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Urgehal - Aeons in Sodom
07/03/2016
( 1904 letture )
Aeons in Sodom rappresenta per gli Urgehal una release del tutto peculiare ed è molto più che il loro ultimo lavoro in studio. La lunga carriera della formazione, attiva sin dal 1992, sembrava difatti aver subito una definitiva battuta d’arresto nel 2012, anno della morte del carismatico frontman e chitarrista Trondr Nefas -anima e cuore pulsante dell’intero progetto- a soli 34 anni. A distanza di quattro anni dal tragico evento i restanti membri della formazione hanno deciso di intraprendere una coraggiosa operazione, quella di completare un disco solo parzialmente realizzato e registrato mentre Nefas era ancora in vita avvalendosi, nel fornire al lavoro le vocals ed alcune linee chitarristiche ancora mancanti, di molti e celebri amici e supporters della band. I nomi coinvolti in tale progetto sono tra i più illustri: Nocturno Culto (Darkthrone), Hoest (Taake) e Nattefrost (Carpathian Forest), solo per citare i più noti. L’intento della band, inoltre, sembra essere parimenti nobile ed è da ravvisarsi, al di là di qualsiasi becera logica commerciale -e data la natura intransigente e spiccatamente purista del sound degli Urgehal, che li destina quindi ad un pubblico esiguo, non potrebbe essere altrimenti- nel far rivivere ancora una volta lo spirito di Nefas ed omaggiare la sua carriera, e quella della sua combo, attraverso tale ultimo canto del cigno. Quella che abbiamo tra le mani è dunque una creatura ibrida tra il tributo ed il full-length la cui genesi intrinsicamente corale implica che la si valuti non semplicemente come l’atto conclusivo e definitivo dell’avventura Urgehal.

L’apertura del disco, affidata alla breve introduzione Dødsrite, ci ripropone, emergente dalle tenebre del passato, un estratto di una performance live in cui la voce di Nefas mette capo ad una dichiarazione di intenti più che mai emblematica:

we are Urgehal and we are here to fucking destroy you!.

Il primo atto del massacro appena annunciato prende vita con The Iron Children, nella quale l’ugola di Nocturno Culto si staglia su una cavalcata black/thrash arricchita da cospicue dosi di black’n’roll, in un amalgama sonoro che prende esplicitamente come riferimento proprio il sound degli ultimi Darkthrone. Il riffing è semplificato all’osso ed immediato, efficace ed incisivo. Le successive Blood of the Legion, The Sulphour Black Haze e Lord of Horns -nelle quali vediamo avvicendarsi al microfono M. Shax (Endezzma), Hoest e Malphas (Endezzma/Hagl)- si muovono su coordinate simili, indugiando sull’ alternanza tra blast beats e ritmiche dal sapore thrash old school e gratificando l’ascoltatore con refrain facilmente memorizzabili e trascinanti. Le agghiaccianti grida che introducono Norvegian Blood and Crystal Lakes ci accompagnano in uno dei brani in cui le linee vocali, affidate a Niklas Kvarforth degli Shining, sono tra le più riuscite e peculiari dell full-length. Esse oscillano difatti tra uno screaming venefico e corrosivo e acuti vocalizzi instillanti terrore puro. Tra gli episodi che si susseguono risulta degna di particolare menzione Psychedelic Evil, interpretata in questo caso da Nag (volcalist degli Tsjuder): il brano è dominato da un riffing in tremolo picking furioso e dissonante, squarciato da leads irruente e veloci che non ci meraviglieremmo di trovare in un qualsiasi album degli Slayer. La sinfonica e sorprendentemente delicata Woe chiude il disco, ponendosi quasi come un requiem celebrante il definitivo congedo dei nostri dalla storia del black metal.

Aeons in Sodom è un lavoro piacevole, irresistibile per certi versi nella sua immediatezza, dotato di una varietà mancante nel precedente Ikonoklast. Il dinamismo che qui si ravvisa è ricondubile soprattutto alle ispirate interpretazioni dei vari vocalist in grado di infondere groove e individualità alle singole tracce dunque, da questo punto di vista, l’operazione intrapresa dalla band –che richiava effettivamente di dar vita ad un disco privo di personalità ed eccessivamente eterogeneo- può essere considerata riuscita con successo. La produzione, pur essendo sufficientemente ruvida da conferire al lavoro una certa patina raw, è quantomai nitida: tutti gli strumenti e le vocals sono apprezzabili con chiarezza, con particolar rilievo per le linee di basso (che spesso e volentieri risultano sacrificate in lavori simili). Sebbene riesca senz’altro ad intrattenere ad ogni ascolto, la release risulta affetta dagli stessi difetti che inficiano gran parte della discografia della formazione ovvero l’utilizzo di soluzioni stilistiche abusate ed una generale mancanza di originalità. Nonostante tali peculiarità -tanto per i fans degli Urgehal, quanto per chi apprezza in particolar modo un certo tipo di sound- possano addirittura configurarsi come un valore aggiunto alla produzione, la rendono senz’altro prescindibile per qualsiasi altro apprezzatore del black metal.



VOTO RECENSORE
69
VOTO LETTORI
68.5 su 4 voti [ VOTA]
Shadowplay72
Venerdì 1 Dicembre 2017, 12.49.55
14
purtroppo si @lisablack
lisablack
Venerdì 1 Dicembre 2017, 12.48.13
13
Peccato che è stato l'ultimo e si sono sciolti..
Shadowplay72
Venerdì 1 Dicembre 2017, 12.40.41
12
ottimo album black metal!
lisablack
Giovedì 17 Marzo 2016, 18.43.30
11
Anzi ascoltandolo cresce sempre più, col voto si va anche oltre l'80. È un'album che mi sta prendendo totalmente!!
lisablack
Giovedì 17 Marzo 2016, 13.07.20
10
Grande album mi è piaciuto tanto, voto almeno 75/80.
Mother North
Domenica 13 Marzo 2016, 20.02.30
9
Eh si. Trondr Nefas era un grande.
Matteo Cagnola
Domenica 13 Marzo 2016, 19.59.41
8
E' un grande disco che non ho più smesso di ascoltare da quando è uscito, poteva essere una uscita solo commerciale e invece è un grande e ultimo tributo a Trondr.
Mother North
Sabato 12 Marzo 2016, 19.43.52
7
Matteo, non sono riuscito a capire bene la tua posizione riguardo a quest'album. Potresti approfondire ancora?
Matteo Cagnola
Sabato 12 Marzo 2016, 19.39.54
6
Gli Urgehal fanno parte a pieno diritto del "True Norwegian Black Metal" e tutta la loro discografia merita, compreso questo disco che è il nono, io li adoro non c'è niente da fare e li trovo anche originali. Poi Trondr era un grande alla chitarra e con Enzifer erano perfetti, il 13 maggio (giorno della scomparsa di Trondr Nefas nel 2012) di questo 2016 faranno un live a Oslo con Beastcraft e Endezzma in ricordo per Trondr.
Metallycra
Sabato 12 Marzo 2016, 19.06.18
5
Mai una gioia per questi ragazzi. Sempre bistrattati. Ha fatto bene Deathmask ha rimarcare il fatto che si pensa sempre agli Urgehal come dei mestieranti mentre sono dei precursori con uno stile molto personale.
Matteo Cagnola
Venerdì 11 Marzo 2016, 22.46.41
4
Ikonoklast che è del 2009 è un disco fantastico, ma tutta la discografia degli Urgehal è fatta da ottimi dischi, gruppo molto sottovalutato. Poi Trondr Nefas era un grande talento, suonava per tantissimi gruppi, Angst Skvadron era un suo progetto oltre al gruppo principale Urgehal, poi sionava per i Beastcraft, Endezzma, Vulture Lord e tanti altri. Peccato che ci ha lasciato così presto e a soli 34 anni, ne avrebbe fatta molta di strada ora la vedo dura per gli Urgehal, temo che questo sarà il loro ultimo GRANDE disco.
enry
Mercoledì 9 Marzo 2016, 15.16.43
3
Confermo, buonissimo disco, così come il precedente Ikonoklast. Strana storia quella degli Urgehal, mai un disco brutto ma sempre poco considerati da una parte dei media metallici, salvo poi gridare al capolavoro per band di nome che non azzeccano un disco da 15 anni. Per me questo disco vale da solo tutto quello fatto dai Dark Funeral negli anni 2000, giusto per fare nomi. Storia curiosa.
Matteo Cagnola
Martedì 8 Marzo 2016, 9.58.46
2
Per me è un grande disco punto e basta.
DeathMask
Martedì 8 Marzo 2016, 8.44.57
1
Consiglierei a chi ha recensito il disco di informarsi prima un attimino meglio sulla storia degli Urgehal. "Sebbene riesca senz’altro ad intrattenere ad ogni ascolto, la release risulta affetta dagli stessi difetti che inficiano gran parte della discografia della formazione ovvero l’utilizzo di soluzioni stilistiche abusate ed una generale mancanza di originalità". Guarda che sono gli altri che hanno abusato di tali soluzioni, non certo gli Urgehal, che di queste soluzioni sono indubbiamente ed inequivocabilmente tra i creatori. "...con particolar rilievo per le linee di basso (che spesso e volentieri risultano sacrificate in lavori simili)." E' da sempre peculiarità degli Urgehal dare grande rillievo alle line di basso ed alla sezione ritmica in toto, quindi anche qui la considerazione è errata e/o superficiale. Io piuttosto avrei sottolineato la grande qualità del songwriting in generale, avrei detto come su questo disco si respiri costantemente l'aria del grandissimo black metal, suonato e composto da chi il genere lo vive e non da chi, come molti altri, lo recita. Avrei detto come un brano quale Endetid sia infinitamente superiore alle ultime produzioni targate, per esempio, Carpathian Forest (visto che ci canta su Nattefrost). Avrei sottolineato ancora una volta l'incredibile lavoro fatto da Enzifer alle chitarre, che si riconferma come uno dei chitarristi black più talentosi in assoluto. Avrei detto come il disco sia in grado di travolgere tutto e tutti durante la sua intera durata. E soprattutto 69 è un voto a dir poco fuorviante per una release di tale classe e portata.
INFORMAZIONI
2016
Season of Mist
Black
Tracklist
1. Dødsrite
2. The Iron Children
3. Blood of the Legion
4. The Sulphur Black Haze
5. Lord of Horns
6. Norwegian Blood and Crystal Lakes
7. Thy Daemon Incarnate
8. Endetid
9. Psychedelic Evil
10. Woe
Line Up
Trondr Nefas (Chitarra)
Enzifer (Chitarra)
Uruz (Batteria)

Musicisti Ospiti
Nocturno Culto (Voce)
M. Shax (Voce)
Hoest (Voce)
Mannevond (Voce)
Niklas Kvarforth (Voce)
Sorath Northgrove (Voce)
Nattefrost (Voce)
Nag (Voce)
Bay Cortez (Voce, Basso)
R.M (Voce)
Byron Braidwood (Chitarra)
Rick Cortez (Chitarra)
Malphas (Chitarra)
Skyggen (Chitarra)
Diabolus (Chitarra)
L.F.F (Tastiera)
 
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