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Textures - Phenotype
18/03/2016
( 1793 letture )
Con il termine fenotipo (dal greco phainein, che significa "apparire" e týpos, che significa "impronta") ci si riferisce all’insieme di tutte le caratteristiche evidenti a occhio nudo comprendenti la morfologia, lo sviluppo e le capacità biochimiche e fisiologiche in un organismo. Ora, il fenotipo è strettamente collegato al genotipo, termine che indica la costituzione genetica di un individuo o di un organismo.

Questa piccola premessa era doverosa per spiegare in modo corretto ciò che è successo in casa Textures, nella produzione della loro ennesima fatica in studio: Phenotype.
Gli olandesi infatti ritornano sulle scene a cinque anni di distanza dal precedente Dualism con un disco incentrato apparentemente su un sound djent in pieno stile Meshuggah: si pensi ad esempio all’incipit tellurico e massiccio dell'iniziale Oceans Collide; brano in cui tutti gli strumenti, voce in growl compresa, attaccano l’ascoltatore in una tempesta sonora ultra pompata dai suoni perfetti, asettici e freddi di mamma Nuclear Blast. Sebbene il fenotipo sia in superficie un djent apparentemente debitore della compagine svedese citata poco prima, il genotipo della creatura chiamataTextures è ben più complesso. La loro musica è mutevole, sfuggente e dai passaggi cervellotici di non facile assimilazione. In termini scientifici, potremmo dire che il loro patrimonio genetico è composto da un insieme bilanciato di progressive metal, nella sua componente più orientata al prog death (si pensi al growl), ai tempi disumani e folli tipici del djent, abilmente diretti dal batterista Stef Broks, fino a toccare alcune sfumature mathcore, soprattutto per ciò che concerne il guitarwork serrato ma costantemente mutevole e sfuggente. Al tutto poi aggiungiamo echi di metalcore, ormai tanto in voga, che fanno capolino quando il vocalist Daniël de Jongh si diletta in un cantato pulito, ma che a differenza di molti suoi colleghi, non risulta smielato e stucchevole, bensì fortemente emotivo e sentito. In altre parole, de Jongh rende meglio nei passaggi in pulito che in in quelli più aggressivi, dove risulta più monocorde e alla lunga, dopo diversi ascolti, perde un po’ d’impatto.
Il disco, di ben nove tracce, contiene tutto ciò che oggi è necessario fare per suonare progressive metal moderno: dal già citato attacco killer di Oceans Collide, al brutale breakdown su cui si basa New Horizons, passando per le intricatissime linee di chitarra delle lunghe e sfiancanti Illuminate the Trial (tra l’altro molto ben costruito il break centrale della canzone, che risulta emotivo e sognante: probabilmente il momento migliore dell’album) e The Fourth Prime. Il platter prosegue fino a giungere all’intensa doppietta conclusiva composta dalle ottime e musicalmente dense idee di Zman (una bellissima strumentale interamente suonata la pianoforte) e Timeless.

Tirando le somme, emerge con chiarezza e con prepotenza tutta l’ambizione e l’ispirazione dei
Textures, che tornano con un disco di qualità sopraffina con molte idee e tantissima carne al fuoco. Se proprio dovessimo muovere qualche critica, mi rivolgerei al cantato in growl di Daniël de Jongh, che come ho già detto in precedenza, risulta un filino troppo piatto e freddo, oltre che monocorde nella sua prevedibile alternanza con le clean vocals. Per il resto, l’album rasenta la perfezione e si candida fin da subito come uno dei migliori ascolti di questo 2016.
Consiglio quest’album non solo ai fan del prog metal più intricato, ma anche ai sostenitori di realtà come Meshuggah, Periphery e The Contortionist.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
80 su 7 voti [ VOTA]
Matteo BTBAM Galli
Venerdì 7 Ottobre 2016, 13.59.09
7
Gruppo da me scoperto solo di recente. Dopo ripetuti ascolti ritengo di posizionarlo subito al di sotto di Silhouettes, che lo reputo il loro masterpiece. Il nuovo cantante non stona affatto, anzi, sul clean mi piace anche di più del precedente. I pezzi sono tutti di alto livello, non ci sono filler, e il connubio potenza - melodia è ottimamente bilanciato. "Shaping..." frantuma le ossa, "Zman+Timeless" sono quasi commoventi, "Illuminate the Trail" è veramente bella nella sua varietà. Grande disco, voto 85
Draymond Triple Double
Martedì 10 Maggio 2016, 12.09.53
6
Disco discreto per un ex potenziale grandissimo gruppo (Silhouettes e Drawing Circles sono capolavori), la tecnica rimane a livelli altissimi (Hannephof e Brooks sono fenomeni,ma questo già si sapeva), ma la vena compositiva non è minimamente paragonabile al passato, De Jongh poi per quanto non sia affatto scarso,non vale affatto il suo predecessore,sotto tutti i punti di vista.... Pezzi buoni ci sono vedi Shaping a single grain of sand e Oceans collide ma il tutto sembra una versione omeopatica dei Textures di 8-10 anni fa, alla fine il pezzo che mi piace di più è Timeless preceduto dal bellissimo intro di piano e synth Zman....cari Textures,eravate dei grandi
Macca
Martedì 12 Aprile 2016, 22.16.09
5
Rispetto a Dualism hanno ridotto le clean vocals e, nonostante il loro marchio rimanga ben definito, hanno optato per un songwriting meno improntato sulle melodie. Sicuramente sono tra i pochi gruppi del genere che apprezzo, i Periphery ad esempio non riesco ad ascoltarli e con i Contortionist faccio fatica. Gli farò fare ancora qualche giro ma sulle prime mi è piaciuto, per il voto aspetto ancora un po. Symphony-X e Obituary? Ahahahah macché
Pink Christ
Venerdì 25 Marzo 2016, 15.42.16
4
Bell'album, finalmente una voce pulita che non ricorda i ritornelli da popstar sfigata, anche se alcuni pezzi sono un pò noiosetti. Solite cose, non c'è nulla di nuovo in questo genere. Tecnica 10 fantasia 0
Metalraw
Sabato 19 Marzo 2016, 14.47.41
3
Ho apprezzato moltissimo la nuova fatica dei Textures, quasi piu' del magico "drawing circles" (2006), che rappresenta uno dei migliori esempi di prog estremo di sempre.
Papi
Venerdì 18 Marzo 2016, 22.07.51
2
non so dove tu abbia sentito i symphony-x, visto che sono la cosa più lontana dai textures in sonorità...
il freddo
Venerdì 18 Marzo 2016, 21.33.44
1
mah,disco che non mi ha convinto,sembra uno strano mix di symphony-x e obituary
INFORMAZIONI
2016
Nuclear Blast
Prog Death
Tracklist
1. Oceans Collide
2. New Horizons
3. Shaping a Single Grain of Sand
4. Illuminate the Trial
5. Meander
6. Erosion
7. The Fourth Prime
8. Zman
9. Timeless
Line Up
Daniël de Jongh (Voce)
Bart Hennephof (Chitarra)
Joe Tal (Chitarra)
Uri Dijk (Tastiere)
Remko Tielemans (Basso)
Stef Broks (Batteria)
 
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