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Rick Springfield - Rocket Science
22/02/2016
( 781 letture )
Uscita particolare e per alcuni versi intrigante, quella che ci troviamo ad affrontare quest'oggi: casa Frontiers ci offre, infatti, quello che è addirittura il ventesimo album (fra studio e live) della carriera di Rick Springfield, sessantaseienne artista australiano noto tanto per la sua attività musicale, quanto per quella di attore; è infatti apparso in diverse serie TV, nel recente film Dove eravamo rimasti, dove recita al fianco di una attrice straordinaria come Meryl Streep e, da ultimo, ha venduto qualcosa come 25 milioni di copie. Non male per un quantomai arzillo personaggio che ha da un pezzo passato la giovinezza, che ne dite? Ebbene, il nostro a quanto pare non ha alcuna intenzione di fermarsi.

Chi lo conosce sa che tipo di musica proponga il nostro, mentre i neofiti saranno quantomai incuriositi; a giovamento di entrambe le categorie, il buon Rick Springfield si muove su territori molto “americani”, cimentandosi con un rock molto arioso e dai ritornelli catchy, vagamente AOR. Non possiamo insomma parlare di hard rock, il che potrebbe far storcere il naso a più di qualche ascoltatore, ma sarebbe ingiusto bollare di infamia il nostro polivalente amico per questo motivo. Il musicista dimostra infatti di saperci fare eccome quando vuole, proponendo ad esempio un ottimo pezzo come Light This Party Up ad aprire l'album, intitolato Rocket Science. Come dichiarato dallo stesso artista, questo è probabilmente il lavoro più “positivo” ed allegro che abbia mai pubblicato nel corso della sua lunga carriera e, va detto, l'allegria è percepibile ascoltando i brani, la maggior parte dei quali è piuttosto festosa e vitaiola. Down, uno dei pezzi migliori del platter, è assimilabile ad alcune soluzioni AOR, tanto per le chitarre quanto per le tastiere in sottofondo. L'ugola di Springfield è in discreta forma e la sua interpretazione molto sentita, il che, unitamente alla positività di cui parlavamo poc'anzi, conferisce a quest'opera un ideale generale di leggerezza e spontaneità che non guasta mai, anzi. The Best Damn Thing è un altro brano sicuramente azzeccato, con un bel tiro ed un bel ritmo, mentre ci colpiscono sinceramente meno Miss Mayhem e Pay It Forward, con quest'ultima davvero un po' troppo banale. Paradossalmente, uno dei pezzi più smaccatamente commerciali del full-length, come Found, risulta fra i migliori, proprio perché non tradisce le aspettative: quelle, cioè, di confezionare un sentito, onesto brano di pop-rock. Non manca, comunque, al nostro, l'apertura mentale: qui e là, oltre alle chitarre, il musicista di Sydney fa suonare flauti, banjo, mandolini e persino violini, variando un po' la mistura e guadagnandosi nuovamente il nostro rispetto, se non proprio i nostri applausi scroscianti. Molto apprezzabile è Crowded Solitude, dove questa gamma di sperimentazioni musicali ci appare pienamente riuscita, mentre Let Me In conferma il buon andamento generale dell'album, che, se non eccezionale, risulta quasi sempre piacevole. Un po' da tirata nell'orecchio, invece, (I Wish I Has A) Concrete Heart, dalla base smaccatamente hip-hop, che non convince proprio. Per fortuna la conclusiva Earth to Angel risolleva le sorti di Rocket Science giusto in tempo per non farci rimpiangere la scellerata canzone precedente e riconciliandoci col nostro amico dalla terra dei canguri.

Come detto, il maggior pregio di Rocket Science è la genuinità: si tratta di un album onesto, volutamente rilassato e leggero, nel quale un musicista non più giovanissimo decide di divertirsi. Il risultato non è certamente sempre all'altezza, anzi qui e là si avvertono vistosi cali di ispirazione e composizione, ma nel complesso questo ventesimo tassello della carriera di Rick Springfield convince e porta a casa una sufficienza ampia e meritata.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
93.33 su 3 voti [ VOTA]
MiltonKeef
Giovedì 25 Febbraio 2016, 17.07.36
3
Bella recensione! Il problema, per quanto mi riguarda, è non riuscire minimamente a scindere il musicista in questione dal suo ruolo nella serie tv Californication! Chi l'ha vista, capirà ahahah!
ayreon
Mercoledì 24 Febbraio 2016, 13.33.12
2
io avevo in vinile "rock of life" e "tao",grandissimi album di rock melodico e radiofonico,anni fa trovai in un cestone degli iper un suo greatest hits che ancora adesso me lo sparo volentieri in macchina,"bop till you drop" è da urlo
Graziano
Martedì 23 Febbraio 2016, 13.52.16
1
Son solo parzialmente d'accordo con questa recensione. Pur non essendo il capolavoro che Melodick Rock afferma (voto 100 su 100), Rocket Science è comunque un album dall'ispirazione straordinaria e una ventata d'aria fresca in un genere molto didascalico e stereotipato. Il diciottesimo album in studio ancora una volta mostra un artista poliedrico in grado di non ripetersi mai (nonostante i 40 anni di carriera)grazie anche alla collaborazione di un grande come Matt Bissonette. Interessanti le influenze country che permeano buona parte di questo disco, segno che Springfield è sempre aperto a nuove idee e sperimentazioni. Voto 80.
INFORMAZIONI
2016
Frontiers Records
AOR
Tracklist
1. Light This Party Up
2. Down
3. That One
4. The Best Damn Thing
5. Miss Mayhem
6. Pay It Forward
7. Found
8. Crowded Solitude
9. Let Me In
10. All Hands On Deck
11. We Connect
12. (I Wish I Has A) Concrete Heart
13. Earth To Angel
Line Up
Rick Springfield (Voce, Chitarra)

Musicisti Ospiti
Robbie Wyckoff (Cori)
RS Wagner (Cori)
Windy Wagner (Cori)
Chariya Bissonette (Cori)
Josh Bissonette (Cori)
Brandon Mgee (Cori)
Buddy the Dog (Cori)
George Nastos (Chitarra)
George Bernhardt (Chitarra)
Tim Pierce (Chitarra)
John Jorgenson (Chitarra)
Georger Doering (Chitarra, Banjo, Mandolino)
Dan Strain (Chitarra)
Andreas Moe (Chitarra)
Jim Cox (Tastiere)
Niclas Lundin (Tastiere)
Matt Bissonette (Basso, Cori)
Lance Morrison (Basso)
Jorge Palacios (Batteria)
Craig Eastman (Flauto)
Steve Stokes (Violino)
Jeffrey Young (Organo)
 
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