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Gary Moore - After Hours
14/03/2016
( 2384 letture )
Visti gli oltre quarant'anni di carriera tra album solisti e band storiche di vario genere, tra cui i leggendari Thin Lizzy dell’altrettanto leggendario Phil Lynott, di certo un artista come Gary Moore non ha alcun bisogno di presentazioni prolisse o complimenti di maniera. Piuttosto risulta molto interessante sottolineare la versatilità del chitarrista e cantautore irlandese nel passaggio tra i vari generi della sua carriera, in particolar modo dalla vena puramente hard rock e AOR degli anni ’80 al purismo blues che dai primi anni ’90 lo accompagnerà giornalmente per più di quindici anni (se si esclude un breve ritorno all’hard rock con A Different Beat del 1999).

After Hours segue di soli due anni il grande successo di Still Got The Blues e ne rimarca sempre di più i connotati, non solo a livello compositivo, con un Moore davvero carico e passionale sia nei momenti più soft e “smielati” sia in quelli decisamente più hard blues, ma anche sul piano delle collaborazioni presenti sull’album: undici tracce , comprendenti quattro rifacimenti di altrettante pietre miliari della storia blues mondiale, a testimoniare la sentita “conversione” verso sonorità decisamente più cariche di pathos e dai ritmi sempre discontinui. Si parte subito con una Cold Day In Hell in cui la voce rovente e graffiante del cantautore irlandese si staglia su un ritmo rock blues supportato da una sezione di fiati che lascia a bocca aperta per carica empatica e varietà cromatica, senza dimenticare la continua presenza della chitarra solista del mastermind e i cori femminili sul finale. L’r ’n’ b di apertura continua immediatamente sulla successiva Don't You Lie To Me (I Get Evil), storico pezzo del grande Hudson Whittaker datato 1940 e più volte reinterpretato da maestri del genere, in questo caso peraltro ripreso da Moore con una vena molto più ritmata e soul, dando al brano una marcia in più. L’originale Story Of The Blues è una ballad carica di malinconia e dagli arrangiamenti abbastanza semplici, ma con un assolo strappalacrime formidabile nelle sue vertiginose scale, in cui il nostro sciorina tutta la sua vena hard rock prima di ritornare ad amalgamarsi alla perfezione con la sezione dei fiati. Sulla successiva Since I Met You Baby si crea un feeling formidabile tra Moore e il primo ospite presente sull’album, ossia Sua Maestà B.B. King, che oltre a deliziarci con la sua chitarra carica di swing e blues sfodera una prestazione vocale di grande impatto, e per l’ascoltatore risulta praticamente impossibile rimanere fermo e non farsi prendere dal ritmo. Separate Ways è un’altra ballata decisamente riconducibile all’r ‘n’ b più commerciale e soft, con una voce caldissima di Moore contrapposta alle suadenti timbriche femminili delle coriste Carol Kenyon e Linda Taylor, il tutto spalmato su un ritmo quasi sognante creato dalle tastiere di Tommy Eyre. A risvegliare i sensi assopiti ci pensa immediatamente una Only Fool In Town, decisamente più rock che blues grazie a una prestazione sopra le righe del nostro irlandese preferito che fa letteralmente cantare la sua Les Paul, oltre che la sua caldissima voce, in una commistione di spettacolo allo stato puro degna di un James Brown qualunque in un Madison Square Garden qualunque. Siamo solo a metà album e già Gary Moore ci ha deliziato con perle di rara bellezza su qualunque tipo di ritmo il genere in questione possa offrire, ma la festa continua senza sosta ed ecco in fila una tripletta di cover davvero spettacolari: la gasatissima Key To Love, composta dal mito John Mayall nel 1966 e di una freschezza straordinaria anche oggi; lo struggente slow blues di Jumpin' At Shadows, scritto da Duster Bennett nel 1968 e qui fedelmente riproposto in tutto il suo mood; il jazz blues di The Blues Is Alright, storico brano del 1984 del leggendario James Milton Campbell Jr., meglio conosciuto come Little Milton, qui riarrangiato con il sostegno dello spaventoso lavoro della sezione fiati, delle coriste, del tastierista e di un basso avvolgente suonato da Johnny B. Gaydon, ma soprattutto dalla presenza della seconda guest star dell’album, cioè Mr. Albert Collins, il cui inconfondibile tocco sulla sua Telecaster è ormai marchiato a fuoco nella storia del blues mondiale. Chiudono l’album due brani origianli di Moore, cioè lo slow blues di The Hurt Inside e l’ennesima (ma questa volta poco convincente) ballad Nothing's The Same, due episodi ben strutturati ed eseguiti ma di qualità decisamente inferiore alle altre composizioni qui presentate.

Per chi è abituato al Gary Moore del periodo hard rock con i Thin Lizzy il suo tocco qui risulterà quasi irriconoscibile, ma per chi ne ricorda ancora gli esordi con il rock-blues degli irlandesi Skid Row, che tanto scalpore fecero a cavallo tra 60 e 70, allora la classe risulterà inconfondibile e riporterà alla mente l’amore sconfinatoper il blues di questo folletto celtico, funambolo della sei corde, in grado di soddisfare con il suo gusto musicale tanto il mondo rock quanto l’universo blues, ed entrato a pieno diritto nel pantheon di chi la musica mondiale di qualità l’ha scritta sul serio.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
85.33 su 6 voti [ VOTA]
d.r.i.
Giovedì 11 Maggio 2017, 15.10.23
8
Un numero uno in qualsiasi sua versione!
Max1
Giovedì 11 Maggio 2017, 15.06.40
7
Non avendo mai avuto un buon feeling con il blues ho sempre trascurato questo lato del compianto Gary..ma il resto....chitarrista eccelso con una voce certamente non top ma che si sposava benissimo alle sue ritmiche e melodie. Rimpiango solo di non averlo mai visto live.
Metal Shock
Giovedì 11 Maggio 2017, 15.04.10
6
La maggior, se non tutti parte degli shredders a Gary Moore non potevano neanche pulirgli il c..o!!!! Andare ai mille allora con scale su.scale serve a niente se non hai il feeling che uno come Gary sprigionava in quantita industriale. I suoi dischi piu` hard rock sono fenomenali, Over the hills un`inno, ma anche questo e Still got the blues sono ottimi.dischi. Avercene oggi artisti cosi`!
Silvia
Giovedì 11 Maggio 2017, 11.13.46
5
Splendida voce e ancor più splendido chitarrista, uno dei più grandi in assoluto x me, mai dimenticato e mai riconosciuto come avrebbe meritato. Un tocco elegantissimo e caldo, un piacere vederlo suonare (purtroppo non l'ho mai visto dal vivo) x il talento e la passione che trasmetteva sul palco. Il genere non mi conquista (preferisco il suo repertorio più rockeggiante) però ho visto una versione di Separate Ways dal vivo con un emozionante intro di chitarra molto esteso. Agli shredders non dirà nulla ma x me il feeling è pazzesco. Mi piace molto anche il modo in cui improvvisava. Perchè non gli dedicate un articolo?
edward 64
Venerdì 25 Marzo 2016, 18.48.11
4
Un grandissimo .... visto in germania nell 84 al monster of rock .. spaventoso ! Rivisto a Roma con il blues hard ,,, sempre spaventoso !
ayreon
Giovedì 17 Marzo 2016, 18.49.37
3
bello,ma non come "still got the blues",e comunque per me il miglior moore in assoluto è quello hard,parlo al presente perchè per me vive ancora,nessuno suonerà e canterà più dando al pubblico le emozioni che dava lui,ho avuto la fortuna di vederlo all'arena di milano l'anno prima della sua morte,finalmente aveva ripescato il suo repertorio più heavy,grande gary.rest rest in peace,you have gone,leaving me alone,heaven is your home now
verginella superporcella
Mercoledì 16 Marzo 2016, 9.49.49
2
gran disco. ce l ho in lp.
Rob Fleming
Martedì 15 Marzo 2016, 7.59.39
1
Ottima replica del capolavoro "Still got the blues". Le coordinate sono le medesime e Gary Moore si conferma vero bluesman al punto da cimentarsi con successo in uno dei cavalli di battaglia di Eric Clapton senza farlo rimpiangere: Key to love. 80
INFORMAZIONI
1992
Chairsma Records
Blues
Tracklist
1. Cold Day In Hell
2. Don't You Lie To Me (I Get Evil)
3. Story Of The Blues
4. Since I Met You Baby
5. Separate Ways
6. Only Fool In Town
7. Key To Love
8. Jumpin' At Shadows
9. The Blues Is Alright
10. The Hurt Inside
11. Nothing's The Same
Line Up
Gary Moore  (Voce, Chitarra)
B.B. King  (Chitarra nella traccia 4)
Albert Collins  (Chitarra nella traccia 9)
Will Lee (Basso)
Bob Daisley (Basso)
Johnny B. Gaydon (Basso)
Tommy Eyre  (Tastiere)
Martin Drover (Tromba)
Frank Mead  (Sassofono)
Nick Payn  (Sassofono)
Nick Pentelow (Sassofono)
Andrew Love (Sassofono)
Wayne Jackson (Tromba)
Richard Morgan (Oboe)
Graham Walker (Batteria)
Anton Fig (Batteria)
Carol Kenyon (Cori)
Linda Taylor (Cori)
 
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