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A Tear Beyond - Maze of Antipodes
12/01/2016
( 1739 letture )
Vivo in tutto questo, il giorno, ad occhi aperti
e non riposo in tutto il resto, la notte, ad occhi chiusi.
Ho vissuto la guerra eterna degli avversi
senza afferrare da che parte stare.
....e sempre, alla fine inizia feroce una battaglia nuova
e che sia piccola o grande, noi ci facciamo soldati e lottiamo,
in eterno, confusi e smarriti nel Labirinto dei Contrari.



La società è un “luogo” complicato in cui vivere.
Trascorriamo le nostre esistenze sbalzati in un mondo che muta in maniera continua, che ci bombarda quotidianamente di stimoli e ci mette di fronte a prove costanti, che ci spingono -nella maggior parte dei casi- a rifiutare l'ignavia e a prendere delle posizioni in questa scacchiera tanto variegata quanto complessa e dai confini così “smussati”.
Ci creiamo delle opinioni, ci informiamo (correttamente o meno), ma poniamo il nostro essere in una continua relazione con gli altri, un rapporto che può diventare però rapidamente conflittuale quando incontriamo i membri di una “fazione” opposta.
Il labirintico vortice di idee che cambiano e che si scontrano è da sempre uno dei motori dell'evoluzione umana, basti pensare a quante innovazioni -anche positive- sono nate dal dissenso e da voci isolate in un deserto di conformità.
Ma di contro: la varietà di fonti (verificate o meno), la possibilità per chiunque di raggiungere ovunque il proprio prossimo e la quantità smodata di informazioni (anche manipolate da persone al servizio degli interessi di pochi), hanno creato generazioni di fantasmi confusi, che si arrabattano come possono, dividendosi tra il sostenere idee false o cercare frammenti di verità, cercando così di sopravvivere in mezzo alla confusione di questo labirinto che ci siamo “cresciuti” intorno.

Tre anni dopo Beyond, gli A Tear Beyond ritornano sulle scene e -forti della collaborazione con la House of Ashes Records- danno alle stampe il qui presente Maze of Antipodes.
Un disco complicato, ma che ci rivela da subito la sua caratteristica vincente: la “sobria teatralità”. La band veneta ha infatti raggiunto un grande livello di consapevolezza e di efficacia compositiva, e lo dimostra la componente “visuale” o -se vogliamo- “non musicale” del loro essere, che appare in Maze of Antipodes pienamente matura.
Non “sbrodola” in eccessi -magari nell'approccio ai testi- che distraggono l'ascoltatore e soprattutto non impiega un tipo di teatralità che si riflette negativamente nel loro modo di comporre, difetto di cui soffrono gruppi analoghi e che spesso si traduce in manierismi fini a se stessi o in elementi che appesantiscono soltanto l'insieme.
Ci sono dunque teatralità ed apparenza, ma queste sono supportate da un'idea di fondo: vengono utilizzate come elementi in più per rafforzare la trasmissione delle idee e non considerati come un insieme di stilemi che devono essere per forza rispettati qualunque messaggio si voglia convogliare.
Ognuna delle sette canzoni che compongono Maze of Antipodes ha una storia da raccontare, tramite ognuno dei suoi -ben ponderati- elementi. A partire dal cantato pulito basso (ai limiti del recitato) di Claude Arcano che con il suo timbro -piuttosto riconoscibile- garantisce l'approccio “teatrale” alle parti più rilassate, mentre quelle più aggressive vengono abbinate ad uno screaming acido forse più nella media ma alquanto efficace nel contesto in cui viene inserito (perfetto ad esempio in The Colors of Sky and Earth). Ian e Undesc propongo invec un riffing -spesso in palm mute- che è tra i fiori all'occhiello dell'album, riuscendo a creare architetture non banali ma che nel contempo non perdono di immediatezza e di groove (Behind the Curtains I’m Dying (Opium)).
Quest'ultimo però non potrebbe avere la stessa efficacia se non fosse per Cance, che con la sua prestazione al basso riesce sia a dare ulteriore spinta alle ritmiche di chitarra e sia a creare sottofondi moderatamente articolati che contribuiscono non poco a stratificare le canzoni. Vendra è invece autore dietro le pelli di una prova solida, non spinta all'estremo (si sarebbero forse potuti “appesantire” alcuni passaggi) ma indubbiamente quadrata ed efficace, senza comunque risultare mai noiosa. Grandi meriti vanno attribuiti anche al tastierista Phil, che tra pianoforte, elettronica ed archi assortiti è riuscito a creare parti incredibilmente varie, tutte ben suonate ed arrangiate e soprattutto: adeguate ad ognuna delle canzoni in cui sono inserite, senza mai aver bisogno di strafare stratificando layer su layer e quindi senza mai soffocare il resto degli strumenti, una perfetta dimostrazione di come spesso “poco” sia meglio.

Ottimo il risultato in termini di produzione realizzato grazie alla sinergia tra la registrazione -curata da Filippo Galvanelli ed Angelo Giordano- e il mixaggio (più mastering) di Simone Mularoni (DGM), che -come sempre- fa uscire dal suo Domination Studio un album realizzato egregiamente e dotato di un sound moderno ma non privo di carattere. Le chitarre hanno infatti un suono accattivante e dalla timbrica apprezzabile nelle parti pulite e un distorto possente ma equalizzato in modo chirurgico, in modo da poter meglio fondersi con il basso rotondo e piacevole che rimane sempre oltre la soglia di udibilità.
Anche la registrazione della batteria, di un livello decisamente superiore a quello che abbiamo potuto ascoltare in Beyond, impreziosisce e valorizza ancora di più la prestazione di Vendra e della band intera.

Maze of Antipodes è dunque una prova matura di un band che ha palesemente qualcosa da dire e che sta lottando per prendersi il giusto spazio in una scena che ci si augura sia in grado di apprezzarli e dargli la visibilità che meritano.
Se vi piace il gothic d'autore e amate il gruppi che cercano di proporre arte a 360° in modo intelligente, allora gli A Tear Beyond fanno decisamente per voi.

[...]fu elevato il sottile Uomo
all’alto trono di declinante Maestro,
ma svanisce ora, la Maschera d’Oppio,
lasciando sol traccia con il nero inchiostro.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
95.40 su 22 voti [ VOTA]
DORIAN GRAY
Lunedì 18 Gennaio 2016, 20.34.55
6
ascoltati adesso.gruppo molto originale,piacevole,teatrale.i the vision bleak italiani!!!bravi!!
mario
Venerdì 15 Gennaio 2016, 16.40.24
5
Per me una piacevole scoperta, non li conoscevo affatto, anche io li sto ascoltando per la prima volta, bella musica e belle atmosfere gotiche, ma soprattutto a quello che sto ascoltando mi prende molto il tibbro di voce di Arcano azzeccattissimo per il genere che suonano, intrigante.Vedrò di approfondirli e anche a loro mi auguro per il disco e per i live tanta tanta fortuna.
deris
Venerdì 15 Gennaio 2016, 15.00.29
4
mi ricordano, soprattutto nel cantato i Vision Bleak...
deris
Venerdì 15 Gennaio 2016, 14.55.34
3
li sto ascoltando adesso per la prima volta,ammazza....
neilpower
Mercoledì 13 Gennaio 2016, 9.58.30
2
Grande band con un grandissimo cantante e soluzioni mai scontate. Il disco in questione è assolutamente da ascoltare, anche chi non ama particolarmente il gothic potrebbe apprezzarlo vista la moltitudine di atmosfere presenti nei brani. Una delle migliori band italiane secondo me.
Giangianni
Martedì 12 Gennaio 2016, 15.31.53
1
Assolutamente da vedere live! Una band che ha tutto il mio rispetto
INFORMAZIONI
2015
House of Ashes Records
Gothic
Tracklist
1. Dash into the Maze
2. Flies and Ravens
3. Forgiveness
4. The Human Zoo
5. The Colors of Sky and Earth
6. Behind the Curtains I’m Dying (Opium)
7. Absinthe’s Dirge (Requiem Bonus)
Line Up
Claude Arcano (Voce)
Ian (Chitarre)
Undesc (Chitarre)
Phil (Tastiere, Orchestrazioni)
Cance (Basso)
Vendra (Batteria)
 
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