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Tiamat - Prey
31/10/2015
( 1827 letture )
Dopo le due uscite (Skeleton Skeletron e Judas Christ) che avevano più diviso, e in parte deluso, soprattutto i fan di più lunga data dei Tiamat, il gruppo svedese si ripresentò con Prey, album che mantenne le linee guida tracciate con la precedente svolta del sound.
Questo non impedì però a Prey di donarci uno scorcio sul tormentato mondo interiore di Johan Edlund. Ancora una volta infatti il mastermind dei Tiamat ci rivelò il suo sentire e la sua inquietudine traducendola in musica a tratti oscura e quasi esoterica e in altri momenti più distesa e accessibile ai non adepti.
Ora però è tempo di scendere in profondità del disco e vedere se i Tiamat erano riusciti a farci diventare delle vere e proprie prede.

Prey si apre con il cinguettio di alcuni uccellini, che accompagna le prime note di chitarra facendoci immergere in un'ambientazione quasi idilliaca, la quale viene subito spezzata dall'entrata degli altri elementi: la distorsione della chitarra e la cupa voce di Edlund si impongono con prepotenza gettando sul brano un'ombra tetra, la quale si estende anche lungo la successiva strumentale Ten Thousand Tentacles, brano non fa che aumentare la tensione e la cupezza.
Dopo questa buona partenza si procede con Wings Of Heaven e Love In Chains, coppia di canzoni che si allontana dalla dimensione onirica e tormentata di Cain, per dirigersi verso un sound più disteso e molto più vicino alla virata gothic rock compiuta dai Tiamat a partire dal controverso Skeleton Skeletron.
Divided, al contrario, con il suo incedere cadenzato e malinconico, in cui svetta la melodia di piano e la dolce voce di Sonja Brandt a duettare con il cantante svedese, ci trasporta con struggimento nel mondo interiore di Edlund, mentre suoni sintetizzati fanno da sfondo all'intero brano contribuendo ad accrescere l'atmosfera sognante. Lo spazio lasciato all'ospite femminile si espande ulteriormente nella successiva Carry Your Cross And I Carry Mine, in cui è appunto la voce di Sonja Brandt a rivestire il ruolo di protagonista assoluta.
Facendosi strada tra gli accenni più vivaci di Light In Exstension si giunge quindi alla titletrack, brano in cui ritorna quella sensazione di tormento che ci aveva accolto con la prima traccia: un pendolo che scandisce il passare del tempo e un delicato arpeggio di chitarra insieme a dei persistenti synth creano un’intima inquietudine, mentre la voce di Edlund ci guida, quasi con fare teatrale, nell'ascolto.
Ci si avvicina quindi alla chiusura del disco con The Pentagram nella quale, come in un vero e proprio rituale, aleggia un'atmosfera solenne non solo per gli iniziali rintocchi di campana che richiamano una sorta di sacralità, ma anche per l'organo in sottofondo all'intero brano e l'incedere lento, in cui si inseriscono nostalgici fraseggi di chitarra. A completare questo quadro è la voce di Edlund, che canta parte di un poema di Alesteir Crowley: l'artista svedese d'altra parte non ha mai fatto segreto di essere attratto dal pensiero dell'occultista inglese.

Prey è un oscillare tra atmosfere molto intimistiche, quasi notturne, ad altre più immediate, arricchite da melodie gothic rock più vivaci (che ricordano a tratti i Sister Of Mercy più atmosferici), per quanto un velo tetro e mistico permei chiaramente l'intero album, facendolo dunque risultare molto più omogeneo e coerente del precedente lavoro del gruppo. Nonostante ciò, a lungo andare alcune tracce appaiono prolisse e alcuni intermezzi strumentali quasi superflui –in Triple Cross, ad esempio- mentre altri riescono a trasportarci fluentemente da un'atmosfera all'altra dell'album.
Inutile ribadire il fatto che con Prey si sia comunque molto lontani dal visionario A Deeper Kind Of Slumber o dal più ruvido Wildhoney. Tuttavia, non mancano comunque alcuni pezzi che, anche se non sperimentali o del tutto innovativi, riescono a manifestare almeno in parte il sound cupo e onirico a cui i Tiamat ci avevano abituato, facendo diventare Prey un disco meritevole di ascolto, soprattutto per i fan dell'ultima ora.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
91.08 su 12 voti [ VOTA]
Red Rainbow
Lunedì 2 Novembre 2015, 23.23.45
3
Non concordo del tutto con Le Marquis, indubbiamente i fasti della coppia Wildhoney/A Deeper sono lontani ma secondo me Prey è superiore almeno ai due predecessori. Personalmente ho apprezzato molto la svolta "atmosferico/notturna" di cui parla Giada e i rivoli Sister of Mercy che scorrono qua e là, e comunque qualche pezzo (Cain, Divided, Clovenhoof...) riscatta abbondantemente alcune innegabili cadute di tono. Concordo invece assolutamente sulle sterminate potenzialità della band e su qualche mistero che aleggia intorno alle ultime vicende personali di Edlund, anche se continuo a pensare che alla base del tracollo di The Scarred People ci sia soprattutto il suo trasferimento nelle ridenti isole greche... troppo sole, troppa luce, tormenti in calo e modalità songs adolescenziali on...
Le Marquis de Fremont
Lunedì 2 Novembre 2015, 11.22.14
2
Un altro gradino della inesorabile discesa dei Tiamat, da Wildhoney/A Deeper Kind of Slumber in poi. Effettivamente l'album non è brutto e nemmeno noioso. Diciamo che (almeno a me) da la sensazione che manchi qualcosa sempre. In alcuni casi come in Carry Your Cross... sembra che "trascini" la canzone, più che darle emozione. Forse fa parte dello stile che Edlund voleva dare all'album. I Tiamat hanno grandi potenzialità ma ho l'impressione che il mastermind Edlund abbia anche qualche problema personale. Giudizio, comunque discreto. Au revoir.
Galilee
Lunedì 2 Novembre 2015, 9.09.33
1
Disco piacevole e abbastanza intenso. Forse l'ultimo davvero interessante dei Tiamat.
INFORMAZIONI
2003
Century Media Records
Gothic
Tracklist
1. Cain
2. Ten Thousand Tentacles
3. Wings Of Heaven
4. Love In Chains
5. Divided
6. Carry Your Cross And I'll Carry Mine
7. Triple Cross
8. Light In Extension
9. Prey
10. The Garden Of Heathen
11. Clovenhoof
12. Nihil
13. The Pentagram
Line Up
Johan Edlund (Voce, chitarra)
Thomas Petersson (Chitarra)
Anders Iwers (Basso)
Lars Sköld (Batteria)

Musicisti ospiti:
Sonja Brandt (Voce in Divided e Carry Your Cross And I'll Carry Mine
 
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