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Devin Townsend Project - Ziltoid Live at the Royal Albert Hall
21/12/2015
( 4060 letture )
Ed eccoci tutti insieme nella famigerata, grandiosa e storica cornice della Royal Albert Hall di Londra. Arena prestigiosa e pregna di profumi del passato. Una rapida occhiata e vediamo una folla in delirio, super compatta e fagocitante. Un passo indietro e l'intro di Ziltoid ci prende per mano con il suo humor folle e sbilenco. Saliamo a bordo della sua navicella-ufo tondeggiante e lo ascoltiamo blaterare insieme al suo computer mastro, il navigatore di bordo, Herman il delicato peluche distruttore di Mondi e una poco temibile creatura rosa: un poozer. Già, perché il concept di Ziltoid 2 parte proprio dal rapimento di tale creatura ''indifesa'' da parte di un ignaro e sempre delirante Ziltoid, alieno dalla parlantina veloce, subdolo come pochi. Una creatura che vorrebbe spaventare il mondo con le sue manie di onnipotenza derivate dalla sua quarta dimensione. Ma sappiamo bene che, in fondo, il nostro amico verde non è altro che un nerd galattico. Così, dopo alcuni minuti di piani e contro-piani, sproloqui sulla Terra e sul caffè, la band di mister Townsend prende posto sul palco della Royal con tanto di divise ufficiali e abiti di scena. Coristi ai lati e splendidi mega-schermi che conferiscono profondità spaziale al tutto.

L'incipit è subito memorabile, con il brano/intro di From Sleep Awake, in cui il pubblico canta e incita, la band si scalda a dovere e ci prepara per la strutturata e splendente Ziltoidian Empire, brano che porta il concept in auge grazie alla sua maestosa complessità e cambi umorali.
Il secondo album dedicato al buon Ziltoid è senza dubbio una specie di musical con un filo conduttore ben preciso e delineato. Una sorta di omnibus intergalattico di progressive metal sinfonico e delirante, semplice e diretto, complesso e caotico. Uno spauracchio per i meno avvezzi alle sonorità del Mad Canuck, manna dal cielo per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, lo hanno sempre seguito, apprezzato e amato.
Cosa bolle in pentola se non pupazzi giganti e navicelle spaziali? Un mega-mix di corposa musica che mastica prog e sinfonie wagneriane in un lotto di metal incandescente. Ma c'è ben altro e quando la band snocciola l'enigmatica e potente War Princess ce ne accorgiamo. Dave Young è il solito eccellente poli-strumentista, mentre il talentuoso tastierista/tecnico Mike St-Jean ci accompagna al potente arco ritmico sprigionato dal brano che, grazie anche alla partecipazione della bravissima e truccatissima ''Queen Blattaria'' (aka Dominique Lenore Persi), prende il volo nei suoi 10 minuti di storia spaziale, in cui la regina viene a conoscenza del rapimento del piccolo poozer da parte di Ziltoid, ora alleato degli esseri umani. La spaventosa tiranna proveniente dal pianeta Titan è la quintessenza della cattiveria spaziale. Cosa serve per far ragionare Ziltoid e i suoi nuovi ''amici'' terrestri?

Al grido Come osa?!, la soluzione più ovvia è un attacco frontale al nostro pianeta. E così veniamo catapultati con una sonda sonica in un vecchio sci-fi movie degli anni '50, in un bellissimo assedio spazio-terrestre a cura di scintillanti dischi volanti comandati dalla regina delle regine. Deathray prende piede con il suo riff rimbalzante e tipicamente rock, mentre la folla incita la band prima che il brano esploda nel suo progressive/laser metal tinto di B-movie, con un assolo distorto di Townsend e una sezione ritmica sempre inappuntabile, corroborata dalla precisione chirurgica di Waddell (ex-chitarrista della Devin Townsend Band) e dalla batteria sovra-umana di Van Poederooyen, uno dei migliori prog-drummer (e non) in circolazione.
Siamo immersi nella nostra salsa preferita quando il brano di attacco terrestre viene in qualche modo ''calpestato'' dalla traccia numero cinque, uno dei nuovi brani preferiti dall'audience, quella irresistibilmente catchy ed epica March of the Poozers, ritmicamente circolare, con la potente ugola di Devin Townsend a sovrastare strumenti, folla e deliri. Il ritornello è tutto da cantare, con il suo ritaglio epico-sinfonico e i contro-cori che suonano magnificenti e fuori dal Mondo. Un tripudio di pugni, corna e dita alzate durante il bridge del brano, dove un countdown di 10 secondi prende piede prima dell'attacco dei Poozers, deliziose creature flatulente immerse ora dentro grossi robo-cervelli meccanici.

C'è qualità e quantità in questo live CD/DVD/Blu-ray, c'è spasso e profondità, velocità e groove, melodia e sinfonia, nuovo e vecchio. Come spesso mi accade di scrivere, il nuovo live di Devin Townsend è un altro compendium di heavy metal canadese, visto e trattato sotto la personale lente di ingrandimento del suo geniale creatore. Dopo il brillante e mostruosamente riuscito The Retinal Circus di qualche tempo fa, anche questo Ziltoid Live sa colpire nel segno, stuzzicando gli ascoltatori sia con la seconda parte del concept galattico, sia con una selezione di brani provenienti dal catalogo del canadese. Ma senza togliervi il fiato possiamo tranquillamente proseguire nella disamina di quello che è, a tutti gli effetti, un disperato tentativo di salvare la Terra: Earth è un altro monolite di oltre otto minuti in cui vari personaggi, tra cui il narratore, Ziltoid stesso, la War Princess, Herman il distruttore e Capitan Spectacular (interpretato nientemeno che dal cantante/ex-wrestler Chris Jericho) si alternano per dire la loro. E' troppo tardi per le chiacchiere, però. Queen Blattaria elimina il capitano della Terra, mentre il codardo di Ziltoid scappa via verso casa inaugurando così la traccia più veloce e ritmata dall'intera storia, quella favolosa Ziltoid Goes Home che ha fatto la gioia di tutti gli amanti dei defunti Strapping Young Lad, con il suo incedere fiero e battagliero, la voce graffiante i riff metallici. Il ritornello, sebbene sia epicamente melodico, ricorda i passati lavori del supergruppo di Vancouver, mentre l'assalto in doppia-cassa non può che scatenare furiosi head-banging in prima fila, con somma approvazione del leader-maximo on-stage. Delirio spazio-metallico e una sana dose di riff prima che l'interludio Through the Wormhole ci traghetti alla corale e modulata Dimension Z, traccia epilogo del concept guidata da un coro di voci multiple che si amplifica nel tepore della Royal Albert Hall creando un effetto di quiete e raccoglimento quasi ''natalizio''. Band e coristi suonano e cantano all'unisono, con il pubblico a dir poco soddisfatto della prima parte dello show che si chiude su note ''indecise''. Il concept finisce qui oppure no? Ai posteri l'ardua sentenza, ma quando le nostre orecchie sentono parlare di un pianeta di polvere e ossa non possiamo non pensare al pianeta che ospita la storia del progetto space-country Casualties of Cool. I più ''nerd'' e fantasiosi tra voi staranno già architettando un crossover tra generi e storie, musica e parole, in un delirio di supposizioni e ipotesi da Guerre Stellari.
Chi siamo noi per impedirvi di sognare e animare la vostra fantasia progressiva? Così il primo show alla Hall termina dopo un'ora e venti di baccanale distorto, personaggi incredibili, pupazzi e scoregge spaziali.

Devin Townsend si dimostra ancora una volta incredibile front-man e talento tutto da seguire e scoprire in questa veste istrionica di comandante buono e un po' fuori-schema, perfettamente collocato nel suo ruolo di leader un po' timido e umile, ma anche sopra le righe e distruttivo. Un personaggio che fa della sua bipolarità superata un motivo di humor e leggerezza, in cui vediamo non solo l'artista in se, ma anche la persona, l'essere umano. Un ologramma in sovra-impressione ci dice di attendere circa venti minuti prima che lo show parte seconda possa iniziare. Come dice lo stesso Devin ciò a cui assisteremo a breve nient'altro è che una setlist ''by request'', quindi un misto celebrativo e scelto dagli stessi fans del suo materiale solista. Un qualcosa di raramente udibile in altri contesti, con brani classici e altri storici, chicche mai suonate e lacrime del pubblico. Ce n'è per tutti i gusti in questa restante ora e trenta di musica senza confini, che copre un arco lavorativo-produttivo di ben vent'anni, partendo dall'intramontabile Ocean Machine Biomech fino ad arrivare all'ultimo Sky Blue.

Namaste apre le danze nel più nostalgico e movimentato dei modi. Dopo un soliloquio del cantante-chitarrista partiamo con la marcia inserita cercando di inseguire la potenza ritmica di RVP che sembra voler abbattere tutta la sovra-struttura con la doppia-cassa, mentre Devin la interpreta perfettamente pur cambiando qualcosa in fase di arrangiamento vocale, così come nella successiva Night, con il suo flavour oscillante che ci ricorda l'oceano e il caos di Tokyo. Dualismi sonori e lirici, per un brano intenso che fa cantare e urlare il pubblico, mentre la band -ora spoglia dalle vesti ''ufficiali'' di Ziltoid- appare più libera e dedita all'energia metallica della seconda scaletta. Il brano scorre via che è un piacere, mentre sugli schermi immagini eteree e candide ci aiutano a entrare nella giusta atmosfera del live.
Deadhead, introdotta come la ''heavy metal love song'' scatena il solito tripudio di air-guitar nel pubblico, con il suo incedere lento, dominato dalla solista e ampie parti strumentali che donano respiro e funzionalità al brano, che in oltre 8 minuti di progressive d'autore ci regala picchi vocali mostruosi e delicate pennellate di colori opachi. Grigio e verde, foglie e pensieri, Deadhead -come il buon vino- migliora anno dopo anno in sede live, con un finale improvvisamente interrotto e il climax che viene frantumato di colpo. Ma è un impressione, perché la raramente eseguita Earth Day viene resuscitata in questo contesto, scaldando la Royal Albert Hall con il suo metallo infuso di humus, direttamente figlio di quel Terria, amato da tutti all'unisono. C'è grande attesa per la riproposizione dal vivo di questa suite vera e propria, con il suo incipit hard rock e le sue venature blues incastonate in una sferzante prova di metal compatto, con le formule algebriche di RVP, le tortuose trame chitarristiche e il suo famoso bridge che Devin fa cantare dal pubblico: And music? Well, it's just entertainment, folks!.
Ci rendiamo conto che non ci sono ''errori'' in questo live, ovvero non ci sono appunti da fare in merito a: esecuzione, produzione, scelta brani, suoni, pubblico, colori. Nulla. Ci proviamo, con sudore e ricerca spasmodica, ma nulla ne vien fuori, se non la luminosa pace di Christeen, opener di quel che fu un disco importantissimo nel 1998, ovvero Infinity, con le sue occasionali melodie da Broadway e il prog nervoso e terremotante figlio di un periodo particolare di totale bipolarità per Townsend.
Lo show si muove egregiamente attraverso hit quali Supercrush! e Kingdom che spazzano via tutto con il loro metal infuocato, fatto di riff groovy, melodie epiche e tastiere ariose. E' il famigerato ''wall of sound'' di Townsend-iana memoria, che apprezziamo e accogliamo a braccia aperte, prima che la parentesi umoristica dello show prenda piede con il doppio colpo che corrisponde ai nomi di Lucky Animals e Heathwave. La prima delle due divertenti canzoni è ormai un must live per la combriccola canadese, con tanto di ''jazz hands'' al cielo, smorfie e melodie fanciullesche, mentre il secondo brano è -per chi non lo conoscesse- un estratto bonus e meno conosciuto del secondo disco di Epicloud, un omaggio ai ''redneck'' canadesi che suona come un ibrido delizioso tra prog e folk stagionato. La band si prepara con tanto di paglietta in testa, banjo e un ospite ritornate, tale Jean Savoie, già bassista sull'album Ki (2009).

Ma dopo il giubilo e gli stacchi semplici e disincantati della scaletta, arriviamo al momento che forse tutti aspettano con trepidazione: il trittico finale estratto da Ocean Machine Biomech, pathos e poesia musicale. Si inizia con la liquida e Pink Floyd-iana Funeral, mantra prog dal fragore inesploso, con il suo andamento cullante e i suoi picchi vocali. Sono tutti pietrificati quando parte Bastard: Not One of My Better Days/Girl from the Blue City, dieci minuti di miracolo musicale, dove il pubblico smette di cantare, la vostra anima si tinge di blu e il prog prende piede, con i suoi toni ancora una volta liquidi e suadenti. Brano ''diviso'' in due stanze, in cui il passaggio di chitarra solista centrale lega il tutto dominando la scena insieme alle lucide tastiere e all'effettistica di Mike St-Jean, impeccabile a riprodurre senza copia-incolla le atmosfere dell'album datato 1997. Ma la chiusura ''blu'' viene affidata all'incredibile Death of Music, per molti apice compositivo del Townsend firmato ventesimo secolo. Le luci si fanno più cupe e discrete, mentre il frontman -per la prima volta- posa la chitarra e si avvicina al microfono in una versione esemplificata e ''spoglia''. Vedere Devin senza chitarra ci fa venire in mente i tempi con il vecchio compare Steve Vai. Ma non è un'illusione, bensì una certezza, e quando partono i campionamenti di fondo capiamo che, finalmente, la band ha deciso di suonare questa lunga chicca di Musica, che vorrebbe nel titolo ucciderla, ma che riesce solo a farcela amare di più. Certo, non parliamo di musica pesante, qui. Non ci sono muri di chitarre, assoli e assalti ritmici. Il muro del suono c'è, ed è per questo che noi l'amiamo così tanto. Nella sua delicatezza, la canzone riesce a incidere ancora di più, e quando il doppio ritornello cresce il pubblico rimane imbambolato. Lacrime e sudore dopo quasi tre ore di show. Ma ora magheggia Devin, che non sappiamo come possa andare così in alto con la voce dopo tutto lo show. Ancora luci soft e atmosfera, qualche lacrima tra i presenti, pupazzetti volanti di Ziltoid e tanto raccoglimento finale. Death of Music vince la palma d'oro dell'intero show e probabilmente dell'intero anno ''live''.

Così, dopo tanta bellezza dedicata, torniamo in sella ancora una volta. Non ci è bastato il primo giro al rodeo perché un assaggio non è mai abbastanza. E anche con ossa rotte e schiena dolorante, ci appropinquiamo verso la sala giochi finale con gran sorriso e voglia di cantare immutata. Una piccola sorpresa ci introduce all'ultimo brano in scaletta, un pezzo ''bonus'' che il DTP ha deciso di suonare sotto suggerimento del piccolo figlio di Devin che, insieme a tanti altri presenti, coristi, addetti ai lavori, tecnici e un manipolo di fans, lo affiancano sul palco per creare la grande festa che corrisponde al nome di Universal Flame, freschissimo pezzo tratto da Sky Blue, con il suo clima positivo e trascendente, i suoi riff taglienti e il chorus ridondante e magniloquente che ci fa capire come dovrebbe chiudersi una festa degna di questo nome. Il codino in chiusura, molto vicino a una versione epic metal di Meat Loaf fa calare definitivamente il sipario sull'odissea della Royal Albert Hall.
Tre ore di musica pesante e pensante, di progressive metal unico e sincero, divertente e profondo. Scene prevedibili, altre totalmente inaspettate, divertenti singoli e lunghe suite corpose e solenni. Tre ore di genio e sregolatezza, tre ore di cuore e ingegno, tre ore di passato e presente, tre ore di un grande musicista della nostra epoca. Capolavoro.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
92.92 su 14 voti [ VOTA]
Max
Martedì 7 Giugno 2016, 9.03.09
8
Un gradino inferiore all'inarrivabile Retinal Circus: a me la saga Ziltoidiana non fa impazzire e qui ve ne è troppa. Tutto il resto ......inimitabile!
AnalBag
Sabato 26 Dicembre 2015, 12.12.04
7
Non vedo l'ora di averlo! mitico Devin!
Christian Death Rivinusa
Mercoledì 23 Dicembre 2015, 1.21.22
6
semplicemente un genio… ..uno dei miei preferiti di sempre recensione ottima… .
Christian Death Rivinusa
Mercoledì 23 Dicembre 2015, 1.21.22
5
semplicemente un genio… ..uno dei miei preferiti di sempre recensione ottima… .
CK63
Martedì 22 Dicembre 2015, 18.43.27
4
Strameritato. Mix di bravura , classe, professionalità e tanta tanta musica. Grandioso. Recensione ottima.
Malleus
Martedì 22 Dicembre 2015, 11.19.57
3
Ma in realtà è un 90 più che meritato
Galilee
Martedì 22 Dicembre 2015, 8.55.35
2
Ehhh 90, esagerati.... lo ascolterò appena possibile...
jo-lunch
Martedì 22 Dicembre 2015, 7.39.32
1
Semplicemente GENIALE. Ancora una volta Mr. Townsend dimostra di essere un musicista a tutto tondo, di una bravura mostruosa decisamente sopra le righe. Una vera chicca per gli amanti del genere. Geniale anche Mr. Metalraw con una recensione da Oscar. Bravo!
INFORMAZIONI
2015
Inside Out
Prog Metal
Tracklist
1. From Sleep Awake
2. Ziltoidian Empire
3. War Princess
4. Deathray
5. March of the Poozers
6. Wandering Eye
7. Earth
8. Ziltoid Goes Home
9. Through the Wormhole
10. Dimension Z
11. Namaste
12. Night
13. Deadhead
14. Earth Day
15. Christeen
16. Supercrush!
17. Kingdom
18. Lucky Animals
19. Heatwave
20. Funeral
21. Bastard
22. The Death of Music
23. Universal Flame
Line Up
Devin Townsend (Voce, Chitarra)
Dave Young (Chitarra, Tastiere)
Mike St-Jean (Tastiere)
Brian ''Beav'' Waddell (Basso)
Ryan Van Poederooyen (Batteria)
 
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