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Rage - Perfect Man
19/03/2016
( 1597 letture )
Il perché alcuni gruppi davvero di reale importanza, rimangano negli anni più un fenomeno da appassionati che di massa, anche all'interno di un singolo settore, rimane spesso in parte misterioso. Sta di fatto che i Rage, pur meritandolo ampiamente, non sono mai stati considerati nel modo in cui meritavano. Dopo due album discreti, ma acerbi e comunque lontani dai migliori, i tedeschi fecero il primo salto di qualità con Perfect Man del 1988. Fondamentale, per concretizzare lo "scatto di categoria", l'assestamento della formazione in forma power-trio, con Wagner sempre saldamente al timone, ma con Chris Efthimiadis alla batteria e, soprattutto, Manni Schmidt alla chitarra. Di contorno, ma fino ad un certo punto, anche l'esordio in copertina del Soundchaser, a sancire la svolta nell'economia musicale della band.

Registrato presso gli Sky Trak Studios di Berlino con la produzione di Armin Sabol, Perfect Man ricade a pieno titolo nell'ambito di quel power-metal tedesco che, oltre ad essere ben più aggressivo della media di quello odierno e privo assolutamente della presenza di tastiere, dal suono sottile e taglientissimo tipico delle produzioni di quel periodo, sconfinava spesso nello speed. In realtà vi erano già vari esempi di dischi registrati in modo più moderno, già annuncianti gli anni 90, ma questo è un altro discorso. Le credenziali del vinile venivano messe in tavola fin dalle prime note: Wasteland mostrava infatti nello spazio di pochi minuti tutte le qualità dei nuovi Rage, quelli che preparavano il terreno per il resto della loro carriera. Riffone affilato, voce incolta, ma pienamente nel mood del pezzo e votata allo scream (farà di meglio in seguito), ritmica sicura col basso a venire fuori più del solito, assoli efficaci e melodica aggressività. Et voilà: un pezzone adattissimo ad aprire in modo promettente un disco. Poi l'allegra irruenza vagamente "raveniana" di In the Darkest Hour, la seducente e selvaggia Animal Instinct, la title track a tratti ignorante con quegli "UH!" e la voce a viaggiare senza troppa cura della tecnica, ma capace di rendere l'atmosfera del pezzo. Una partenza col botto. Si prosegue con Sinister Thinking, una specie di fusione glam-power, con linee vocali e riff che riportavano al primo ed interpretazione e base ritmica al secondo. Supersonic Hydromatic spostava tutto su velocità superiori, ma senza tralasciare per nulla una certa melodia, pur posta in secondo piano della costruzione a tratti "ascendente" del brano e dall'interpretazione irruente dei tre. Speed/power metal da mal di collo trimestrale per Don't Fear the Winter, con le solite, croniche incertezze vocali, ma con quell'irruenza mista a classe che faceva passare i difetti in secondo piano. Anni 80 che si respiravano a pieni polmoni con Death in The Afternoon, cavalcata heavy che risentita oggi perde un po' di impatto, ma che ascoltata al momento dell'uscita poteva anche esaltare gli appassionati di un certo tipo. Arpeggione introduttivo per A Pilgrim's Path, che poi partiva all'improvviso col basso in evidenza -lo sarà per tutto il brano- quindi chitarre incisive e Manni Schmidt sugli scudi. Molto più oscura Time and Place, canzone che interpretata da un vocalist più adatto e sviluppata meglio in fase di arrangiamento sarebbe stata tra quelle di punta dell'album e atmosfera completamente cambiata con Round Trip, heavy-rock'n'roll fatto per esaltare il lavoro delle chitarre di Schmidt. A seguire spazio alla serratissima Between the Lines, più "powerosa" nel finale. Sottotono sia come scrittura, che come esecuzione, Symbols of Our Fear, infine si chiudeva con la sconcertante Neurotic. Poco più di tre minuti all'insegna di un contorto e divertente/divertito disagio mentale vagamente anthraxiano, peraltro annunciato dal titolo. La versione rimasterizzata del 2002 presenta, oltre ad una diversa copertina, anche cinque bonus tracks.

Perfect Man non è certamente da considerare la miglior prova targata Rage, ma è un album importante all'interno della loro discografia e, in larga parte, ancora più che piacevole da ascoltare. Molto datato nella registrazione e negli arrangiamenti, contenente echi N.W.O.B.H.M., con parti vocali più d'una volta rivedibili, Perfect Man segna comunque una svolta nella carriera del gruppo tedesco. La formazione Wagner/Schmidt/Efthimiadis mostra qui solo parte del potenziale che meglio si estrinsecherà in seguito, mettendo comunque a segno un primo colpo in trio destinato a mutare la loro storia e, in parte proporzionale, quella del genere suonato.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
90.58 su 12 voti [ VOTA]
Fra
Giovedì 13 Luglio 2017, 18.59.28
23
Non scherziamo, almeno 85 se lo merita.
Kai Shiden
Lunedì 30 Maggio 2016, 21.20.00
22
Merita almeno un 85
LAMBRUSCORE
Domenica 20 Marzo 2016, 23.49.49
21
Terzo Menati, no, è stato nel 2004 a Bologna...
ilfrancese899
Domenica 20 Marzo 2016, 19.45.25
20
Buon album diciamo apripista , ma quello successivo Secret . è di un altra pasta . Peccato per la perdita di Jorg che da Perfect non è + presente, ok il greco è perfetto x i Rage, ma Jorg era ( purtroppo ) JORG .
xXx
Domenica 20 Marzo 2016, 17.08.21
19
grande disco e grande don't fear the winter!
Metal Shock
Domenica 20 Marzo 2016, 16.55.17
18
Era il Gods of metal 1997 al Palavobis. I migliori? I Grave Digger!!!!!
terzo menati
Domenica 20 Marzo 2016, 14.25.11
17
Lambrusco sarà stato a quel monsters del 96 o 97 al palatrussardi con angra e manowar...c'erano anche i rage w faceva un caldo allucinante...ovviamente lì non si poteva fear the winter
lux chaos
Domenica 20 Marzo 2016, 11.41.26
16
Eh vabè ci sta, ognuno ha i suoi pareri, secondo me invece le canzoni degli Strato "funzionano" meglio di quelle dei Rage, e quindi vengono più ascoltate. Resta cmq un grandissimo gruppo, ripeto
terzo menati
Domenica 20 Marzo 2016, 11.31.58
15
Non sono d'accordo. Ci sono meccanismi di massa inspiegabili per cui alcuni rimangono nell'oblio e altri raccolgono ciò che meritano. I rage non sono meno bravi, sono stati meno fortunati. Sr ascolto un gruppo come gli stratovarius e' tutta un'autocitazione, i rage non hanno mai fatto un pezzo uguale all'altro
lux chaos
Domenica 20 Marzo 2016, 10.23.06
14
Bel disco, mitica don't fear the winter. Sul perché alcuni gruppi rimangano più un fenomeno da appassionati che di massa, per me è presto detto: i Rage sono bravi a scrivere canzoni, a volte bravissimi, ma non cosi bravi come altri colleghi. La fama, tranne che in rari casi, in quegli anni non arrivava a caso. Un buon/grande gruppo!
Radamanthis
Sabato 19 Marzo 2016, 22.33.36
13
Don't fear the winter...che pezzo! Bel disco ma il meglio a mio avviso lo fanno dopo. Voto 75
Carlos Satana
Sabato 19 Marzo 2016, 19.43.04
12
Boh, a me Reign Of Fear (per inciso, secondo me, un bruttissimo album) non pare molto in linea con gli Helloween, gli manca completamente tutta la componente epica e classicheggiante. La matrice germanica comune ad entrambe le band comunque c'è: gli Accept sono la radice di entrambe!
matthew heinz
Sabato 19 Marzo 2016, 19.12.23
11
va bene avete ragione ho esagerato con i termini. parte tutto da rob halford. E qua ci siamo. Gli helloween furono la deflagrazione di un certo tipo di speed metal vicino al thrash che fece il botto con l'omonimo mini dell'85 e walls of jericho. Peavy partì con gli avenger ma il primo dei rage che dovrebbe essere dell'86 risentiva dell'influenza fortissima che compatrioti avevano dato alla scena europea. Poi è ovvio che ci sono delle differenze, ma la matrice delle due band, degli inizi intendo, è molto simile
Mic
Sabato 19 Marzo 2016, 18.59.47
10
Avrò le orecchie piene di prosciutto, ma secondo me la voce di Wagner non ha nulla a che vedere con quella di Hansen, nemmeno nelle intenzioni. Poi esprimo un parere personale: la voce di Hansen è perfetta in Walls of Jericho e nei successivi Gamma Ray. Il confronto tra la grezzuria di Hansen in Victim of Fate e la tecnica scintillante di Kiske nello stesso brano presente nelle Best The rest... è vinto di gran lunga da Hansen
Carlos Satana
Sabato 19 Marzo 2016, 18.59.25
9
Aggiungo, Rage ed Helloween esordirono contemporaneamente, nell'85.
LAMBRUSCORE
Sabato 19 Marzo 2016, 18.52.05
8
Mi ricordo ancora ad un gods, mentre stavano facendo Don't fear the winter io ero appoggiato al bancone e bestemmiavo -forse bevendo qualcosa- pensando all'inverno ancora lontano, col caldo che c'era....
Carlos Satana
Sabato 19 Marzo 2016, 18.50.08
7
Povero Peavy, non declasserei a "nato come clone di Kai Hansen". In un'intervista disse che, quando era ragazzo, provava come un po' tutti a imitare Rob Halford, arrangiandosi coi mezzi che aveva. Kai Hansen era proprio un incapace con una brutta voce, invece.
matthew heinz
Sabato 19 Marzo 2016, 17.10.25
6
i falsetti ultratirati rivedibili per me sono uno dei punti di forza, pazienza se erano imperfetti, retaggio di peavey che è nato come clone di kai hansen. Il bello di questi album è come in certe belle donne, sta nelle loro imperfezioni. Anche le linee vocali di hansen, di araya, di hetfield, sui primi album erano tutt'altro che eccellenti, ma sono valore aggiunto. Poi sul successivo c'era di peggio, tipo il refrain di invisible horizons. Da menzionare i testi, cortissimi, originali, ironici, supersonic hydromatic...il testo su un venditore di aspirapolveri porta a porta, oppure death in the afternoon dove "harold walker era un banchiere, guidava una mercedes benz, ed era un uomo ricco e rispettato, aveva la casa in campagna, era membro del club e la sua ragazza Diana era così dolce..." mitico Peavy
Mic
Sabato 19 Marzo 2016, 16.17.05
5
Primo dei 5 grandi dischi della band. Melodie vocali rivedibili, d'accordo, (il ritornello di Supersonic Hydromatic ad esempio) nonché falsetto altrettanto rivedibile, ma nell'insieme carico ed esaltante. Perfetto il 77 ed il giudizio di Raven
guitarmadness80
Sabato 19 Marzo 2016, 12.37.37
4
A questa band non è mai stato riconosciuto ciò che davvero merita....grandissimi da sempre. Questo disco è molto diretto e abbastanza grezzo, e questi sono proprio i suoi punti di forza uniti a una capacità di trovare melodie che ti restano stampate in testa dal primo ascolto come accade sempre con questa grande band (Wasteland, Don't fear the winter...). Non è il loro miglior album ma uno di quelli che secondo me si lascia ascoltare più volentieri, come voto direi 80/82 sarebbe corretto.
terzo menati
Sabato 19 Marzo 2016, 11.15.39
3
Volevo dire chris
terzo menati
Sabato 19 Marzo 2016, 11.15.12
2
Quoto il commento di Carlos. Uno dei capolavori della band, di quel trio delle meraviglie che oggi in parallelo si fa chiamare refuge. Un'orecchiabilità leggera, fresca, scanzonata, unita ad un suono ruvido, il brio di un treno in corsa, come se gli.helloween si fossero mischiati.con i motorhead. Sono di parte, amo.da sempre questa band, partendo dal.100,di trapped, tutti gli altri con Manni e spiros sono per me da 95.
Carlos Satana
Sabato 19 Marzo 2016, 10.51.25
1
Per me resta invece uno dei migliori della loro carriera, con quell'iirruenza alla cartavetra di marca Raven/Motorhead filtrata attraverso i primi Metallica e l'originale senso melodico dei Rage e arrangiamenti semplici ma sorprendenti.
INFORMAZIONI
1988
Noise Records
Power
Tracklist
1. Wasteland
2. In The Darkest Hour
3. Animal Instinct
4. Perfect Man
5. Sinister Thinking
6. Supersonic Hydromatic
7. Dont Fear The Winter
8. Death In The Afternoon
9. A Pilgrims Path
10. Time And Place
11. Round Trip
12. Between The Lines
13. Symbols Of Our Fear
14. Neurotic
Line Up
Peter "Peavy" Wagner (Voce, Basso)
Manni Schmidt (Chitarra)
Chris Ephthimiadis (Batteria)
 
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