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Noumena - Absence
02/04/2016
( 496 letture )
Absence è il titolo del secondo album dei finlandesi Noumena e tratteggia meglio di molti altri album ciò che è la scena metal oggigiorno.
È un album derivato. Le chitarre riprendono le melodie proprie della musica folkloristica finlandese, della polka e di altre danze, mischiate in un'impalcatura melodica tipicamente metal, come hanno già in precedenza fatto gruppi come Amorphis. I NoumenaIn Flames dell'epoca di Colony, offerto punte di melodia sullo stampo maideniano, reinventato i mid-tempo che hanno caratterizzato le canzoni degli Ensiferum, dipinto immagini evocative come gli Insomnium. La derivazione sfocia, così in un complesso sistema che, pur essendo una summa d'ispirazioni disparate e diverse, è personalmente reinterpretato fino a creare un intenso unicum.
Il lavoro, in sé, ovviamente non può essere considerato un capolavoro. Si fa piacere, si fa ascoltare e trascina l'ascoltatore. Canzoni come Everlasting Ward, Slain Memories o The Great Anonymous Doom sono delle piccole perle incastonate in un diadema che, sebbene splendente, rimane di pura bigiotteria.
Non c'è molto altro da dire senza scadere in continue ripetizioni delle medesime frasi. Perciò, più che parlare dell'album in sé, ho deciso, per questa volta, di accompagnarvi in un viaggio interpretativo.

MOONSHIELD, NECTARS OF EDEN E SLAIN MEMORIES, OVVERO COME INTERPRETARE LA MELODIA
Quando gli In Flames soffiarono la vita dentro a The Jester Race, nel 1996, già da un anno avevano respirato l'aria dischi come Slaughter of the Soul degli At the Gates e The Gallery dei Dark Tranquillity. Nel giro di un anno, l'intera scena musicale death viene completamente rivoluzionata. Se, da una parte, gli At the Gates offrono un'eco tagliente e decisamente più melodica delle tematiche del thrash più estremo e del black metal, Dark Tranquillity e In Flames convogliano l'intera essenza del sublime, della melodia e dell'idea della bellezza nelle loro melodia. Il death metal non è più l'estremo e intenso desiderio della morte, della perversione e della lussuria: la depressione si fa ora poesia, ciò che prima era lussuria e perversione si piega nella sublime perdizione di se stesso nell'altro, è immagine dell'essere che ricerca la bellezza, tenta di cogliere in essa l'infinito ma contemporaneamente dispera di poter mai saziare il suo desiderio.

And how I lust for the dance and the fire
Deep of a nectarine sunset to drink.
Spill me the wind and its fire
To steal off the colours – I'm the moonshield.

Quanto desidero la danza e il fuoco
profondi di un tramonto d'ambrosia d'assaporare.
Rovescia in me il vento e il suo fuoco
per rubare i colori – io sono lo scudo lunare.
(In Flames, Moonshield)


La melodia tende a personificarsi, Euterpe si fa ispiratrice di un lirismo romantico ed epico, profondo e irrazionale, al contempo derivato e personale. La melodia è l'intricata trama del canto: è leggera e flebile, eterea, intrinsecamente aritmica, volubile e seducente. La voce proviene dalle più profonde camere della nostra anima, dà sfogo a desideri, pensieri e sogni che si perdono in camere sconosciute, in recessi oscuri e impenetrabili.

In currents of cobalt, you storm through my heart
To severe, to puncture the memories that burn.
Let sweep through the arteries in sharp stabbs of pain
Your talon-like finger to kill me again.

Steal me, invade me and charge me again,
For I burn and I shudder, –
Burn with each movement of…

… Drag me down, in passionate sighs,
With the ocean above and flames in my eyes;
And grant me a life I can live without… –
Take me away!...
From the life that I hate.

In correnti di cobalto, infuri nel mio cuore
per intensificare, per asportare ricordi che bruciano.
Fa scivolare lungo le arterie, in affilate pugnalate di dolore,
le tue dita simili ad artigli per uccidermi ancora.

Rubami, invadimi e caricami ancora,
giacché io brucio e tremo, –
brucio ad ogni movimento…

… Trascinami a fondo, tra appassionati sospiri,
e lascia che rimanga l'oceano sopra di me e le fiamme nei miei occhi;
concedimi una vita che io possa vivere senza… –
Portami via!...
Dalla vita che odio.
(Dark Tranquillity, Lethe)


Questi tre dischi hanno plasmato un macrocosmo infinito ma, al tempo stesso, finito. La bellezza, il sublime, l'ideale della melodia divenuta carne viva e al contempo lontana divinità, trova nella sua irrepetibilità l'unica capacità di rinnovarsi, di continuare a rimanere amorfa, uguale e diversa a se stessa. È talmente personale da riuscire a superare il concetto di uomo in quanto singola identità, per imporsi in quanto capace di penetrare la sensibilità dell'intero genere umano.

Homo sum: humani nihil a me alieno puto.

Sono un uomo: niente che sia umano mi è estraneo.
(Publio Terenzio Afro, Heautontimorumenos)


È sicuramente questa capacità di parlare alla sensibilità di ciascuno di noi, di vivificare in noi e di coinvolgerci, che ha potuto creare una ratio profonda tra questi gruppi e i loro eredi, e un desiderio d'imitazione che è ugualmente puro e mero omaggio, rivisitazione e traduzione.
Si è soliti indicare tre tipi di traduzione: metafrasi, quando il testo è reso parola per parola; parafrasi, quando si traduce secondo il senso, come imposto da Cicerone; imitazione, quando il traduttore si allontana liberamente dal testo originale. Nell'epoca romantica, il rifiuto del razionalismo porta all'esaltazione dell'immaginario e della fantasia: i teorici inglesi e tedeschi iniziano a domandarsi se la traduzione sia un'attività meccanica o creativa, dando la preminenza alla seconda ipotesi, tanto che anche il traduttore viene considerato un genio creativo alla stregua dei poeti, con in più la funzione di arricchire la cultura del sistema di arrivo. Lo stesso Goethe, nel West-Ostlicher Divan del 1819, distingue tre diversi tipi di traduzione ordinati secondo criteri estetici. Il primo fa conoscere le culture straniere attraverso il trasferimento nel nostro senso; il secondo è quello dell'appropriazione per sostituzione, quando il traduttore sostituisce i costrutti del sistema di arrivo al testo di partenza; il terzo e più nobile, anche se più difficile da accettare per la cultura ricevente, è quello che si propone l'identità assoluta del testo tradotto, attraverso una fedeltà assoluta.
Partendo quindi da Moonshield degli In Flames, non possiamo non rimanere sorpresi dalla somiglianza di questa canzone con altre come Nectars of Eden degli Ebony Tears e Slain Memories della release che stiamo prendendo in esame. Considerando la canzone degli In Flames il nostro stemma, il nostro archetipo, possiamo notare come, mentre gli Ebony Tears si pongano in relazione con essa tramite un rapporto a metà tra la metafrasi e la parafrasi, cercando di riproporre almeno in parte l'identità assoluta della canzone (da un punto di vista meramente accademico, l'unica differenza è la scansione in 4/4 anziché in 3/4 del tema), i Noumena approfondiscono, diversificano e arricchiscono la melodia, al punto da lasciare al nostro stemma un'eco in chiusa. Il rapporto, quindi, è interamente d'imitazione. Pure nelle parole possiamo trovare più di un punto in comune:

Moonshield:
Tired of dull ages, I walk the same ground,
Collecting the tragedies still.
Hollow ambitions in a hollow mind,
Carrying my cross to the hill.

Stanco di queste età sbiadite, cammino sui medesimi sentieri,
ancora rammentando tragedie.
Vuote ambizioni pervadono una vuota mente,
mentre porto la mia croce alla collina.

Slain Memories:
He came by the shore from dark; so sick, so frail.
In gloom of his eyes, the fear he couldn't restrain.

Egli giunse alla spiaggia dall'oscurità. Era malato, era fragile.
Nelle oscurità dei suoi occhi, la paura che non poteva trattenere.

Nectars of Eden:
Out of the fire I leave this bitter pain,
My only desire: get away from this world of shame.
Come, take me higher, save me from the flames, –
The essence of power, a jester's sweet charade.

Lascio questo amaro dolore al di fuori del fuoco,
il mio unico desiderio: andarmene da questo mondo della vergogna.
Avanti, portami più in alto, salvami dalle fiamme.
L'essenza del potere è la dolce sciarada di un giullare.


L'esperienza umana che accompagna la melodia principale è sempre rinnovata in un eterno spleen, dalla consapevolezza di essere circondati da decadenti sensazioni e da un sentimento antico di libertà che è frustrato al suo interno dalla malinconia. In Moonshield ne abbiamo la poetica rivelazione nel ritornello, che ho già citato in apertura di tesi. Nectars of Eden, invece, a ciò, tende ad aggiungere il tema del suicidio: l'uomo ha assaporato la dolcezza del Paradiso, pur facendo esperienza di un mondo allo sfascio, e l'unica soluzione a cui riesce concretamente a giungere è la morte. Per quanto simile, però, Slain Memories tende a differenziarsi. L'esperienza della tristezza meditativa e della malinconia porta l'uomo al tentativo di elevare se stesso, anziché rimanere in una posizione puramente teoretica.

I'll try to capture the feeling
I'm feeling inside,
I won't hide it;
I'm second to none.

I want to enter my pain,
My slain memories,
My final atrocity.
I'm second to none.

As time passed by,
No trust, no place for relief.
I will adopt my fate:
My desire was more than this.

Proverò a catturare il sentimento
che provo,
non lo nasconderò;
non sono secondo a nessuno.

Voglio entrare nel mio dolore,
nelle mie memorie perdute,
nella mia ultima atrocità.
Non sono secondo a nessuno.

Mentre il tempo passava,
non avevo fiducia, né un posto per riposare.
Ora, abbraccerò il mio destino:
il mio desiderio era più di questo.


Si potrebbe, pur dilungandosi ampiamente, aprire anche un parallelo con Lethe dei Dark Tranquillity. Basterà unicamente notare come da una parte i ricordi siano un qualcosa da estirpare, come la persona amata rappresenti la vita che si odia e la morte, come la pace possa giungere attraverso l'oblio, mentre dall'altra avviene esattamente l'opposto: i ricordi perduti ("slain" è il participio passato del verbo "to slay", letteralmente "uccidere") devono essere rivissuti ("to enter" regge l'intera terzina), dal momento che è la loro somma a creare la nostra persona. Inoltre, nell'intera lunghezza della canzone, vi è una continua affermazione di sé, a differenza di quanto avvenga in Moonshield dove, piuttosto, vi è una negazione dell'essere attraverso la propria definizione finale che rende l'uomo non è ciò che è, ma è ciò che non è. Questo rende l'uomo capace di oltrepassare i propri peccati, di dimenticarli e di poter convivere con essi, come brillantemente ci viene detto anche nella chiusa.

Washed by the waves, embraced by the infinite sea,
Nevermore, the darkest deed for the one once beside me.

Lavato dalle onde, abbracciato dal mare infinito,
mai più dalle oscure azioni causate alla persona che mi stava accanto.


La melodia, così, è da parte dei Noumena, a differenza di quanto avvenga negli Ebony Tears, ripresa e data a nuova forma, nuova vita e respiro. I suoi concetti vengono ampliati, la sua malinconia smussata dalla positivistica idea che rende possibile l'elevazione dell'uomo per mezzo della propria redenzione e tramite l'affermazione della propria vera essenza.

CONCLUSIONE
Sul disco non c'è molto da dire. L'esperienza di Absence e dei Noumena in generale, per risultare quantomeno interessante a un livello puramente intellettivo, è necessariamente legata a questo gioco di confronti e di similitudini. È quantomeno interessante, in mia opinione, cercare di capire in che modo si ponga un gruppo che riprende spunto dalle melodie dei propri progenitori, senza scendere nella stupidità e nella limitazione del "è già stato fatto".
Se, invece, si è unicamente interessati alla godibilità e alla fluidità delle canzoni, se non si è interessati a disquisizioni estetiche, conviene all'ascoltatore porsi completamente scevro da qualsiasi preconcetto, da qualsiasi altra idea, per meglio fruire di questa e delle altre release che, sicuramente, non potranno non piacere agli amanti del genere.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
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simo
Domenica 3 Aprile 2016, 16.21.00
1
Kant insegna
INFORMAZIONI
2005
Spikefarm Records
Melodic Death
Tracklist
1. The End of the Century
2. Everlasting Ward
3. The First Drop
4. Slain Memories
5. A Day to Depart
6. Prey of the Tempter
7. Here We Lie
8. All Veiled
9. The Dream and the Escape
10. The Great Anonymous Doom
Line Up
Antti Haapanen (Voce)
Ville Lamminaho (Chitarra)
Tuukka Tuomela (Chitarra)
Hannu Savolainen (Basso)
Ilkka Unnbom (Batteria)
 
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