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Black Tide - Chasing Shadows
04/02/2016
( 1201 letture )
Il sogno di tanti adolescenti “metallari” è quello di mettere insieme una band con i propri amici più cari e spiccare il volo verso un successo travolgente fatto di tour di spalla a qualcuno dei propri eroi, dischi usciti per le major, donne, soldi e divertimento a non finire. Purtroppo tutto questo, quasi sempre, rimane confinato nell’immaginazione ad occhi aperti guardando fuori dalla finestra durante un’interminabile ora di tragica matematica fra i banchi di scuola. Non proprio per tutti però. La storia di Gabriel Garcia e dei suoi Black Tide è, infatti, la classica eccezione che conferma la regola, poiché il sogno di cui sopra lo ha vissuto in prima persona. Formatasi nel 2004, la band è stata messa sotto contratto già nel 2007 nientemeno che dalla Interscope, quando il front man aveva solo 15 anni, ed ha subito guadagnato un posto sul secondo stage dell Ozzfest. L’esordio discografico Light from Above, prodotto da Johnny K, è stato un successo commerciale che ha permesso ai ragazzi di andare in tour con Avenged Sevenfold e Bullet for My Valentine, favore del pubblico confermato da una non trascurabile settantatreesima posizione nella Billboard 200 per il secondo album Post Mortem del 2011 e successivi tour in compagnia di nomi importanti della scena.
Alcuni cambi di line-up hanno però caratterizzato gli ultimi tempi, lasciando i Black Tide senza bassista e con un nuovo batterista scovato su YouTube: Cody Page a cui si affiancano il chitarrista Austin Diaz e lo stesso Garcia che insieme alle parti vocali e alla seconda ascia si occupa anche delle 4 corde.

Il trio torna quindi sul mercato nel 2015 con questo Chasing Shadows lanciato da Pavement Entertainment. Il sound della band ha visto un’evoluzione notevole dall’esordio a questa terza uscita, partito da basi speed/thrash si è trasformato negli ultimi due album in un heavy di forte matrice moderna con inserti che guardano un po’ al mondo -core. I riff più tecnici e serrati non la fanno più da padrone, ma si trovano annegati in una forma canzone che punta molto alla melodia ammaliante e al ritornello in stile radiofonico che rimane facilmente in testa. Si potrebbe facilmente sostenere che andare in tour con Avenged Sevenfold e Bullet for My Valentine abbia avuto un effetto importante sulla band che ha evidentemente introdotto nel proprio sound molti elementi che caratterizzano questi due gruppi, in particolare il primo. Quello che salta subito all’orecchio ascoltando il disco è l’ottimo lavoro svolto dal producer Mariano Aponte nei Live House Studios di Miami, tutti gli strumenti hanno un impatto di tutto rispetto ottenuto con una grande potenza e nitidezza dei suoni, l’unico a essere lasciato un po’ in disparte è il basso che esce “sconfitto” dalle due chitarre. Nota di merito per la batteria grazie anche all’ottima prova di Page che è veramente un pugno in faccia nelle tracce più incalzanti e serrate . Proprio queste ultime sono innegabilmente il punto di forza di Chasing Shadows: quando la band spinge sul gas lanciandosi in un riffing quadrato con un’impronta più thrash e orientata ai fraseggi fra le due chitarre, lasciando al solo ritornello le armonie facilmente memorizzabili, ottiene i risultati più convincenti, rappresentati dalla buona opener Guidelines, dalla traccia numero quattro Predator (Animal) e dalla conclusiva Promised Land. Le altre canzoni, fra cui il singolo Angel in the Dark e la title track, soffrono invece di un songwriting poco ispirato, orientato alla sola ricerca del coro smielato un po’ troppo derivativo e vicino ai nomi citati in apertura. Povere di idee vincenti anche le stereotipate e troppo numerose semi-ballad Burn,Sex Is Angry e Heaven.

Un terzo disco per i Black Tide con alcuni innegabili punti di forza rappresentati da una produzione di alto livello, una tecnica esecutiva di tutto rispetto e da alcune tracce, che inquadrate nel genere di riferimento della band, rappresentano un ottimo risultato; d’altro lato però nella maggioranza delle altre songs c’è la netta sensazione che a farla da padrone siano costruzioni e linee melodiche troppo simili a quelle che si possono trovare in tanti altri dischi di questo tipo. Un passo falso per Garcia e soci che però, avendo il tempo decisamente dalla loro parte e avendo dimostrato di saperci fare con il loro primo album, se lo vorranno, avranno modo di rifarsi.



VOTO RECENSORE
53
VOTO LETTORI
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INFORMAZIONI
2015
Pavement Entertainment Records
Heavy
Tracklist
1. Intro
2. No Guidelines
3. Angel In The Dark
4. Predator (Animal)
5. Burn
6. Chasing Shadows
7. Before We Form
8. Sex Is Angry
9. Welcome To Misery
10. Heaven
11. Promised Land
Line Up
Gabriel Garcia (Voce, Chitarra, Basso)
Austin Diaz (Chitarra)
Cody Paige (Batteria)
 
RECENSIONI
70
 
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