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Headless Crown - Time for Revolution
13/01/2016
( 824 letture )
Tocca stavolta alla Svizzera partorire l’ennesima realtà di stampo heavy facente riferimento ai mostri sacri partoriti dai mitici anni 80, ossia Accept, Saxon, Iron Maiden, Judas Priest e compagnia bella. Nati nel 2011 per merito del chitarrista Manu Froelicher (Horn Rock, Triple X) e del batterista V.G. Richardson (Silver Dirt) -quest’ultimo, però, abbandonerà presto il progetto- i quali in origine agivano come duo, gli Headless Crown completano rapidamente la formazione con l’ingresso del cantante Steff Perrone (Rated X, Silver Dirt) prima e del secondo chitarrista Ced Legger (Old Legend, Lachesis) dopo. La formazione si stabilizzerà in seguito con l’arrivo di Mack Machet (Darkness, Tobacco Road) al basso e Carlos Bensabat (The Cruisers, Lace) alla batteria. Con questa compagine gli Headless Crown entrano quindi in sala d’incisione per la registrazione del loro album d’esordio: Time for Revolution.

Dello stile e delle influenze presenti dietro la musica proposta dagli Headless Crown abbiamo già accennato e, affrontando l’ascolto della scaletta di Time for Revolution, queste vengono effettivamente fuori in maniera prepotente. Dietro un suono ovviamente svecchiato e reso adeguato alle attuali necessità degli ascoltatori, la lezione dei gruppi citati quali punti di riferimento nel primo paragrafo di questo scritto si avverte in modo molto chiaro. Nonostante alcune influenze hard rock che si annidano nella maggior parte dei brani, infatti, l’heavy della “golden age” ammanta ogni singola nota presente in Time for Revolution. Ne consegue che, inevitabilmente, l’album risulta estremamente citazionista, dato che gli Headless Crown si limitano a ripetere la lezione da loro appresa in modo professionale, ma senza aggiungere nulla di proprio che possa catturare l’attenzione. Ogni riff, ogni arrangiamento, ogni assolo, ogni intervento strumentale e vocale appare “giusto”, ben eseguito e funzionale alla scorrevolezza dei pezzi (tranne qualche piccolo inciampo qua e là), ma assolutamente prevedibile. Fin dalle prime note di The World Screams si ha l’impressione di avere a che fare con un lavoro certamente inciso all’insegna della professionalità, ma dal quale non è lecito attendersi nessun accenno di originalità. La sensazione iniziale viene poi confermata ascoltando l’intera scaletta. Here Comes the Night è una delle canzoni più riuscite, ma anche il festival del rimando, così come Edge of Sanity, rocciosa, ma con lo stesso problema. Stranded rallenta poi i ritmi all’insegna di una certa americanità che emerge a più riprese. Anche stavolta canzone piacevole, ma scontata. Reach Out for the Light, sospesa tra melodia ed aggressività, è una delle potenziali hit dell’album, ma ci si trova sempre a pensare: “Bella. Mi ricorda lo stile dei...”, oppure: “Carina, sembra un pezzo di...”. Proseguendo nell’analisi dei brani, si prende atto del fatto che per ognuno di questi la valutazione è sempre la stessa. Canzoni costruite come il manuale della brava heavy metal band da concerto insegna, ma zero personalità, nonostante gli Headless Crown riescano ad inserirvi più o meno tutte le sfaccettature musicali possibili, compresi arpeggioni e momenti di buona atmosfera come in Searching for My Soul. Sebbene l’arrangiamento leggermente macchinoso di Be Seeing You turbi un po’ l’atmosfera, l’album continua inesorabilmente a scorrere come ci si aspetta che faccia, fino a concludersi con l’evocativa Men or Machines, ma, anche in questo caso, pezzo gradevole e nulla più.

Al di là di una formale correttezza di ogni aspetto relativo alla produzione di Time for Revolution, gli Headless Crown non riescono a colpire nel segno. Quasi ogni brano scorre via senza apparentemente deludere, ma alla fine dell’ascolto non rimane molto in mente, dato che l’album, più che indurre a premere nuovamente il tasto “play” del proprio lettore, invita invece a riprendere in mano i dischi originali che hanno ispirato gli svizzeri. È proprio questo il problema del CD in analisi e, più in generale, del gruppo: la sua totale incapacità di attirare l’attenzione per meriti propri, dato che ogni singola nota di Time for Revolution sembra ottenuta dalla “spremitura a freddo” di un vecchio vinile degli anni 80, magari di una band che a sua volta si rifaceva pedissequamente ai gruppi principali della scena. Ispirarsi ai grandi non è un crimine, ma la ricerca di qualche soluzione che induca, in questo caso, a dire: “Ah, questi sono gli Headless Crown, è necessaria se si vuole produrre qualcosa di realmente interessante. In questo caso, però, non vi è traccia di niente del genere. Professionale, sì, ma (troppo) impersonale.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
0 su 0 voti [ VOTA]
Raven
Mercoledì 13 Gennaio 2016, 21.09.43
2
Quello sicuramente. Dal punto di vista della professionalità nessun appunto, ma manca tutto il resto
jek
Mercoledì 13 Gennaio 2016, 20.44.14
1
Ascoltavo un pezzo mentre leggevo la recensione, più leggevo e più mi deprimevo allora ho provato a sentirlo senza leggere ed è stato ancora peggio, peccato perché sembra una band con gente che sa suonare.
INFORMAZIONI
2015
Massacre Records
Heavy
Tracklist
1. The World Screams
2. Here Comes the Night
3. Edge of Sanity
4. Stranded
5. Reach Out for the Light
6. Hellhounds
7. Searching for My Soul
8. Lonely Eagle
9. Be Seeing You
10. Evil Rising
11. Men or Machines
Line Up
Steff Perrone (Voce)
Ced Legger (Chitarra solista)
Manu Froelicher (Chitarra)
Mack Machet (Basso)
Carlos Bensabat (Batteria)
 
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