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Motorhead - March or Die
30/01/2016
( 2486 letture )
March ör Die è il decimo studio album dei Motörhead, arrivato ad appena un anno da quel 1916 che aveva aperto al meglio il nuovo decennio. Un album, quest’ultimo, che riscosse un enorme successo sull’onda dello stato di grazia vissuto in quel periodo dalla band britannica. Proprio 1916 fu anche il primo disco uscito sotto l’egida di una major, la Sony Music, label che permise ai Motörhead di muoversi più liberamente durante il processo di composizione rispetto a quanto erano stati abituati precedentemente con la GWR, potendo in questo modo tirare fuori il meglio che Lemmy e soci avevano in serbo per noi. Ma tutti i grandi periodi hanno, per definizione, una loro fine, o perlomeno subiscono prima o poi un’interruzione, e nel caso dei Motörhead questa è segnata dalla pubblicazione di March ör Die, album sottotono rispetto al solito, senza però per questo precludere il fatto che qualche buono spunto sia lo stesso presente. Il periodo di March ör Die non è stato dei più felici neanche per quanto riguarda la line-up: ben tre, infatti, sono i batteristi interpellati per l’occasione, tra i quali il tanto contestato Phil Taylor, che era rientrato nel 1987, ma non fu in grado di guadagnarsi la fiducia dei suoi compagni e venne così rimpiazzato da Mikkey Dee. Proprio quest’ultimo fa la sua prima apparizione nella canzone Hellraiser, mentre la quasi totalità dell’album vede protagonista Tommy Aldridge (famoso per aver suonato con Ozzy Osbourne, ma soprattutto come membro dei Whitesnake). La breve carrellata di ospiti presenti su March ör Die si conclude con due nomi d’eccezione: Ozzy Osbourne e Slash, che contribuiscono alla loro maniera, ma, come vedremo, senza incidere più di tanto sul computo finale.

Il brano d’apertura, Stand, pur suonando un po’ atipico per lo stile dei Motörhead, riesce nel suo intento di farci entrare subito nella giusta atmosfera, travolgendoci col suo rock’n’roll roboante ed incalzante; uno di quei brani che sembra costruito apposta per i live. Si prosegue con la cover di Cat Scratch Fever, originariamente scritta da Ted Nugent, che fa qui la sua sporca figura pur essendo per ovvi motivi ben diversa dall’originale sotto l’aspetto vocale. Le chitarre di Campbell e Würzel sono in evidente buono stato di forma e altri due azzeccatissimi brani sono pronti a dimostrarlo senza mezze misure. Stiamo parlando di Bad Religion e Jack the Ripper, col primo dei due che predilige un incedere più potente e cadenzato, ed il secondo che invece mette in mostra tutta la grinta possibile con ritmi più sostenuti, una sezione solistica infuocata ed una linea vocale che non sbaglia un colpo. Arriviamo così ad I Ain’t No Nice Guy, canzone che vede insieme Lemmy, Ozzy e Slash. Inutile negarlo: il risultato non è dei migliori. Tralasciando il fatto che una ballad di questo tipo, con atmosfere malinconiche e trasognate, poco c’azzecca col contesto dell’album e coi Motörhead in generale (avrebbe giovato di più in un lavoro solista di Ozzy, a dirla tutta), la questione è che il brano si fa ascoltare un po’ a fatica e anche preso da solo non convince del tutto. La collaborazione tra Lemmy e l’allora ex cantante dei Black Sabbath ha invece un suo perché con il pezzo seguente, Hellraiser, unico singolo di March ör Die. Scritto a quattro mani dai due cantanti inglesi, il brano fu registrato dai Motörhead per far parte della colonna sonora del film Hellraiser III ed allo stesso tempo da Ozzy Osbourne, il quale lo incluse nell’album No More Tears, uscito nel 1991. Entrambe le versioni sono meritevoli di elogi, ma è innegabile come quella dei Motörhead abbia una marcia in più e punti maggiormente al sodo. Buona la prestazione alla batteria di Mikkey Dee, il quale, come detto, era qui alla sua prima apparizione nella band. Heavy rock molto classico e privo di fronzoli per Asylum Choir, uno di quei pezzi che -insieme, tra gli altri, a Stand- rendono appetibile l’album a diverse fasce di ascoltatori e con i quali non si può evitare di lasciarsi coinvolgere. Più sottotono, invece, Too Good to Be True, canzone un po’ troppo morbida per gli habitué, che punta tutto sui ritornelli orecchiabili e su melodie vocali accattivanti. Si passa a lidi più specificatamente blues rock con You Better Run, davvero apprezzabile e in grado di innalzare il livello qualitativo generale, pur non inventando niente. Fa anche qui la sua comparsa Slash, autore di spunti davvero molto gradevoli. L’album si avvia alla sua conclusione con quello che è probabilmente il pezzo migliore e più ispirato di tutti: Name in Vain. Ritmi veloci, interrotti soltanto da brevi rallentamenti dal sapore country, chitarre agguerrite e l’inconfondibile cantato roco di Lemmy rendono giustizia ad un brano di ottima fattura. La chiusura, affidata alla titletrack March ör Die, ha le fattezze di una vera e propria marcia -e non poteva essere altrimenti- inesorabile e spietata, trascinata dalla voce quantomai adeguata di Lemmy.

March ör Die, a conti fatti, è un album che segna un primo significativo calo di forma per i Motörhead, arrivato comunque dopo quindici anni di onoratissima carriera e perciò assorbito in maniera matura e consapevole. Ciò che manca a questo lavoro è per certi versi l’identità stessa dei Motörhead, non più macchine da guerra senza pietà, ma militi ormai troppo provati dalle fatiche del campo di battaglia. Canzoni non sempre azzeccate, atmosfere troppo disomogenee e idee spesso non in grado di colpire nel segno: questi in sintesi i contenuti di March ör Die. Per fortuna il momento buio sarebbe presto terminato, e già col successivo Bastards, uscito l’anno dopo, i Motörhead sarebbero tornati ai fasti degli esordi, aumentando i giri dell’acceleratore e suonando come meglio sapevano fare. Da lì in poi sarà la storia a parlare.



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
80.3 su 10 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Mercoledì 29 Novembre 2017, 23.58.56
23
lemmy era un mito.non ne nasceranno piu' come lui!
jaw
Mercoledì 29 Novembre 2017, 23.38.14
22
Come Lemmy non ne fanno piu, i ain t no nice guy
Fabio Rasta
Venerdì 6 Gennaio 2017, 15.23.08
21
Il paragone con 1916 è talmente presente da pensare che March Or Die sia il suo gemello mancato. In effetti l'ispirazione è un po' calata rispetto all'illustre predecessore, complice forse un rapporto deteriorato con PHIL TAYLOR, ma a chi piacciono i MOTÖRHEAD x quello che sono, una Dirty R'nR Band, non può non apprezzarlo. A me, a parte l'opener, piace + il lato B, ma è questione di gusti. Apprezzabilissima la ballata, impreziosita assai dagli illustri camei di cui sopra, che prosegue il filone inaugurato con Love Me Forever, anche se in futuro LEMMY farà di molto meglio (Lost In The Ozone, God Was Never On Your Side, Dead And Gone, One More Fuckin' Time...). Da antologia Hellraiser, bellissima e innovativa (x loro) Too Good To Be True, e trascinante anche Name In Vain. Peccato che il riff di quest'ultima sia stato oscenamente saccheggiato dalla loro stessa Traitor, che era sul piuttosto recente Rock'n'Roll (di cui spero in una prossima recensione). Poteva poi mancare un Blues alla WILLIE DIXON nel loro repertorio? No! E allora ecco una libera interpretazione di Hoochie Coochie Man, per controbilanciare Going To Brazil, con basso e chitarre distorte e assoli al fulmicotone di ben 3 chitarristi nel + perfetto stile Southern. Chiude un pezzo che avrebbe forse voluto essere la risposta "alla Orgasmatron" a 1916, ma dal mio modesto punto di vista mi pare una song abbastanza inutile. Triste l'ultima apparizione di PHILTY nei MOTÖRHEAD! Ma sarà ben rimpiazzata una collaborazione ormai alla frutta, con l'innesto dell'ultimo tassello, direi anzi la chiave di volta, (il bravo e diligente MIKKEY DEE), che accompagnerà LEMMY fino alle porte del Valhalla.
venom
Domenica 1 Gennaio 2017, 16.07.43
20
All epoca mi piacque un po meno d 1916 ma anche questo album ha parecchi assi nella manica bell albulm 75.poi sentire ozzy e lemmy insieme e slash alla chitarra e veramente straordinaro
Joe91
Venerdì 26 Febbraio 2016, 21.37.30
19
Non il più brutto, ma di sicuro (assieme ad Hammered) il meno bello dei Motorhead. Per carità, in giro c'è di peggio ma per quanto riguarda i loro standard questo non è un capolavoro. Parte alla grande (Stand), ma poi si "perde", tra roba alla Metallica (Bad Religion), roba non bella, vedasi Giacomo lo Squartatore e Asylym Choir (una delle canzoni più anonime che abbiano mai fatto). Menomale ci sono invece dall'altra parte del piatto della bilancia quei veri capolavori (per me ovviamente) di I Ain't No Nice Guy, Hellraiser e Too Good To Be True (sono un habitue ma questa canzone è tra le migliori 10 mai fatte da loro). Chiude una canzone che un anno prima chiudeva un altro disco e aveva un altro titolo... Insomma, il voto ci sta anche, io avrei dato 3 punti in più però. P.S. Curiosissimo di leggere la rece di Hammered.
AL
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 14.36.12
18
l'unico dei motorhead che ascolto ogni tanto. a parte qualche raccolta o live.. per me ok il voto.
Ovest
Lunedì 1 Febbraio 2016, 19.44.35
17
Jack the Ripper mi ha fatto sempre ballare
matt2
Lunedì 1 Febbraio 2016, 15.31.15
16
il loro album che mi piace meno insieme a overnight sensation e snakebite love,molto distante qualitativamente da 1916 che lo precede e bastards il successivo che sono capolavori. qulacosina tuttavia c'è: stand , hellraiser, bad religion la title track , complessivamente però l'ispirazione non fu al top nonostante la presenza di tanti amici . voto 70
Rob Fleming
Lunedì 1 Febbraio 2016, 10.05.21
15
Per molto tempo (The world is yours) l'ultimo grande album della band. Hellraiser, la cover di Cat scratch fever (mitico Ted!), Jack Ripper che copia il riff di "Hey bulldog" dei Beatles (da sempre citati come grossa influenza) sono gioiellini antentici.
The Nightcomer
Domenica 31 Gennaio 2016, 12.27.00
14
Dopo aver scoperto con notevole ritardo 1916, che mi ha molto stupito in termini positivi (con i Motorhead all'epoca mi ero fermato al live No Sleep At All), ho voluto acquistare anche questo March Or Die. Sostanzialmente concordo con chi lo ritiene inferiore rispetto al sorprendente 1916, ma trovo che si ascolti comunque volentieri. Qualche brano emerge più di altri, ma trovo assolutamente degno di nota che una band così prolifica abbia sempre dato vita nel tempo a pezzi riusciti. Yog: non ti piacciono i Motorhead? Ci può stare, i gusti vanno sempre rispettati, ma la tua affermazione è ampiamente confutabile: non lo dico io, lo dice la storia. Ciao.
LAMBRUSCORE
Domenica 31 Gennaio 2016, 12.00.15
13
Da quanto tempo non lo riascolto, forse 1 dei dischi che ho ascoltato meno del gruppo, so solo con certezza che non hanno mai sbagliato un album, qualche pezzo meno riuscito c'è, quando mi riprendo dalla domenica -se mi riprendo- lo ascolto con calma...anche se per me un disco dei Motorhead andrebbe apprezzato come lo voleva Lemmy...quindi mica tanto calmi....
Lizard
Sabato 30 Gennaio 2016, 22.38.50
12
Grazie gianmarco, non ce n'eravamo accorti... pensa, fino ad oggi mancava anche March or Die.
Enrico
Sabato 30 Gennaio 2016, 22.05.02
11
Secondo me non hanno mai sbagliato un album. Certo non sono tutti da 80 ma non hanno mai fatto un disco da 50. Questo 80 se lo merita in pieno.
fresco
Sabato 30 Gennaio 2016, 20.35.41
10
Non sono d'accordo con il recensore, in particolare per il voto troppo basso (rispetto ai voti degli altri album )e quando dice che i ain't no nice guy si lascia ascoltare a fatica.
yog
Sabato 30 Gennaio 2016, 18.08.55
9
solito mediocre disco dei motorhead.....forse peggio di mediocre
gianmarco
Sabato 30 Gennaio 2016, 18.03.16
8
mmancano sacrifice , overnight sensation ,snakebite love , we are motorhead , hammered .
klostridiumtetani
Sabato 30 Gennaio 2016, 17.46.48
7
Per me la migliore è Cat Scratch Fever, la peggiore I Ain’t No Nice Guy... nel complesso disco evitabile per quanto mi riguarda.
mario
Sabato 30 Gennaio 2016, 17.40.05
6
Non potete capire quanto bene voglio a sto disco.Ascoltstelova tutto volume, e i cattivi pensieri passano , bel disco per la miseria SR lo e', qioto black.Hellraiseeeeerrr..
Galilee
Sabato 30 Gennaio 2016, 17.27.19
5
Non ci vedo un calo in questo album, ma un tentativo di mescolare l'hard rock più classico e lo street del periodo al loro sound. Cosa che è riuscita in maniera ottimale. Ce ne sono di dischi usciti primi è decisamente più inferiori di quest'ultimo...
ivan
Sabato 30 Gennaio 2016, 12.06.13
4
Non ho mai capito perché un gruppo come i motorhead sia rimasto sempre relegato se mi concedete in fascia b.. Nonostante una discografia senza punti bassi. Maestri nel loro genere. Immensi nei live e nell immagine. Mentre ad esempio senza che mi uccidiate gli ac dc son sempre star messi a status di dei del rock.. I motorhead non li trovo poi cosi inferiori anzi.. Es discorso anni novanta mentre gli ac dc hanno arrancato i motorhead hanno letteralmente dominato con capolavori tipo questo disco.. Voto 85 non glielo toglie nessuno
Testamatta ride
Sabato 30 Gennaio 2016, 11.33.55
3
Concordo con Black. Gli album dei 90 sono bellissimi e hanno una ricercatezza superiore ai precedenti. Se poi siano migliori o no dipende dai gusti. È stato un decennio cmq particolare e difficile per tante band e quindi tante gemme passate quasi inosservate.
black
Sabato 30 Gennaio 2016, 10.51.49
2
tutti ricordano dischi come ace of spades overkill ecc..ma personalmente i dischi anni 90 sono capolavori e sicuramente non inferiori ai primi, questo assieme a 1916 a bastard e snake i miei preferiti, hellraiser la mia preferita in assoluto assieme a orgasmatron e ace of spades! 88 se lo merita
manaroth85
Sabato 30 Gennaio 2016, 10.49.22
1
uno dei miei preferiti, hellraiser è mitica peccato suonata raramente live, stand spacca i muri e ain t no nice guy la canzone perfetta il mega singolone strappa mutande anni 90, pensate lemmy ozzy e slash!! incredibile voto 90
INFORMAZIONI
1992
Epic Records
Heavy
Tracklist
1. Stand
2. Cat Scratch Fever
3. Bad Religion
4. Jack the Ripper
5. I Ain’t No Nice Guy
6. Hellraiser
7. Asylum Choir
8. Too Good to Be True
9. You Better Run
10. Name in Vain
11. March ör Die
Line Up
Lemmy Kilmister (Voce, Basso)
Phil Campbell (Chitarra)
Würzel (Chitarra)
Tommy Aldridge (Batteria)

Musicisti Ospiti:
Ozzy Osbourne (Voce nella traccia 5)
Slash (Chitarra nelle tracce 5 e 9)
Pete Solley (Tastiere)
Phil “Philty Animal” Taylor (Batteria nella traccia 5)
Mikkey Dee (Batteria nella traccia 6)
 
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