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Gotthard - Open
09/01/2016
( 1012 letture )
Open è il quarto album in studio degli elvetici Gotthard. Diffuso nel febbraio del 1999 dalla BMG/Ariola, l’uscita venne anticipata dalla pubblicazione del singolo Let It Rain nel novembre del 1998. Risulta come il primo lavoro registrato dal combo con la formazione a cinque, grazie all'ingresso in pianta stabile del secondo chitarrista Mandy Meyer, che aveva già suonato con i Gotthard in alcuni concerti dal vivo e nel celebratissimo live acustico D-Frosted. Open è munito di una copertina interessante, acchiappante quanto semplice, e venne prodotto da Chris von Rohr, per un totale di oltre 51 minuti di musica registrata tra i Powerplay e i Pink Ton Studios. Il disco debutta direttamente al primo posto della classifica svizzera, mantenendolo per sei settimane consecutive, vendendo tantissime copie, anche sulla scia del grande successo ottenuto proprio da D-Frosted, live acustico che funzionò come vero spartiacque nella carriera di questi bravissimi musicisti che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente all’epoca del loro secondo, stupendo disco, trascorrendo con loro una giornata indimenticabile, coronata da un live pulsante.
Questo disco però è diverso dai precedenti, è giusto chiarirlo sin da subito: si presenta con sonorità ricercate (sin troppo!) e meno aggressive, allontanandosi dallo stile più duro ed esplosivo dei primi tre album da studio. Detto per inteso, Open suona come farebbe una big rock band targata Usa, con arrangiamenti pregiati, ricercatezze estreme da chart e partiture setose e delicate, andando fuori giri e abbandonando la strada maestra. Non è un caso che negli anni la band prenderà le distanze da queste tredici track, ritenendole sbiadite e condizionate dalle scelte dei loro manager dell’epoca: il vigore hard-rock viene lasciato decisamente fuori della porta e nascosto bene, fin troppo bene sotto coltri di smielature e idee poppeggianti.

L'apertura è affidata a Free and Alive, che è anche uno dei pochissimi passaggi che verranno in qualche modo ricordati in seguito, corroborata da melodie smussate, grandi cori, ma senza scintille di rock duro così come la successiva Vision, che comunque, a dispetto del ritmo sostenuto, si mantiene su situazioni leggerine. Se Got to Be Love è un mid tempo melodico e brioso, ma assai docile, Let It Rain è verosimilmente l'episodio più significativo dell'intero full lenght vestendosi da solida ballad, sviluppata con classe su una base di piano, e la voce di Steve in evidenza, insomma un colpo di classe che è insito nel dna del quintetto rossocrociato. Decisamente una canzone lenta che si attesta su posizioni alte nella mia personale classifica. La traccia successiva costituisce anche la maggiore stranezza del CD: ecco arrivare la cover di Blackberry Way degli albionici Move, che in Italia venne portata al successo dagli Equipe 84, nel 1969, col titolo Tutta Mia La Città. Piacevole sì, orecchiabile pure, canticchiabile molto ma che c’entra con i Gotthard? Nulla, ve lo dico io. You è pop allo stato puro senza alcun ritegno, mentre Cheat and Hide risveglia segnali hard ma senza sciorinare nulla di trascendentale, rock saltellante che recupera un po' della potenza degli esordi, aprendo la scia per una seconda parte del disco un po' più chiassosa della prima, nemmeno poi troppo in verità. Want You In non fa strabuzzare gli occhi, buono il trittico, in bilico tra hard e rock&roll, costituito da Tell No Lies, Back to You e Hey Jimi, quest’ultima assai prevedibile comunque, separate solo da una superflua semiballad, come Best Time, episodio evitabilissimo. Chiude il lotto l’acustica Peace of Mind, scampolo soffice che conferma la bravura dei Gotthard nel songwriting di pezzi di presa immediata.

A scanso di equivoci Open mi lasciò parecchio deluso al tempo della sua uscita e continua a mantenere quel tipo di sentimento, riascoltarlo non ha fatto che confermare ciò che pensavo. Troppo pop, troppo standardizzato e lontano anni luce dai canoni con venature brillantemente hard per essere una valida proposta targata Gotthard, il rimpianto per l’esordio o Dial Hard si fa forte. Vero che poi nel prosieguo di carriera il quintetto sfornerà capitoli molto validi e corposi, ma questo Open, si rivela un vero incidente di percorso, una caduta di stile che non graffia, e non lascia segni tangibili. Succede anche ai migliori di deragliare…



VOTO RECENSORE
68
VOTO LETTORI
75 su 3 voti [ VOTA]
Aceshigh
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 14.46.18
2
Io invece mi trovo d'accordo con Frankiss. Pur non essendo un prodotto mediocre per me comunque rimane il punto più basso della loro discografia, e non è un discorso di sound, nettamente diverso dal passato. Manca proprio l'ispirazione, specialmente nella seconda parte dell'album. Poi per carità, Steve Lee rendeva piacevoli anche brani poco riusciti, ma se andiamo a stringere su Open non c'è granché da ascoltare...
Andy
Lunedì 18 Settembre 2017, 20.35.34
1
penso che frankiss, a mio parere, non abbia capito questo splendido album....i gotthard sono la band che in campo hard rock ha fatto piu' centri in carriera di tutti i concorrenti di quegli anni....almeno dal 1994 in avanti nessuno e' riuscito a batterli!...questo open arrivato dopo lo splendido G e dopo il grande acustico d-frosted cerca di avvicinarsi ad un suono piu' Fm americano ma l'intero album e' composto da songs incredibili...di una bellezza disarmante e che importa se poco hard!!!.. potrei elencarvi le mie preferite ma perderei solo tempo perche' tutte hanno qualcosa da dire! ENORMOUS GOTTHARD!!!!!
INFORMAZIONI
1999
BMG
Hard Rock
Tracklist
1. Free and Alive
2. Vision
3. Got to Be Love
4. Let It Rain
5. Blackberry Way
6. You
7. Cheat & Hide
8. Want You In
9. Tell No Lies
10. Back to You
11. Best Time
12. Hey Jimi
13. Peace of Mind
Line Up
Steve Lee (Voce)
Leo Leoni (Chitarra)
Mandy Meyer (Chitarra)
Marc Lynn (Basso)
Hena Habegger (Batteria)
 
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