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The Mute Gods - Do Nothing Till You Hear From Me
19/03/2016
( 1661 letture )
Nick Beggs, Roger King e Marco Minnemann sono la dimostrazione che l'unione delle forze di talenti mostruosi e musicisti affermati e riconosciuti come tra i migliori esistenti non è sempre sinonimo di "disco perfetto".
Se il fenomenale batterista tedesco, Marco Minnemann, che il mondo conosce per le sue numerosissime collaborazioni (Joe Satriani, Kreator, Necrophagist, The Aristocrats, Steven Wilson et alia), non necessita di grandi presentazioni, forse gli altri due nomi necessitano di essere introdotti in modo più approfondito.
Roger King, come si può leggere nella sezione a lui dedicata del sito ufficiale di Steve Hackett, è un musicista che per anni ha vissuto nell'ombra: tastierista e tecnico del suono, collabora con il chitarrista ex-Genesis sin dal 1995 (anno in cui si occupa del missaggio del primo Genesis Revisited) e lo accompagna sui palcoscenici di tutto il mondo dal 2001. Negli anni precedenti al contatto con Hackett, il nostro si è destreggiato nei meandri della musica pop, aiutando Snoop Dog, Jamelia, Gary Moore e altri artisti meno noti a confezionare al meglio i loro prodotti.
Nick Beggs è noto al mondo musicale come bassista in grado di distinguersi per padroneggiare senza difficoltà anche il Chapman Stick ma, ancor di più, per avere assistito tutti i più celebri "Steve" del progressive rock durante i loro spettacoli (Howe, Hackett e Wilson).
Perché, però, stiamo trattando in modo quasi disconnesso di questi tre artisti?
Ebbene, perché i nostri si sono riuniti sotto un'unica egida per costituire il power-trio conosciuto come The Mute Gods.
L'idea primigenia di dedicarsi a un progetto che fosse effettivamente una novità è stata ispirata per prima cosa a Nick Beggs, il quale, ponendosi nella condizione di perscrutatore del mondo circostante, si è sentito muovere da un sentimento di profondo dissenso nei confronti della società contemporanea, tanto da iniziare a comporre una serie di testi dal carattere polemico, talvolta persino mordace e satirico; gli argomenti toccati dal biondissimo artista di Winslow all'interno delle sue lyrics sono molteplici e invitano a riflettere su tante situazioni della contemporaneità, a partire dal senso di solitudine e inadeguatezza fino ad arrivare ad una ponderazione sulla possibilità di credere o meno in divinità trascendenti: lo stesso monicker scelto dai tre, "gli Dei che non parlano", invita già ad avvicinarsi alle conclusioni nichiliste cui Beggs e compagni sono giunti.
La decisione di costituire un nuovo super-gruppo allora, è nata dall'incontro del bassista con King (con cui aveva già condiviso il palcoscenico ai tempi della collaborazione con Hackett) e Minnemann (conosciuto tramite Steven Wilson), ugualmente mossi da un sentimento satirico-polemico e vogliosi di lanciarsi in una nuova e stimolante esperienza.
È da questa congiuntura astrale che nasce Do Nothing Till You Hear From Me, prima release del trio pubblicata il 22 gennaio 2016 sotto la label Inside Out.

Bisogna ora indagare se i tre fenomeni della natura siano riusciti nel loro intento, ossia quello di creare un prodotto musicale che invitasse a riflettere sulla condizione dell'Uomo Moderno, per mezzo di assoli mirabolanti e rullate di batteria tonanti.
Purtroppo per loro, i Mute Gods, questa volta, hanno fallito miseramente.
Se infatti la progettazione di fondo potrebbe anche far presupporre di trovarsi dinanzi ad un'opera in attesa solo di essere goduta e assaporata ascolto dopo ascolto, la realtà dei fatti ci costringe troppo spesso a desiderare la conclusione dei brani che il trio ci presenta.
La più profonda noia aleggia su tutte le composizioni e mai ci si stupirà di ciò che si sta ascoltando: inutile scriverlo, ma da musicisti dal curriculum vitae chilometrico come quello dei nostri ci si aspettano maggiori sforzi compositivi.
Inoltre, ciò che più rammarica e indispone nei confronti di questi Mute Gods è l'infelice scelta in fase di produzione di sparare i colpi migliori tutti nella prima metà dell'album. Infatti, se le prime sei tracce, a partire dalla title-track Do Nothing Till You Hear From Me fino ad arrivare alla ballad romantica Last Man On Earth (presentata come bonus track), risultano godibili seppure un po' scontate e tutt'altro che innovative, la seconda metà dell'album è –senza mezzi termini- inaccettabile a certi livelli.
Ripartiamo anche da un altro presupposto: non ci troviamo in un contesto cantautoriale in cui si può perdonare un arrangiamento minimale e poco curato in favore di una maggiore marcatura dell'attività di versificatore e poeta dell'autore. Con Do Nothing Till You Hear From Me ci troviamo ad osservare uno scenario che spazia dal pop-rock al prog-metal, in cui l'accompagnamento musicale non deve essere uno sfondo ma avere un ruolo centrale, se non da protagonista, all'interno delle composizioni; certo è che tra un brano e l'altro è possibile sentire dei notevoli cambi di atmosfera: Praying to a Mute God, per esempio, abbraccia il prog-rock più moderno e strizza l'occhio ai Flying Colors; Nighschool For Idiots e la già citata Last Man on Earth sono entrambe ballate pop, in cui il cantato di Beggs (il cui timbro vocale non metterà d'accordo tutti) e le chitarre di hackettiana memoria la fanno da padroni; Feed The Troll, Your Dark Ideas e In The Crosshairs sono decisamente di stampo prog-metal, genere in cui l'impostazione più heavy di Minnemann riesce a fare la differenza, donando maggiore dinamicità ai brani. La chiave del discorso è che le composizioni risultano ugualmente aderire troppo ai canoni prestabiliti di ogni genere musicale e mai ci si troverà sbalorditi o piacevolmente colpiti.
Alla realizzazione del disco hanno collaborato anche numerosi altri artisti, da Ricky Wilde a Frank Van Bogaert, da Nick D'Virgilio a Gary O'Toole, fino ad arrivare a Lula Beggs (che duetta in chiusura con il padre Nick in Father Daughter), ma nessuno di questi è riuscito a lasciare il segno in modo indelebile all'interno dell'insieme.

Stilando il bilancio finale, di Do Nothing Till You Hear From Me e dei Mute Gods si può solamente scrivere, parafrasando una delle sentenze che appaiono più spesso sulle pagelle scolastiche: "si sono impegnati ma possono e devono fare di più".
Secondo il parere di chi scrive questa recensione, l'aggravante maggiore del platter in questione è il fatto che nemmeno numerosi e attenti ascolti sono riusciti a ridurre il senso di noia (non c'è termine più gentile per definire la percezione avuta) ispirato.
Un disco di cui non si sentiva la mancanza, dunque, composto da tre artisti che –ne siamo sicuri- possono creare qualcosa di più di semplice musica, ossia quelle emozioni che in questa release mancano totalmente.



VOTO RECENSORE
58
VOTO LETTORI
72.5 su 8 voti [ VOTA]
Edgar Allan Poe
Domenica 20 Marzo 2016, 18.16.19
5
ecco, appunto sulla voce. In contesti diversi e soprattutto con un utilizzo diverso avrebbe potuto funzionare...ma qui no. Linee piatte e tutte simili, al punto da non riuscire a distinguere un pezzo dall'altro. La parte centrale del disco mi pare una canzone unica..indigeribile, come l'aglio. Ma almeno l'aglio é buono
Alex Cavani
Domenica 20 Marzo 2016, 13.28.38
4
Belli gli spunti più pop e melodici, la voce di Lula non mi fa impazzire però nel contesto ci sta. In generale però ho trovato il sound piatto, proprio nei momenti in cui cerca di essere più emozionale. Un pochino una delusione da parte di Nick Beggs, che rispetto molto in ogni caso.
Michele "Axoras"
Domenica 20 Marzo 2016, 13.00.41
3
Personalmente sono in completo accordo con il recensore. Purtroppo non mi ha lasciato veramente nulla.
Edgar Allan Poe
Domenica 20 Marzo 2016, 12.17.38
2
Disco inutile e soporifero. 58 perché sono gentile
Maurizio
Sabato 19 Marzo 2016, 23.46.52
1
Disco davvero notevole, per me 80
INFORMAZIONI
2016
Inside Out Music
Prog Rock
Tracklist
1. Do Nothing Till You Hear From Me
2. Praying to a Mute God
3. Nightschool For Idiots

4. Feed the Troll
5. Your Dark Ideas

6. Last Man on Earth (Bonus Track)
7. In the Crosshairs

8. Strange Relationship

9. Swimming Horses

10. Mavro Capelo (Bonus Track)
11. Father Daughter
Line Up
Nick Beggs (Voce, Chitarre, Basso, Tastiere, Chapman Stick, Programming)
Roger Kings (Chitarre, Tastiere, Programming, Cori)
Marco Minnemann (Chitarre, Batteria)

Musicisti Ospiti
Lula Beggs (Voce)
Ricky Wilde (Chitarre, Tastiere, Programming, Cori)
Frank Van Bogaert (Tastiere, Cori)
Nick D'Virgilio (Chitarra, Tastiere, Batteria)
Gary O'Toole (Batteria)
 
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