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Enshine - Singularity
09/12/2015
( 2143 letture )
In questi ultimi anni, l’universo metal si sta sempre più caratterizzando per un quadro in cui le label più importanti stanno gradualmente inglobando il maggior numero di gruppi possibili, siano essi nomi storici, che realtà promettenti. Tali band sono il più delle volte “pompate” al fine di sfornare, con una certa continuità temporale, album con produzioni prossime all'eccellenza, ma non di rado povere di contenuti e idee. Se dunque il fine ultimo diventa quello di soddisfare le esigenze del mercato, non stupisce che l’effetto sia un sistema in cui la routine album + promo + tour promozionale finisca per innescare il circolo vizioso dell'usa e getta. Esistono delle piccole realtà che, invece, vuoi per la “genuina ingenuità”, vuoi anche per l'onestà artistica, riescono a preservare l'integrità della loro proposta e, a livello meritocratico, nonostante il supporto di una piccola etichetta e nessun tour alle spalle, i risultati arrivano comunque.
È il caso degli Enshine che, pubblicato il loro secondo capitolo Singularity, hanno piazzato un sold out sia delle versione digipack che jewel case nel giro di due settimane dal loro profilo Bandcamp. Tale traguardo è stato poi raggiunto in breve anche dalla ristampa del debut Origin. Considerando che si vive nell'epoca dell'mp3 e aggiungendoci gli inferiori mezzi promozionali a disposizione della loro Rain Without End, un simile risultato non è assolutamente di poco conto.
Un simile riscontro di pubblico, tenuto conto del fatto che non si possa ancora parlare dell’album perfetto di casa Enshine, non fa che confermare quanto l’utenza metallara sia letteralmente “affamata” di musica di qualità, con buona pace della “foga quantitativa” tanto cara alle major.

Singularity riprende il sentiero solcato da Origin,anche se esistono delle sostanziali differenze a livello produttivo e compositivo che lo contraddistinguono dal suo predecessore.
Innanzitutto la gestazione del mixaggio stavolta passa attraverso due menti differenti e ciò ha comportato sicuramente un cambiamento nelle sfumature del suono, che appaiono più cupe, prendendo le distanze dalla caratteristica brillantezza del debutto. Così, ad esempio, il basso risulta molto più “gonfio”, regalando maggiore profondità al suono, ma anche maggiore difficoltà nel distinguere le sue linee dalla melassa sonora.

A livello compositivo, l'ispirazione ha preservato tutta la sua freschezza riallacciandosi sapientemente allo stile del precedente lavoro e estendendone gli influss. Il risultato è che il lotto dei pezzi serviti in questo platter, già dai primi ascolti, riesce a regalare all'ascoltatore tutto il suo potenziale emozionale senza cali significativi. Possiamo quindi ritrovare tracce che consolidano lo stile degli Enshine , come le iniziali Dual Existence e la successiva Adrift (che possiamo senza dubbio annoverare tra i migliori episodi di questo secondo capitolo), così come In Our Mind, forse la traccia più “orecchiabile”, le cui melodie e accordi così semplici ma allo stesso tempo così folgoranti non possono far altro che lasciare letteralmente stregati. Non potevano inoltre mancare le strumentali che in questo caso sono rappresentate da Astrarium Pt.II (una rielaborazione delle melodie di Astrarium, presente in Origin) e Apex. Si possono però trovare anche dei piccoli scostamenti rispetto ai loro “classici” stilemi come in Resurgence, brano in cui le ritmiche introduttive si fanno più serrate, con una melodia solista di chiara ispirazione Meshugghiana, mentre il “core”riprende il discorso stilistico lasciato in sospeso con gli Exgenesis; oppure nelle finali Dreamtide e The Final Trance, i cui umori divengono più mesti grazie anche alla dilatazione temporale delle ritmiche.
All'interno di questo scenario, Jari Lindholm si conferma un vero maestro del controllo della melodia, con uno stile solista caratterizzato dall'inconfondibile semplicità, ma anche da un gusto sopraffino nella scelta di quelle note capaci di suscitare autentici brividi (provare per credere, per esempio, con Dual Existence, Adrift e In Our Mind).

Che Singularity entri di diritto tra le migliori uscite del 2015 nel campo del melodic doom/death, è indubbio, ma allo stesso tempo non rappresenta ancora il climax compositivo degli Enshine . Viene dunque da chiedersi che cosa manchi a questo duo per avere la spinta finale al rilascio di quel capolavoro che li consacri come una delle migliori realtà in quest’ambito. La risposta, in realtà, potrebbe essere scritta “geneticamente” nella line-up, dal momento che gli Enshine rimangono ancora un duo e non una band a tutti gli effetti. Seppur elaborato più frettolosamente e nonostante alcuni piccoli difetti, infatti, Origin si è dimostrato da un certo punto di vista più fascinoso, proprio grazie al fatto che alla regia della sessione ritmica vi erano un bassista e un batterista, che hanno dato un contributo pesante nell'economia dei pezzi. Nonostante la presenza di un ottimo session man alla batteria (si parla di Fredrik Widigs dei Marduk) e delle linee di basso registrate dallo stesso Lindholm, il risultato non è assolutamente lo stesso e basta ascoltare una traccia del precedente album come Constellation per rendersi conto dell'evidenza di tale affermazione.

Promossi a pieni voti, dunque, ma da una band di simile livello ovviamente ci si aspetta sempre il massimo.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
89.5 su 2 voti [ VOTA]
deborah
Venerdì 11 Dicembre 2015, 23.50.02
2
a me è piaciuto tanto... 80 ci sta tutto
Bloody Karma
Mercoledì 9 Dicembre 2015, 19.49.22
1
Delusione dell'anno per quel che mi riguarda. Origin mi aveva fatto letteralmente innamorare, questo non mi lascia nulla. Segue fedelmente la scia del debut senza aggiungerci altro. Un vero peccato.
INFORMAZIONI
2015
Rain Without End Records
Death / Doom
Tracklist
1. Dual Existence
2. Adrift
3. Resurgence
4. In Our Mind
5. Astrarium Pt. II
6. Echoes
7. Dreamtide
8. The Final Trance
9. Apex
Line Up
Sebastien Pierre (Voce, tastiere)
Jari Linholm (Chitarra, basso, tastiere, voce)

Musicisti ospiti:
Fredrik Widigs (Batteria)
 
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