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Lunar Aurora - Elixir of Sorrow
28/11/2015
( 2207 letture )
Da sempre autori di gioiellini passati un po' inosservati, più o meno sopra la media a seconda dei casi, i Lunar Aurora sono stati, assieme ai Falkenbach, Bethlehem e pochi altri nomi, una fra le più importanti band black della storia tedesca, nonché, al volgere del nuovo millennio, uno fra i primi, più innovativi gruppi a trascinare, assieme ad acts del calibro di Drudkh, Ruins of Beverast e Wolves in the Throne Room, il movimento black degli anni Novanta verso lidi più dilatati e stratificati, che poi sarebbero finiti sotto l'etichetta atmospheric. Mentre in quegli anni, infatti, gruppi storici, e non, iniziavano a sperimentare su generali coordinate industrial e post black, o addirittura fuori dal mondo dell'estremo (vedi Manes e Ulver), il filone artistico di cui i teutonici entrarono superbamente a far parte diluì le ambientazioni, esasperò il concetto musicale di ripetizione, eliminò dal pentagramma le influenze thrash degli anni Novanta, introdusse nel mondo black l'idea di brani costruiti su climax ascendenti e dinamiche sonore più accentuate, mentre tastiere e synth (usati piuttosto con parsimonia, e quasi diffidenza, dal 1992/1993 in poi) si ersero ad attori di prima fascia. Al contempo, sentimenti di un inquieto romanticismo fiabesco tipicamente tedesco ed un isolamento esistenziale in rapporto con la Natura venivano riportati a propri modelli ma attualizzati, come archetipi d'altri tempi ormai perduti.

Dopo problemi con diverse case discografiche ed un non soddisfacente accordo con la nostrana The Oath (sotto la quale, dopo tre anni dall'essere ultimato, uscirà unicamente il qui presente Elixir of Sorrow), nel medesimo anno viene fondata da Whyrhd la Cold Dimensions, misantropico avamposto in terra teutonica, sotto la quale verranno commercializzate le future release del gruppo. Volgendo un momento lo sguardo al passato, invece, il duo, prima di entrare nel filone atmospheric, si era costruito una reputazione nell'universo symphonic, grazie a composizioni piuttosto grezze e tutto sommato accattivanti, ma comunque un gradino sotto i grandi nomi del genere, sino alla scrittura di Ars Moriendi (2001), album nel quale il sentore di mutazioni artistiche si faceva più forte, a motivo di tastiere sempre più relegate a contorno dell'opera e l'abbassamento dei bpm. Come, quindi, il precedente full-length, nonché l'ottimo split con i Paysage d'Hiver, avevano lasciato presagire, Elixir of Sorrow, registrato assieme al successivo Zyklus, si impose sul mercato come la nuova faccia dei Lunar Aurora, il disco ponte fra la prima parte della carriera dei bavaresi e la nuova, seconda identità. Invertiti nuovamente i ruoli agli strumenti e al mastering, Elixir of Sorrow esalta, così, l'altra, e più fortunata, anima del gruppo, rappresentando con buona probabilità, assieme ad Andacht, il vertice qualitativo dell'intera opera discografica più che decennale dei Lunar Aurora. La produzione maggiormente avvolgente valorizza, come da scuola atmospheric, le diverse stratificazioni dal buon gusto melodico in tremolo tra la solista di Aran e la ritmica di Whyrhd, divenendo il cuore della proposta, adagiate su tempi sempre piuttosto medio-alti per gli standard del genere, ma rallentati rispetto al passato. Un buon compromesso viene trovato anche con riferimento al quattro corde, meno sovra-esposto ma chiaramente distinguibile (vedasi, fra gli altri, slides e slap in Augenblick o le trascinanti linee di Hier und jetzt, la migliore del lotto), mentre le tastiere, a volte sintetiche (Kerkerseele), giocano con le medesime scale in minore a seguire i temi delle chitarre, evocando colori sempre piuttosto malinconici. Vista la natura del black metal proposto, qualunque riferimento a Burzum e Mayhem meno caotici (ovviamente, nelle sezioni prive di 88 tasti) risulterebbe quasi pleonastico. L'opera risulta impreziosita dal lavoro abbastanza variegato sugli accenti al drumkit (per poche battute a volte sostituito da piatti, tamburi e simili), dai vortici di plettrate anche in tempi dispari, nonché dal pianoforte dello struggente interludio A Wandering Winterdream Beneath the Cold Moon (già titolo del loro primo demo). Cala il sipario con i sintetizzatori di Irrlichter.

Dal black metal fortemente onirico e malinconico, Elixir of Sorrow è un disco di rara intensità che scorre via riflessivo, segnando l'inizio di un nuovo risorgimento per i Lunar Aurora. Fissate l'abissale sguardo della copertina per una trentina di secondi al buio, e poi lasciatevi rapire da quest'oscura cerimonia nel bosco al chiaro di luna. Dopo pochi ascolti, resterà solo un nostalgico affetto.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
92 su 2 voti [ VOTA]
LexLutor
Venerdì 28 Febbraio 2020, 12.15.20
7
Concordo con Kroky78. Aggiungo semmai che EOS dopo qualche ascolto (necessario) ti gira nel sangue, solo solo...
mardonziak
Martedì 1 Dicembre 2015, 13.41.22
6
io dei NOCTE OBDUCTA vado pazzo per "galgendammerung" ma forse è un gradino sotto ai precedenti "taverne" e "lethe" che sono i veri capolavori della band.
Le Marquis de Fremont
Martedì 1 Dicembre 2015, 13.25.27
5
Concordo con Monsieur kroky78. Anche i Nocte Obducta sono di livello altissimo. Forse l'ultimo è un po' al di sotto del loro standard. Au revoir.
kroky78
Lunedì 30 Novembre 2015, 23.03.49
4
Gruppo eccezionale e grande album, anche se gli preferisco Zyklus per atmosfera ed introspezione e Mond per violenza ed impatto (devastante). Forse questo Elixir of Sorrow è la giusta via di mezzo tra i primi due. A proposito di grandi gruppi tedeschi inosservati: che dite dei Nocte Obducta? I loro primi quattro album sono dei piccoli e misconosciuti capolavori. Urgono laute recensioni!
Le Marquis de Fremont
Lunedì 30 Novembre 2015, 13.46.08
3
Band strepitosa che ha sempre proposto molta sostanza e pochi "frill". Questo album ha inaugurato, nel 2004, una serie di cinque uscite una più bella dell'altra, fino ad Hoagascht del 2102. Qui siamo già su livelli molto alti, con pezzi bellissimi ,arricchiti dall'azzeccatissimo connubio con la parte atmospheric di ispirazione (almeno penso io) della scuola "cosmica" ed elettroacustica tedesca degli anni '70. Speriamo tornino presto a fare qualcosa di nuovo. Ottima recensione, complimenti Monsieur Wild Wolf. Au revoir.
Enrico
Domenica 29 Novembre 2015, 23.19.40
2
Una band molto sottovalutata. 85 lo meritano in pieno.
Doomale
Sabato 28 Novembre 2015, 11.05.17
1
Buon disco....non di immediata assimilazione, anche se non parliamo di brani cosi intricati. E' l'atmosfera forse che necessita di qualche ascolto più approfondito per sentirlo proprio. Difficilmente l'ho ascoltato tutto d'un fiato....data la durata. Ma dovro' rimetterlo su.
INFORMAZIONI
2004
The Oath
Black
Tracklist
1. Einsamkeit und Dunkelheit
2. Zorn aus Äonen
3. Augenblick
4. Geister
5. Kerkerseele
6. Freiheit
7. Hier und jetzt
8. A Wandering Winterdream Beneath the Cold Moon
9. The Unknown Dead
10. Irrlichter
Line Up
Aran (Voce, Chitarra, Batteria)
Whyrhd (Voce, Chitarra)
Sindar (Voce, Tastiera, Basso)
 
RECENSIONI
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