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Whitesnake - Slide It In
05/03/2016
( 2056 letture )
Quanta complessità e intersecazioni di elementi e avvenimenti in questo capolavoro targato Whitesnake. Episodi gustosi, membri della line-up cacciati e sostituiti, due versioni del disco, una europea/britannica, l’altra americana, pubblicate a mesi di distanza, produttori dismessi, nuovi mix coniati in sala e tanto altro. Insomma, David Coverdale non si è fatto proprio mancare nulla in quel periodo. Slide It in è il sesto album in studio del Serpente Bianco e viene pubblicato nel gennaio 1984 dalla Geffen Records, la versione yankee uscirà invece tre mesi dopo. Il platter viene ri-arrangiato e ri-registrato nel periodo in cui Coverdale si ricolloca negli Stati Uniti, con una formazione diversa e con la tracklist in ordine differente rispetto alla precedente versione: sia chiaro, si tratta degli stessi brani ma ovviamente l'album risulta percettibilmente diverso, con un sound sicuramente più graffiante ed accattivante, secondo le tendenze di quei momenti negli States. L’operazione parte nel 1983 con la registrazione presso i Musicland Studios di Monaco di Baviera, ondata inaugurata da Marc Bolan con i suoi T. Rex –per la release di Zinc Alloy and the Hidden Riders of Tomorrow- con alla produzione il mitologico Eddie Kramer, consigliato a Coverdale da John Kalodner, patron dell’etichetta. Ma il feeling tra i due e la band non sboccerà mai, quindi verrà chiamato alla consolle Martin Birch (devo proprio citarlo come il sesto Iron Maiden?? Lo conoscete di certo, voglio sperare). Micky Moody, co-autore di un pezzo magico come Slow an' Easy, completa le sue parti con il nuovo produttore, ma poi si trova di fronte ad una situazione assai sgradevole: tensione e soprattutto freddezza da parte del capo nei suoi confronti, che alla fine gli presenta il conto, ovvero licenziamento a favore di John Sykes. A tal proposito Moody dice testualmente:

“Rispetto a quando ci siamo conosciuti nel ‘76, Coverdale era cambiato profondamente, fino a qualche anno prima Dave era il mio migliore amico, poi cominciò a snobbarmi e a non parlarmi più”.

Il rimpasto di formazione taglia fuori anche il bassista Colin Hodgkinson in vece di Neil Murray, e diverrà una vera e propria anticipazione della mega rivoluzione "americana" che negli anni a venire porterà al servizio del "serpentone" calibri assoluti quali Rudy Sarzo, Tommy Aldridge, Steve Vai, Vivian Campbell, Adrian Vandenberg. Va sottolineato che il nuovo mix statunitense privilegiò volumi più alti di chitarre e batteria, abbassando quelli di tastiere, suonate da Jon Lord e pure le partiture di basso, che nella prima versione europea erano rimarchevoli; inoltre lo strumento a quattro corde fu completamente ri-registrato da Murray, mentre Sykes aggiunse parti e soli, venendo accreditato come terzo chitarrista insieme a Mel Galley e Micky Moody. Last but not least, la versione USA contiene alcuni nuovi spicchi di tastiere suonate da Bill Cuomo. Insomma una bella mega-insalatona per tutti i gusti e palati. Copertina sexy con tanto di pitone sgusciante nell’incavo del seno di una signorina procacemente disponibile, titolo esacerbato: la traduzione è "ficcalo dentro", insomma parecchio esplicito.

Musicalmente il disco mostra i muscoli ed è facile constatare l’abbandono massiccio di fremiti e afflati blues, da sempre base costruttiva per la band, per sposare l’hard rock pulsante, spalmato su ogni singolo minuto del timing: un nuovo corso che aprì numerose porte, soprattutto quelle delle classifiche che, negli States di quei tempi, friggevano di nuove proposte capellone e dure. E che sbancavano di brutto con tonnellate di copie smerciate. Certamente il primo amore viscerale di Coverdale serpeggia fuori parecchie volte, come nel attacco iniziale e nel solo della ritmata e anthemica Slow an' Easy, e non solo, ma in generale questo non è un lavoro blues oriented, ovvero non al servizio del blues a tutti i costi. I pezzi presenti risultano davvero di grande spessore a cominciare dall’iniziale Gambler con quelle chitarre raschianti, il solo squillante e nebbioso allo stesso tempo, le tastiere sostanziose e la voce potente di “Coverdale, il “capo”, a cucire ogni dettaglio; lo splendido chorus hard rock della title track Slide It In, i crismi del classico pezzo alla Whitesnake di Standing In the Shadow, con tanto di logo fiammeggiante in evidenza. Inutile citare e analizzare ogni singolo brandello di questo lavoro travagliato, rimaneggiato e perfezionato di volta in volta: la band suona alla grande, l’ispirazione è cruda e nervosa, ma partorisce gioielli luccicanti, con una produzione che non smussa ne addolcisce, ma mette in evidenza fulmini potenti e asprezze autorevoli tipiche della nostra musica. Alla fin fine, come non considerare l’attacco adrenalinico di Give Me More Time, i cori ficcanti di All Or Nothing, gli sviluppi melodici che impregnano Spit It Out e Hungry For Love, il paradiso di Love Ain’t No Stranger, insomma tutto il disco è di alta e pregiata fattura, lingotti da custodire in cassaforte gelosamente. Poi, per la già citata Slow an' Easy io ho un debole, ricordo perfettamente il video e i brividi che mi provocava da ragazzino mentre mi ammazzavo di video in VHS, ma tutto il coacervo di canzoni è da libidine musicale.

Un ellepì completo, avvenente, fascinoso, curvilineo con quel sapore torbato che aggiunge mordacità a riff esplosivi ed inquieti, un tessuto musicale ottimale e l’inclinazione vocale del dominatore Coverdale: ritengo non si possa volere di più da una miscela targata 84/86 che non strizzasse l’occhio all’ondata glam divenuta imperante. Qualche annetto è trascorso ma questa release rimane sempre fresca e attuale e stimola ancora emozioni zampillanti, ovviamente tutti i pezzi sono a firma di Coverdale con la collaborazione parziale di Moody e Galley. Nel 2009 è uscita una “deluxe 25th anniversary special edition” che presenta un remaster completo della versione Usa, un remaster incompleto (8 tracce su 10) della versione originale del 1984 e alcune tracce riesumate con B-side, dove la presenza del tastierista Bill Cuomo sostituisce le parti originariamente suonate da Jon Lord. I dati di Slide It In si rivelarono molto buoni, 2 dischi di platino negli States, ovvero due milioni di copie vendute, e vari dischi d’oro in Europa. Sempre un piacere riascoltare questo lavoro, ne vale ogni volta la pena. Mr Coverdale e ficcalo dentro, accoppiata vincente!



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
93 su 13 voti [ VOTA]
Daniel Tompkins, SEGUITE LUI ;-).
Sabato 26 Novembre 2016, 17.25.06
21
Ma qui John Sykes ha composto qualcosa o nulla come penso?
DP
Venerdì 13 Maggio 2016, 16.38.20
20
sono pienamente d ' accordo con tpr.....anche il precedente " Saints & Sinners " con il suo profondo groove e' di gran lunga migliore di " Slide it In "
DP
Sabato 30 Aprile 2016, 16.57.51
19
sinceramente reputo Slide it In un disco appena sufficente e mediocre studiato solo per cercare di far breccia nel mercato dollaroso hair metal USA e basta gettando le basi per il successivo americano "1987" . Tranne che in 2 / 3 interessanti situazioni compositivamente e' un passo indietro a cio' che erano stati e hanno rappresentato i Whitesnake fino a quel momento ossia una grandiosa band blues rock che ebbe il merito insieme ad altre bands, in un periodo grigio e cupo del rock & roll , di risollevare le sorti di un genere che era diventato sul finire degli anni 80 facile preda della disco , del punk e della nascente new age .
simo
Lunedì 28 Marzo 2016, 0.51.24
18
Questo non l'ho mai ascoltato per intero, conosco solo la famosissima Title track, ma conosco bene lovehunter e 1987: a mio giudizio il primo é un Masterpiece di hard-heavy rock con venature blues mentre il secondo é un Masterpiece di hard rock mezzo ruffianello da classifica perciò grande onore alla band essendo riuscita ad eccellere in due versioni distinte di sound mantenendo comunque una certa continuità
tpr
Lunedì 28 Marzo 2016, 0.11.03
17
preferisco come an get it ancora pieno di sonorità anni settanta, meno raffinato , ma carico di passione e non ancora imbellettato rock degli ottanta.
mario
Venerdì 11 Marzo 2016, 17.31.21
16
Insieme a Ready an' Willing e a 1987 , Slide it In è un bel capolavoro di ottimo hard rock, la terna di album perfetta del gruppo per i miei gusti, qui c'e da parte di Coverdale la voglia evidente di strizzare l'occhio al mercato americano, poco male, perchè la svolta è stata entusiasmamante, fantastico, il risultato finale è eccellente, tutto semrbra funzionare bene, voglio dire con classici come la splendida Love Ain't No Sranger, l'accelerata finale Guilt of Love, la blueseggiante Slow An' Easy, la "classica" favolosa titletrack col suo trascinante chorus, la tosta , dura hardrocchettara Standing in the Shadow e... insooma una serie di brani da goduria pura. Per me qui il 100 ci può benissimo stare.
Alex
Venerdì 11 Marzo 2016, 17.19.57
15
Un lavoro a metà strada, fra vecchia e nuova musicalità. Concepito comunque con attenzione e professionalità. Pezzi molto validi, e sicuramente di livello maggiore, rispetto a certe produzioni Whitesnake degli anni 90.
marmar
Venerdì 11 Marzo 2016, 16.19.45
14
Il mio preferito del Serpente Bianco; formazione stellare, con Lord e Powell, grandi canzoni, grande feeling, insomma grande hard rock de luxe e tanto basta. L'accoppiata "Love Ain't No Stranger" e "Slow an' Easy" (il fantastico intro iniziale con la sensualissima voce di Dave al massimo dell'espressività era un vero cult per noi baldi giovani) è da oscar della musica, e anche il resto non scherza; in parole povere, tutto semplicemente bellissimo.
warrior63
Giovedì 10 Marzo 2016, 11.47.05
13
Ottimo album.poi ci suona il mitico Cozy quindi. ...non c'è altro da dire.
roberto
Giovedì 10 Marzo 2016, 10.11.31
12
Grande album. Tengo a sottolineare che Martin Birch era già presente a fianco dei Whitesnake per ben 9 album prima. E che secondo me i "calibri assoluti" non sono solo Vai, Campbell, ecc ma anche i fin troppo sottovalutati Moody e Marsden. Ho visto Marsden un paio di anni fa dal vivo..da paura..mi ha trasmesso davvero molto con la sua chitarra. Tocco blues da paura. @Danilo: esatto, fin dall'85 iniziò la gestazione di 1987...
Conte Mascetti
Mercoledì 9 Marzo 2016, 18.19.18
11
Si, grande album. Disco sulla scia del periodo di questo genere ruffiano e molto glamour. Personalmente li preferisco blues, come nei loro precedenti capitoli ,a non si può negare che il 90 lo becca tutto e con merito.
DANILO
Lunedì 7 Marzo 2016, 22.28.41
10
Mi permetto di far rilevare un paio di errori grossolani nella recensione (e che anche la lacunosa wikipedia riporta da anni...)... SLIDE IT IN nella versione "europea", distribuito dalla EMI, è uscito nel GENNAIO 1984, mentre il remix USA (con appunto l'aggiunta di Sykes e Murray) è uscito per la GEFFEN nell' APRILE 1984 e NON nel 1986 come erroneamente riportato nella recensione... Nel 1986 la band non ha pubblicato nessun album e non ha effettuato nessun tour essendo infatti impegnata nel la registrazione di quello che sarebbe stato "1987". P.s. Tornando all'album, per me è fantastico (soprattutto nella più fresca e metallica versione USA), il giusto ponte fra i "vecchi" e "nuovi" whitesnake.
Mulo
Lunedì 7 Marzo 2016, 19.50.08
9
Li preferisco nel primo periodo hard/blues, questo,1987 e slip of the tongue non mi fanno impazzire.... Coverdale sempre un grande resta, voce stupenda
LAMBRUSCORE
Lunedì 7 Marzo 2016, 9.09.37
8
Non lo conosco, provvederò presto, questo genere l'ho rivalutato negli ultimi anni, dopo averne passati tanti a massacrarmi i timpani con urla strazianti, motoseghe, martelli pneumatici, ecc... ogni tanto questi gruppi fanno bene, eheh
galilee
Domenica 6 Marzo 2016, 15.43.25
7
Ottimo disco.
edward 64
Domenica 6 Marzo 2016, 7.40.54
6
Disco fantastico.
aquarius27
Sabato 5 Marzo 2016, 20.55.37
5
Il mio preferito... Grande, grandissimo album!
Metal Shock
Sabato 5 Marzo 2016, 12.50.58
4
Album ponte tra i Whitesnake più blues e quelli più americani di 1987. Comunque un grandissimo album, per me contiene alcune tra le loro migliori canzoni come Slow and easy, Love ain't no stranger e Slide it in.
Rob Fleming
Sabato 5 Marzo 2016, 12.27.49
3
L'ho preso in tutte le sue versioni che oramai non so più se ho quella americana o quella inglese. Ciò detto, Love ain't no stranger e Slow an'easy son tra i migliori parti del Serpente in cui David sprizza (ehm...) classe da ogni poro. Per i miei gusti, i veri Whitesnake finiscono qui. Dopo saranno un altro (validissimo) gruppo. 85
hard`N`heavy
Sabato 5 Marzo 2016, 12.21.31
2
Per me merita un 90 pieno. Tutte stupende le canzoni, per zero filler, un classic album da avere obbligatoriamente.
rik bay area thrash
Sabato 5 Marzo 2016, 10.23.15
1
Avendo conosciuto musicalmente i whitesnake nell' 80 con il live ... in the heart, quindi in versione hard blues, l'ascolto di questo album in modalità più metal, se mi consentite il termine, fu per me una piacevole sorpresa. È un disco più a presa diretta, immediato, come il trend del momento imponeva, con l' hard de luxe che avrebbe imposto nelle classifiche mondiali la sua egemoni, ( motley crue, ratt, cinderella e molti altri). Fantastici anni per chi apprezza un certo tipo di hard metallizzato, e questo è un disco che si ascolta sempre con estremo piacere ancora oggi. Significherà pur qualcosa ......
INFORMAZIONI
1984
Geffen Records/Liberty
Hard Rock
Tracklist
1. Gambler
2. Slide It in
3. Standing in the Shadow
4. Give Me More Time
5. Love Ain't No Stranger
6. Slow an' Easy
7. Spit It Out
8. All or Nothing
9. Hungry for Love
10. Guilty of Love
Line Up
David Coverdale (Voce)
Micky Moody (Chitarra)
Mel Galley (Chitarra)
Jon Lord (Tastiera)
Colin Hodgkinson (Basso)
Cozy Powell (Batteria)

John Sykes (Chitarra)
Bill Cuomo (Tastiera)
Neil Murray (Basso)
 
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