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Halestorm - The Strange Case of...
28/10/2015
( 1865 letture )
Degli Halestorm, quartetto della Pennsylvania dedito ad un alternative metal non troppo aggressivo e capitanato dalla vulcanica Lzzy Hale, si può dire di tutto, ma non che siano una band priva di voglia di sfondare: oltre al non trascurabile fatto di condurre una vita on the road piuttosto intensa, con centinaia di show all’anno, forse pochi sanno che l’embrione della band fu concepito addirittura nel lontano 1997, quando i fratelli Hale erano appena bambini. Non male, no? Lzzy ed il fratello Arejay, batterista funambolico, avevano rispettivamente tredici e dieci anni all’epoca, eppure avevano già perfettamente chiara la strada che intendevano intraprendere. Quasi venti anni dopo, la band ha venduto circa mezzo milione di copie con tre album all’attivo e, anche se il terzo, recente lavoro non è esattamente un capolavoro, ha fatto comunque guadagnare alla band ulteriori consensi, certamente accresciuti dal non trascurabile aspetto fisico della bella frontwoman. Sarebbe ingiusto, tuttavia, ridurre il successo di questo grintoso gruppo alla sola avvenenza di Lzzy Hale: questi ragazzi, come abbiamo scritto poc’anzi, si sono guadagnati il loro posto al Sole attraverso il duro lavoro e, se anche ora raccolgono perfino più di quanto hanno seminato, non è certo un motivo per denigrarli. In ogni caso, siate sinceri, a nessuno di voi farebbe schifo un appuntamento con la cara Lzzy

Il loro lavoro più riuscito finora, stante la dubbia validità del terzo Into the Wild Life, è indubbiamente il secondo LP, intitolato The Strange Case of… e che contiene le hit più celebri della band; il disco vede una convincente alternanza fra porzioni melodiche e pezzi maggiormente pesanti, con la ruvida chitarra della frontwoman e la batteria del frontbrother (vi piace?) sugli scudi. Il brano che apre le danze è anche uno dei migliori del lavoro e della band in generale: Love Bites beneficia di un riff muscolare in pieno stile classic heavy, con una linea vocale graffiante ed un ritornello decisamente più melodico, che fa immediatamente presa. Niente di nuovo sotto il Sole, è vero, ma è difficile non rimanere contagiati dall’energia del giovane gruppo. Meno interessante, viceversa, è Mz. Hyde, che, benché sia un altro pezzo immancabile nelle scalette live, appare francamente meno brillante, al netto di un riff interessante e di una linea vocale catchy abbastanza efficace; sarà il finale non troppo convincente, ma ci sentiamo di consigliare decisamente più il terzo brano del lotto, I Miss the Misery, terzo pezzo che ascolterete al 101% se vi capiterà di assistere ad uno dei 250 show annui dei tour della band: anche in questo caso, l’amalgama fra parti heavy ed altre più soft è pienamente azzeccato, con un bel riff iniziale, una bella strofa ed un ritornello eccellente, dove la nostra Lzzy dà il meglio di sé, mostrando di che pasta è fatta. La caratteristica che impedisce all’album di assurgere a vera perla, nonostante una qualità media, è tuttavia la presenza di qualche filler, fra le quali includiamo indubbiamente Freak Like Me, un po’ banalotta ad essere onesti, mentre almeno la melodia di Beautiful With You non mente e fa ciò per cui è stata concepita, vale a dire regalare una power ballad di discreta fattura. La parte centrale di The Strange Case of…, peraltro, gioca molto sulla melodia, come mostrano anche i pezzi immediatamente successivi, fra cui la struggente Break In, dove la frontwoman si cimenta anche al pianoforte. Si torna viceversa al rock, in questo caso influenzato per certi versi dagli AC/DC (soprattutto nel riff), con Rock Show, ma soprattutto con la validissima Daughters of Darkness, dove fa bella mostra di sé anche il chitarrista Joe Hottinger. Avrete intuito, insomma, che dopo la melodia di metà disco l’album vira di nuovo su lidi a noi più consoni, con la dovuta eccezione del pezzo finale; dopo le discrete You Call Me a Bitch Like It’s a Bad Thing (beh, insomma, non è proprio un complimento) ed American Boys, gli Halestorm chiudono in bellezza con la ballatona Here’s to Us, splendidamente congegnata ed interpretata e nella quale fa una comparsata anche Wolfgang Van Halen.

Tiriamo le somme: The Strange Case Of… non è un capolavoro, non avrà rivoluzionato l’alternative metal o il post-grunge, come qualcuno ama definirlo, ma è un lavoro fresco, divertente e sapientemente orchestrato fra parti più dure ed altre che strizzano l’occhio alle radio. Soffre di un lieve calo in alcuni pezzi ed al centro, ma per il resto regala alcuni brani davvero notevoli e che hanno reso questi ragazzi ciò che sono oggi: una giovane band con tutte le carte in regola per sfondare, con musicisti furbi e capaci, una cantante/chitarrista abile e, per giunta, piacevole da mettere su una copertina. Che altro volete di più?



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
84.57 su 7 voti [ VOTA]
terzo menati
Lunedì 16 Gennaio 2017, 7.52.44
2
Album fantastico. Voce superlativa, il singolo i miss the misery ha 38 milioni di visualizzazioni e l'utente sotto si chiede a chi possono interessare. Un genio
patrik
Martedì 6 Settembre 2016, 0.12.14
1
boh ma a chi diavolo possono grbare????
INFORMAZIONI
2012
Atlantic Records
Alternative Metal
Tracklist
1. Love Bites (So Do I)
2. Mz. Hyde
3. I Miss The Misery
4. Freak Like Me
5. Beautiful With You
6. In Your Room
7. Break In
8. Rock Show
9. Daughters Of Darkness
10. You Call Me A Bitch Like It’s A Bad Thing
11. American Boys
12. Here’s To Us
Line Up
Lzzy Hale (Voce, Chitarra, Piano)
Joe Hottinger (Chitarra, Cori)
Josh Smith (Basso, Cori)
Arejay Hale (Batteria, Percussioni, Cori)
 
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