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King Diamond - The Graveyard
27/02/2016
( 2421 letture )
Parlare di King Diamond non è mai facile; immaginario gotico e teatrale, follia vera e “recitata”, estro ed emotività si fondono in un calderone stratificato, complesso, dadaista. Parlare di The Graveyard è ancora più difficile. Questo è il disco in cui il Re, per certi versi, “toglie la sedia” ai propri ascoltatori abituali.
Il Cimitero del titolo è un luogo fisico (una fredda distesa di tombe morte), un luogo della mente (la distruzione di ogni convenzione sociale in nome della legge universale del trapasso) e un luogo dello spirito (la fine di tutto; la mancanza definitiva di senso). L'artista danese va a impostare una narrazione senza dubbio più vicina all'introspezione psicologica che in passato. La dimensione esteriore diamondiana - fatta di grand guignol, di melodrammatica ostentazione e di una componente musicale barocco-neoclassica – è messa in secondo piano: a Diamond, in questo disco, interessa parlare di esseri umani, di umanità e di mancanza di umanità. Di perdita di coordinate. Di morte. Di rassegnazione. Di delirio. Di destino.

La trama è presto detta: un uomo viene ingiustamente accusato di aver violentato una bambina; in realtà ha assistito alle molestie perpetrate alla bimba dal padre della stessa ed è impazzito, prostrato dalla visione e dall'immeritata esclusione dal consesso degli uomini “normali”. Da qui si scende in un'escalation cimiteriale fatta di necrofilia (nel senso letterale del termine), omicidi deliranti, rituali malati e sfide “goliardiche” alla vita e alla morte. Almeno a livello eminentemente narrativo, The Graveyard parrebbe il disco più “antiumano” della discografia del danese: brutalità delle immagini evocate, perversione elevata a sistema, follia caleidoscopica; non è un ossimoro, invece, definirlo uno dei cardini dell'umanesimo diamondiano. Si tratta del disco in cui la Grande Storia Horror viene messa in secondo piano per parlare della Piccola Storia Malata di un uomo (quasi) qualunque. I filtri sono ridotti all'osso, il cordoglio nei confronti del personaggio raccontato sincero, la sofferenza del “pazzo suo malgrado” percettibile: non è forse dagli esempi archetipici (per quanto coloriti) che si giunge alla comprensione del senso intimo delle cose? O, meglio, delle persone?
In The Graveyard esplodono e implodono tematiche borderline: oltre alla già citata necrofilia, si parla di pedofilia, di adulti tragicamente irrisolti e vicini ai serial killer americani (siamo molto più prossimi a Ted Bundy e Charles Manson che al nume dark-parodistico Alice Cooper), di volontà di appropriarsi della propria fanciullezza perduta tramite la possessione fisica del corpicino inerme di un infante.
La musica segue il concept tematico: il disco si presenta più scuro, più doom, più grave e asfissiante dei lavori precedenti (Abigail e Them, capolavori di Rococò Gotico, su tutti). Gli spiragli surrealisti sono pochi: la voce del Re è martellante, gelida, asettica come il rintocco del pendolo della Morte. Il registro rauco è utilizzato con maggiore frequenza, le lyrics sono spezzate tra intimismo e ritratti vividi di situazioni oltre la tollerabilità della massa (consigliatissimo lasciarsi guidare dai testi per entrare nel perverso mondo della storia). Se l'impianto concettual-filosofico funziona a meraviglia e non può che portare a riflessioni partecipi, il comparto musicale, al contrario, è leggermente fuori giri. Detto del suono più sporco, va segnalata anche una decisa attitudine prog, con composizioni a incastro e spesso concepite “a movimenti”. Non convincono (perlomeno non come al solito), tuttavia, il comparto-riff e alcuni ritornelli. Si ha la sensazione che, nel tentativo di rendere tangibili i flash pulsanti delle controverse tematiche trattate, si perda per strada un po' del consueto e irrefrenabile gusto musicale, la componente cardine della genialità lugubre che ha fatto di Diamond uno dei Signori Oscuri dell'Heavy Metal. Impianto progressive, in questo disco, è talvolta sinonimo di scollamento compositivo e interpretativo (pur con performance di pregio del solito quartetto di pezzi da novanta). The Graveyard è un concept nel pieno senso del termine e – qui sì – nella classica tradizione diamondiana. Per cogliere il significato dell'operazione e il messaggio intimo della storia non si può prescindere da un ascolto “a flusso”, fatto più di cuore che di testa. Le atmosfere sono lì da sentire, mentre le singole canzoni, come accennato, prestano il fianco a comparazioni non sempre gloriose con il passato (come se le fragilità della persona avessero la meglio, questa volta, sull'aplomb maligno del personaggio). Segnaliamo, per sporcare il meno possibile le logiche narrative della storia, solo un picco, da una parte, e un momento musicalmente meno positivo, dall'altra: Lucy Forever chiude il disco con il giusto dosaggio di inquietudine e di follia melodrammatica; Trick or Treat, invece, sfida un passato ormai perduto e ne esce con le ossa rotte.

Il viaggio al Cimitero non può che lasciare segnati. Il dubbio monta nota dopo nota: anche noi, di fronte all'emarginazione sociale e alla pazzia imposta dall'esterno, perderemmo la bussola in modo così inappellabile e definitivo? Anche noi diventeremmo esseri subumani e privi di etica? Anche noi arriveremmo a fare del male al prossimo per “purificarci”? Domande che, per fortuna, sono destinate a restare senza risposta. Forse.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
90.6 su 10 voti [ VOTA]
Aceshigh
Sabato 11 Agosto 2018, 16.16.00
13
Quella di King Diamond è una delle discografie dal valore in media più alto in campo heavy. Come scritto già da alcuni prima di me, album brutti non ne ha fatti: si passa da buoni album a pietre miliari. Anche questo The Graveyard, pur essendo uno degli album minori (e a mio avviso inferiore ai due successivi), merita più di un ascolto. Pezzi come Black Hill Sanitarium o Sleep Tight Little Baby non se li può permettere chiunque... 75 almeno
Mulo
Giovedì 3 Marzo 2016, 22.57.09
12
È quello il bello,è una voce incredibile e inimitabile. Se la ami non ne puoi fare a meno
terzo menati
Giovedì 3 Marzo 2016, 22.53.44
11
La musica di Diamond cantata da un'altra voce sarebbe un'altra cosa, vanno di pari passo. Io ad esempio che ne sono fan dal 1984 la adoro proprio per questo, la musica è valore aggiunto. Molti miei amici non lo sopportavano pur ascoltando metal classico. Il suo falsetto poi e' una semplice estremizzazione di gillan e specialmente halford. I germi dei fate già si sentivano nei dischi pre anni 80,dei judas, stained class su tutti. Poi e' stato abile a sviluppare un suo stile molto più personale come in questo disco. Comunque una voce di rottura, o lo ami o non lo sopporti quindi la critica e' più che logica
InvictuSteele
Giovedì 3 Marzo 2016, 22.24.49
10
Lo confesso, non sopporto proprio la voce del Re, mi urta i nervi e mi spacca i timpani con quel cazzo di falsetto che reputo ridicolo, per il resto credo che questo tizio abbia fatto solo album enormi con atmosfere tanto malsane quanto affascinanti. A mio avviso, se i suoi lavori fossero cantati da un altro sarebbero ancora migliori, ma mi rendo conto che è il suo marchio di fabbrica e che a molti piace così. Comunque sempre un maestro.
nonchalance
Martedì 1 Marzo 2016, 22.53.16
9
Primo disco del Re che ho acquistato..forse perché ci sono più affezionato ma, Io lo ritengo il migliore di quella decade! La recensione spiega bene il mood del disco però, Io preferisco quelle in cui si entra più nei dettagli delle singole tracce!
Osvaldo
Martedì 1 Marzo 2016, 22.50.20
8
Questo è uno degli album che più amo del re Diamante: un mosaico di claustrofobia, pazzia, depravazione. C'è tanto heavy metal, diretto come un pugno nello stomaco (waiting, i'm not a strangers, trick or treat), c'è tanta teatralità (i'm not a strangers, heads on the walls), c'è disperazione e alienaziome, sussurri sinistri e cantilene inquietanti (sweet thight little baby, up from the grave) Non manca niente, ma piu di tutti, la grande ispirazione e passione che questo grande artista ha saputo mettere in musica. Voto: 90
Alcor81
Lunedì 29 Febbraio 2016, 22.07.53
7
Uno dei dischi più belli che ha prodotto dopo gli anni '80
unforgiven
Lunedì 29 Febbraio 2016, 21.59.51
6
tra le più belle recensioni che abbia mai letto in ambito metal. sull'album: sicuramente di non facile comprensione proprio perchè punta più sull'aspetto psicologico che si fonde con la musica.
Mauro Paietta
Domenica 28 Febbraio 2016, 11.15.47
5
Album da molti considerato un passo falso, per me è un capolavoro! L'ho divorato e, parere mio, decisamente superiore a Voodoo, ma King Diamond di album mediocri non è ne ha mai fatti!
Diego
Sabato 27 Febbraio 2016, 17.21.14
4
Commentando un altro disco del Re ho detto che i suoi lavori sono tutti tra il molto buono e l'ottimo. The graveyard è forse quello più difficile da metabolizzare, colpa forse delle sue atmosfere malsane, ma gode comunque di u certo fascino. "Into the night I go and you can follow me…"
mario
Sabato 27 Febbraio 2016, 15.22.32
3
Concordo con voi King Diamond dischi brutti non ne ha mai fatti, magari alcuni un po più difficili e complicati da smatassare ma dischi brutti mai.Per l'analisi di contenuto concordo con la recensione, disco che per me si colloca tra il 75-78.
terzo menati
Sabato 27 Febbraio 2016, 11.53.02
2
No dischi brutti Diamond non ne ha mai fatti. Si e' sempre aggirato al massimo tra l'uscita di capolavoro sud e quella di capolavoro nord. Del nuovo corso post mikkey dee per capirci secondo me l'unico tiepido e' spiders. Questo è un ottimo album con alcuni pezzi non facilmente digeribili ma comunque siamo sempre sull'eccellenza. Inferiore comunque ai ben più convincenti voodoo e soprattutto House of god. Voto 75
Doomale
Sabato 27 Febbraio 2016, 10.38.03
1
Ma King Diamond ha mai fatto dischi brutti???..la risposta penso sia totalmente scontata, e questo pur non essendo uno dei suoi numerosi capolavori e' comunque un album bellissimo e coinvolgente. Con il Re i voti sono superflui ma se proprio devo farlo allora da 80 pieno ci arrivo. Long live the King!
INFORMAZIONI
1996
Massacre Records
Heavy
Tracklist
1. The Graveyard
2. Black Hill Sanitarium
3. Waiting
4. Heads on the Wall
5. Whispers
6. I'm Not a Stranger
7. Digging Graves
8. Meet Me at Midnight
9. Sleep Tight Little Baby
10. Daddy
11. Trick or Treat
12. Up from the Grave
13. I Am
14. Lucy Forever
Line Up
King Diamond (Voce e tastiere)
Andy LaRocque (Chitarra)
Herb Simonsen (Chitarra)
Chris Estes (Basso)
Darrin Anthony (Batteria)
 
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