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Carnivore - Retaliation
26/03/2016
( 1703 letture )
If you can't eat it or fuck it...
Then kill it!


Molto più di una frase o di una porzione di testo, ma un vero proprio motto ed inno di un gruppo, i Carnivore, violenti e maleducati barbari urbani che a metà anni Ottanta imperversavano in quel di New York con il loro abbigliamento stile Mad Max.
Ho già avuto modo di parlare dei loro esordi in occasione della recensione del primo omonimo disco, quindi riprendiamo la narrazione della loro breve ed intensa storia da lì.
All'indomani della pubblicazione di Carnivore, il gruppo di Peter Steele dovette fare i conti con alcune situazioni e cambiamenti che influirono in maniera importante sul prossimo futuro della band. Anzitutto, Carnivore non fu proprio un disco di successo, le vendite non furono esaltanti e l'impossibilità di andare in tour troncò sul nascere le speranze di uscire dal pur vasto giro di New York. Poi le imprecisioni nelle rare date live di Keith "Alexander" Bonanno portarono al suo allontanamento in favore di Marc Piovanetti, personaggio che, nonostante fosse musicalmente adatto ai Carnivore, non possedeva il "physique du rôle" per poter essere veramente minaccioso con i paraspalle chiodati e le pellicce da uomo delle caverne che caratterizzavano la band. Tutto ciò non fece che accelerare il cambiamento che Peter e Louie avevano già in mente, ovvero l'avvicinamento alla florida scena hardcore newyorkese. Venne quindi dismesso il travestimento in favore di un abbigliamento da strada, fatto di jeans strappati e magliette logore. Leggenda vuole che, per Piovanetti, Peter pensò in un primo momento ad un abbigliamento alla Hitler come provocazione, ma il rifiuto del chitarrista con annesse dimissioni fece fare marcia indietro al leader.
Avvicinamento alla scena hardcore dicevamo, reso ancora più massiccio con la presenza di Louie Beato nel disco Cause For The Alarm degli Agnostic Front, per il quale Peter scrisse alcuni testi, tra cui la controversa Pubblic Assistance. In pratica, ci fu comunione d'intenti tra le due parti, con gli Agnostic Front che volevano avvicinarsi al metal ed i Carnivore che invece abbracciarono l'hardcore.
Per ultimo, ma non meno importante, Peter Steele crescendo e maturando divenne sempre più disilluso ed insoddisfatto, arrivando ad avere problemi di depressione che lo portarono a chiedere aiuto ad uno psicologo e successivamente a prendere il Prozac. Problemi che da qui in avanti si porterà sempre dietro. Questo ebbe delle ripercussioni nella musica e nei testi di Retaliation, che divennero ancora più nervosi e polemici, soprattutto con la religione.

Persa buona parte della componente primitiva, ai Carnivore non rimaneva altro che schiaffare in faccia all'ascoltatore la loro visione del mondo, tra critiche dirette, descrizioni esplicite ed umorismo nero. L'inizio è genialmente cafone ed è uno dei tanti scherzi a cui Peter ci ha abituato nel corso della sua carriera: Jack Daniel's and Pizza è infatti un intro di poco meno di un minuto che rappresenta quello che succede quando si esagera con i due prodotti del titolo. In realtà, il vomito fu simulato versando dei pelati in un secchio d'acqua, con Steele che si infilò due dita in gola per avere i conati. Semplice ed efficace.
Dopo questo scherzo si inizia però a fare sul serio: Angry Neurotic Catholics è uno schiaffo hardcore diretto in faccia. Ritmiche serrate, il basso distortissimo negli stacchi e le parole sputate alla velocità della luce da Peter sono un biglietto da visita imponente e dimostrano che il cambio di immagine non ha fatto perdere un grammo della ferocia ai Carnivore, anzi. Il testo è la ciliegina sulla torta, con Steele che affronta subito uno dei temi che l'hanno più condizionato nell'ultimo periodo, il senso di colpa instillato dal cattolicesimo verso i peccati, contro il quale combatte dentro la sua testa alla fine della canzone.

Don't do what you want
Do what you're taught is right
Your life is built on paranoia and guilt
Don't forget your Valium tonight


Se con la prima canzone i Carnivore mettono subito le cose in chiaro, con S.M.D. dimostrano che la vena bestiale dell'esordio è ancora presente. La scherzo della falsa partenza del pezzo tronca sul nascere l'headbanging naturale che provoca, ma dopo sono due minuti di furia iconoclasta interrotti solamente dal breve rallentamento di scuola sabbathiana piazzato a metà, prima della chiusura che vede Beato sugli scudi. Il concept apocalittico di Carnivore viene poi ripreso su Ground Zero Brooklyn, dove Peter racconta i momenti di terrore di un attacco atomico nella sua Brooklyn, curiosa e macabra anticipazione di quello che succederà quattordici anni dopo con l'attacco alle torri gemelle.

I shit my pants as I wait for the reaper
Lie in fetal position
Tears stream down my cheeks
As I call for my mother and say an act of contrition
We'll fight this war with germs and atoms
Destroy our only home
Our mutated descendants battle the next with sticks and stones


La paura produce una predizione, ovvero quel ritorno all'età della pietra descritto in Carnivore, il tutto mentre le bordate di Beato sfiorano il grindcore simulando i bombardamenti e i rallentamenti sono le pause in attesa del prossimo attacco.
Dopo tre schegge hardcore i Carnivore diminuiscono la velocità di esecuzione, ma contemporaneamente riescono ad alzare un polverone ancora più grosso con Race War, uno dei pezzi più criticati della loro breve carriera, soprattutto da chi non riesce ad andare oltre il titolo. L'argomento è sicuramente tra i più sensibili e foriero di incomprensioni e Peter da buon provocatore lo sapeva bene, ma alla fine non c'è nessuna presa di posizione, solo un'amara descrizione della stupidità umana il cui risultato è lì in bella mostra, basta leggerlo: No one wins - we all lose. A sottolineare la drammaticità del tema ci pensa l'arpeggio di Piovanetti nel ritornello, che stavolta non è un inno da urlare a squarciagola ma due semplici parole sommesse.
I problemi di Peter tornano a far capolino assieme alla furia hardcore su Inner Conflict, pezzo nervoso in cui Peter sembra completamente in preda ad una crisi isterica urlando, balbettando e delirando, rivelando un profondo disagio del cantante nei confronti di sé stesso, che solo anni dopo diventerà evidente anche per chi non gli era vicino.

Hate is fear, hate is fear
I rip at my face in the mirror
Death approaching, death approaching
Expiration growing nearer
I'm rotting inside, I'm rotting inside
I'm disgusted with myself
I'm in hell, I'm in hell
I'm in hell!...


Il lato A del mitico vinile si chiude così e quasi sicuramente ci sono centinaia di gruppi che pagherebbero per avere un pugno di canzoni così, ma per l'apertura del lato B, i Carnivore attuano quella che è la provocazione definitiva della loro carriera, sin dall'intro, un discorso di Hitler sovrapposto ai canti gregoriani. Jesus Hitler è puro umorismo nero in cui si alternano riff dei Black Sabbath a sfuriate hardcore, mentre si racconta la storia di questo individuo nato da una suora violentata dai nazisti che potrebbe essere sia il salvatore che il leader del Quarto Reich, nessuno sa da che parte potrebbe schierarsi. Steele qui da sfoggio di una fantasia lessicale incredibile, mischiando termini cristiani e nazisti creando nuove parole e l'assolo di Piovanetti sembra sia uscito direttamente dalla chitarra di Tony Iommi per quanto debitore al chitarrista di Birmingham.
Il concept apocalittico di Carnivore è quindi solo mutato, ma qui e là troviamo ancora evidenti riferimenti come in Technophobia, dove l'incombente minaccia nucleare rappresentata nella colorata copertina di Sean Taggart viene esplicitata e raccontata, arrivando a piazzare l'eloquente Marcia Funebre di Chopin a metà. La cover del brano Manic Depression di Jimi Hendrix sembrerebbe totalmente fuori dal contesto col suo andamento caracollante e sbilenco, ma il testo adattato da Steele e l'assenza di quell'atmosfera psichedelica originale rende il pezzo malato e rappresentativo dello stato mentale del cantante/bassista.
Il finale di Retaliation è esplosivo e ci riporta nuovamente alla bestialità di Carnivore, prima con la dichiarazione di guerra nazionalista U.S.A. for U.S.A. (probabile presa in giro del famoso progetto U.S.A. for Africa) e infine con Sex and Violence, becero ritorno all'atmosfera Rape and Murder di Predator che contiene la frase simbolo del gruppo, riportata ad inizio recensione.
Due bordate thrash/hardcore inframezzate dal brano strumentale Five Billion Dead che, contrariamente ai presupposti del titolo, rappresenta l'unico spiraglio di calma e melodia all'interno di un disco che è un vero e proprio calcio nei denti.

Retaliation fu la naturale evoluzione del debutto, sia dal punto di vista testuale che musicale, con un gruppo più maturo nelle soluzioni e migliorato, su tutti basti vedere la devastante prestazione di Beato. L'ingresso di Piovanetti contribuì a questo miglioramento e permise al gruppo di limare quelle ingenuità presenti in Carnivore. Purtroppo però, il problema dei Carnivore risiedeva altrove, ovvero nella difficoltà nell'ottenere responsi fuori dalla loro città, data l'impossibilità di andare in tour per i lavori fissi di Peter e Louie. Quindi si ripetè ciò che accadde dopo l'uscita del debutto, ovvero niente, a parte qualche importante concerto in quel di New York e Marc nel 1988, visto che la situazione non si sbloccava ed era l'unico senza lavoro, accettò l'offerta di suonare in tour con i Crumbsuckers.
Lo stallo e l'indifferenza verso i Carnivore non fece che aumentare la frustrazione di Peter, alle prese già con i suoi problemi di depressione e con la fine del suo matrimonio con Donna; quindi il gigante di origine polacca decise che era il caso di portare il gruppo all'estremo con nuove idee musicali e testuali che però non furono ben accolte da Beato, suo compagno d'armi sin dai Fallout. La nuova piega dei Carnivore e le nuove priorità del batterista (lavoro e famiglia) portarono al suo abbandono, decretando anche la fine del bestiale power-trio, che tornerà con questa line-up per un breve tour nel 1996. Il terzo disco che Peter stava scrivendo divenne la base su cui venne costruito Slow, Deep and Hard, esordio dei Type O Negative e dal quale partì una nuova storia, arrivando anche al successo agognato, lasciando però quell'insoddisfazione di fondo che accompagnò Steele nella sua carriera. Ma questa è un'altra storia.

Il secondo disco dei Carnivore ne fu anche l'epitaffio, sporco, rozzo, veloce, provocatorio e nevrotico, pieno di pessimismo e umorismo nero nei confronti dell'umanità ed oggi, a quasi trent'anni di distanza, non si può dire che non avessero almeno in parte ragione. Le sferzate thrash/hardcore, i rallentamenti, i cori semplici e diretti come slogan da urlare ed i testi incendiari compongono un disco di assoluto livello dotato di una personalità straripante, adatto per i più sfegatati fans del thrash metal oltranzista impregnato di hardcore.
Un gigantesco e sfortunato dito medio mostrato al mondo, in special modo a chi non ha mai perso l'occasione di criticare qualcosa in maniera superficiale, ecco cos'è Retaliation.

Suck
I won't change for anyone
My
Keep fighting 'til I'm done
Dick
I gotta right to be myself
And you can go fuck yourself



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
85.1 su 10 voti [ VOTA]
Hermann 60
Martedì 12 Luglio 2016, 17.48.45
20
Carnivore, due dischi due bombe
mario
Sabato 2 Aprile 2016, 23.14.10
19
Si è vero gran bell'album mi ero quasi scordato dei Carnivore, questo disco è veramente vulcanico e veramente ottima l'analisi recensiva comunque per quanto riguarda i testi il pensiero e la testa di Steel rimangono un enigma insoluto rimane curioso il fatto che scrivesse brani dalle tematiche fortemente ironico-corrosive come quelle religiose Angry Neurotics Chatholics e Jesus Hitler, però ironia della sorte alla fine pure lui dovette riflettere e fare i conti di quando uno si trova quasi faccia a faccia con il fatidico momento finale un po come Gassman con il suo dialogo con la morte con la falce prorio pochi giorni fa per caso lessi su internet un articolo dal sito giornalettismo.com dal titolo I metallari fulminati sulla via del signore, e tra questi c'era anche Peter Steele di quando si trovò ad un certo punto in una forte crisi di mezza età risolta con l'incontro con Santa Romana Chiesa, sue testuali parole: "Quando cominci a pensare alla morte, cominci a chiederti cosa c'è dopo.Allora cominci veramente a sperare che esista un Dio".Spero che con queste sue parole abbia trovato finalmente speranza e pace nella sua travagliata vita poco prima di morire. R.I.P magico Steele.
jeffwaters
Giovedì 31 Marzo 2016, 19.55.46
18
Vacca boiaaaa che mazzate....questi me li ero persi...di questi tempi sono oro, il cantato mi ricorda un pò i poison idea
sminkiato
Mercoledì 30 Marzo 2016, 23.39.06
17
Ho Retaliation originale sù cassetta comprato appena uscito, ora come allora lo trovai originale e di buon ascolto (voto 85), ma ricordo ancora che i giornali italiani di allora lo reputavano inferiore alla sufficienza, come del resto quello dei Bathory uscito nello stesso periodo. Oggi sono lodati. Come cambiano i tempi... eheheh
Arrraya
Martedì 29 Marzo 2016, 22.14.34
16
Che band. Se penso che adesso gli emometallari odierni ci sfangano i coglioni con video-denuncia contro Anselmo per una frase detta da ubriaco. Carnivore, politicamente scorretti in un contesto genuino.
Tevildo75
Martedì 29 Marzo 2016, 10.50.46
15
Capolavoro!
d.r.i.
Domenica 27 Marzo 2016, 19.40.41
14
@Lambru: ci avrei giurato
Masterburner
Domenica 27 Marzo 2016, 19.34.02
13
Mi sono dimenticato di fare i complimenti al recensore, davvero un'ottima analisi del disco!
LAMBRUSCORE
Domenica 27 Marzo 2016, 13.24.46
12
d.r.i., io quelle della Curcio le ho perse tutte, ahah, mi sa che in quel periodo lì non frequentavo le edicole della mia zona, grave errore...o forse le frequentavo solo x i pornazzi...
Doomale
Domenica 27 Marzo 2016, 10.41.40
11
E' vero..ah ah! C'era solo infatti dietro la copertina l'elenco di tutti quei piccoli capolavori a poco prezzo! Pure Il primo Vicious Rumors e Hallows Eve...che spettacolo..ah ah...Tornando all'album dei Carnivore thrashcore grezzissimo...mitici. P.S. @Lambru io la cassetta originale dei Possessed l'ho per The eyes of Horror..ordinata insieme a quella di Mad butcher e Pleasure of the flash su una rivista che col metal non c'entrava proprio nulla..Boooo!
d.r.i.
Domenica 27 Marzo 2016, 10.11.03
10
Le storiche "price killer". Ne parlavo ieri con Unia per farle capire quante chicce furono pubblicate a basso prezzo. Anche le edizioni armando Curcio editore uscite in edicola avevano chicche degne di nota
LAMBRUSCORE
Domenica 27 Marzo 2016, 6.58.28
9
Doomale, Seven Churches ce l'ho ancora in cassetta originale. Della collana price killers, oltre ai Carnivore, ho -tra quelli che mi ricordo, ma forse altri- Ticket to mayhem dei Whiplash, Welcome to hell dei Venom, War and pain dei Voivod, mi ricordo che si trovavano tutti a buon prezzo -appunto- mentre adesso sono aumentati di valore, poi in effetti i booklet sono inesistenti, copertina, retro e basta ,ahah
Masterburner
Sabato 26 Marzo 2016, 20.52.52
8
Più che un disco, per me una vera bibbia (insieme al primo dei Carnivore e al primo dei TON), un caposaldo della cultura occidentale. Voto 100.
rik bay area thrash
Sabato 26 Marzo 2016, 15.33.52
7
Anche se non rientra tra i miei ascolti, ho letto con interesse la review. Ricordo le recensioni dell ' epoca su hm, ma proprio non è il mio genere di musica. Arrivo fino ai D.R.I. di crossover e ai ludichrist di immaculate deception .....ma esagerando e in pieno trip ( quando penso a doro pesch) .... eheh
Doomale
Sabato 26 Marzo 2016, 13.26.55
6
@Lambru...io su Price Killers ho il mitico "Seven Churches" dei Possessed...ottimo affare all'epoca...ma booklet in pratica inesistente! Ah ah!
LAMBRUSCORE
Sabato 26 Marzo 2016, 12.46.01
5
Dimenticavo di dire che ho il cd in versione "Price Killers" ,in tanti della mia generazione si ricorderanno dei capolavori che furono ristampati in quegli anni lì dalla Roadracer...Un "pezzo" come J.D. and pizza, l'ho dedicato a parecchie signorine -in poche me la davano- che venivano in macchina con me qualche anno dopo la sua uscita, bisognava fotografare le loro reazioni, eheh...
LAMBRUSCORE
Sabato 26 Marzo 2016, 12.40.15
4
Più tardi leggerò la rece, appena l'ho vista mi sono fiondato a commentare. Album pauroso, produzione che all'epoca in tanti si sognavano, dopo quasi 30 anni fa ancora la pelle a tanti dischi (pseudo) estremi degli ultimi anni, questo è sicuro, voto giusto perché un paio di pezzi sono un po' meno validi, per me comunque è da 90 pieno. STORIA del Crossover thrash.
terzo menati
Sabato 26 Marzo 2016, 12.05.48
3
Da fan di steele mi sono avvicinato post al suo primo progetto, nonostante ne abbia sempre sentito parlare già dai tempi di hm. Vabbè lintro e' perfettamente in linea con il personaggio che da sempre cerca di shockare anche con metodi discutibili e di cattivo gusto ( il dvd dei type ne e' pregno) però il genio qua già stava emergendo. Disco piacevolmente hardcore, carico il giusto per devastarsi in compagnia (a vent'anni), ma inferiore secondo me a roba contemporanea come suicidal dri o ludichrist, quindi per me un 65
d.r.i.
Sabato 26 Marzo 2016, 10.32.05
2
Bello il primo commento, molto rappresentativo. Come sempre in perfetta sintonia con Diego, appena presa la ristampa. Ottimo disco più maturo del precedente. Voto 89
Mic
Sabato 26 Marzo 2016, 10.27.56
1
Unico CD che ho comprato, come ogni tanto mi capitava, a caso per ampliare le mie conoscenze e che ho buttato nel bidone, non sto scherzando, dopo averlo ascoltato un paio di volte. Rumori di gente che vomits come intro... ma per piacere. Musicalmente nulli. Voto 0 spaccato.
INFORMAZIONI
1987
Roadracer Records
Thrash Core
Tracklist
1. Jack Daniel's and Pizza
2. Angry Neurotic Catholics
3. S.M.D.
4. Ground Zero Brooklyn
5. Race War
6. Inner Conflict
7. Jesus Hitler
8. Technophobia
9. Manic Depression
10. U.S.A. for U.S.A.
11.Five Billion Dead
12. Sex and Violence
Line Up
Peter Steele (Voce, Basso)
Marc Piovanetti (Chitarra, Voce)
Louie Beato (Batteria)
 
RECENSIONI
88
 
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