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Killen - Killen (Reissue)
27/10/2015
( 1701 letture )
Gli anni 80 sono ricordati da tutti per essere stati il periodo di maggior evoluzione e diffusione del metal. Sono molte le band che, in quegli anni, hanno scritto vere e proprie pagine di storia di questo genere, andando a costituirne quelle che ancora oggi sono le solidissime fondamenta. I Killen sono una band newyorkese formatasi proprio negli anni d’oro dell’heavy di cui si è appena parlato: quattro giovani che, armati delle loro immancabili giacche di pelle, si lanciano nella mischia, ansiosi di poter dire la loro. Composto il primo disco d’esordio, però, i componenti iniziano a perdersi di vista, lasciando quasi del tutto il progetto in mano al chitarrista e mastermind Mitch Thylacine. Di ciò che avvenne dopo non sono pervenute chiare informazioni, sta di fatto che il nome Killen finisce per svanire pian piano, così com’era apparso solo qualche tempo prima. Perciò attualmente la discografia di questa band conta un solo album omonimo e ben due rimasterizzazioni dello stesso, l’ultima delle quali, ovvero la più recente, è oggetto di questa recensione.

La proposta sonora contenuta in questo Killen è, come già anticipato, un heavy piuttosto classico, con forti tinte epiche. L’opener Scream in the Night ne è un chiaro esempio, con i suoi riff rabbiosi ed i ritmi che ricordano in parte le cavalcate power vecchia scuola. Non basta che qualche secondo d’ascolto però, per rendersi conto del grande problema che affligge l’intera opera: la qualità audio e la cura dei suoni. Analizzando le cose nello specifico, ci si ritrova a fare i conti con una sezione ritmica composta da una batteria che, se da un lato fa il suo dovere, pur senza momenti veramente degni di nota, dall’altro, a causa dei volumi troppo alti di charleston e piatti, finisce per sovrastare del tutto il basso di Mark Vasquez ed anche alcune ritmiche di chitarra (ne è un esempio Soldiers in Steel), mentre la chitarra di Mitch Thylacine pare smorzata e priva di spessore sonoro a causa di una distorsione ronzante che diviene ancor più accentuata in molti dei modesti e veloci soli (ma inspiegabilmente non tutti). Sul cantato di Vic Barron occorre fare un discorso a parte, in quanto il vocalist americano è dotato di una voce piuttosto bassa e non punta principalmente sulle tonalità acute come invece gran parte dei cantanti dell’epoca faceva. Ciò avrebbe potuto contribuire a distinguere il sound della band, ma il problema sorge nell’interpretazione non del tutto convincente del frontman, il quale in alcuni momenti pare quasi cantare svogliatamente. Il tutto condito da alcuni passaggi abbastanza fuori tono e vocalizzi lunghi, sostenuti da un riverbero e da cori che, spesso e volentieri, rendono molto impastata la voce, soverchiando gli altri strumenti (come nei ritornelli di Challenge of Eternity). Quanto detto, però, non vale in maniera omogenea per ogni pezzo, ma esiste una sorta di curiosa variazione anche a livello qualitativo fra un brano e l’altro: un esempio sono i riff e gli assoli “friggenti” di Victima comparati con la successiva Stricken by Darkness (fra le altre cose forse il pezzo migliore dell’intero platter), caratterizzata da suoni leggermente più definiti. A livello compositivo le canzoni mostrano tutte un songwriting piuttosto classico, che rende ogni brano diretto e facilmente assimilabile, pur essendo afflitto a volte da ripetitività e da un’ispirazione altalenante: dalle melodie piuttosto riuscite della già citata Stricken by Darkness si passa a brani come The Marauder, in cui la batteria suona un unico ritmo dall’inizio alla fine (e la canzone dura ben quasi sei minuti e mezzo), o ancora brani come Metal Meets Metal i cui toni quasi punk rischiano di straniare l’ascoltatore, ed in più, con un po’ d’attenzione, si possono notare alcune somiglianze fra le melodie del ritornello e la strofa dell’opener.

Killen è chiaramente un album d’esordio di un’altra epoca. L’epoca in cui le tecnologie non erano quelle di oggi e persino alcuni grandi hanno inciso lavori non perfetti a livello tecnico, figuriamoci degli esordienti come i nostri Killen. Purtroppo, però, alla soglia della seconda rimasterizzazione, diventa difficile chiudere un occhio su certi difetti e, se da un lato una registrazione di questo tipo conferisce un sound più naturale e meno ritoccato, dall’altro bisogna considerare il livello medio delle produzioni moderne con cui quest’opera deve per forza di cose confrontarsi. L’aggiunta, poi, di ben sei tracce bonus (di cui due live, un remix e tre effettivi brani studio, uno dei quali, The Resurrection, altro non è che un breve intermezzo di tastiere, mentre i restanti due mostrano la stessa qualità del resto del disco) non basta a sviare del tutto il rischio che qualcuno possa prendere questo disco come una mera operazione commerciale, aggravata però dalla ripetitività del riproporre la medesima opera per la seconda volta. Forse le cose sarebbero potute andare diversamente se le canzoni fossero state riregistrate da zero, ma al momento è davvero difficile consigliare l’acquisto di questa ennesima rimasterizzazione, se non a chi smania dalla voglia di scoprire anche le band meno conosciute che sono appartenute a quella che fu la scena heavy metal degli anni 80.



VOTO RECENSORE
44
VOTO LETTORI
45 su 1 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Martedì 27 Ottobre 2015, 21.04.48
1
Peccato , la produzione demo mi piace, con un buon screamer per me poteva essere un disco ascoltabile ...ma quel cantante qua...mo mama...
INFORMAZIONI
2015
Cult Metal Classics Records
Heavy
Tracklist
1. Scream in the Night
2. Challenge of Eternity
3. The Marauder
4. Soldier in Steel
5. Victima
6. Stricken by Darkness
7. Metal Meets Metal
8. Behind the Gates of Pergatorius
9. Killeness (Blandus Interitus)
10. Scream in the Night (Live Bonus track)
11. Victima (Ritw Version - Bonus track)
12. The Resurrection (Bonus track)
13. Vampire (Bonus track)
14. Birth of a King (Bonus track)
15. The Marauder (Live Bonus track)
Line Up
Vic Barron (Voce)
Mitch Thylacine (Chitarra)
Mark Vasquez (Basso)
Butch Tyler (Batteria)
 
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