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Girlschool - Guilty As Sin
03/12/2015
( 1781 letture )
Il campo delle band metal tutte al femminile non è particolarmente nutrito, ma il ruolo di quello più storico partorito dal mondo della N.W.O.B.H.M. è certamente appannaggio delle Girlschool. Partite nel lontano 1978 tra lo scetticismo di molti, ma non di Lemmy che le ha sempre sponsorizzate con i suoi Motorhead portandole ripetutamente in tour con sé (senza contare l’esperienza Headgirl), le ragazze hanno attraversato oltre tre decenni di storia del rock, sopravvivendo anche alla morte della chitarrista Kelly Johnson. Così facendo, giungono adesso a produrre il loro tredicesimo album in studio, intitolato Guilty As Sin.

Dato per scontato che non è certo da una band come le Girlschool che si può ragionevolmente pretendere di ascoltare qualcosa di innovativo, il dato fondamentale da annotare preliminarmente è quello relativo al cambio di produttore. Messo da parte Tim Hanill, l’incombenza è stata affidata ad un grosso nome, cioè quello di Chris Tsangarides, già all’opera con una moltitudine di band metal e non. In realtà, la figura di Tsangarides non è del tutto nuova per i fan delle ragazze di Londra, dato che il buon Chris si era già occupato della produzione dell’EP 1-2-3-4 Rock and Roll, ma parliamo del 1983, davvero parecchio tempo fa. Il cambio, però, non è stato completamente indolore, almeno se vogliamo considerare le Girlschool come una band prettamente heavy, dato che nel complesso Guilty As Sin risulta leggermente meno “impattante” di Legacy, spostando, pur non di tantissimo, il suono verso lidi leggermente più pop rock. In realtà, senza mettere in discussione la qualità del suono ottenuto da Tsangarides presso gli Ecology Room Studios in Kent, certamente proprio quello che intendeva ottenere è comunque coerente con la storia del gruppo; tutta la prima parte dell’album è infatti assolutamente made in Girlschool. Questa, infatti, presenta sia brani più heavy-rock come l’anthemica opener Come the Revolution e Guilty As Sin, che una canzone totalmente motorheadiana (anche troppo) quale Take It Like a Band, con qualche piccolo cedimento, in questa ottica, con Treasure e la blueseggiante Awkward Position, due brani comunque piacevoli all’ascolto. Il primo pezzo un po’ spiazzante arriva con Staying Alive, il cui titolo potrebbe richiamare alla mente i Bee Gees, ed invece... è proprio lui, il brano portato al successo dalla colonna sonora di Saturday Night Fever. Cosa ci fa un pezzo simile in un album heavy-rock? Presto detto: la sua presenza è colpa/merito del manager delle nostre. Colpa perché il suo “suggerimento” è un più che evidente tentativo di inserire un’autentica commercialata nella scaletta del disco, merito perché le Girlschool (che hanno evidentemente accettato di inciderla) riescono ad uscirne piuttosto bene. Eliminati i coretti, ribassati i toni, elettrificato il tutto ed interpretato con piglio autenticamente rock, quello che ne viene fuori è un tipico heavy rock-blues americano da radio FM, ma ben fatto, simpatico e divertente. Il tocco di Tsangarides fa chiaramente capolino anche in Perfect Storm, altro rock da FM U.S.A., così come l’innocua Painful. Quando tutto sembra volgere al termine senza scosse, i Motorhead tornano a far capolino in salsa punk con Night Before. Niente di che, ma un piacevole sapore di 1977 che fa sempre piacere riassaggiare. Decisamente un flop l'interpretazione di Everybody Loves (Saturday Night), canzoncina da intermezzo durante un concerto piena di effetti che riportano agli anni 80 del finto-rock da classifica. Fuori tempo e ruffiana come qualcosa di più amichevole dei Queen, ai quali vuole fare il verso in alcuni passaggi; breve e superflua. Scontata, ma almeno divertente la festaiola Coming Your Way e chiusura assegnata al godibile up tempo Tonight, senza contare l’inutile bonus-track All or Nothing, non presente nella versione CD.

Nel suo complesso, Guilty As Sin si colloca un gradino al di sotto del precedente, ma nonostante alcune pecche, è comunque in grado di soddisfare gli amanti del tipico heavy rock delle britanniche. La mano di Chris Tsangarides ha inciso in maniera relativamente profonda, ma si tratta di un fior di professionista, perfettamente in grado di capire come ottenere un determinato risultato senza snaturare più di tanto il suono di un gruppo e magari vendere qualche copia in più. Le Girlschool, dal canto loro, conoscono troppo bene il mestiere per oltrepassare un certo limite e lo stile compositivo di ognuna delle interessate rimane chiaramente percepibile, con Enid Williams ad incarnare l’anima più genericamente rock del gruppo e Kim McAuliffe quella più smaccatamente heavy, ma è sempre stato così. Pur al netto di qualche concessione radiofonica di troppo, quindi, Guilty As Sin resta un lavoro di classe che restituisce ancora una volta l’anima di un gruppo vero e sinceramente appassionato del rock anni 70/80, confezionato da una band perfettamente in grado di fare il suo lavoro con passione e professionalità, per il gusto di suonare ed essere rock dentro. Del resto, che altro da chiedere a queste quattro diavolesse?



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
84 su 2 voti [ VOTA]
LORIN
Mercoledì 9 Dicembre 2015, 20.00.32
3
A me piace questo disco e sinceramente anche secondo me, le Girlschool hanno da sempre suonato heavy metal!
Ishgral
Sabato 5 Dicembre 2015, 13.37.25
2
Le ragazze picchiano duro! yeahh
jek
Venerdì 4 Dicembre 2015, 22.01.36
1
Lo devo ancora ascoltare comunque come al solito bella recensione. Faccio sempre fatica a collocare le Girlschool nel genere hard rock per me è sempre heavy.
INFORMAZIONI
2015
UDR Music
Hard Rock
Tracklist
1. Come the Revolution
2. Take It Like a Band
3. Guilty As Sin
4. Treasure
5. Awkward Position
6. Staying Alive
7. Perfect Storm
8. Painful
9. Night Before
10. Everybody Loves (Saturday Night)
11. Coming Your Way
12. Tonight
Line Up
Kim McAuliffe (Voce, Chitarra)
Jackie Chambers (Chitarra solista)
Enid Williams (Basso, Voce)
Denise Dufort (Batteria)
 
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