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Obsequiae - Aria of Vernal Tombs
03/02/2016
( 1447 letture )
Una delicata melodia di arpa e la bellissima ed arcana copertina ci accolgono e ci introducono all'ascolto di Aria of Vernal Tombs, secondo full-length degli statunitensi Obsequiae, band dedita ad un black metal lento e melodico, con influenze derivate dalla cultura medievale europea, sia a livello musicale che nei testi.
Formatisi nel 1998 con il nome di Autumnal Winds, Tanner Anderson e soci produssero in sette anni ben cinque demo in studio (di cui l'ultimo, Venerari Sacra Mysteria, venne particolarmente apprezzato nell'ambiente estremo underground americano di quegli anni) e uno live, oltre ad una compilation dei propri migliori pezzi, intitolata Embraced By the Ancient/Reflections of Astral Light. In quel periodo, lo stile black/death del combo presentava solo in forma embrionale tutte quelle caratteristiche che lo avrebbero contraddistinto in seguito. Nel 2007 che il gruppo cambiò nome nell’odierno Obsequiae e, sotto questo nuovo monicker, licenziò nel 2009 un demo omonimo, che mostrava già un notevole mutamento nel sound e un forte interessamento per il Medioevo, rintracciabile anche nell’artwork di copertina, tratto da un dipinto di quell’epoca. Dopo il primo album, Suspended in the Brume of Eos (2011), e una cover di Wolfera the Chacal nell’ambito di un album tributo ai Rotting Christ due anni dopo, ecco che la band, oramai priva di tutti i componenti originari degli Autumnal Winds, porta ora alle stampe questo Aria of Vernal Tombs.
Un album fresco e brillante (e non sono certo caratteristiche così frequenti e peculiari per un album black), in cui la band esprime al meglio il proprio potenziale, rimasto ancora un po' adombrato nelle precedenti uscite discografiche. Il sound, per alcuni aspetti non troppo distante dai connazionali e più famosi Agalloch, è caratterizzato da canzoni mediamente lunghe con frequenti cambi di tempo e di melodia che rendono le composizioni dinamiche e varie, seppure lo stile si mantenga costante tra una traccia e l'altra. Il tutto, condito da brevi ma evocativi intermezzi di arpa dal sapore vagamente medievale (sembrano infatti ispirate alle ballate o alle cacce del Trecento) ad opera di Vicente La Camera Marino, la cui evidente provenienza ispanica giustifica titoli di tracce in spagnolo o francese, che non si vedono spesso in un album black made in US. Ottima poi la prova di Tanner Anderson, che alla chitarra si destreggia fra riff lenti e gravi e altri più acuti in tremolo picking, non disdegnando assoli melodici e ben composti, piazzati qua e là durante i brani. Inoltre è precisa anche la sua prova vocale, cimentandosi in uno scream molto personale, che però risulta a tratti un po' caotico a causa dell'eccessivo riverbero. Andrew Della Cagna, alla batteria, è infine autore di una prova a mio parere davvero degna di nota, in quanto non scade nella ripetitività di continui blast-beats o di fangosi tempi doomeggianti, ma dimostra grande varietà di pattern e una buona tecnica, soprattutto nell'uso della doppia cassa.
Dopo l'intro strumentale Ay Que Por Muy Gran Fremosura, la prima canzone è Autumnal Pyre. Aperta dal suono di una campana e chiusa da un soave coro femminile, è un perfetto esempio della musica proposta dagli Obsequiae: solido mid-tempo con continui cambi di melodia e ritmo, che non disdegna improvvise quanto brevi accelerazioni. Fare un track-by-track sarebbe alquanto inutile poiché, come già detto in precedenza, le tracce si somigliano fra di loro (pur senza annoiare mai), perciò basterà a segnalare quelle più meritevoli di attenzione, come la successiva Until All Ages Fall, accompagnata dalle tastiere che troviamo saltuariamente in più canzoni, ma che non diventano mai troppo invadenti, anzi sono un ottimo sottofondo e conferiscono un'aura ancor più mistica ed ancestrale ai brani. Inoltre da segnalare sono Des Oge Mais Quer Eu Trobar, con un interessante intermezzo di arpa, e la fantastica In the Absence of Light, il cui testo tratta del mito di Orfeo ed Euridice con straziante poeticità:

Carried through the oaken woods
And by Eurydice was admired
She came to him in her supple grace
And was all that he desired

No sooner than their love was bound
And their vows were solemnly spoken
The young bride struck by a serpent
And Orpheus' heart was broken.


Lo stesso tema è ripreso nella finale Orphic Rites of the Mystic, che chiude un disco solido ed originale, che gradualmente si distacca dai soliti canoni del black metal, e anzi da essi prende spunto per crearsi uno stile ed un mondo proprio. Un mondo in cui ci possiamo lasciar andare, anche se solo per poco, ad una leggera brezza primaverile e viaggiare in epoche lontane e perdute.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
73 su 3 voti [ VOTA]
lupo alberto
Mercoledì 25 Maggio 2016, 22.34.53
12
concordo, musica coinvolgente, evocativa; la parte vocale non entusiasma
Flv
Giovedì 4 Febbraio 2016, 8.03.41
11
disco splendido , unod ei migliori del 2015 . Le chitarre mi hanno ricordato molto quelle degli Opeth di Morningrise . 85 meritatissimo
Punto Omega
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 17.54.08
10
Niente da aggiungere, gran disco.
Monky
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 15.32.32
9
Disco meraviglioso!
enry
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 15.14.29
8
Un disco che per me ha goduto di buona stampa meritatamente. Non un capolavoro, neanche da 85 probabilmente, ma dopo ripetuti ascolti il disco mi ha convinto, medieval black di sicuro pregio anche se i brani seguono una formula non troppo varia. Eccellente l'uso dell'arpa...75 e band da tenere sotto osservazione.
AL ALEPH
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 14.21.06
7
Musicalmente carino ma nulla di eclatante (mi ricorda in diversissimi passaggi ciò che è stato fatto -meglio- in Svezia da alcuni mostri sacri durante gli anni 90); ad affossare il tutto ci pensa una voce, a mio avviso, troppo flebile e riverberata per dare corpo a tali visioni. In concluione, non condivido le lodi sperticate; per me non si supera il 65.
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 13.07.39
6
Recensione parecchio tardiva (è di maggio 2015!) di uno dei migliori album del genere del 2015, assieme ai due EP dei Ne Obliviscarie e al secondo album dei Vorna (Ei Vaio Minua Seuraa) che vi siete "dimenticati" di recensire. Qui siamo non solo in presenza di idee originali (vedi l'arpa) ma di un songwriting veramente spettacolare che non ha cali lungo tutto l'album. Vado a conoscere anche gli Autumnal Winds che non conoscevo. Au revoir.
Theo
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 13.07.38
5
Sinceramente sono mesi che sento lodi sperticate per questo disco... Non è male, chiariamoci, godibile e tutto. Peccato però che le parti migliori e più fresche siano proprio i vari passaggi di arpa celtica (che peraltro non sono nemmeno stati concepiti come parte integrante dei pezzi, cosa che avrebbe potuto dare originalità, ma bensì meri intermezzi). Interessante l'estetica ed il tipo di ricerca musicale sotto, ma sinceramente la scrittura dei pezzi è abbastanza ridondante e il più delle volte scolastica nell'incedere compositivo. Anche bellino quindi sì, ma secondo me molto lontano dal capolavoro che molti descrivono... Ci voleva un pochino di più nella mera scrittura dei pezzi. Comunque, in parte, alle volte portano in mente l'approccio chitarristico dei Mithotyn, e hanno un suono generale riprodotto in studio discretamente particolare. A parte questo, peccato io non riesca a trovare minimamente l'originalità (per i titoli in spagnolo in contesto US? Mhh, dai...), la freschezza compositiva (in che modo?) e la dinamica. Per non parlare della varietà che è forse proprio il punto a sfavore del disco (qui rientra il discorso songwriting di cui sopra) nei pezzi veri e propri che tendono ad assomigliarsi (molto) tutti. Di cisuro un gruppo in crescita e da tener d'occhio d'ora in avanti, ma per me disco attualmente da 70 e non oltre, a voler essere onesti.
gamba.
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 12.16.28
4
ascoltato a ruota un mesetto fa, riascoltato dopo aver letto la recensione, non mi fa fare i salti di gioia ma ho comunque molto gradito.
Doomale
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 11.36.46
3
...mmmm...molto interessante lo cercherò...appena ho sentito il termine Black medievale mi sono tornati in mente i monegaschi Godkiller di "rebirth of the middle ages"...ma quelli erano altri tempi. Comunque metto in lista.
ocram
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 9.15.22
2
Uno dei migliori album usciti nel 2015. Un mix di medieval black metal originale e di classe. Gli intermezzi d'arpa sono bellissimi e stranamente legano benissimo un pezzo e il successivo. Voto 85
Alex Cavani
Mercoledì 3 Febbraio 2016, 8.55.19
1
Sembra tutto molto interessante, bisogna che vada ad ascoltarlo subito!
INFORMAZIONI
2015
20 Buck Spin
Black
Tracklist
1. Ay Que Por Muy Gran Fremosura
2. Autumnal Pyre
3. Until All Ages Fall
4. L'Amour Dont Sui Espris
5. Pools of a Vernal Paradise
6. Anlace and Heart
7. The Anchoress' Orison
8. In the Absence of Light
9. Wilweorthunga
10. Des Oge Mais Quer Eu Trobar
11. Orphic Rites of the Mystic
Line Up
Tanner Anderson (Voce, Chitarra, Basso)
Vicente La Camera Marino (Arpa)
Andrew Della Cagna (Batteria, Basso nelle tracce 3 e 11)
 
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