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Ektomorf - Aggressor
09/01/2016
( 1560 letture )
Tornano alla carica dopo solo un anno gli ungheresi Ektomorf con un nuovo album in studio dal nome Aggressor; un nome che sembra anticipare tutto quello che si troverà lungo i 46 minuti dell’album. Formatisi nel 1993 sulla scia di band quali Sepultura e Pantera. I nostri ragazzotti propongono in questa loro ultima fatica un granitico e inscalfibile groove metal figlio di album quali Roots e Reinventing the Steel. Se proprio si dovesse dire la verità: più che figlio, Aggressor è un sosia bruttino di questi due album e momenti musicali particolari delle band prima citate. Ma andiamo a confrontarci col disco.

Nonostante la durata (46 minuti come scritto in precedenza) sia normalissima per l’universo heavy metal lo scorrere delle tracce non sembra affatto agile e piacevole. L’effetto provocato nella mente dell’ascoltatore è di essere stati delle ore all’ascolto dell’album. Ciò in particolari generi è ammesso e quasi richiesto, non viene visto come un difetto; in un genere come il groove ciò può comportare un problema di fruizione del disco rendendolo noioso alle orecchie del malcapitato ascoltatore che ha bisogno di potenza, agilità e varietà. Dopo un breve Intro in cui si sentono dei simil-mandolini in sottofondo si viene gettati in mezzo ad I, primo brano dal piglio aggressivo e deciso in cui spicca l’ottima sezione ritmica sostenuta da un lavoro alle pelli intenso e vario da parte di Robert Jaksa: buon punto di partenza. Proseguendo abbiamo la titletrack in cui già la minestra diventa abbastanza riscaldata, il cantante tira fuori linee melodiche scialbe con un testo pacchiano (una serie di insulti senza capo e coda) e la band non fa nulla per migliorare il risultato, solo riff potenti monotoni. Holocaust invece scivola via meglio grazie ad un ritmo molto cadenzato ornato da un bell’assolo di chitarra nel finale. Dopo Move On dal piglio decisamente più alternative ed aggressivo andiamo al punto più particolare di questo album: Evile by Nature. In questa traccia infatti presenzia come voce principale l’attuale cantante dei Cannibal Corpse che, giustamente, non muta nulla del suo modo di cantare nonostante il genere diverso, ciò ci da una vaga idea di come può essere magico il mondo del metal se messo in piedi da chi il metal lo produce su certi livelli. Et voilà, dopo il brano più interessante ecco il punto più basso che prende il nome di You Can’t Get More che si distingue per la noia iniziare dei riff scialbi, la bassezza delle liriche e un plagio enorme verso la metà. i nostri ragazzi sono molto precisi in questo e non si limitano a prendere il riff finale di [SIC] degli Slipknot e rifarlo uguale, anche la traccia vocale è pressappoco identica!. Continuando: Emotionless World si segnala per il ritornello inaspettatamente melodico mentre Eastside gioca molto sulla differenza tra l’intro (troppo lungo) di chitarra acustica e la brutalità del pezzo. Dopo un paio di pezzi anonimi troviamo You Lost in cui tutto il teatrino della band incazzata per finta si ripete. È troppo enfatizzata lungo i testi di questo disco la loro voglia di trasmettere rabbia e insolenza in modo bruto (non sto neanche a contare le volte in cui viene ripetuta la parola fuck) ciò dimostra un atteggiamento alquanto infantile per un band che è sulle scene da molto tempo. Infine un altro po’ di brani dall’andazzo blando che puzzano tanto di filler e si arriva al brano conclusivo, totalmente acustico e non cantato. Dulcis in fundo.

Per concludere, ci sono modi certamente più saggi di impiegare il denaro che buttarlo in filler, questo album è la continua riproposizione di clichè triti e ritriti, di riff che palesemente provengono da altre menti privi di rielaborazioni e di atteggiamenti piuttosto infantili e ridicoli per una band con componenti che non sono proprio ragazzini. Tuttavia qua e la vi sono buoni brani che vi faranno scuotere la testa e un ottimo brano creato dalla mistura del groove delle chitarre con la voce cavernosa di Fisher. Tuttavia è d’uopo precisare come il caso del “presunto” plagio del brano You Can’t Get More non sia il motivo preminente della bocciatura, è tutto l’insieme che è artificioso e pecca di voglia ed originalità. Viene da chiedersi se questa situazione sia stata cercata in primis dalla band o imposta dall’etichetta, se la verità stesse nella prima situazione, beh, un anno sabbatico sarebbe più che d’obbligo. Un anno di Giove per la precisione.



VOTO RECENSORE
52
VOTO LETTORI
41.5 su 6 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2015
AFM Records
Groove
Tracklist
01. Intro
02. I
03. Aggressor
04. Holocaust
05. Move On
06. Evil By Nature
07. You Can’t Get More
08. Emotionless World
09. Eastside
10. Scars
11. Damned Nation
12. You Lost
13. You’re Not For Me
14. Memento
Line Up
Zoltán Farkas (Voce, Chitarra)
Tomi Schrottner (Chitarra)
Szabolcs Murvai (Basso)
Robert Jaksa (Batteria)

MUSICISTI OSPITI
George “Corpsegrinder” Fisher (Voce nella traccia 6)
 
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