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Witchcraft - Nucleus
11/03/2016
( 3127 letture )
I Witchcraft rappresentano tutto ciò che di buono e autentico può scaturire da una verace e nobile passione per la musica ed il suo multiverso sensoriale: una realtà, quella dei rockers svedesi, capace negli anni di crearsi un nome stabile ed immediatamente associabile a qualità e sudore all'ombra di testate e pedali vintage. Dietro a tutto questo troviamo principalmente un cuore ed un'anima, appartenenti a quel mezzo geniaccio che risponde al nome di Magnus Pelander. Unico membro fisso fin dagli esordi del gruppo, non certo scevro di repentini quanto inspiegabili cambi di line-up nei suoi tre lustri di attività, Pelander è il custode di ogni nota sprigionata dai solchi di ottimi lavori come Witchcraft o Firewood, il creatore di gran parte dei testi ed il meritato padre ideologico di paesaggi ed atmosfere disseminati senza economia nella discografia della band di Örebro.
Arrivato alla quarta fatica in studio (e fresco oltretutto di firma con la super-potenza discografica Nuclear Blast), -quel Legend che nel 2012 ha visto i Nostri farsi protagonisti di un diverso approccio alla registrazione eliminando gli ultimi strascichi di quel suono "da cantina" che tanto faceva 70's, rispecchiando i moderni canoni in sede di produzione e mixaggio, accorciando il minutaggio dei pezzi e donando, in generale, un'aria più commerciale e commerciabile al tutto-, il (all'epoca) quintetto nordico subisce un'implosione improvvisa: tra defezioni e sostituzioni dell'ultimo minuto, il numero dei musicisti rimanenti fa sì che la band diventi un semplice power-trio, con lo sfortunato Magnus costretto a imbracciare nuovamente la sua fida sei corde, pronta per affiancare il prezioso lavoro vocale su strofe e ritornelli del corpulento svedese.

Questo più recente Nucleus si presenta come un'uscita discografica interessante già dalle premesse, dunque. Non deve essere stato facile cambiare assetto in corsa, sintonizzare da capo umori e obiettivi e riuscire a spuntarla con classe e grinta sopraffina. Sì, perché il quinto disco dei Witchcraft è qualcosa che difficilmente verrà dimenticato, sarebbe impossibile.
E l’indimenticabilità si affaccia già con l'arpeggio iniziale dell'opener Malstroem, così deliziosamente scandinavo e capace da solo di far respirare odore di rifugi in mezzo alla neve, tavoli colmi di candele la cui flebile luce lotta con vento e tempesta al di fuori delle finestre in vetro colorato e pinte di birra abbandonate nei mobili in legno rovinati dal tempo, tanto è pregno d'atmosfera. Poi, un riff, irrompe.
È doom, è solenne, è la rivincita di un uomo che non ha piegato il suo credo così divino a litigi e contese così schifosamente umane, così di poco conto dinanzi a meravigliose cattedrali sonore come quella in oggetto. Il brano è magniloquente nei suoi cambi di tempo, nelle vocals sgraziate eppure nobilissime, nei sentieri danteschi che riesce a definire nella nostra mente.
Si cambia registro con gli episodi successivi, ora più immediati e diretti nel loro approccio (Theory of Consequence), ora più rilassati nell'incedere (The Outcast), comunque efficaci e ad alto tasso qualitativo. Con la title-track, quattordici minuti di acustiche delizie e potenti cori vichinghi, si sfiora, appunto, il viking-metal: complice l'evoluzione circolare che caratterizza l'evocativa suite, Magnus e compagni regalano scintille emotive che possono e devono essere celebrate da qui fino al prossimo millennio.

Il pregio più ficcante di questa release è certamente il suo essere un compendio spettacolare di tutto ciò che fino ad ora era stato prodotto dalla premiata ditta Witchcraft: ripresi con forza gli echi folk degli esordi, mischiati gli stessi ad un'attitudine fortemente Sabbathiana (il riff iniziale di An Exorcism of Doubts vi sia testimone) mai così forte e diluiti in contesti progressive che non possono che far felici i musicisti di tutto il globo per la loro classe cristallina, il risultato finale non può che essere qualcosa che fa tremare le membra. Nulla è gettato a caso nel calderone sonoro dei settanta minuti abbondanti di questo Nucleus, tutto è funzionale al suo fulgido incarico di rivalsa verso uno sfortunato susseguirsi di eventi (siano essi costituiti da fughe improvvise di compagni di musica, siano essi insormontabili problemi dati dall'assordante silenzio cerebrale della quotidianità) indipendenti dal proprio volere.

Ed allora è giusto perdersi nella pachidermica durata di Breakdown, gioiello nel gioiello, con i suoi campanelli onirici, la sua anima doom sfacciata e destabilizzante, l'imbarazzante maestosità che pervade ogni suo solco. È giusto pregare il Dio a voi più caro per rendere onore, ringraziare e benedire, chi ancora osa sfidare il tempo, così inesorabile e fagocitante - come una palude melmosa in cui è facile, troppo facile perdersi e più risalire - con capolavori come questo.
È giusto dire grazie, Magnus Pelander, davvero grazie di cuore. Che tutto ciò che possa sconvolgerti in futuro ti sia d'aiuto per tirar fuori simili perle da quella tua Gibson, prolungamento naturale della genialità che, innata, possiedi. Alla prossima!



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
88.75 su 4 voti [ VOTA]
Francesca
Martedì 4 Ottobre 2016, 22.01.03
15
Una recensione azzeccatissima, non si poteva dire di meglio. Anche se io sono solo una neofita del genere, i due album Legend e Nucleus mi hanno davvero colpito ed entusiasmato. Spero che Magnus Pelander faccia un qualche concerto presto!
entropy
Lunedì 21 Marzo 2016, 12.23.30
14
@Red Rainbow @Galilee Seguendo i vostri consigli ho comprato alla fine legend, trovando proprio quello che speravo e che avevo intuito dalle vostre parole. Un heavy metal con venature dramamtiche ed epiche (insomma un doom abbastanza easy). Grazie !
brainfucker
Domenica 20 Marzo 2016, 15.43.47
13
disco bellissimo, forse un paio di pezzi girano un po' a vuoto, ma è una carenza colmata dall'assoluto valore degli altri pezzi in questione. fa rabbia vedere come la gente sbavi per banducole rock vintage da 4 soldi per poi snobbare i witchcraft che sono stati tra i primi a recuperare il doom rock vecchia scuola, e fa ancora più rabbia vedere come lo stesso magnus sembri non intenzionato a dare la giusta visibilità alla sua band, date un'occhiata alla loro pagina fb e capirete di che parlo
Mauroe20
Domenica 13 Marzo 2016, 17.24.16
12
Ma che bel disco hanno tirato fuori.Tra le migliori uscite dell'anno.Doom di ottima fattura.Voto 85
sandoom
Sabato 12 Marzo 2016, 18.47.21
11
.... bel disco, grande band. Da segnalare anche i norvegesi Dunbarrow, simili ai primi due album dei Witchcraft
Red Rainbow
Sabato 12 Marzo 2016, 17.35.25
10
@ entropy : come da indicazioni di Galilee (che condivido), i due di debutto, Witchcraft e Firewood, sono indicativi della prima fase, a più alto tasso stoner... Per il loro "sviluppo", tra Nucleus e Legend è una bella sfida, personalmente preferisco quest'ultimo...
Galilee
Sabato 12 Marzo 2016, 17.00.51
9
Non ho ancora ascoltato il disco, ma in genere i W hanno un suono si doom , ma molto aperto, abbastanza vario e roccheggiante, non dico stoner, ma quasi. Lontani dai Candlemass sicuramente, ma più sabbath e bluesy nell'isieme, almeno per me. I primi dischi erano più a"custici", gli ultimi sono più metallici, sarà forse per il passaggio alla Nuclear. In ogni caso un ottima band.
entropy
Sabato 12 Marzo 2016, 16.53.19
8
Grazie, a questo punto mi consigli anche con quale album cominciare?
Red Rainbow
Sabato 12 Marzo 2016, 16.08.20
7
@ entropy : hai perfettamente ragione sulle millemila declinazioni che ormai ha assunto il doom, nelle mie rece, anche a costo di banalizzare eccessivamente la scena, io di solito punto sulla "triade" 1) figli legittimi della scuola sabbath (muscoli & riflessi seventies), 2) cugini di primo grado (meno potenza+iniezioni psichedeliche), 3) parenti alla lontana e per giunta emigrati (tutta la scuola scandinava che ha rielaborato gli spunti MDB), 4) gli "scappati di casa" approdati al funeral... Qui, come dice Manuel, siamo senz'altro nel primo gruppo, se vuoi con l'aggiunta di un accento particolare sul versante prog. Sulle affinità coi Primordial direi senz'altro che ci siamo ma, ovviamente, facci sapere...
entropy
Sabato 12 Marzo 2016, 15.05.12
6
Poiché il genere doom ha un po troppe declinazioni , vorrei capire qui cosa ci troviamo davanti: qualche gruppo simile? ( non troppo ignoto) . per esempio , io sono stato folgorato dai primordial, ce qualche similitudine?
Metal Shock
Sabato 12 Marzo 2016, 13.36.58
5
Sicuramente è un buon album, ma un pò troppo lungo e stancante, da una parte ho preferito il precedente album.
MiltonKeef
Sabato 12 Marzo 2016, 13.22.24
4
@rik bay area thrash: ti ringrazio sentitamente!
Remedy
Sabato 12 Marzo 2016, 11.16.23
3
Provato ad ascoltare più volte ma è proprio un disco che non colpisce, rimane sempre li li senza dire mai nulla. communque doom? sicuri?
spike
Sabato 12 Marzo 2016, 0.16.02
2
bella!!! disco assoluto.... e dopo legend conferma d un valore che supera i generi......
rik bay area thrash
Venerdì 11 Marzo 2016, 20.29.55
1
Premetto : non sono un doomster, ma ho letto con interesse e partecipazione emotiva questa bella e sentita review. È veramente bello scoprire che ci sono persone che anche se con ascolti musicali opposti, riescono a trasmetterti le sue emozioni per un album che si ritiene un masterpiece, o quasi, del genere doom. A chi segue questo genere musicale una recensione così deve fare solo che piacere.
INFORMAZIONI
2016
Nuclear Blast
Doom
Tracklist
1. Malstroem
2. Theory of Consequence
3. The Outcast
4. Nucleus
5. An Exorcism of Doubts
6. The Obsessed
7. To Transcend Bitterness
8. Helpless
9. Breakdown
Line Up
Magnus Pelander (Voce, Chitarra)
Tobias Anger (Basso)
Rage Widerberg (Batteria)
 
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