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Overkill - Necroshine
16/01/2016
( 2419 letture )
Gli anni ’90 per tutte le compagini thrash storiche sono stati una bella gatta da pelare, un decennio di evoluzioni e di contraddizioni, di esperimenti e di tentativi, di successi risicati e di fallimenti sonori, e nessuno dei grandi nomi ne è stato esente. Tra questi anche i leggendari Overkill, gli storici thrashers del New Jersey, che nell’anno domini 1999 pubblicano quel Necroshine che vedrà per l’ultima volta all’opera su brani originali l’accoppiata chitarristica Comeau/Marino, sostituita nel nuovo millennio fino ai giorni nostri dal duo Linsk/Tailer. Come detto in principio sono periodi di sperimentazioni e di ricerche sonore, nonché di alternative al solito thrash nudo e crudo sparato in faccia senza pietà, e la premiata ditta Verni/Ellsworth a dire il vero sembra aver già trovato da tempo la formula giusta per traghettare a testa alta il nome Overkill fuori dalle sabbie mobili musicali che così tante vittime hanno mietuto in quel periodo. Sia chiaro che il qui presente Necroshine è un album radicato nel thrash con il marchio di fabbrica della band ben visibile in molte composizioni, ma ve ne sono alcune che presentano azzardi nuovi, i quali risultano a tratti memorabili e a tratti forzati e fuori luogo, rischiando di snaturare la proposta collettiva. Non me ne vogliano i puristi ma è innegabile che l’uragano Pantera abbia lasciato profondi segni sulla scena metal mondiale e sul genere thrash nello specifico, segni che gli Overkill hanno sì sentito sulla loro pelle ma che hanno anche metabolizzato e, da ottimi fabbri maniscalchi e artisti della musica, rielaborato in soluzioni assolutamente personali e originali.

L’album si apre con la titletrack, un concentrato di thrash old style e groove moderno in cui il corposo basso di Mr. D.D. Verni diventa emblematicamente riconoscibile al primo colpo, così come il cantato inconfondibile e travolgente del carismatico e inossidabile frontman Bobby "Blitz" Ellsworth, tanto nelle strofe quanto nel ritornello, e le scelte chitarristiche dedite ad accordi stoppati e cadenzati, a tal punto che il brano diventerà uno dei classici della band on stage. Con My December, altro brano storico anche per i memorabili “oooohhh” continui ma modulati nei cori da parte di Joe Comeau, la velocità aumenta leggermente ma il groove di base si mantiene costante, rendendo il brano decisamente piacevole e orecchiabile, mentre la successiva Let Us Prey, il cui incipit è decisamente cadenzato e introduttivo, pesta sull’acceleratore leggermente di più e inserisce un cantato in stile US heavy alla Metal Church che esalta il risultato generale grazie anche al supporto nei cori del ritornello di Mary Ellsworth, sorella di Blitz e particolarmente a suo agio in questa veste heavy. Se con 80 Cycles si tenta un esperimento, a dir la verità un po’ troppo mal riuscito, fondendo groove metal, blues e ritmi lenti facendo però sfoderare a Blitz una voce pulita calda e corposa davvero degna di nota, con Revelation, altro brano in cui nei cori e nel bridge centrale groovoso c’è ancora il supporto della sorella Mary, viene proposto un up tempo abbastanza moderno con una breve accelerazione nel bridge che porta al ritornello risicato e poco incisivo, facendo risultare il brano quasi un’occasione mancata nonostante il notevole assolo prolungato di Sebastian Marino, che ne salva in parte le sorti. La seconda parte dell’album presenta alti e bassi carichi di certezze da una parte e sperimentazioni dall’altra: l’inizio di Stone Cold Jesus, dal basso distorto in modalità Cliff Burton su (Anesthesia) Pulling Teeth, inganna le sensazioni iniziali con un andazzo fin troppo scialbo che però prende poi improvvisamente corpo, presentandoci un brano dai ritmi cadenzati ma sostenuti e davvero poderoso nei suoni e nella struttura generale, offrendoci un altro punto di vista sul pianeta compositivo Overkill; Forked Tongue Kiss è overkilliana al 100%, con i cori al posto giusto, chitarre mai invadenti ma distorte al punto giusto e un Tim Mallare sempre più a suo agio su questo tipo di tempi dietro le pelli, e ancora di più lo è la successiva I Am Fear, con il suono distorto del basso, anche a livello solistico, a sostenere un lavoro chitarristico notevole e una prestazione vocale elaborata e maiuscola. Chiudono l’album una Black Line un po’ “telefonata” ma dal gusto coristico assai elevato, e una sperimentalissima Dead Man, che mischia il thrash East Coast di prima qualità di casa Overkill con un mood groove quasi grunge (con le dovute proporzioni, si intende), risultando davvero coinvolgente e originale, tanto da stupire che non sia inclusa ogni tanto nelle scalette live della band (ma visto il quantitativo mostruoso di composizioni della loro storia non ci sentiamo di farne loro una colpa così grave, ci mancherebbe).

In definitiva un album piacevole, un po’ troppo lungo nel minutaggio dei singoli brani ma comunque in linea con le produzioni precedenti e più in generale con lo stile della band negli anni ’90, quindi un platter un po’ altalenante in fase compositiva ma in ogni caso sempre ben radicato nella formula thrash cara a ogni Overkill fan che si rispetti; da qui in poi ci sarà un riassetto della band con cambi di line up necessari che porteranno a una vera e propria seconda giovinezza che persiste tutt’oggi: che il dio del thrash li abbia in gloria per molti anni ancora, degli Overkill non si può fare a meno.



VOTO RECENSORE
76
VOTO LETTORI
79.46 su 13 voti [ VOTA]
Mic
Martedì 20 Marzo 2018, 16.24.07
8
Anni bui per gli overkill. Disco che di thrash old style ha ben poco, con la coppia di chitarristi peggiore. Assegno a questo Pantera-Kill un 62
nonchalance
Sabato 11 Febbraio 2017, 12.03.03
7
Mi sembrava giusto rimarcarlo..
LAMBRUSCORE
Sabato 11 Febbraio 2017, 8.23.19
6
Per chi non lo sapesse, il chitarrista Sebastian Marino è fratello dell'ex sindaco di Roma.
nonchalance
Sabato 11 Febbraio 2017, 1.01.54
5
Un disco che decisi di non comprare all'epoca della sua uscita per ripicca nei confronti dei "nostri" che tanto m'avevano deluso col precedente..eppure, i recensori dell'epoca, furono anche benevoli nei confronti di questo album! Come accadde per "W.F.O.", dopo una sbandata, gli Overkill cercarono di recuperare il terreno battuto qualche anno addietro. Solo che, qui, provarono a suonare anche un po più mainstream del solito! E, alla fine, questo va a discapito dei pezzi: risultano un po troppo estranianti rispetto a quello che, forse, potrebbero trasmettere. Tutto sommato però, alla fine, il tutto appare abbastanza compatto e riesce pure ad affondare bene le grinfie sull'ascoltatore che, ogni tanto, deve anche cercare di schivare qualche scheggia lanciata qua e là (tipo "I Am Fear"). Purtroppo, subito dopo averlo inciso, Sebastian Marino lasciò la band per problemi personali. E, quando Joe Comeau si affidò a Jeff Waters (pur riuscendo ad essere presente sul disco di cover..) i "nostri" rimasero un po spaesati, così tornarono sul mercato con il discreto "Bloodletting". Comunque, più riuscito sia del precedente che del successivo..
AL
Venerdì 29 Gennaio 2016, 23.39.19
4
Concordo con ghostrider. Album in linea con il precedente. Per me un 75. Manca una vera hit. Cmq la coppia DD Verni e Bobby blitz é fenomenale
mario
Lunedì 18 Gennaio 2016, 18.37.26
3
Bel disco , un lavoro solido che gli permette di perfezionare le tecniche strumentali , in particolare quella di mescoare thrash al groove, e qui lo fanno dando maggiore enfasi aad un sound piuù oscuro dei loro precedenti album, i riffs sono sempre belli pesi ma nella ritmica dei riffs interviene più oscurità, riffs brillanti ma con maggior carattere, una sezione rytmica particolare con un sound batteristico più coordinato, insomma piuù intelligente nella tenica di esecuzione, dando più senso tattico compositivo ai brani, anche lo voce credo per la prima volta un po meno egoisticamente si mette di più al servizio della tessitura sonora groovy. La particolarità di questo disco?. E' che la produzione e le sonorità gli danno quei brillanti tocchi moderni senza intaccare la qualità audio, la potenza e la qualità strumentale compositiva del disco in generale, anche se è vero risulta un po troppo lungo nel minutaggio. Per me 83
Galilee
Lunedì 18 Gennaio 2016, 10.04.39
2
Necroshone è uno dei migliori dischi targati Over Kill. Qui tutto è quasi perfetto, soprattutto il songwriting è a livelli stellari. La produzione anche è ottima. Lo stile che caratterizza questo lavoro degli Over Kill è molto personale. Prende un pò di sound old school e lo attualikzza con certe sonorità già sperimentate su I Hear Black. Il risultato è impressionante. Se considero il post Horrorscope, questo è il loro miglior disco assieme ad ironbound e a White devil army. Qui però siamo un gradino sopra. Un Must.
Hard`n`Heavy
Sabato 16 Gennaio 2016, 12.10.09
1
Secondo me ci troviamo di fronte a un grande album, Overkill - Necroshine Voto: 90/100, i carichi pesanti del suono fanno di questo album uno dei più violenti & bellissimi nella loro discografia capolavoro. Atteggiamento e Esagerazione qui combaciano.
INFORMAZIONI
1999
CMC International
Thrash
Tracklist
1. Necroshine
2. My December
3. Let Us Prey
4. 80 Cycles
5. Revelation
6. Stone Cold Jesus
7. Forked Tongue Kiss
8. I Am Fear
9. Black Line
10. Dead Man
Line Up
Bobby "Blitz" Ellsworth (Voce)
Joe Comeau (Chitarra, Voce)
Sebastian Marino (Chitarra)
D.D. Verni (Basso)
Tim Mallare (Batteria)

ARTISTI OSPITI
Mary Ellsworth (Cori)
 
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