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Heaven Shall Burn - Antigone
02/04/2016
( 1547 letture )
Gli Heaven Shall Burn sono un gruppo in circolazione dalla fine degli anni 90; dopo aver fatto la gavetta con gli amici Caliban e pubblicato qualche lavoro indipendente, nel 2004 il loro violento metalcore è stato esportato al grande pubblico con l'album Antigone grazie alla casa discografica Century Media che accompagna tuttora il percorso musicale della band teutonica.
Oggi gli Heaven shall Burn, grazie a lavori più maturi come Iconoclast e Invictus,beneficiando anche indirettamente della spinta commerciale che il metalcore ha ricevuto negli ultimi anni con gruppi più noti (e "delicati") di loro, sono una band molto apprezzata dalla critica musicale (anche per le proprie prestazioni dal vivo).
Questo album si ispira alla storia di Antigone, non tanto per i contenuti intrinseci della tragedia di Sofocle, quanto alla dietrologia del personaggio che nell'interpretazione moderna è visto come simbolo della ribellione del popolo contro il potere totalitario e opprimente del sovrano.
Un paragone ricercato che nel tempo ha sempre ispirato i lavori della band tedesca, viste soprattutto quelle che sono le liriche aventi come tema appunto, la denuncia sociale e il rifiuto verso una società materialista e corrotta, priva di qualsiasi valore morale.
Anche in questo lavoro, gli Heaven shall Burn, per l'intro e l'outro (anzi, i due outro), si sono affidati a brevi brani strumentali e sinfonici, agli antipodi rispetto alle sonorità da loro proposte ma ricche di pathos e drammaticità, composte da Ólafur Arnalds, noto musicista islandese.
Partendo da un'ottica prettamente comparatistica, già Antigone presenta quelli che sono gli aspetti che ancora oggi contraddistinguono gli Heaven Shall Burn dalla scena generale: un metalcore reattivo ispirato a quelle che sono le sonorità del death metal melodico di matrice svedese, che emerge soprattutto nei ritornelli dove la melodia, prende maggiormente piede.
L'album è abbastanza scarno di eterogeneità nella composizione e nella strutturazione delle singole canzoni, le quali presentano il medesimo schema, con un ritmo sempre stabile e feroce che in poche circostanze rallenta permettendo così all'ascoltatore di tirare un attimo il fiato.
La contaminazione del suono con elementi esogeni è scarna, Antigone punta a essere una granitica sassata alle orecchie e (per i temi sociali, pensiamo ad esempio alla traccia The Weapon They Fear dedicata a Victor Jara, un cantautore cileno morto durante il colpo di stato militare cileno del 73) alla coscienza dell'ascoltatore, senza smorzare i tempi.
In Antigone, la band presenta un micidiale pragmatismo che solo con le pubblicazioni successive ha cercato di limare, producendo lavori più articolati, elaborati e più maturi, senza snaturare il suono e senza accantonare le tematiche sociali.
Sicuramente, la maggiore complessità dei lavori successivi, l'ondata metalcore del nuovo secolo e un importante casa discografica alle spalle hanno reso più celebri gli Heaven Shall Burn, ma anche un album più "immaturo" come questo (nel senso buono del termine) si lascia apprezzare con la sua incontenibile furia.
Uscendo da questa visione di insieme, come si può evincere dalla disamina fatta sopra, pochi sono i pezzi che si distinguono da questa massa informe di rabbia e risentimento: Architecs of Apocalypse, dai riff serrati e monolitici, The Tree of Freedom che denota caratteristiche tendenti al thrash metal, Voice of the Voiceless, una traccia che la band propone tuttora in sede live e con la quale il pubblico si autodistrugge con colossali "Wall of Death", grazie a un ritmo incalzante che si alterna a passaggi più scanditi.
A seguire di quest'ultima troviamo Numbing the Pain, forse la canzone più elaborata e bella dell'album, dove la melodia è più delicata, con riff di chitarra più macchinosi e graffianti; una traccia che si contraddistingue soprattutto per la sua drammaticità emotiva.
Sebbene la ridondanza nella composizione renda Antigone un album abbastanza "monocorde" questo è un lavoro diretto in grado di entrare nella testa dell'ascoltatore fin dal primo ascolto per la sua schiettezza e per la totale assenza di articolate impalcature tecniche, in grado di farsi comunque apprezzare a distanza di ormai dodici anni dalla sua pubblicazione grazie anche a un suono attuale e moderno che non ha subito rilevanti mutazioni stilistiche.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
96.54 su 11 voti [ VOTA]
Sicktadone
Sabato 28 Luglio 2018, 11.19.24
4
A mia parziale discolpa, posso dire che questa fu una delle recensioni che presentai nelle selezioni per Metallized quindi non avevo piena dimistichezza sui voti, anche perchè la zine per cui scrivevo prima era particolarmente stretta di manica, perdonami ahahha
Vittoriope
Mercoledì 25 Luglio 2018, 10.05.35
3
Fantastici, dargli 70 è un insulto.
Metalraw
Lunedì 4 Aprile 2016, 10.49.49
2
Gli HSB sono una band che, fondamentalmente, non ha mai sbagliato. Coniugando retaggi epici al metalcore/melodic death, riescono a produrre sempre buona musica. Maturati nel tempo, ovviamente, ma 'Antigone' rimane comunque un album sopra la media. 84.
caciocavallo
Sabato 2 Aprile 2016, 18.01.27
1
disco almeno da 80, superato solo da whatever it may take e deaf to our prayers che sono da 90
INFORMAZIONI
2004
Century Media
Metal Core
Tracklist
1. Echoes (Intro)
2. The Weapon They Fear
3. The Only Truth
4. Architects of the Apocalypse
5. Voice of the Voiceless
6. Numbing the Pain
7. To Harvest the Storm
8. Risandi Von (Outro)
9. Bleeding to Death
10. Tree of Freedom
11. The Dream Is Dead
12. Deyjandi Von (Outro)
Line Up
Marcus Bischoff (Voce)
Maik Weichert (Chitarra)
Alexander Dietz (Chitarra)
Eric Bishoff (Basso)
Matthias Voigt (Batteria)
 
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