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Therion - Secrets of the Runes
19/03/2016
( 1589 letture )
In the beginning there was a void, a big gap of darkness, filled with the primal forces of creation. The heat of Muspel and the ice of Nifel made the essence of life come forth from the void. The first living being, The Giant Ymer, was born out of darkness and he is the ancestor of the creatures of the universe. The world was formed from his slaughtered body. Ginnungagap is the black hole from which everything came out and into which everything will return in the end.

In un mondo in cui la scienza progredisce, a piccoli passi, verso la comprensione dei segreti dell'universo e verso la descrizione di come sia scattata la scintilla della vita in questo solitario angolo di una galassia tra le tante, a volte può essere interessante soffermarsi sulle innumerevoli cosmogonie partorite in tempi lontani dalle tante culture che hanno abitato questo pianeta.
Nel Gylfaginning, parte dell'Edda in prosa (o Edda di Snorri), si trova la descrizione dell'origine delle cose per la mitologia norrena, in particolare la nascita (e la fine) del mondo a partire dal Ginnungagap, il buco nero dove tutto è nato e dove tutto ritornerà alla fine dei tempi.
Tralasciando inopportuni, per quanto curiosi, paragoni tra queste poetiche immagini arcaiche e le novità che i moderni scienziati ci offrono con sempre più certezze, l'elegante complessità della mitologia norrena è qualcosa che -anche a millenni dalla sua creazione- affascina chi la legge, la studia o decide di metterla in musica.

Non a caso proprio i miti norreni sono il cuore pulsante di Secret of the Runes, perché veicolano un messaggio così evocativo da riuscire addirittura a far allontanare -per quanto solo per un disco- Christofer Johnsson da quelle tematiche esoteriche (ispirate dalla società Dragon Rouge di Thomas Karlsson in particolare) che da sempre sono parte integrante dei testi dei Therion. La band svedese attraversava, proprio in quegli anni all'inizio del nuovo millennio, uno dei suoi momenti di maggiore prolificità: Secret of the Runes venne infatti presentato al mondo appena un anno dopo l'uscita di Deggial e tre anni prima dell'uscita dell'accoppiata Sirius B/Lemuria, il tutto con la formazione di base Johnsson più fratelli Niemann, che ha probabilmente rappresentato una delle fasi più lunghe e stabili di una carriera durata ben più di venticinque anni.

Secret of the Runes prosegue senza dubbio la strada già tracciata in Deggial, con atmosfere che, pur mantenendo l'evidente marchio stilistico Christofer Johnsson, tendono ad incupirsi e lasciare indietro “l'eleganza” e la maggior “pomposità” (non intesa in senso negativo) di dischi come Vovin. L'orchestra impiegata infatti, pur risultando fondamentale nell'economia del sound, non è la protagonista, anche se si distingue per un bilanciamento tra archi e fiati veramente raro per un disco symphonic metal, in cui si tende spesso a valorizzare i primi.
A farla da padrone è un lavoro delle chitarre estremamente articolato, basato su un riffing monolitico, forse più lento nell'incedere rispetto a molti altri dischi di casa Therion, ma perfettamente adatto al mood, condito da arpeggi che sono un po' il marchio di fabbrica del gruppo svedese (ascoltare il finale della titletrack per credere) e assoli che invece vengono affrontati con un approccio forse più epic/heavy che comunque ben si sposa con lo stile proposto. Anche la sezione ritmica, pur non perdendosi mai in passaggi troppo tecnici e veloci, riesce a garantire una grandissima varietà di accompagnamenti molto gradevoli, grazie ad un arrangiamento non banale che mette perfettamente in simbiosi Sami Karppinen (batteria) e Johan Niemann (basso) con il resto del gruppo.
Come sempre il lavoro di cantanti e cori (tutti ospiti in questo caso) è qualcosa di davvero sublime, al di là del concept, al di là dell'utilizzo di inglese, svedese e tedesco nella scrittura dei testi, l'arrangiamento delle parti vocali, i numerosi solisti e un coro ristretto ma efficace hanno creato una varietà di parti cantate che meriterebbe una recensione a parte.

Tra le altre cose, pur trattandosi di una sorta di concept, che va dunque affrontato di conseguenza e vissuto nella sua interezza, non mancano pezzi di grande livello che si elevano leggermente al di sopra degli altri. Tra questi consideriamo sicuramente l'opener Ginnungagap, il pezzo in tedesco Schwarzalbenheim, la più soave Nifelheim e Vanaheim.
La produzione, per essere dei primi anni Duemila, è abbastanza nella media e tutto sommato efficace. Sicuramente non i Therion non sono andati alla ricerca di suoni pompati e ripuliti in modo maniacale, si sentono alcune imperfezioni e in generale un approccio (magari volutamente) grezzo e non eccessivamente patinato. Il mix però è stato senza dubbio ben fatto, considerando l'infernale difficoltà nel mettere insieme così tante voci e così tanti strumenti.
L'orchestra ne è uscita con un volume forse più basso del solito rispetto alla media dei dischi dei Therion, ma senza che ciò ne impedisse l'ascolto e dunque ne snaturasse l'importanza.

Secret of the Runes rimane ad oggi uno dei dischi che potremmo classificare tra i più riusciti della carriera della creatura di Christofer Johnsson.
Questo grazie non solo ad una miscela sempre vincente che pochi altri sono riusciti a raggiungere quando si parla di symphonic metal, ma anche -in questo caso- grazie ad un concept veramente ben fatto e di sicuro interesse. Se siete fan dei Therion, questo è uno di quei dischi che non può davvero mancarvi.

The runes are the secrets of the universe. Their inner meaning is hidden and concealed to the uninitiated. When you learn the secret of the runes your eyes shall open and you will become a god. By ancient techniques of ecstasy Odin enterd into the dark spheres of runic wisdom. He sacrificed himself to himself in his search for knowledge. If you follow his example and enter the way of Odin you might be told the true secret of runes.



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
84.25 su 12 voti [ VOTA]
The Reaper
Domenica 8 Maggio 2016, 18.59.59
11
Ascoltando questo lavoro si comprende come gli aggettivi "epico", "maestoso" "solenne" siano spesso usati a sproposito in campo musicale. Qui trovano la loro giusta connotazione e la loro naturale dimora. Questo album fa più di ogni altro per introdurci nelle atmosfere apocalittiche ed escatologiche delle leggende norrene e nel farci capire cosa si voleva immaginare lassù al Nord quando si parlava di Dèi, di battaglie e di Destino. Senza dubbio più di tanto cosiddetto Viking in cui, tolte urla, grugniti e borborigmi vari, di musica rimane veramente poco. Ad majora semper!
bYOndo
Domenica 3 Aprile 2016, 22.24.02
10
insieme a Theli sono gli unici 2 cd che ho dei Therion. Lo sto riascoltando proprio ora, la produzione a me sembra decisamente curata (forse all'epoca è stato proprio il sound così "patinato" in senso positivo a convincermi dell'acquisto). Musicalmente lo trovo abbastanza lineare e poco "oscuro", almeno rispetto a Theli. Voci, solisti e cori, spaziali. Insomma, è un piacere rimetterlo su ogni tanto!
entropy
Venerdì 25 Marzo 2016, 13.47.57
9
Io ho un rapporto difficile con i therion. Ho adorato theli in cui fui folgorato da questa fusione di death e "musica classica/sinfonica", che in quei anni muoveva i primi passi. Poi però progressivamente la formula proposta della band ,che si spostava sempre più verso il versante sinfonico, mi ha stancato. Vovin ancora gradevole, deggial comicniò ad essere una delusione. Fino al qui presente secret che nei miei ricordi( non l'ascolto dall'epoca) era di una noia mortale. Lo stesso per lemuria e syrius, poi li ho definitivamente abbandoanti. Saranno cambiati i miei gusti,o si saranno troppo "smetallizati" o " orchestrati" loro , ma fatto sta che dopo vovin per me hanno prodotto dischi non fruibili e per niente buoni.
sminkiato
Lunedì 21 Marzo 2016, 18.17.54
8
Grande disco come del resto tutti, non forse il migliore della loro discografia ma comunque strepitoso. Voto 95
Le Marquis de Fremont
Lunedì 21 Marzo 2016, 17.46.50
7
E' vero, il periodo con i fratelli Niemann è stato uno dei migliori dei Therion, anche se a me piace un po' tutta la loro discografia, nonostante abbia punte altissime e alcuni passaggi a vuoto. Questo album è una delle punte. Sono sempre rimasto impressionato della capacità di Christofer Johnsson di amalgamare la parte classico/operistica (c'è molta "opera" nella musica dei Therion) con le sonorità metal. Altro che Nightwish et similia. Grandissimo album. Au revoir.
Radamanthis
Sabato 19 Marzo 2016, 19.50.07
6
A mio avviso il migliore con Theli, un disco veramente bello sotto ogni suo aspetto, da quelo strumentale a quello vocale. E' molto articolato e moooolto orchestrato ma non stanca mai e non è mai invasiva la parte sinfonica. davvero ottimo. Voto 95
Galilee
Sabato 19 Marzo 2016, 16.34.14
5
Gran bel disco. Dopo Deggial che considero il punto più basso della loro discografia, non brutto per carità ma abbastanza insipido e poco Therion, arrivò questo SOTR che segnò un deciso ritorno a sonorità più metal. L'unico difetto è la mancanza di una voce guida. I lavori a seguire comunque li considero migliori sotto tutti i punti di vista.
Rob Fleming
Sabato 19 Marzo 2016, 15.39.03
4
Come al solito un album riuscito. Le punte massime a mio avviso risiedono in Schwarzalbenheim (i pink Floyd di A.H.M. che suonano i Carmina Burana?). Bellissime anche la galoppante Muspelheim, Secret of the Runes e le due bonus track tra cui la menzionata summernight city
ocram
Sabato 19 Marzo 2016, 13.01.32
3
Disco che segna nettamente la fine dell'epoca iniziata con Theli, già da Lemuria/Sirius B i Therion trasformeranno il loro sound in uno più "band oriented" con meno cori e più voci soliste. Per me è il disco "itinerante" dei Therion, quello da ascoltare tutto fino in fondo, canzone dopo canzone, regione dopo regione, passando dal grande vuoto primordiale fino alla dimora dei morti. Album grandioso con atmosfere sublimi. Se si parla di symphonic metal propriamente detto, ci sono solo i Therion e lo scettro è ancora loro. Voto 85
LORIN
Sabato 19 Marzo 2016, 12.03.57
2
A me piace molto questo disco. E' grazie a questo che ho scoperto i Therion.
terzo menati
Sabato 19 Marzo 2016, 11.21.36
1
Non sono fan del.gruppo.ma.li ascolto volentieri se capita. Questo assieme a lepaca e' l'unico che posseggo originale, l'ho preso convinto di trovarci il capolavoro summernight city cover degli abba, del.quale ho visto migliaia di volte lo stupendo video. Poi ovviamente quel pezzo sul.c.d. non c'era, comunque alla.fine l'album e' di ottima fattura con lo stupendo pezzo Schwarzalbenheim a compensare la.mancanza della.suddetta summernight. Per me 75
INFORMAZIONI
2001
Nuclear Blast
Symphonic Metal
Tracklist
1. Ginnungagap (The Black Hole) (Prologue)
2. (Old) Midgård
3. Asgård (The Bifrost Bridge)
4. Call of Jotunheim
5. Schwarzalbenheim (Svartalfheim) (Gold der Unterwelt)
6. Ljusalfheim (The Shining Ones)
7. Muspelheim (Gudaskymning)
8. Nifelheim (Dimmornas Värld)
9. Vanaheim (Seed of Ing)
10. Helheim (Den dimhöljda)
11. Secret of the Runes (Epilogue)
Line Up
Christofer Johnsson (Chitarra, Tastiera, Percussioni)
Kristian Niemann (Chitarra)
Johan Niemann (Basso)
Sami Karppinen (Batteria, Percussioni)

Musicisti Ospiti
Kristina Hansson (Voce)
Marika Schönberg (Voce)
Erika Andersson (Voce)
Carl Rahmqvist (Voce)
Anna-Maria Krawe (Voce)
Anna Artursson (Voce)
Henrik Holmberg (Voce)
Patrik Forsman (Voce)
Joakim Berg (Voce)
Anna Rodell (Violino)
Åsa Åkerberg (Violoncello)
Josef Cabrales-Alin (Violino)
Malin Samuelsson (Violino)
Johan Morén (Violino)
Linda Svedrup (Viola)
Niklas Sjunnesson (Viola)
Monica Jönsson (Violoncello)
Fareidah Hildebrand (Flauto, Flauto Contralto, Piccolo)
Erik Rodell (Oboe, Corno Inglese)
Henrik Blixt (Fagotto, Controfagotto)
Mikael Sörensen (Tromba, Flicorno Soprano)
Ayman Al Fakir (Corno Francese, Tuba Wagneriana)
Kristina Borg (Corno Francese)
Rune Bodin (Trombone)
 
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