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Voodoo Circle - Whisky Fingers
08/01/2016
( 1053 letture )
"Il grande ritorno dei Whitesnake!”
Coverdale mai così in palla dai tempi di 1987!”
“Finalmente il vero erede di Slip Of The Tongue!”
“Il Serpente Bianco non smette di stupire!”
Questi i titoli di tutti i siti e le riviste di settore per salutare il grande ritorno di una delle band più amate della storia dell’hard rock, finalmente ritornata con un album degno dei capolavori del passato.
Ah…come? Non sono i Whitesnake??? Ops… scusate…

Ok, per iniziare abbiamo scherzato. Però, in ogni scherzo c’è sempre un fondo di verità. E la verità è che questo è il disco “più Whitesnake” che mi sia capitato di ascoltare dai tempi di Slip Of The Tongue, e si parla del 1990. Per inciso, e la cosa non può che farci piacere, si tratta di un disco splendido. Andiamo con ordine: gli italo-tedeschi Voodoo Circle non sono esattamente una band di primo pelo, né un gruppetto di volonterosi sconosciuti; anzi, troviamo qui alcuni personaggi ben noti nell’ambiente rock. Il vocalist David Readman è il frontman dei Pink Cream 69, solida band teutonica che, seppure non sia mai riuscita a “fare il botto”, ha sempre avuto una base di fans fedeli e costanti; il chitarrista (e principale compositore) Alex Beyrodt è l’ascia dei Primal Fear di Ralf Scheepers e dei Sinner, capitanati dal mastermind e bassista Mat Sinner che, guarda caso, troviamo qui alle quattro corde. I due nuovi innesti (perché i Voodoo Circle sono qui giunti al quarto album) portano un po’ di Italia in formazione: si tratta infatti del talentuoso tastierista, e ottima seconda voce, Alessandro Del Vecchio, e del batterista Francesco Jovino.
Per analizzare quanto prodotto da questo talentuoso combo, bisogna riesumare il vecchio paradosso dell’uovo e della gallina: “è più vecchio l’uovo o la gallina?” Nello specifico: sarà stata l’estrema somiglianza della voce di Readman con quella di David Coverdale ad aver convinto tutto il gruppo a modellare la propria proposta musicale sulle precise coordinate dei Whitesnake, o, al contrario, sarà la proposta musicale del gruppo, naturalmente indirizzata su quei binari, ad aver spinto Readman ad una quasi imitazione delll’ex vocalist dei Deep Purple? La risposta, esattamente come nel paradosso antico, non è data sapersi. Quel che è certo è che, come si diceva scherzando all’inizio, le undici tracce qui contenute sono davvero quanto di più somigliante alla produzione di Coverdale e soci sia giunto alle nostre orecchie dagli anni ’90 ad oggi. Anzi, meglio: questo è veramente l’album che tutti i fans dei Whitesnake avrebbero voluto veder realizzato dopo i fasti di fine anni’80.

Sin dall’iniziale Trapped In Paradise, bellissimo pezzo scelto, non a caso, come singolo, si vede come l’intera discografia del Serpente Bianco sia ben nota ai Voodoo Circle: il brano presenta infatti una riuscitissima sintesi fra i riff chitarristici, che sono decisamente presi dal “periodo hair metal” della band (1987-Slip Of The Tongue, per intenderci), e una poderosa risposta dell’Hammond, che invece non può che richiamare il lavoro egregio svolto da Jon Lord nel “periodo hard-blues” della band. Ciliegina fondamentale sulla torta, la voce splendida di David Readman, che sembra davvero in certi momenti sovrapporsi al Coverdale d’annata per pathos e resa espressiva, sia nelle parti lente e melodiche, sia negli acuti aggressivi e potenti. Il resto del disco procede di bene in meglio. Il mid-tempo Heartbraking Woman ha un inzio vagamente zeppeliniano (riff alla Kashmir e strofa alla Black Dog) prima di aprirsi in un arioso ritornello alla Whitesnake dei primi album; Watch And Wait parte invece con un inizio blues acustico, che non può richiamare la celebre Ain’t Gonna Cry No More, soprattutto nella linea vocale e nell’interpretazione. Medicine Man è invece un possente fast tempo, di matrice quasi thrash, sino a quando tastiere e voce non intervengono a riportarla sui canonici binari hard rock; non poteva poi mancare la canonica ballad, ed eccola pronta alla traccia 5, con The Day The Walls Come Down. Come spesso succede in questo tipo di pezzi, sono la voce e l’interpretazione vocale a far la differenza; ed infatti qui lo fanno, in positivo. Heart Of Stone torna invece sui binari classicamente hard blues, con un potente duello fra Hammond e chitarre, su cui si staglia imperiosa una linea vocale alla Still Of The Night; preludio alla terzinata Straight Shooter, che pare davvero un estratto da 1987, ma con Jon Lord alle tastiere. Non mancano poi gustosi scambi di voce fra Readman e Del Vecchio, e, pure qui, gli appassionati si ricorderanno certamente degli scambi fra Coverdale eBernie Mardsen nella prima incarnazione dei Whitesnake...molto riuscito il lento in pieno stile blues The Rhythm of My Heart (anche qui la voce fa da padrona), mentre Devil Takes Me Down ha un piglio così potente, sin dall’intro, da ricordare la famosissima Burn, che ritorna in parte anche nel ritornello. Completano infine il disco il valido mid-tempo 5 o’clock, che parte con un riff alla Woman from Tokyo, ma poi prosegue in maniera differente, e l’epica Been Said and Done, ottima conclusione per un lavoro davvero piacevolissimo.

Come vedete, mi sono un po’ divertito a cercare ovunque rimandi a pezzi o album ben noti e celebri; ma l’ho fatto perché questo è probabilmente l’unico difetto di questo lavoro: si tratta infatti di un disco pienamente, e volutamente, derivativo. Volutamente, perché mi rifiuto di credere che musicisti con tale esperienza e bravura non si siano accorti di aver saccheggiato a piene mani dall’eredità di Coverdale e, più in generale, dell’universo Purple/Whitesnake/Rainbow; al contrario, mi piace pensare che i Voodoo Circle abbiano preparato questo disco come una sorta di tribute album a quelle atmosfere e a quel modo di fare hard rock. Ho parlato di difetti, perché è chiaro che una scelta di questo genere limita necessariamente il campo di destinazione a coloro che amano questo stile, mentre per tutti gli altri il consiglio è, ovviamente, di partire dagli originali prima di mettere mano ad una sorta di clone moderno. Ma le note negative iniziano e finiscono qui: come si diceva all’inizio, se un album così l’avesse realizzato Coverdale saremmo tutti qui a parlare di capolavoro assoluto, di degno erede di Slip Of The Tongue, di grande ritorno dei Whitesnake, di come i grandi vecchi sanno ancora bastonare i ragazzini, eccetera. E allora, perché non fregarsene, per una volta, dell’originalità e della novità, e gustarsi in santa pace un “semplice” disco hard rock che fa letteralmente godere dalla prima all’ultima nota? Dategli un’opportunità: potreste trovarlo inutile come potreste aver scoperto uno dei dischi dell’anno. Superfluo aggiungere quale sia la mia scelta.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
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Metal Shock
Giovedì 28 Gennaio 2016, 16.12.57
3
Dopo aver sentito in paio di volte l`album mi pare ovvio due cose: da una parte se uno e` amante dell`hard rock stile Whitesnake e non si hanno pregiudizi allora si e` davanti ad un ottimo album; ma se dall`altra parte ci si rende conto che il disco poteva uscire sotto il moniker Whitesnake e nessuno se ne sarebbe accordo visto il duplicare in tutto e per tutto il suono della band di Coverdale, allora ci si troverebbe davanti ad un album inutile. Io appartengo ai primi, visto che i Voodoo Circle hanno fatto un album pieno di grandi canzoni, che oltretutto i Whitesnake non sono stati in grado di fare negli ultimi venti anni
luca
Venerdì 8 Gennaio 2016, 15.53.16
2
@Lord Invader
luca
Venerdì 8 Gennaio 2016, 15.52.54
1
ottima recensione, cosa ne pensi invece del precedente album(More Than One Way Home)?
INFORMAZIONI
2015
AFM Records
Hard Rock
Tracklist
1. Trapped In Paradise
2. Heartbreaking Woman
3. Watch And Wait (I Got My Eye On You)
4. Medicine Man
5. The Day The Walls Came Down
6. Heart Of Stone
7. Straight Shooter
8. The Rhythm Of My Heart
9. Devil Takes Me Down
10. 5 O’Clock
11. Been Said And Done
Line Up
David Readman (Voce)
Alex Beyrodt (Chitarra)
Alessandro del Vecchio (Tastiere, Cori)
Mat Sinner (Basso)
Francesco Jovino (Batteria)
 
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