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Novembre - Ursa
01/04/2016
( 7264 letture )
Secoli or sono, La Rochefoucauld scriveva che l’attesa indebolisce le passioni mediocri mentre accresce quelle grandi.
Nove anni di silenzio discografico non hanno fatto rassegnare i fan dei Novembre, che pervicaci fino all’ostinazione ne hanno auspicato ed invocato il ritorno. Ma quest’assenza dalle sale di registrazione e dai palcoscenici che si conclude oggi con l’uscita di Ursa e l’inizio di un lungo tour, deve aver avuto un influsso ben più profondo sulla vita interiore e creativa di Carmelo Orlando, compositore unico della band.
L’opus alchemicum richiede il ritiro dalla mondanità, il silenzio affinché le doti artistiche si distillino ed affinino. Ed è facendo morire e putrefare il superfluo per poi ricomporre l’essenziale che si crea l’humus adatto al fiorire di una nuova opera artistica.
Le più limpide testimoni di questo processo sono le dieci tracce di Ursa. Ci dimostrano che l’identità musicale dei Novembre non è stata stravolta e che il loro sound resta riconoscibile sin dal primo ascolto, pur avendo subìto una trasformazione che ne ha esteso, mutato ed approfondito i caratteri distintivi. Sembra quasi che una nuova cognizione dell’umano abbia ampliato e reso più acuta la loro visione artistica imprimendo di sé composizioni e testi.
Maestosità ed intimità, questi i pilastri solo apparentemente opposti sui quali si fonda un lirismo complesso, mai involuto, che respira l'aria tersa delle grandi altitudini e beneficia di una veduta ampia, priva di intralci. Una prospettiva a volo d'uccello, vasta eppure mai distante dall'umano, dotata dello sguardo penetrante del rapace.

Ma entriamo nel merito di Ursa, di un’ampiezza tale da assicurarsi una disamina accurata, ma lontana da ogni pedanteria, che non le renderebbe onore.
Il songwriting, innanzitutto, caratterizzato da una ricchezza sorprendente e capace di creare suggestioni sempre diverse, poiché per sua natura intimamente predisposto ad aprirsi ai più vari influssi. Il background prog dona ai brani un andamento estremamente articolato, con passaggi più tesi che si alternano ad aperture spesso strumentali, il tutto racchiuso e ricomposto in minutaggi sempre capienti ma non soverchianti. Persino in una suite di nove minuti come Agathae non vi è alcun cedimento, alcuna perdita di lucidità compositiva.
Il costante ancoraggio alla melodia evita il rischio d’involuzione, di anarchia e d’ipertrofia, donando alle liriche un’ammirevole fluidità. Un po’ quello che accade nei romanzi di Tolstoj: il tempo narrato ha un’andatura del tutto naturale, in perfetta sincronia con la percezione del tempo vissuto. Anche in Ursa tutto scorre e trascorre con naturalezza. I momenti più death si ripiegano in passaggi saturi di malinconia, di un doom “sui generis”, del tutto unico e peculiare; la disperazione lascia il posto ad aperture di grande intensità ed a momenti rarefatti, di una suggestione più arcana, sottile che si incunea fin nei recessi animici apparentemente dimenticati, illuminandoli con la sua luce radente, obliqua, preziosa.
Indubbiamente il lavoro delle chitarre è quello più esaltante. Esse intrecciano ed affiancano le loro linee melodiche in una sinergia che la condivisione del tempo della vita e la confidenza che esso crea hanno reso quasi istintiva. Orlando e Pagliuso costruiscono zolla dopo zolla territori sempre diversi, ora nostalgici o rabbiosi, ora aspri, di una disperazione feroce e di una più arresa, che si ripiega su sé stessa attingendo, al suo fondo, ad un’inesauribile polla di malinconia.
Nei frequenti assolo, la chitarra si dispiega liberamente, a volte seguendo trame più complesse, di matrice prog ma mai fini a sé stesse, in un susseguirsi di fiotti, zampilli, rapide e tratti più quieti e limosi che la mente segue con ammirazione ed il cuore sente immediatamente affini e fa suoi.
In quest’ottica il cameo di Anders ‘Blakkheim’ Nystrom dei Katatonia, presente in Annoluce, pur nel suo innegabile pregio, diventa più che altro il segno tangibile di un legame spirituale tra i nostri ed il gruppo a loro più artisticamente affine.
La sezione ritmica svolge un lavoro meno appariscente, ma altrettanto fondante. Il basso affidato al sapiente e sensibile tocco di Fabio Fraschini, non nuovo alla collaborazione coi Novembre, sostiene ed accompagna il lavoro del batterista David Folchitto, alla sua prima prova con la band. La sua performance, pregevole per puntualità e discrezione, rasenta la perfezione nei momenti di ferocia, nei quali può far rilucere le sue doti di velocità e precisione; tuttavia, non manca di raffinare le sue trame laddove necessario, a riprova della versatilità di un musicista capace di tramortire il suo strumento, ma anche di tesservi delicatissime ragnatele di suoni.
E la voce di Orlando, il suo duplice cantato che non teme alcuna interpretazione dell’umano sentire. La voce pulita, mesmerica, fatta di una sovrapposizione di risonanze, echi su echi su echi, simile ai cerchi che il sasso crea nel momento in cui trafigge lo specchio d’acqua nel quale è stato gettato. Quel medesimo cantato pulito che si lascia andare per brevi momenti a litanie mediorientaleggianti, che forse sarebbe più opportuno definire folk per via della terra d’origine di Orlando, la Sicilia, da sempre crocevia di culture diverse, araba compresa. Anche perché in Ursa non raramente germogliano rimandi e riferimenti al folklore musicale siculo, come testimonia la suite Agathae. A questa voce dobbiamo anche gli splendidi crescendo -come quello sul quale è fondata Annoluce, che guidano lo spirito fino al luogo esatto, ogni volta diverso, in cui intendono condurlo. E non da meno lo scream, capace di incupirsi fino a rasentare il growl: esso dà il suo fondamentale contributo ai momenti più death, nei quali enfatizza la forza emotiva che già scaturisce dalla tecnica strumentale.
Infine, la produzione nitida e “calda” affidata a Dan Swanö esalta le nuance di questo splendido arazzo.

In conclusione, è naturale chiedersi se sia giusto trovare una spiegazione ad un siffatto incantesimo; purtroppo il mio ruolo di recensore mi impone di farlo. E forse essa risiede “semplicemente” nella sinergia degli intenti e delle attitudini, guidata da un’ispirazione di altissimo livello.
Credo che i Novembre giungano a delineare paesaggi sonori così vasti ed immaginifici proprio perché hanno conquistato una pienezza ispirativa ed una totale padronanza dei mezzi espressivi, ferma restando la possibilità di progredire e di evolversi ancora in innumerevoli modi. Appena terminato il primo ascolto di Ursa mi è venuto in mente un passo del filosofo, mistico e poeta arabo Ibn Arabi che amo molto e che recita: “Il Sé è un oceano senza sponde”.
Nonostante tutte le parole che ho impiegato con entusiasmo per narrare Ursa ai nostri lettori, sono convinta che questa resti la più bella e completa descrizione possibile della musica attuale dei Novembre.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
87.62 su 53 voti [ VOTA]
d.r.i.
Venerdì 16 Dicembre 2016, 11.53.54
28
Bello, intimista, però meno bello di the blue e materia che sono due punte di diamante. voto 82
Daniel
Giovedì 15 Dicembre 2016, 20.50.29
27
Grrr... capisco che nei commenti ognuno esprime la sua personale opinione, così farò anch'io. Che la voce sia sempre stato il punto debole dei Novembre è una cazzata micidiale (sempre mia personale opinione eh) - Cambiando fronte, ovvio che se aspetti la maturazione dei Novembre dei Novembre non hai ascoltato niente, semplice, i Black Sabbath se ti sforzi li puoi sentire ovunque, sono i padri fondatori.
InvictuSteele
Mercoledì 11 Maggio 2016, 11.14.20
26
Ottimo album ma che tende a calare con gli ascolti. Dico la verità, dopo le prime tracce mi annoia molto perché è monotono, i pezzi si assomigliano tra loro e la produzione un po' impastata tende a soffocare e a sfocare la voce (già sussurrata e monocorde di suo), sommergendola dai cori e dalle chitarre. In definitiva, l'entusiasmo è sparito, forse avevo aspettative enormi, ma non mi ha preso come i precedenti album della band. Resta comunque ottimo, ci mancherebbe. Voto 77
Voig
Martedì 19 Aprile 2016, 10.27.18
25
Ah dico la mia sulla questione batterista: massimo rispetto per Folchitto che ha sempre fatto bene ovunque presenziasse, le doti tecniche e la personalità non gli mancano di certo. Anche se penso sia normale sentire una certa differenza stilistica rispetto al passato novembrino. Non che ci sia nulla di male, credo sia molto questione de gustibus
Voig
Martedì 19 Aprile 2016, 10.24.38
24
Son sincero, i primi ascolti non mi hanno detto molto di quest' album. Soprattutto le linee melodiche su cui son costruite le canzoni non sono particolarmente originali, anzi, qualcuna è un po' banalotta. Ma è cresciuto un bel po' con gli ascolti, anche considerando che era tanto che non si facevano vivi. E forse questa è la cosa più bella, sapere che nonostante siano passati anni i Novembre sono sempre i Novembre. Nota di merito per le ultime 4, eccezionali davvero!
Vortex
Martedì 19 Aprile 2016, 1.17.14
23
Premesso che le differenze con Giuseppe si sentono (parliamo di 2 drummer dal background totalmente diverso), vorrei dire la mia in merito alla questione batteria: Da batterista (per hobby)...a me il drumming su questo disco non dispiace affatto...la batteria sostiene il tempo facendo il suo,a volte la semplicità è la via migliore,questo disco è meno articolato dei precedenti e secondo me troppi funambolismi lo avrebbero rovinato,certo rimane il dubbio di come lo avrebbe suonato Peppe,chissà se anche lui avrebbe optato per delle partiture più "asciutte". Essenzialmente (ora mi metto nei panni dei fan più oltranzisti) il problema di tutta questa storia,a mio avviso,è che Peppe non c'è...pure mettendoci dentro Gene Hoglan la gente avrebbe da ridire...Peppe lontano dai Novembre è come Portnoy lontano dai Dream Theater,insomma chi ci metti ci metti non andrà mai bene!Però è lui che se n'è andato! @draKe come giustamente sottolinei nel tuo commento,Giuseppe nei Novembre era parate integrante della band e quindi partecipava in qualità di compositore,nonché di produttore e ha contribuito a creare quel sound tipico dei Novembre.Citi giustamente l'intervista in cui Carmelo dice che David ha dovuto imparare e registrare 12 brani (contando anche i 2 del singolo) in 2 giorni...il fatto che abbia dovuto fare un lavoro preimpostato senza poter intervenire è sottinteso...per quanto riguarda la scelta dei suoni beh,non la capisco nemmeno io visto che,sempre in un'intervista,Carmelo e Max dicono che la batteria era perfetta in registrazione e non c'era nemmeno bisogno di sistemarla...in tutto ciò quel povero cristo che colpa ne ha? @Sambalzalzal credo che la scelta sia ricaduta su di lui come drummer per svariati motivi.Primo,per sostituire Giuseppe hanno voluto prendere un "nome" conosciuto nell'ambiente,nonché un professionista serio e affidabile (perché è innegabile che lo sia,altrimenti non sarebbe alla corte delle band di tutta Roma) che facesse il lavoro in pochissimo tempo e che suonasse esattamente come voleva Carmelo (perché anche quello è da mettere in conto)...rispetto il tuo parere,ci mancherebbe,anche se mi chiedo se sia stato influenzato dal fatto che suona negli Stormlord (ho letto qualche tuo commento all'epoca di hesperia) Detto questo a me il disco è piaciuto tantissimo,anche se avrei tolto le ultime 2 (bremen e fin) e le avrei sostituite con le 2 del singolo perché sono molto,ma molto più belle...ciao a tutti!
Sambalzalzal
Domenica 17 Aprile 2016, 20.03.19
22
un*
Sambalzalzal
Domenica 17 Aprile 2016, 20.02.47
21
draKe@ devo continuare ad ascoltarlo ma fino ad ora sono giunto più o meno alle tue stesse considerazioni. Già in tempi non sospetti avevo storto la bocca quando avevo sentito il nome folchitto in relazione al gruppo e purtroppo ora i dubbi si concretizzano. Una batterista troppo statico, che ha sempre avuto suoni di plastica. lo si fa passare per un fenomeno perché viaggia veloce ma tra lui e un Giuseppe (che rimane uno dei batteristi più talentuosi a livello mondiale) c'è un abisso e soprattutto ci sono musicisti migliori. questa scelta non l'ho capita per niente
draKe
Domenica 17 Aprile 2016, 19.46.55
20
dopo svariati ascolti valuto Ursa come un disco purtroppo riuscito solo parzialmente. Di fatto ciò che sento che manca è la presenza di Giuseppe Orlando in qualità di compositore, produttore e musicista. Mi spiego meglio: come compositore/musicista perchè il suo drumming unico e molto variegato ha sicuramente dettato l'evoluzione melodica e ritmica delle parti di basso e chitarra nei dischi precedenti e dava una direzione e un forte carattere all'andamento dei pezzi donando eleganza nelle parti meno pestate e accentuando la violenza in quelle tirate grazie ai preziosismi sui piatti, le acciaccature di cassa e i passaggi tentacolari sui tom; su "Ursa" Folchitto non ha un decimo della sua fantasia, risultando troppo scontato e negli schemi, probabilmente nemmeno per colpa sua visto che Carmelo ha detto in un'intervista che si è dovuto imparare e registrare tutti i brani in 2 giorni (incredibile se si pensa che son fermi da 9 anni!!). In secondo luogo si sente la mancanza del Giuseppe produttore in quanto la batteria risulta esageratamente finta (non c'è un colpo di cassa o rullante che suoni diverso dall'altro sia come timbrica che per dinamica...la piattezza più totale!) pur godendo il disco in generale di suoni nitidi, i più nitidi che abbiano mai avuto, forse anche troppo per il genere proposto. Detto questo ci sono comunque dei brani ben riusciti perchè Carmelo è un signor musicista, come il singolo o i due brani svelati in anteprima, o l'opener, ma anche dei buchi inspiegabili come la "vecchia" Agathae... Insomma, vedo Ursa come un mezzo passo falso e lo dico amaramente perchè con Giuseppe al suo posto avrebbe potuto regalarci ben altro... Per me è un 7,5
InvictuSteele
Giovedì 14 Aprile 2016, 16.26.16
19
Album comprato al Traffic (tra l'altro sold-out e che strabordava di gente), me lo sto gustando da qualche giorno. Confermo le prime impressioni, ottimo album, in alcuni passaggi un po' spento ma davvero ben fatto. 90 credo sia un voto troppo alto ma un 80 ci sta tutto. Una delle migliori band della nostra penisola.
Doomale
Venerdì 8 Aprile 2016, 12.54.27
18
Album davvero bello...un gran ritorno. Se tutto va bene domani presenziero' il release party. E' dai tempi di Wish che me li son persi.
carl
Venerdì 8 Aprile 2016, 0.31.05
17
Produzione, voce... le formiche parlano!
Danimanzo
Mercoledì 6 Aprile 2016, 19.20.45
16
Rettifico, mi è arrivato oggi! Ho appena ascoltato l'EP Annoluce.. Meravigliosi! I due brani non inclusi nel disco sono pura magia.
Pinco Pallino
Mercoledì 6 Aprile 2016, 16.10.00
15
In risposta a entropy: certo che la voce è sempre la stessa, infatti ho scritto che, secondo me, è sempre stato il loro punto debole, non solo in quest'ultimo disco
entropy
Mercoledì 6 Aprile 2016, 15.45.10
14
A me il preorder e arrivato ieri! Dopo i primi ascolti non capisco troppo le critiche alla produzione. Mi sembra il loro classico sound (non è che in passato abbiano avuto produzioni scintillanti), e credo che un suono più pulito stonerebbe con le composizioni. E non condivido neppure le critiche alla voce , è sempre la stessa, marchio di fabbrica dei novembre. Il disco lo collocherei come stile nel periodo classica/novembrene waltz. Mi sarei aspettato (e avrei sperato) un po' più di "maliconia"
Danimanzo
Mercoledì 6 Aprile 2016, 15.35.13
13
Non capisco assolutamente le diverse critiche alla particolare voce di Carmelo Orlando.. Per me e per molti altri è sempre stata una delle caratteristiche più apprezzate della musica dei Novembre. Anyway, a me il preorder non è ancora arrivato !
Pinco Pallino
Mercoledì 6 Aprile 2016, 12.25.56
12
Li seguo fin dal loro esordio e reputo arte novecento il loro capolavoro. Musicalmente ho trovato molto intenso anche quest'album ma personalmente ho sempre trovato nella voce il loro punto debole. Lo screaming mi è quasi sempre sembrato fuori luogo e sinceramente speravo avessero smesso di usarlo e la voce pulita la trovo debole e poco espressiva. Comunque tanto di cappello per la musica
Prometheus
Martedì 5 Aprile 2016, 13.44.34
11
Album spettacolare! Peccato solo per la voce pulita non all'altezza.
InvictuSteele
Lunedì 4 Aprile 2016, 15.55.27
10
I migliori in Italia, alla faccia di gruppetti nostrani che parlano di draghi e di spade di fuoco famosi in tutto il mondo. Peccato che abbiano sempre problemi di produzione e mai suoni brillanti come dovrebbe essere, però sempre grandi e questo album conferma la grandezza, se mai ce ne fosse bisogno, dei Novembre. Storici e da sempre sottovalutati, mai capito il perché... ho ascoltato qualcosa di questo Ursa perciò non posso giudicare (aspetto di prenderlo sabato al Traffic) ma da quel poco che ho sentito è l'ennesimo discone.
Macca
Lunedì 4 Aprile 2016, 15.35.10
9
Maturazione? Dopo 26 anni di carriera...?!
il freddo
Lunedì 4 Aprile 2016, 14.48.21
8
Non male come disco ma troppo spesso sembra di sentire un misto di Paradise Lost e Black Sabbath,speriamo in una loro maturazione con uno stile più personale
Le Marquis de Fremont
Lunedì 4 Aprile 2016, 14.35.11
7
Album assolutamente strepitoso, come mi aspettavo dal miglior gruppo Italiano di musica metal. Come scritto nella ottima recensione, il songwriting rimane arioso e suggestivo, con parti molto emozionanti ed evocative. Personalmente non ho notato la mancanza di Giuseppe Orlando o, come segnalato da qualcuno, una produzione fuori dai canoni. Un capolavoro che si aggiunge alla splendida discografia dei Novembre. Ora, va gustato e assorbito con calma. Da sabato non ascolto altro. Unica cosa, speriamo di non aspettare altri nove anni per il prossimo... Au revoir.
draKe
Domenica 3 Aprile 2016, 8.41.49
6
Complimenti RosaVelata...una delle più belle recensioni mai partorite!!! Mi associo ad Entropy: sto aspettando anch'io con trepidazione il preorder!
entropy
Domenica 3 Aprile 2016, 2.58.26
5
Ma quando arriva il preorder dalla peaceville? Io speravo arrivasse il giorno dell uscita!
Poss
Sabato 2 Aprile 2016, 21.30.47
4
devo ancora sentirlo.Non deludono mai i Novembre. The Blue è un capolavoro
Kenos
Sabato 2 Aprile 2016, 11.35.35
3
Vero? La voce la sento troppo soffocata ed effettata, forse sarà un problema della qualità dello stream. Comunque un graditissimo e attesissimo ritorno, anche se a giudicare dai primi ascolti continuo a preferire Materia e The Blue. Per ora sto sul 75-80, ma siamo solo agli inizi...
rob
Venerdì 1 Aprile 2016, 23.55.18
2
bella recenzione floriana! anche io concordo con 90, non gli do 100 perchè non mi piace come è stato prodotto l'album la voce di carmelo non si sente per niente....
Alex Cavani
Venerdì 1 Aprile 2016, 23.42.13
1
Mamma mia non vedo l'ora di stringerlo tra le mani!!
INFORMAZIONI
2016
Peaceville Records
Death / Doom
Tracklist
1. Australis
2. The Rose
3. Umana
4. Easter
5. URSA
6. Oceans of Afternoons
7. Annoluce
8. Agathae
9. Bremen
10. Fin
Line Up
Carmelo Orlando (Voce, Chitarra, Tastiera)
Massimiliano Pagliuso (Chitarra)
Fabio Fraschini (Basso)
David Folchitto (Batteria)

Musicisti Ospiti
Tatiana Ronchetti
(Voce nella traccia 6)
Anders Nyström
(Chitarra nella traccia 7)
Paolo Sapia (Sassofono)
 
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