente consigliato agli amanti del genere e complimenti anche alla Black Widow per aver visto lontano riportando in vita questa splendida realtà.



VOTO RECENSORE
83
VOTO LETTORI
86.66 su 3 voti [ VOTA]
Le Marquis de Fremont
Venerdì 30 Ottobre 2015, 13.39.44
4
Sembra molto interessante. Il prog Italiano! Che ricchezza... Au revoir.
Zess
Martedì 27 Ottobre 2015, 22.48.12
3
Ad un primo ascolto mi è sembrato migliore del precedente, anche se non digerisco le vocals. Mi ripropongo di ascoltarlo di pià, anche se ripropone certi stilemi ormai triti.
Sabs
Martedì 27 Ottobre 2015, 22.20.15
2
Non avevo mai commentato anche se seguo il sito da un bel po', lo farò per gli Spettri. Band praticamente sconosciuta che grazie a Black Widow Records ha ora la possibilità di farsi notare. I "ragazzi" sono pieni di voglia di fare, da come parlano! Comunque, disco molto molto bello a parer mio, che tra l'altro si dimostra l'ennesima ottima offerta di prog italiano nel 2015. Anche meglio del disco di debutto, non vedo l'ora di sentire anche il terzo (sì, vogliono farlo!). Forse l'inizio de "La Profezia" strizza un po' troppo l'occhio ai Genesis di Trespass, ma non è un problema. Complimenti a chiunque abbia voluto fare la recensione di questo disco, era necessaria. Per quanto mi riguarda, ho contribuito scrivendone una in inglese su un altro sito.
Testamatta ride
Martedì 27 Ottobre 2015, 22.08.59
1
Mamma mia che curiosità che mi hai messo
INFORMAZIONI
2015
Black Widow Records
Prog Rock
Tracklist
1. Il Lamento dei Gabbiani
2. La Nave
3. La Profezia
4. Onda di Fuoco
5. La Nemica dei Ricordi
6. Il Delfino Bianco
7. La Stiva
8. L’Approdo
Line Up
Ugo Ponticiello (Voce)
Raffaele Ponticiello (Chitarra)
Stefano Melani (Organo Hammond, ARP Odissey, Piano, Mellotron, Wurlitzer)
Matteo Biancalani (Sassofono)
Vincenzo Ponticiello (Basso)
Mauro Sarti (Batteria, Flauto, Gong)

Musicisti Ospiti
Elisa Montaldo (Voce su traccia 6)
Stefano Corsi (Arpa celtica, Armonica su traccia 8)
Valeria Ponticiello, Belinda Sciclone, Roberto Buoni, Franco Ghezzi (Cori su tracce 3, 5)
 
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