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Saffire - For the Greater Good
27/11/2015
( 1425 letture )
Molto interessante questo secondo disco dei Saffire, combo non di primissimo pelo, nato ben dieci anni fa. Il gruppo si costituisce per volontà di Victor Olsson e Dino Zuzic, compagni di scuola, con l’intento di creare un’entità basata sul classico hard con venature melodiche senza disdegnare puntatine nel heavy, la line-up viene completata con il rinvenimento delle tre pedine mancanti: Magnus Carlsson, Martin Järbur e Gustav Elowson. Nel 2007, viene registrato un primo demo, ma poco dopo Gustav deve lasciare la band e viene sostituito dall’allora diciassettenne Anton Roos, che aveva appena vinto il concorso Swedish Drum Solo Champion Of The Year. Un altro demo viene dato alle stampe nel 2008 e i Saffire iniziano a suonare concerti a livello locale, facendosi lentamente un nome all’interno della scena rock. Nel 2010, dopo altri rimpasti in formazione, vede la luce un EP, corroborato da prestazioni live potenti, fino a quando, nel 2013, la Inner Wound Recordings offre loro un contratto per l’uscita dell’album di debutto From Ashes To Fire.

Il resto è storia attualissima, con il quintetto che propone la nuova release For The Greater Good, forte degli apprezzamenti ricevuti un po’ da tutto il globo per il loro esordio, con il più grande sito rock svedese che ha posto, il full-length, tra i top 10 album dell’anno. E allora via con queste nuove 11 canzoni scritte da Victor Olsson e Tobias Jansson. Il mixing e parte delle registrazioni sono state effettuate al Sound Industry Studio da Arnold Lindberg (Evergrey, Ghost, Hardcore Superstar), mentre il mastering è stato curato da Dragan Tanaskovic (In Flames, Dark Tranquillity, Mustasch). Una matassa musicale piacevole, robusta, intrigante che fa trapelare come ispirazioni i grandi gruppi della scena mondiale che hanno influenzato i ragazzi nordici, autori di supporti-live in vari festival per band quali Slayer, Steel Panther, At the Gates e Sabaton. Organo che più Deep Purple non si può, così sboccia l’opener, andamento che richiama Roger Glover e soci, la voce incazzata il giusto, rifiniture musicali di pregio, chorus nella norma che si fa ricordare: solo della sei corde energetico e vitale contrapposto ad un volo forsennato sui tasti d’avorio, in sostanza un buon inizio. Casters Of The First Stone è una sonora galoppata con key e guitar a fronteggiarsi e coalizzarsi a supporto di corde vocali evocative come quelle di Tobias Jansson, proprio come succede nella successiva e tirata For The Greater Good, title-track dell’intero lavoro, dotata di chitarre criminali e prepotenti, so good so fine! Heartless appare greve e pesante, una bella alabardata armata da cori e arrangiamenti di classe, una sezione ritmica elastica ma cronometrica e poi i soliti due strumenti in evidenza, veri pilastri della proposta, che guerreggiano, si alleano, si scompongono e sparano mitragliate. I Saffire suonano che è un piacere e sanno acchiappare l’audience con soluzioni tutt’altro che annacquate e pop-eggianti. Sangue hard pulsa nei loro cuori nordici. Song numero cinque, Dandelion's Shame ricalca gli stilemi precedentemente citati ma senza noia, anzi, mini-solo di batteria poi scocca Shadowland, pezzo malvagio nella voce, serrato negli strumenti, splendente nel chorus dai toni epic, un’ennesima freccia aurea nella faretra della band, così come Wake Up The World: class metal nel riff iniziale, epica nello sviluppo, pregevolissima nella sua confezione globale con stacchi, controstacchi, sovrapposizioni strumentali, corde vocali intrise nella storia rovente del metallo, con Anton Roos che dietro ai tamburi picchia come un minatore belga, svelando una pacca micidiale. Originale l’arpeggio di As Promises Burn come tutto il pezzo, una vera chicca aurea dalle atmosfere delicate ma irrequiete da ascoltarsi a tutti i costi: qui c’è tutto, la classe, la capacità scrittoria, la stravaganza, l’audacia di pensare e pubblicare una traccia tale, il vero capolavoro di questo album. O si ascolta o una motosega munita di fallo vibrante vi inseguirà sino ai Pirenei. Blame It On The Rain riprende il filo del hard/heavy, Ghost Town sfoggia un nuovo riff trascinante doppiato dalle key, solo spumeggiante, ritmiche di chitarra urticanti, armonie vocali da canti gregoriani sul finale e cori virili e penetranti, no non c’entra la punizione a guisa di motosega prima citata, chiude il dischetto ottico This Is Not The End, altro spaccato di grande ispirazione formattato da chitarre liquide, voce resistente e solo-guitar mirabolante, mentre la band ci dà dentro con un gusto superiore.

Un album mai banale, che non stanca dopo diversi ascolti, una proposta saccheggiante, varia, con tocchi di originalità, trame strumentali notevoli e una vocalità solida e poliedrica. Unico neo una copertina davvero insulsa, si doveva fare di più in questo senso. Benedetto questo 2015 che sta sfornando lavori di assoluto valore in ambito hard rock. Segnatevi il monicker dei Saffire, torneranno a tormentarvi piacevolmente negli anni.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
66 su 2 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2015
AOR Heaven Records
Hard Rock
Tracklist
1. The Great Escape
2. Casters Of The First Stone
3. For The Greater Good
4. Heartless
5. Dandelion's Shame
6. Shadowland
7. Wake Up The World
8. As Promises Burn
9. Blame It On The Rain
10. Ghost Town
11. This Is Not The End
Line Up
Tobias Jansson (Voce)
Victor Olsson (Chitarra)
Dino Zuzic (Tastiere)
Magnus Carlsson (Basso)
Anton Roos (Batteria)
 
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